February 2018

Un libro "scomodo" sull'immigrazione

Il libro di Jonathan FriedmanIl tema dell'immigrazione è diventato uno degli argomenti caldi della campagna elettorale delle prossime elezioni politiche. A parte chi tace sull'argomento perché considerato troppo spinoso e si limita di conseguenza ad una genericità rassicurante ad ampio spettro, è indubbio come sul tema esistano opposti estremismi: chi usa toni sempre più truculenti con l'avvicinarsi dell'appuntamento del 4 marzo e chi, invece, agita le bandiere dell'accoglienza e della comprensione spinte al massimo.
Verrebbe da dire che la posizione, citando il poeta Iacopo Badoer, del «Un bel tacer non fu masi scritto» non mi appartiene: credo che si debba analizzare il problema con coraggio e senza cavalcare tigri da una parte o dall'altra. Sono reduce dalla lettura di un libro molto difficile, quelli che si affrontano con in mano un evidenziatore e con la necessità di tornarci sopra per certi passaggi ardui.

Attenti al cibo

Marc VeyratLeggevo, l'altro giorno, l'intervista al cuoco francese che ha ottenuto tre stelle nell'ultima classifica della famosa guida culinaria "Michelin". Si chiama Marc Veyrat - l'ho conosciuto anni fa - ed il suo ristorante è la "Maison des bois" a Manigod in Haute-Savoie. E' uno chef montanaro, noto per il suo cappello inconfondibile e per il suo parlare franco, oltreché per una cucina straordinaria. Una specie di guru dei prodotti di qualità.
In una sua intervista, dopo il successo sancito dalla "Michelin", ha detto - ed ho riguardato l'intervista integrale sul sito di "Europe 1" - senza peli sulla lingua: «La cuisine, l'alimentation populaire est un danger aujourd'hui, un danger pour nos gamins et nos petits-enfants. Parce qu'il y a une bande de salopards de lobbyistes qui se sont emparés de la planète, qui font de la production et qui mettent la planète en danger avec des saloperies qu'ils mettent dans la terre. Les gens ne se rendent pas compte qu'ils mangent tout et n'importe quoi. "Nutella" devrait être supprimé. "Monsanto" devrait être supprimé».

Cortei e insulti

Il corteo di MacerataAnche io ho fatto dei cortei. Ne ricordo ai tempi della scuola, quando si facevano le occupazioni del Liceo e in fondo l'autogestione era una specie di pretesto per alcuni per provare l'abbecedario della politica. Gli slogan erano i soliti e poi in parte eravamo eterodiretti. Cito sempre quando si gridavano slogan contro l'Iran dello Scià di Persia in favore di un tipo come Khomeini con quella "rivoluzione" islamica che ha fatto passare quel Paese dalla padella alla brace. Oppure le periodiche proteste per le riforme scolastiche, di cui studiavamo faticosamente i contenuti considerandoli antidemocratici, pur non avendo alcun rudimento di Diritto.
Poi di cortei e manifestazioni ne ho visti a bizzeffe a Roma e anche, un po' meno, a Bruxelles e Strasburgo.

Le Olimpiadi invernali in crisi

La pista di bob abbandonata di 'Torino 2006'Vale la pena di parlare del tema, viste le "gelate" Olimpiadi coreane in corso, costate la cifra da capogiro di tredici miliardi di dollari, che sono una quantità di denaro colossale, già sapendo che di molte strutture non si saprà cosa farne ed alcune saranno smantellate (il gigantesco stadio olimpico e persino le piste di sci per rinaturalizzare la montagna!) ed è già tristemente evidente il flop fra uscite ed entrate mancate.
Da qui parto con quanto scritto prima dell'inizio della kermesse sportiva da Daniele Fiori sul "Fatto Quotidiano": «La ventitreesima edizione delle Olimpiadi invernali comincia nel disinteresse generale. In Italia e nel mondo nessuno si è accorto che i migliori atleti degli sport su neve e ghiaccio si sfideranno dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang, in Corea del Sud. Nessuna televisione si è svenata per comprare i diritti (la "Rai" lo ha fatto per fare felice il "Coni" di Malagò), nessun coreano è interessato ad assicurarsi i biglietti per assistere alle competizioni. Nemmeno la "tregua olimpica" sbandierata da Nord e Sud, da Kim Jong-un e Moon Jae-in - un'operazione di distensione che però non porterà a cambiamenti concreti - ha scaldato gli animi».

La scuola della Montagna

Lo scrittore Paolo MorelliMi sveglio presto e non è una croce, perché raramente faccio tardi. Al mattino, ancora sul telefonino, finché non avrò bisogno di occhiali per leggere piccoli caratteri, leggo i giornali fra quotidiani nazionali, quelli di zona alpina e pubblicazioni francesi e svizzeri. Trovo sia una ginnastica mentale profittevole.
Capita ogni tanto di trovare uno spunto per qualche pista che mi porta a scoprire qualcosa delle tante che non sapevo. Per fortuna ciò capita ed è uno stimolo, sapendo appunto quanto non si finisca mai di sapere abbastanza e si insegue questa conoscenza come avveniva da bambino, nell'inseguimento con il retino delle farfalle nei prati di montagna.
Trovo così, domenica scorsa, un articolo interessante sul "Corriere della Sera" dello scrittore Paolo Morelli proprio sulla montagna.

