July 2018

Non sprecare la chance di "Eusalp"

L'ultima riunione di 'Eusalp'Ci sono segnali che indicano come le incomprensioni attorno ai problemi della montagna alpina da parte delle pianure e delle città siano persistenti, che sia Bruxelles come simbolo del centralismo comunitario, che siano le rispettive Capitali degli Stati che vedono le Alpi sempre più come frontiera da presidiare, e persino in certi casi i Capoluoghi di Regione come dimostra la situazione ridicola a noi vicina, con le vallate alpine piemontesi confinanti che dipendono dall'Area Metropolitana di Torino!
Da una parte ci sono segnali che evidenziano mentalità confliggenti, come il ritorno dei grandi predatori quali orso e lupo, ma dall'altra anche problemi di sfruttamento delle risorse come l'acqua e le foreste che fanno gola a privati ingordi in barba ai diritti delle comunità locali. Le stesse Olimpiadi invernali del 2026 diventano occasione per candidature di fatto di città come Torino, Milano e Venezia con la montagna sullo sfondo che sembra solo terra di conquista.

Mariano Allocco e il bene comune

Cito qui, di tanto in tanto, il mio amico occitano, Mariano Allocco, intellettuale umanista e amministratore alpino con cui condivido molte idee e tanti pensieri. Lui vive nella Val Maira in Provincia di Cuneo, di cui segue l'attualità con sguardo profondo che solo la Storia consente a pieno.
Così è anche per le vicende valdostane, che hanno analoghe radici millenarie, di cui noi, con le nostre vite, dobbiamo essere degni. Ma, per affrontare la realtà odierna, bisogna operare confronti e abbeverarci di ragionamenti altrui per imparare e per avere punti di vista originali.
Come mi piacerebbe avere una agorà periodica con tanti amici di diverse zone delle Alpi per addivenire ad una pacifica Rivoluzione alpina. Ce ne sarebbero ragioni e forze, ma rischiamo di non arrivarci mai perché o sparpagliati o troppo chiusi nei nostri ragionamenti.
Ecco Mariano!

Dodici punti per il turismo montano

Sciatori in Valle d'Aosta"Les douze thèses pour l'avenir du tourisme de montagne". Si intitola così il recente documento della "Federazione svizzera del turismo", che è un nome e una garanzia, visto che il turismo elvetico svetta da sempre ed ha una tradizione ben più profonda di molte altre zone delle Alpi. Mi riconosco perfettamente in questa necessità di comparazione con chi ha maggior anzianità ed anche un gran numero di esperienze in più.
Mi ha sempre intristito - per fortuna sono sempre meno - sentire decisori nel settore del Turismo in Valle d'Aosta dire che girano poco al di fuori dei nostri confini, come se si trattasse di un merito, mentre è esattamente il contrario. Se è vero, infatti, che ognuno deve avere una modellistica adatta alle proprie esigenze, prendere spunto o addirittura ricopiare quanto funziona è una dimostrazione di intelligenza. Chi si chiude a riccio è già perdente in partenza.

Al capezzale dell'autonomismo

La bandiera valdostana, insieme a quella italiana ed europea, in un palazzo pubblico ad AostaChi conosca la storia travagliata dell'autonomismo valdostano dal dopoguerra ad oggi sa come i saliscendi non siano niente affatto una novità. Pensare che sia stata solo una strada lastricata di successo è una ricostruzione agiografica falsa e inutile, anche se - per mia fortuna, e talvolta con qualche ruolo - ho visto alcuni dei momenti d'oro, ma ho sempre pensato che ci fosse un'altra faccia della luna di cui tenere conto. Nulla è eterno, specie se non si è in grado di intercettare i tempi che cambiano, e se non esistono forme di condivisione sul da farsi, prima o poi qualunque creazione umana è destinata al declino ed i movimenti politici non fanno eccezione a questa regola. Basta guardare all'Italia ed al mondo per notare come i rivolgimenti siano un segno dei tempi ed a passare di moda ci si mette un battito di ciglia.

La disfida della raclette

La classica raclette... svizzeraI prodotti di tradizione - con i molti marchi, da quelli europei a quelli comunali - sono una delle chiavi di volta del Turismo. Sotto il cappello "enogastronomia" ci sta ormai di tutto, ma certo chi viaggia ama gustare prodotti singolari legati al territorio. E' forse una risposta spontanea alla standardizzazione e lo dimostra la pubblicità di questi stessi prodotti di serie, che si baloccano con i consumatori raccontando storie affascinanti - il famoso storytelling purtroppo emigrato anche in politica - che cercano di nobilitare anche chi radici non ne ha. Esempio mirabile, per non andare troppo lontano, sono i prodotti industriali del "Mulino Bianco" che raccontano storie, sempre più grottesche, di un prodotto di provenienza artigianale.

