March 2018

Fabrizio Frizzi, uno di noi

Fabrizio Frizzi, al Teatro Romano di Aosta, nel 2010Muore Fabrizio Frizzi, classe 1958 come me, e si apre un mondo di pensieri, perché questa storia della morte ("la livella..."), superata una certa età, colpisce di più. La prima constatazione - forse banale perché ripetuta da tutti - riguarda proprio Frizzi e la sua personalità davvero apprezzata, in un mondo artistico pieno di serpi e di maldicenze.
Avevo seguito la sua malattia con due annotazioni. La prima è che era tornato in televisione nella fascia presentale per presentare uno dei suoi giochi ed una sera, facendo zapping, l'ho visto mentre presentava il quiz con lo stile sobrio e quella sua risata sonora. Ma - seconda annotazione - si vedeva dalla faccia che era in difficoltà e lessi, in seguito, una sua intervista in cui diceva che un giorno avrebbe parlato dei suoi problemi di salute ben presenti e di cure sperimentali cui era sottoposto per riprendersi. Si capiva, insomma, quanta fatica gli costasse andare in video e in contemporanea curare quella malattia, che ha avuto poi il sopravvento nelle scorse ore.

Una morte atroce e l'antisemitismo

La porta dell'appartamento di Mireille KnollNel repertorio degli orrori della Seconda Guerra mondiale spicca - per la drammaticità dell'evento (consiglio a proposito il film "Vento di primavera" di Roselyne Bosch) - il rastrellamento del "Velodromo d'inverno" ("Rafle du Vélodrome d'Hiver", comunemente chiamato "Rafle du Vel' d'Hiv", che era lo stadio con il circuito per le gare di ciclismo), che fu la più grande retata di ebrei condotta sul suolo francese in quegli anni. Gli arresti in massa furono compiuti - particolare terribile della politica collaborazionista del regime di Vichy - dalla polizia francese nell'intera città di Parigi, il 16 e 17 luglio del 1942.
L'operazione, nota con il nome in codice - da cui il titolo del film - di "Opération Vent Printanier" (sic!), fu condotta su iniziativa delle stesse milizie francesi. Adolf Eichmann, regista della "Shoah" e della sua meccanica, non l'aveva richiesta, ma si limitò ad autorizzarla a cose fatte alcuni giorni dopo e questo accentua le terribili responsabilità delle autorità francesi dell'epoca.

Contro le crisi, voltare pagina

Una manifestazione sotto Palazzo regionaleOgni tanto bisogna guardarsi allo specchio e fare un esame di coscienza. Questo vale per le persone, ma anche per le comunità, che poi non sono null'altro che un insieme di persone con un destino comune. Esaminare in profondità la situazione serve per trovare nuove energie e solo un atteggiamento onesto con sé stessi consentirà la svolta. Non si tratta mai di buttare tutto all'aria, ma di capire se e come incidere per cambiare e migliorare le cose e bisogna farlo con ottimismo, perché macerarsi nel serve.
C'è in questo senso qualcosa di profondamente malinconico nella crisi della Valle d'Aosta ai nostri occhi ed agli occhi del resto del mondo. Soprattutto perché non si tratta di una crisi sola, ma di un grappolo di crisi che creano un senso di preoccupazione e di insoddisfazione.

Elogio dell'ozio e modernità

Due gatti oziosiMi è capitato di rileggere "L'elogio dell'ozio" di Bertrand Russell, un insieme di saggi interessanti ed il primo è proprio dedicato all'ozio, parola antica dall'origine incerta, che viene dal latino "ōtĭum, inattività, tempo libero".
Scrive Russell con velata dose di ironia: «Come molti uomini della mia generazione, fui allevato secondo i precetti del proverbio che dice "l'ozio è il padre di tutti i vizi". Poiché ero un ragazzino assai virtuoso, credevo a tutto ciò che mi dicevano e fu così che la mia coscienza prese l'abitudine di costringermi a lavorare sodo fino ad oggi. Ma sebbene la mia coscienza abbia controllato le mie azioni, le mie opinioni subirono un processo rivoluzionario. Io penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa; insomma, nei moderni paesi industriali bisogna predicare in modo ben diverso da come si è predicato sinora. Tutti conoscono la storiella di quel turista che a Napoli vide dodici mendicanti sdraiati al sole (ciò accadeva prima che Mussolini andasse al potere) e disse che avrebbe dato una lira al più pigro di loro. Undici balzarono in piedi vantando la loro pigrizia a gran voce, e naturalmente íl turista diede la lira al dodicesimo, giacché era un uomo che sapeva il fatto suo».

Evviva la curiosità!

Bimbi curiosiOgnuno nella vita ha i propri motori, che lo spingono, lo tengono su e talvolta lo fanno star bene, se non si appartiene alla categoria di chi sta meglio quando si sente male, perché c'è anche questo.
Difficile generalizzare a fronte di tanti casi che l'esistenza ci fa conoscere sin dall'infanzia e che - se non siano eremiti - accumuliamo nel tempo. Certo è che ognuno di noi è diverso dall'altro in un campionario assai vasto e come tale difficile da repertoriare in modo esaustivo. Ma se si scava e si analizza qualche caratteristica personale preminente esiste sempre anche nel più anonimo degli individui.
Conosco persone che sono rette dall'ambizione, altre dal conformismo o dall'esercizio del potere, altre ancora dall'ideologia e persino dalla maldicenza. Sarebbe un singolare e deflagrante gioco della verità annotare sulla propria agenda coi nomi ed i numeri di telefono anche un aggettivo o una breve nota, tanto per segnare quante tipologie umane ciascuno di noi conosca, senza averla mai scientemente espresse. Ma questo lasciamolo fare ai puntigliosi o forse ai pettegoli.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri