November 2017

Il degrado valdostano e la reazione possibile

La sala vuota della Giunta regionaleCi sono scene in certi telefilm americani in cui, per ricostruire certe vicende delittuose e venirne a capo si appiccicano al muro fotografie con scritte e frecce di collegamento fra i diversi episodi. Solo così chi ci ragiona sopra è in grado di avere un quadro complessivo e di capire certi perché altrimenti difficili da esplorare.
Così purtroppo in certe storie della politica valdostana, specie quando - con grandi proclami ideali, l'ultimo dei quali il vecchio termine "Rassemblement" usato per un "papocchio" - si sono create alleanze che sarebbero risultate "impossibili" nel leggere le puntate precedenti e soprattutto quanto detto agli elettori prima di andare alle urne.
Perciò è legittimo pensare male e non per giocare al Catone il Censore che sputa giudizi, ma perché proprio certe vicende oscure, oggi solo in piccola parte disvelate, avevano portato persone come me a lasciare l'Union Valdôtaine, criticando personalità e metodi.

Twitter e i suoi cinguettii "allungati"

Il mio profilo 'Twitter'Qui a fianco pubblico ormai da alcuni anni quanto scrivo sul mio profilo "Twitter", il famoso social network che - nato nel 2006 - conta oggi più di duecento milioni di utenti. Si possono scrivere brevi messaggi (anche con foto), commentare quelli degli altri e ri-twittare quel che si considera meritevole. Oggi - con la sua appendice che consente filmati in diretta - è stato in molte occasioni lo strumento con cui si sono diffuse per prime delle notizie importanti, che si possono seguire con la tecnica nota come "hashtag", cioè un aggregatore tematico che consente di trovare in fretta cosa si scrive su di un certo tema. Si ottengono delle persone che ti seguono ("Follower") e tu stesso puoi seguire altri non obbligati alla vicendevolezza ("Following").

La crisi del burro in Francia

Un tipico alimentari a LyonSe penso "burro" mi viene in mente una prelibatezza d'alpeggio, che alimenta nel solo suo ricordo la mia parte di memoria depositaria di odori e sapori sino a titillare le mie papille gustative. Mio papà portava a casa questi panetti con quelle decorazioni che ne coprivano la superficie, fatte con gli appositi stampi con simbologie alpine. Sono quelli dei gusti e delle fragranze pressoché introvabili, legati a certe merende da bambino, come il burro e marmellata o burro e zucchero su di una semplice fetta di pane.
In questi anni i grassi animali sono saliti sul banco degli imputati, specie per certe malattie cardiovascolari e il rapporto con il burro - accusato numero uno - è cambiato molto nelle nostre abitudini alimentari, anche se studi più recenti hanno dimostrato che un uso ragionevole non è per nulla nocivo, anzi!

La Scienza non va a maggioranza

I 'no-vax' valdostani alla conferenza stampa sul vaccino anti-influenzaleHo visto che i "no-vax" valdostani sono andati ad Aosta alla conferenza stampa in cui veniva presentata la campagna per il vaccino antinfluenzale ed hanno chiesto dati e espresso i loro dubbi. Una sorta di "flash mob" che non scandalizza: ognuno può andare dove vuole e credere quel che ritiene più giusto. Se non fosse che - naturalmente - l'antinfluenzale è da loro ritenuto pericoloso come gli altri vaccini, per cui non vanno certo per farsi convincere del contrario, ma di fatto per manifestare il loro dissenso. Il loro è un atteggiamento fideistico e per altro pensano che sia io e quelli come me favorevoli ai vaccini ad esserlo, perché non conosco i retroscena e i magheggi che ci starebbero dietro.

Nessuno sconto ai molestatori

Seguo con interesse questo dibattito in corso sulle molestie sessuali, nato per via di un produttore di Hollywood - una specie di orco assatanato - che ci provava con le attrici che avevano a che fare con lui e la lista che non finisce più dimostra un comportamento da psichiatria.
Da un caso singolo siamo ormai ad un gruppo nutrito di personaggi simili e non solo nel mondo del cinema, che dimostrano pulsioni inarrestabili. Certo è che - con tanto impegno a molestare, se non a compiere veri propri stupri - dovevano essere tantissimi a conoscere le tendenze di questi assatanati oggi all'attenzione delle cronache.
Ma, si sa, nella ferrea morale americana tutti gridano agli scandali solo quando scoppiano pubblicamente, mentre prima si è davvero tolleranti di quanto solo si bisbiglia.
Si passa dal silenzio complice ad eccessi da caccia alle streghe, che rischiano di trasformare in ridicolo un tema invece serissimo, che riguarda il comportamento degli uomini di potere (ma non solo...) verso le donne.

