July 2017

Il ritorno dell'eroina

Siringhe usate abbandonateRicordo di essermi vivamente stupito, guardando una serie televisiva americana di successo, che raccontava l'epoca pionieristica della chirurgia, ambientata nella New York del 1900, con - come protagonista - il brillante ma sbiellato dottor John Thackery, noto semplicemente come "The Knick", così si chiamava lo sceneggiato.
Era un racconto di come molti medici in quel tempo - e lo sapevo già - fossero tossicodipendenti da morfina, ma quel che invece non sapevo - ed era appunto la ragione dello stupore - è di come allora per uscire da questa sudditanza a questo tipo di droga venne usata l'eroina, derivata dalla morfina. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e a commercializzare il prodotto delle ricerche fu la "Bayer", la stessa società tedesca che - sempre con il medesimo procedimento chimico noto come "acetilazione" - "inventò" in quegli anni l'"Aspirina", derivata dall'acido salicinico.

Faccine e affini: una storia singolare

L'emoji più utilizzataSarà pur vero che la faccia è lo specchio dell’anima, ma va detto che - più terra a terra - sin da neonati abbiamo innata un'espressività del volto e naturalmente una gestualità e un uso della voce, che si sviluppano poi nel tempo con l'apporto ulteriore della cultura in cui viviamo. «Non fare quella faccia», vuol dire che talvolta una smorfia vale più di molte parole e pensiamo all'antico "poudzo", il pollice rialzato come gesto di assenso usato in Valle d'Aosta ed altrove, che dà il segno dell'utilità dei segni.
Ci pensavo, leggendo su "Famiglia Cristiana" dell'ennesima "Giornata mondiale", questa volta dedicata a qualche cosa di ormai molto familiare. Scrive, infatti, Fulvia Degl'Innocenti: «Dal 2014 esiste anche la giornata mondiale delle emoji, ed è il 17 luglio».

La Valle d'Aosta che sa stupire

Uno stambecco in giro per la ValleIn questi anni ho sempre dedicato parte dell'estate ad una dimensione domestica della vacanza, vale a dire cercando di guardare con occhi più curiosi questa Valle d'Aosta dove sono nato. Per altro, a dire la verità, anche nel corso dell'anno, nei finesettimana, posso dedicarmi ad approfondire la conoscenza di parti mai viste e trovo sempre delle novità, come nelle tasche piene di oggetti di Eta Beta. Sembrerà ridicolo che ciò avvenga per chi - come cronista o come politico, a seconda degli anni - ha avuto la fortuna di poter girare in lungo in largo e dunque di aggirarmi più di quanto possa capitare normalmente sino ad esaurimento. Eppure non è così: c'è sempre, volendolo, un approfondimento da fare, un luogo da visitare, persone da conoscere.

La filastrocca dei luoghi comuni

«Ambarabà Ciccì Coccò
Ambarabà Ciccì Coccò
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
Ambarabà Ciccì Coccò»
.
Nella vita, sin da alcune filastrocche infantili come questa, ci sono degli elementi misteriosi, di cui prendere atto senza troppo chiedersi un perché.
Per questo adoro i luoghi comuni, che scaldano la nostra vita, come una minestrina tiepida e diventano le filastrocche di oggi, persino più sintetiche.

A proposito della Felicità

Felicità...Leggevo su "Libération" questi pensieri del filosofo francese Edgard Morin, classe 1921: «Je pense que la vie humaine est polarisée entre prose et poésie. Les états prosaïques sont ceux de l'obligation, de la contrainte, de l'ennui. Les états poétiques sont ceux de l'épanouissement du JE dans le NOUS, qui comporte affection, amour, communion, éventuellement exaltation. Les états poétiques sont propices aux bonheurs et au bonheur et peuvent les susciter comme le bonheur peut les susciter. Je distingue les moments de bonheur fugitifs: un beau visage, un paysage, une belle musique, un vol d'hirondelles, la divagation d'un papillon. Les périodes de bonheur plus ou moins durables et qui nécessitent un certain nombre de conditions extérieures et intérieures, qui sont justement d'épanouissement de soi dans une communion. Ils peuvent être d’intensité, comme dans l'acte amoureux, la participation à une fête. Ils peuvent être de sérénité et de paix intérieure. L'idéal serait de combiner intensité et sérénité».