Il destino gramo dei comizi

Il comizio del 'cittadino Kane' nel film 'Quarto potere'Quando ero un giovane politico rampante (per chi è nato nell'Union Valdôtaine il rampantismo - vedi leone del simbolo - non è un difetto), avevo capito che il comizio tradizionale, sopravvissuto nella sua versione capillare nella sola Valle d'Aosta, aveva i giorni contati.
Il mio ragionamento era semplice: se il comizio serve, nel senso di "riunione pubblica", a convincere i cittadini a votare in un certo modo allora non ci siamo per la semplice impressione, confermata poi dalle diverse campagne elettorali, che ormai a fare presenza sono solo votanti già fidelizzati. Gli elettori senza bandiera non ci vanno e dunque le maratone sera dopo sera dei candidati servono - che pure è utile - a scaldare i militanti e non ad acchiappare il consenso di persone indecise.

Scuola: i genitori "giustificazionisti"

Scolari e genitori all'ingresso di scuola, ad AostaCapita nella quotidianità - e talvolta è stato oggetto di esame di coscienza anche per chi scrive - di riflettere su come ci si debba comportare come genitori rispetto alla scuola, in particolare nel rapporto fra i propri figli e gli insegnanti. Intendiamoci bene: la cronaca ormai offre storie inquietanti di papà o mamme che aggrediscono gli insegnati a difesa dei propri figli somari, ma - più terra a terra - l'esperienza accumulata in tono più blando offre scampoli di ricordi di genitori conosciuti nel cursus scolastico dei miei figli (due fanno ormai l'Università ed uno la seconda elementare), appartenenti alla categoria dei difensori d'ufficio "negazionisti" di qualunque responsabilità dei propri pargoli e "giustificazionisti" delle loro gesta costi quel che costi.

L'energia dell'ottimismo

Ricordiamoci l'ottimismo«E' meglio essere ottimisti ed avere torto, piuttosto che pessimisti ed avere ragione». Questa massima di Albert Einstein, che porta in sé una saggezza antica, andrebbe appuntata da qualche parte.
Ci riflettevo rispetto alla mia naturale attitudine di essere ottimista, stato d'animo e di pensiero che non sempre è bene comunicare, perché sembra - specie di questi tempi - molto meglio indulgere a un qualche pessimismo. Sono il primo a dire che troppe cose - anche nella piccola Valle d'Aosta - stanno andando malissimo, me tendo in qualche modo a guardare avanti non per vaghezza, ma perché bisogna, semmai, rimboccarsi le maniche.
E per farlo tocca guardare sempre al lato costruttivo, piuttosto che indugiare sulle macerie.

Una nuova tappa per Mouv'

Sabato 24 'Mouv'' diventa un movimento politicoNe voglio parlare apposta qualche giorno prima attraverso quel principio di trasparenza - raccontare cosa avviene proprio per evitare ricostruzioni fantasiose da "fake news" - che spero sia uno degli aspetti peculiari di questi miei post quotidiani, in cui ci metto sempre la faccia.
Mi spiego: sabato prossimo "Mouv'" si trasformerà da Movimento d'opinione in Movimento politico. Un'assemblea aperta prenderà atto di questa modifica di status e di impegni, che avviene per ragioni politiche e tecniche.
Dopo un anno di riflessione, frutto della riflessione di un gruppo coeso di fondatori, la svolta politica si è rivelata necessaria, perché l'approfondimento culturale da solo non era più sufficiente. Tecnicamente, poiché si è scelto di correre alle elezioni regionali, era poi necessario avere uno Statuto diverso, che si confacesse anche alla legislazione nazionale in materia.

Io con Baglioni ero bipartisan

"Rolling Stone Italia" è una rivista mensile in edicola da una decina d'anni, riprendendo il titolo del celebre giornale liberal americano.
Ovviamente la musica è l'aspetto principale e non caso, dopo "Sanremo", Max Deliso ha scritto di Claudio Baglioni, patron della rassegna musicale con ascolti stellari. Raccontando una storia che mi ha fatto sorridere, perché mi ha riportato a quando ero ragazzo.
Così l'inizio: «Claudio Baglioni per i maschi della mia generazione, era quello che scriveva le canzoni d'amore che le ragazzine ascoltavano in estasi quando si innamoravano e in lacrime quando venivano lasciate, e stava nettamente sul cazzo per il fatto che tutte, ma proprio tutte, erano incondizionatamente pazze di lui. Musicalmente, i maschi della mia generazione, ascoltavano altro, il cantautorato di De André, di Guccini, l'hard rock dei Black Sabbath, dei Deep Purple, degli Uriah Heep, i Led Zeppelin, ma la fighetteria snob, che detto così ora fa ridere, si sbrodolava e commentava la batteria di Phil Collins in "Supper's Ready" dei Genesis, o le fughe di Emerson in "Trilogy" e che gran pezzo fosse "The Endless Enigma", per non parlare degli Yes, dei Pink Floyd, perché il Prog faceva tendenza, oltre che piacere, e se per caso nominavi gente come Baglioni senza dire, come gli Squallor, "Bagliore", venivi preso a calci in culo e bandito dalla comunità».
Io, invece, ho sempre ascoltato Baglioni, in una logica bipartisan, visto che ascoltavo anche tutti quelli appena citati.

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