August 2017

Quando un castello ci racconta del passato

Uno scorcio del Château Valleise ad ArnadHo visitato il castello "Vallaise" di Arnad all'epoca in cui la Regione ne trattava l'acquisto. Era allora chiuso al pubblico ed a rischio degrado, in parte purtroppo già avviato per l'impossibilità degli ultimi proprietari di garantire una manutenzione a un'opera così grande e complessa. Per altro solo una piccola parte della costruzione veniva da loro usata come abitazione privata e faceva impressione che ci fosse qualcuno che, dopo secoli di vita nobiliare che aveva animato stanze e saloni, usasse i locali come se trattasse di una casa qualunque.
Certo, la scelta di comprare il castello è stata sacrosanta, pensando al valore enorme dal punto di vista storico e artistico dell'intero complesso, che mette assieme pezzi di diversa epoca - direi anche diversamente adoperabili - in uno scenario incantevole sotto le boscose montagne del paese.

Il territorio alpino e i suoi problemi

La frana del Pizzo Cengalo che ha interessato il villaggio di BondoSiamo ogni giorno alla mercé di una quantità di notizie impressionante: dalla cronaca locale sotto casa a quanto proveniente da ogni angolo del mondo. Ciò avviene con un flusso ininterrotto e attraverso diversi sistemi di diffusione, che sommano la vastità dei luoghi da cui arrivano i fatti meritevoli di figurare nelle cronache con la velocità di propagazione che ci porta notizie a raffica in un "usa e getta" che ci obbliga a scegliere per non esserne frastornati. Questo flusso è come trovarsi ad un incrocio di auto e di folla in un'ora di punta ed è sempre più difficile poter vagliare con l'attenzione necessaria quanto davvero meritevole di essere seguito e compreso.
Ci pensavo rispetto ad un evento di cui non ho sinora parlato e di cui ho colto la drammaticità e l'interesse grazie a due filmati trovati in quel navigare compulsiva sui "social", in cui ormai riuscire a distinguere ciò che è realmente interessante da troppa spazzatura è un'impresa che mette a dura prova anche la persona più scafata.

Claudio, un pensiero per te

Io con Claudio, alla presentazione di Mouv'Ci sono delle morti che ti lasciano senza fiato, specie quando il destino colpisce come un fulmine a ciel sereno e restano i soliti perché.
Così per Claudio Brédy dopo questo maledetto fine settimana. Leggi domenica appena sveglio, distrattamente, la notizia di uno scomparso a Cogne che si sta ricercando, perché non rientrato la sera prima da una gita da solo. Poi ti chiama con grande delicatezza Laurent Vièrin - che lo ha saputo dal Corpo Forestale nelle sue funzioni di assessore - e scopri che quella persona è un tuo amico, un caro amico. E inizia l'attesa con telefonate e messaggi di tante persone con un senso evidente di reciproca impotenza.
Poi il lunedì la notizia, pesante come un macigno, sulla quale - aspettando - ti eri interrogato, pensando con commozione alla paura della sua famiglia, su quanto potesse essergli successo con pessimismo crescente con il passare inesorabile del tempo.

La montagna uccide?

L'elicottero del 'Soccorso alpino' valdostano in partenzaLa montagna uccide? Ogni tanto capita di pensarci, di fronte all'ennesima tragedia, con la scomparsa di un amico. Stai lì a ragionare e a discutere con altri su quale siano stati gli avvenimenti esatti, come se una ricostruzione fosse davvero un elemento vagamente consolatorio, quando purtroppo non lo è affatto. Perché quel che conta è una dolorosa morte, punto e basta, che genera disperazione, specie in una famiglia che lo ha perso e in tutti quelli che gli hanno voluto bene.
E questa triste vicenda avviene dopo settimane in cui, scorrendo i giornali di diverse località alpine, molti incidenti in montagna si sommano uno dietro l'altro in una catena luttuosa. Le cronache purtroppo sono quelle già note, ripetitive nella dinamica della casistica degli incidenti fra imponderabile e errori e anche questo in fondo serve ad allungare gli articoli, ma la sostanza è altra, purtroppo.

Abid e lo stupro che fa godere

Orecchie d'asino per Abid JeeE' un equilibrismo molto difficile, rispetto alle ondate migratorie extraeuropee - ma anche per presenze da Paesi comunitari dell'Est - che ci hanno investiti e che ci investiranno nei prossimi anni, trovare quegli elementi aggreganti che evitino incomprensioni e consentano quella convivenza che diventa infine - quale chiave del successo o dell'insuccesso - l'integrazione.
Situazione che obbliga gli uni e gli altri a uno sforzo congiunto. Per chi arriva la difficoltà propria è quella di conciliare la propria visione del mondo e dei rapporti umani, frutto della cultura di appartenenza, con i capisaldi della cultura di accoglienza per evitare che si creino dei fossati incolmabili.
Un esempio di attualità e poi passo alle considerazioni generali. Dopo un'aggressione ed uno stupro in spiaggia a Rimini, compiuto pare da nordafricani, c'è un tizio che ha scritto su "Facebook". «Lo stupro è un atto peggio ma solo all'inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale».

Stagioni della vita e filo di ragno

Ogni tanto, a chiusura della stagione estiva, quando le giornate si riaccorciano visibilmente, mi domando se questa dovrebbe essere la stagione di sempre, perché questa pienezza della natura, dal sole sulla pelle in poi, è davvero stare da papi.
Poi, quando mi è capitato di viaggiare in Paesi tropicali, che pure hanno le loro magagne per via di intemperie che sono tempeste, mi sono risposto da solo, pensando a come sarebbe artificiale avere sempre caldo per chi è cresciuto nel clima continentale. Dovendo sempre spiegare a chi non conosca come sia che nella nordica Valle d'Aosta si registrano record di freddo d'inverno e record di caldo in estate e dunque siamo davvero abituati a vivere gli estremi per confluire poi, come se fosse la politica, al centro...

La guerra fredda 2.0

Kim Jong-un, dittatore della Corea del NordUno dei doveri di questi tempi, anche per chi segua la politica locale, con i suoi fasti e le sue miserie, è cercare di guardare al di là delle proprie montagne: certamente a Roma, perimetro nazionale che deriva dalle nostre vicende storiche e che ha fruttato l'Autonomia speciale attuale con tanti limiti rispetto alle speranze del 1945, poi all'Unione europea, che è l'altro orizzonte fatto di speranze e di disillusioni, cui sfuggire sarebbe inutile e pure maldestro.
Ma naturalmente lo scenario mondiale non può niente affatto essere ignorato, perché non è che il vagoncino della Valle d'Aosta viaggi sereno su di una piccola ferrovia di montagna, ma siamo attaccati al treno del resto dell'umanità e certe vicende globali, come i pericoli che prima o poi rispunti una Terza Guerra Mondiale, sarebbe bene tenerli a mente e seguire gli eventi.

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