Pensieri a prova d'insulti

Un murales ispirato ad un'opera di Tommaso MarinettiNoto nella politica valdostana certi incrociarsi di spade, che più che duelli sono risse vere e proprie in cui certe regole di protocollo sono saltate per via anche della rozzezza dei "social".
Una delle logiche è: «io sono più pulito e più bravo di te». Tenzoni rischiose e in fondo infruttuose, perché alla fine conta la sostanza dei comportamenti personali e dei gruppi politici di appartenenza e su quelli - più che sulle dichiarazioni - si misurano le persone singole o in gruppo.
Se ci fosse una scatola, sarebbe bene scriverci sopra a grandi caratteri un'utile avvertenza, valida a futura memoria e necessaria per stimolare un deficit valdostano, quello della memoria, spesso labile e che consente anche acrobazie altrimenti impensabili a chi occupi la scena pubblica. Leggiamo: "Attenzione, attenzione, seguire certi spostamenti sullo scacchiere politico valdostano nuoce gravemente alla credibilità della Politica".

Gli Azzurri e l'addio ai Mondiali

La disperazione alla fine della partitaNon ero ancora nato quando l'Italia, per la sola volta, venne cacciata dalle eliminatorie dei Mondiali di calcio che si svolsero in Svezia (gli svedesi tornano...) per cui non ho memoria dell'evento. Ma curiosando ho visto che il misfatto avvenne per mano dall'Irlanda del Nord nel gironcino a tre di qualificazione: si decise tutto il 15 gennaio 1958 con un 2 a 1 a Windsor ed anche allora la sconfitta venne vissuta come una tragedia nazionale.
Anche io ho seguito - via "Twitter" perché guardavo un film - il pareggio letale dell'altra sera con la Svezia e devo dire che, seguendo gli eventi sul "social" dove sono più le battute di spirito che la cronaca vera e propria, ho seguito in una logica agrodolce questa "Caporetto" calcistica. Leggendo ieri i commenti erano più i toni funebri che quelli divertiti e spiccava la circostanza generale della scoperta dell'acqua calda.

Lo "Zecchino d'Oro" compie sessant'anni

Mago Zurlì' con i giovani protagonisti dello 'Zecchino d'Oro'Gli anniversari possono essere belli o brutti, allegri o tristi, da ricordare o dimenticare. Ci sono anniversari personali, familiari, ufficiali, locali, mondiali: è certo difficile districarsi in una rete che - se ci si casca e non si è selettivi - potrebbe avvolgerci senza scampo.
Così uno non fa in tempo a distrarsi ed ecco che lo "Zecchino d'oro" - la celebre gara canora per bambini - compie sessant'anni e questo dà il senso di come il tempo passi in fretta e si avverta con il crescere dell'età una scocciante accelerazione che non promette nulla di buono in barba ad ogni stucchevole celebrazione dell'invecchiamento. Si può dire, insomma, che sono cresciuto con questa colonna sonora prima a mio uso e poi con i miei figli, anche se - ça va sans dire - in condizioni molto diverse.

Bon voyage, Mario

Mario AndrioneMuore, con Mario Andrione, un pezzo importante della Storia valdostana. Apparteneva ad una generazione diversa dalla mia, però era parte importante della sfera dei legami profondi della mia famiglia. Era stato, infatti, un uomo vicino, come suo delfino, a mio zio Severino Caveri, quando l'Union Valdôtaine era un Movimento politico stretto fra i partiti nazionali per poi farsi la propria strada politica - anche rompendo con il suo leader - in una crescita dell’area autonomista.
Amico di mio papà, malgrado tutto, era stato per me una scoperta, quando ero studente - e protestavamo contro di lui - e lui ci incontrò a Palazzo regionale con quel suo distacco ironico, dall'alto della sua potenza fisica con quel suo ragionare assieme diretto ma anche pensoso e quell'altalenarsi sulle gambe, fissando un punto e poi lanciando lampi di occhiate ai suoi interlocutori.

Dimissioni, dimissioni, ma...

Gian Piero Ventura e Carlo Tavecchio"Dimettere" è un verbo che fa parte del linguaggio ospedaliero, quando ti mandano a casa dopo una degenza, ma è da lì - o meglio dal latino "dimittere" - che deriva il suo altro uso, legato ad una parola al plurale, che è "dimissioni", cioè la scelta di abbandonare un ruolo che si ricopre. Tema caldo in queste ore per la pervicacia con cui Carlo Tavecchio, discusso e discutibile presidente del calcio italiano, si è arroccato nella difesa strenua del suo posto, come aveva già fatto in passato per alcune uscite infelici che ne avevano dimostrato la pochezza, ma questa volta la richiesta delle sue dimissioni è a furor di popolo, dopo l'uscita con vergogna degli Azzurri dal Mondiale in Russia del prossimo anno. Io - ma questo non c'entra con il tema del giorno - approfitterei della questione anche per riflettere sullo status dei calciatori, che spesso sfuggono ai loro doveri malgrado i ponti d'oro.

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