December 2017

Una pianta, le api e una ricetta gourmande

«Des arbres dont on fait le miel»: trovo questo articolo di Jacky Durand, chroniqueur culinaire di "Libération" e mi sono divertito un mondo per la sua prosa e perché trovo i suoi ragionamenti convincenti.
Così l'incipit: «A vos bêches, il est urgent de planter des végétaux adaptés aux chamboulements climatiques pour nourrir les abeilles. Avec en prime une recette gourmande».
Una premessa che è un programma, che poi diventa lo stato d'animo sarcastico dei buoni propositi: «Toutes les fins d'année, on se fait le même carnaval de bonnes intentions pour la prochaine: stop la clope; la tablette de chocolat de 22 heures ; nous irons à Balard sur nos panards; à la cantine, de frites tu ne prendras point; au rillon et au petit blanc de 11 heures, tu renonceras...
Mais les bonnes intentions du nouvel an, c'est comme la gueule de bois: on y pense fort quand le canapé tangue comme un chalutier au milieu d'une mer de harengs et puis, revenu au port de la soif, on s'empresse de rallumer la chaudière avec du houblon et du malt. Alors aujourd'hui, on a envie d'un projet ignorant le calendrier et les passades que sont les cures détox et les patchs d'air pur. Non, on veut un truc qui ne la ramène pas, une chose humble mais qui dure au-delà de la faucheuse et de la mode du curcuma et du poivre au petit dej'»
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Quello zio protagonista in Politica

Un momento dell'incontro, a Palazzo regionale, sulla figura di Séverin Caveri
La Politica è stata una vocazione di famiglia: io la iniziai per caso, a parte certe passioni da ragazzo, a dieci anni dalla morte di Séverin Caveri, zio savant in mille materie, avvocato e giurista, scrittore e poeta. Da leader dell'Union Valdôtaine per decenni a presidente della Regione, da deputato a presidente del Consiglio. Una carriera importante per una personalità autorevole.
Una gioia esserne "erede", ma sempre con la speranza di dimostrarmi alla sua altezza, seguendo un solco tracciato fatto di serietà e di impegno, magari con la sua stessa curiosità per quanto ci sta attorno, soprattutto per le persone con i loro pregi e difetti.
Solo Aosta fra i Comuni valdostani gli ha dedicato una piazza, per il resto oblio e, per essere stato uno dei protagonisti dell'Autonomia, siamo di fronte ad un'evidente mancanza di memoria e di riconoscenza.
Sono stato uno degli oratori che lo hanno ricordato una decina di giorni fa: propongo qui il mio intervento.

Il sensazionalismo di certi Chef

Gualtiero Marchesi a Courmayeur, nell'agosto 2015Non ero mai stato nei ristoranti di Gualtiero Marchesi, ma - per curiosità verso il mondo della cucina - ho letto spesso di lui e la sua morte ha consentito un ripasso e la conferma di quanto sia stato un grande innovatore.
Poi, come sempre capita in piccoli mondi, mi pare che abbia trionfato l'ipocrisia. Di recente il grande chef aveva sparato a zero sui suoi colleghi afflitti, a suo dire, da un eccesso di presenza televisiva e non era stato per nulla tenero con "Masterchef" come esempio preclaro di come - attraverso una gara con concorrenti amatoriali vigilati da big del settore - si desse, sempre a suo avviso, un'immagine falsata del mondo della ristorazione. Sottoscrivo sul fatto che ormai si scelgono, come concorrenti, solo personaggi bizzarri perché fa più audience delle loro capacità culinarie, e la maleducazione dei giudici è troppo spesso imbarazzante, basta seguire il civilissimo "Masterchef Australia" dove si trattano con garbo gli chef in erba.

Sulla vita al tramonto del 2017

Charlie Chaplin
Nel suo ultimo bel romanzo, intitolato "Le tre del mattino", Gianfranco Carofiglio, autore che seguo da anni e che talvolta non ho solo letto ma anche ascoltato in audiolibro con la sua voce intensa, si occupa in modo molto penetrante del rapporto fra padre e figlio, e più in generale dei molti "detto e non detto" dei rapporti familiari, di cui è evidente a tutti la complessità. Forse la lettura in periodo natalizio assume un valore ancora più grande, perché nulla come i pasti festivi a carattere familiare evidenzia - nella rete dei rapporti riassunti in modo esemplare seduti a tavola - quante simpatie, antipatie, allegrie, tensioni si mischino nelle logiche delle feste comandate fra parenti e amici. Roba degna di avere uno psicoanalista o un antropologo per seguire gli sviluppi di certe discussioni o situazioni, che cementano o al contrario frantumano dei rapporti.

2018: buttiamo via le brutture

I cestini stradali a Milano, con la richiesta di non buttarci qualunque cosaSi chiude il 2017. Per cui è tempo di bilanci, almeno di quelli fattibili, visto che certe cose non si sa ancora bene quale piega prenderanno ed è sempre difficile catalogare il "bene" ed il "male" nel flusso degli avvenimenti. In generale ho visto anni migliori sia in termini generali che personali, ma credo che valga sempre il ragionamento che ci sarebbe potuto essere di meglio ma anche di peggio. Sarà filosofia spicciola o consolatoria, ma alla fine è vero così, specie guardando a drammi e problemi gravi che colpiscono come bombe anche molto vicino.
Certo sarebbe più facile buttare dalla finestra quanto non c'è piaciuto o ha girato storto. Butterei anche alcune persone, dotandole forse della chance di un paracadute. Sarà che penso di essere un buono, ma non finirò mai di stupirmi su quanta malvagità ci sia in giro e venga esibita con grande naturalezza.

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