Senza manutenzione

Il cartello all'ingresso dell'Espace AostaFatevi un giretto all'Espace Aosta, la vasta area adiacente a quanto rimasto del grande stabilimento "Cogne". Frutto di fondi comunitari, questa nuova area era stata impostata per progetti di reindustrializzazione, in analogia con un'analoga struttura all'ingresso della Valle dove sorgeva - indegnamente rasa al suolo senza lasciare neppure un pezzo del passato a futura memoria - lo stabilimento "Ilssa Viola".
Noterete non solo che di industriale di fatto non c'è nulla di realmente corposo, segno di un fallimento dell'opera di attrazione malgrado importanti approfondimenti come uno studio fatto dalla "Ambrosetti" sulla tipologia di aziende da contattare, ma quel che sconcerta è lo stato di evidente abbandono per una evidente sciatteria nella manutenzione delle strutture.

Il volo

Buon volo...Sono stato un "addicted", malgré moi, dei voli aerei, che fosse da e per Roma o da e per Bruxelles, compreso - in quel mio periodo "internazionale" - certi tour in giro per l'Europa per incontri vari.
Non ho mai avuto paura dell'aereo: ci sono salito per la prima volta che avevo sei anni. Era l'aereo da turismo del deputato Corrado Gex, amico di famiglia, morto poi nella caduta del suo "Pilatus Porter" solo due anni dopo. A dire il vero quel giorno ebbi paura e ricordo il sorriso del pilota quando l'aereo sobbalzava coi vuoti d'aria, volteggiando nei pressi dell'Emilius.
Poi, da grandicello, cominciai a prendere l'aereo per viaggi. Una delle prime volte, al ritorno dalla Turchia, assistetti attonito al lento svuotamento dei serbatoi dal finestrino posto proprio sull'ala in vista di un atterraggio di emergenza, che poi si scoprì essere stata una scusa per arrestare un presunto terrorista, portato via dalle forze speciali salite a bordo sulla pista. Per il resto tranquilla routine in condizioni meno agevoli di oggi, visto che gli aerei erano più rumorosi e con meno confort.

L'aperitivo

Un'elegante composizione di aperitiviBasta sostare nel dehors in un bar all'ora canonica per farsi un'idea.
Propongo come luogo di osservazione la bella area esterna del "Tanpì" di Verrès, bar ristorante aperto da un annetto, che fu - prima della radicale ristrutturazione - luogo storico del ristorante del ristorante "Chez Pierre" della famiglia Colombot-Bettoni.
In una pausa di quello che i francesi chiamano con ironico italianismo "farniente" (douce oisiveté, état d'heureuse inaction), si può osservare il rito sociale dell'aperitivo, che non ha età e condizione sociale, ma crea mélange interessanti fra amici, conoscenti, familiari attorno ad uno o più bicchieri.

La balena del lago di Annecy

La 'copertina' dell'ebook di Jean-Marie GourioSulle mappe di epoca medioevale e rinascimentale i cartografi dell'epoca disegnavano brutti e temibili nostri marini in quei mari del mondo che erano inesplorati. Mi ha sempre affascinato vederli ritratti, evidente rappresentazione mitologica di incontri avvenuti e opportunamente gonfiati o semplicemente alimentati dalla fantasia.
C'era - solo per fare un esempio - il "kraken", mostro leggendario, citato per la prima volta in una saga islandese del XIII secolo: un gigantesco animale marino, che attaccava le navi, lungo 1.500 metri, dal corpo talmente grande da essere scambiato per un'isola. Pare non fosse altro che il gigantesco calamaro gigante repertorio dalla Scienza e che raggiunge una ventina di metri, dilatati dal racconto dei marinai che lo incontrarono in mare e che ne furono spaventati e suggestionati.

La conchigliologia

Conchiglie varieBisognerebbe avere sette vite come i gatti per potere vivere più cose di quelle che in realtà riusciamo a fare e pensiamo a quanto si potrebbero conoscere in maggior misura anche solo guardandosi attorno con maggior curiosità. Che sia chiaro che nessuno meglio dei poeti traduce da altre lingue altri poeti per una naturale affinità.
Così Alceo, poeta greco antico (la letteratura greca antica ha poesie che lasciano stupefatti), tradotto da Salvatore Quasimodo:
"O conchiglia marina, figlia
della pietra e del mare biancheggiante,
tu meravigli la mente dei fanciulli"
.

Il fatto più affascinate, piccolo inganno a beneficio dell'infanzia, tramandato poi a figli e nipoti, è la storia del poggiare l'orecchio sul foro d'ingresso delle conchiglie più grandi, avvertendo il rumore del mare.

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