In vista del 70esimo dell'Autonomia valdostana

Le bandiere italiana e valdostana a Palazzo regionaleE' indubbio che l'Autonomia della Valle d'Aosta non sia il Federalismo. In quel sistema il patto federativo è una garanzia e, per quanto ci sia poi uno spazio di manovra che possa consentire alle autorità federali di rubare spazi, ciò può avvenire senza ottenere risultati distruttivi. Nel caso di un autonomismo in salsa regionalista, invece, essendo l'Autonomia "octroyée", cioè concessa, si può decidere - al momento voluto da Roma - di staccare la spina. Nel caso valdostano questo potrebbe avvenire con buona pace del fondamento politico di una logica pattizia. Si tratterebbe infatti di adoperare il procedimento di modifica costituzionale che potrebbe, lo si volesse e nel rispetto di una qual certa "resistenza" dovuta a norme più severe di quelle della legislazione ordinaria (articolo 138 della Costituzione), avvenire con una modifica del Titolo V in vigore. Con il clima ostile alle Speciali non ci vorrebbe un grande sforzo a cancellare e modificare quanto previsto dall'articolo 116 e dagli Statuti speciali ad esso collegato.

Quanto è preziosa l'acqua

Lavori sull'acquedotto ad AostaLe cronache dei giornali danno conto di questa estate in cui torna, con tutta evidenza, il problema della carenza di acqua in molte zone d'Italia (il caso più eclatante è Roma!), alcune delle quali soffrono da sempre di problemi infrastrutturali già in periodo ordinario, figurarsi in un momento siccitoso come l'attuale con la "spada di Damocle" del riscaldamento globale che pende, menando già fendenti.
Non mi riferirò ai dati e ai fatti che riguardano il mondo intero. Un esempio solo: fra le ragioni della scelta di fuggire dai Paesi d'origine di una parte dei migranti che sbarcano in Italia c'è la desertificazione nella fascia subsahariana dell'Africa ed altre zone, in tutti i Continenti, sono senz'acqua e il dato eclatante è che una persona su otto vive sul nostro pianeta senza acqua potabile.

Meglio l'orso dell'uomo?

Un orso 'controllato'Ci sono temi che più di altri sono divisori e separano le persone con scarso successo di mediazioni possibili. Leggevo in queste ore dell'orso che in Trentino - e non è la prima volta - ha aggredito un anziano che era serenamente in giro in montagna con il proprio cane.
I due estremi sono chiari: chi segnala che la scelta di ripopolare con gli orsi quella parte di Alpi si sta rivelando pericolosa per residenti e turisti e non bisogna avere paura di abbattere gli animali che si mostrino pericolosi; dall'altra c'è l'animalismo più o meno estremista (quello più estremista fa persino paura), che ascrive sempre alle colpe umane gli avvenimenti e si spinge fino a dire che è meglio chiudere orsi aggressivi in vasti recinti piuttosto che farli secchi. Pure il cane è finito sul banco degli accusati con il suo padrone, perché - benché animale - viene considerato dagli "orsofili" un "agent provocateur" in combutta con l'umano che lo schiavizza...

La politica del cha-cha-cha

Un disco storico di 'cha cha cha'E' sempre difficile trovare nelle cose una chiave di lettura. Forse talvolta ci si prende troppo sul serio. Mentre bisognerebbe relativizzare, perché quando ci si impunta il rischio poi è quello di fermarsi e sostare sui troppi déjà-vu.
Chissà se è vero che John Lennon ha detto: «Quando sono andato a scuola, mi hanno chiesto cosa volessi diventare da grande. Ho risposto "felice". Mi dissero che non avevo capito l'esercizio e io risposi che loro non avevano capito la vita». Credo, comunque sia e malgrado le tempeste della vita che rischiano di far affondare questo stato d'animo positivo, che l'atteggiamento sia quello giusto, anche se Lennon - ovviamente - non poteva sapere di quel 8 dicembre 1980 e di quel tizio che lo aspettava sotto casa per ucciderlo.
Per cui, fatta questa premessa, apriamo le danze.

Le profezie antimafia di Sciascia

Leonardo SciasciaTommaso Cerno, da qualche mese nuovo direttore de "L'Espresso", ha dedicato il suo ultimo editoriale alla sentenza di Roma sulla questione "ex Mafia Capitale", visto che le condanne hanno escluso la "mafiosità".
Cerno non è molto tenero: «Per questo dico senza paura che questa condanna non è il migliore regalo di Stato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell'anniversario delle stragi. E ci costringe a rileggere parole che risuonano come una oscura profezia, anche se stentano a prendere vita dentro un'aula di giustizia. La mafia non è un demone, è normalità. Non è sangue, è aria che respiriamo: "Una associazione per delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, e che si pone come elemento di mediazione tra la proprietà e il lavoro; mediazione, si capisce, parassitaria e imposta con mezzi di violenza". Lo scrisse Sciascia, appunto, nel 1957. Quando quei giudici erano bambini o nemmeno erano nati».

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