July 2017

Morire in montagna

Luca Borgoni, lo sportivo morto sul CervinoLe morti in montagna restituiscono, a chi voglia approfondire storie personali degli scomparsi, pezzi di esperienze di vita molto più profondi di quanto possa derivare dall'insita rozzezza della cronaca nera. L'ho praticata anch'io questo racconto di "Nera", quando il giornalismo televisivo cercava di essere non solo la "cronacaccia", ma il racconto che sapeva essere mai morboso, ma semmai affettuoso e minuzioso.
Ci sono libri sull'alpinismo che raccontano tante storie di tragedie in montagne, tanto da far dire che - spogliata dalla solita retorica cretina della «montagna assassina» o sulla «bella morte» - la realtà cruda è che la montagna è un ambiente pericoloso e molte ragioni possono innescare l'incidente mortale e chi frequenta le alte cima sa già che i rischi incombono e fragilizzano ogni velleità "rambesca".

Il baratro fra politica e cittadini

L'infografica sulle parole pubblicata da 'La Repubblica'Il "caso scrivania" esplode in Valle d'Aosta con i suoi molti interrogativi e diffonde in ogni dove un'immagine degradata della nostra Autonomia, già offuscata da altre vicende più o meno gravi, che con un episodi uno dopo l'altro - comprese inchieste e processi ai diversi stadi - hanno inciso pesantemente sulla reputazione collettiva. C'è la necessità, sulla storia in via di ricostruzione, di avere un quadro definito in tempi brevi e ufficiali per uscire da un'impasse, fatto per ora da notizie filtrate con il contagocce dalla Procura.
Il caso vuole che in queste ore esca una ricerca su di un campione nazionale che illumina su diverse questioni, compreso l'abisso senza eccezioni aperto fra le forze politiche e i cittadini, che penso sia ben presente anche in Valle.

Più sicurezza ma con buonsenso

Franco Gabrielli durante la sua recente visita ad AostaSi parla molto, anche in Valle d’Aosta, della "circolare Gabrielli" (dal nome del direttore generale della Pubblica Sicurezza del Viminale, Franco Gabrielli, già a capo della "Protezione civile"), che - dopo le tristi vicende della folla impazzita la sera della finale di "Champions League" in piazza San Carlo a Torino - ha dato un "giro di vite" alle manifestazioni pubbliche, conscio anche del fatto che nelle circostanze di quella sera erano state omesse norme varate in precedenza.
Le scelte, ovviamente restrittive, hanno messo in allarme i sindaci valdostani, che in certi casi - penso a Fénis - hanno dovuto annullare manifestazioni già pronte per i costi eccessivi dell'apparato necessario per rispettare le prescrizioni.

L'indipendentista morto nell'indifferenza

Doddore Meloni cita Bobby SandsL'indipendentismo, che passa attraverso il diritto all'autodeterminazione, è un fenomeno ben noto per chi studi la storia, il diritto costituzionale e quello internazionale, così come le scienze politiche in senso più generale. Anche in Valle d'Aosta ci sono stati e ci sono indipendentisti con cui è giusto confrontarsi, sapendo quanto il tema sia serio e non vada snobbato. Ma si tratta di un argomento che va affrontato con competenza e conoscendo i risvolti giuridici e non inseguendo senza costrutto chissà quale sogno.
Ho parlato con persone che ci credono e che manifestano uno spessore culturale ed ho letto, invece, cose scritte da chi non prende un canale sull'argomento e abbaia alla luna. Quando dico che è legittimo parlarne, segnalo come nella libertà d'opinione - anche se le norme penali italiane hanno ancora sul tema le stigmate dell'epoca fascista e da parlamentare me ne occupai - ci stia anche questo, a condizione naturalmente che non ci siano reati o violenze.

Pensa se non fossi ottimista!

L'assedio alla 'Kamchatka'Io penso nella vita tutto si fermi quando si finisce per guardare solo più al passato. Conosco persone che sono oggettivamente anziane, ma che non lo sono nei fatti per la semplice ragione che, pur in presenza di un indiscutibile dato anagrafico, sanno guardare avanti, consci beninteso che purtroppo esiste il tempo che passa e che la nostra condizione umana è sempre pencolante.
Così come esiste - all'inverso - la ben nota categoria di certi giovani-vecchi, bloccati fra passato e presente, vittime di una sorta di "fatica di Sisifo". Ricordate forse l'episodio della mitologia greca con Sisifo condannato a trascinare un enorme masso lungo un ripido pendio di una collina per farlo rotolare dall'altra parte ma, ogni volta in cui giunge in prossimità della cima, il masso, come se fosse spinto da una forza avversa, rotola nuovamente a valle. Così a Sisifo - senza prospettive future se non la ripetitività della pena - tocca ricominciare da capo in una sorta di inquietante fissità.

Il cielo del Neolitico

Il nuovo libro di Guido CossardQuando ho visitato la zona archeologica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta, avendo visto parecchie volte cartografie della zona per via di un progetto diventato un cantiere infinito trascinatosi per troppo tempo, sono rimasto stupefatto, pensando a come dal passato remoto arrivi un'eco lontana - che diventa un puzzle da ricostruire con pazienza pezzettino dopo pezzettino - della civiltà dei primi abitatori della Valle d'Aosta.
L'archeologa Stella Bertarione, che ha la capacità rara di rendere fruibile la scienza, così scrive sul sito regionale: «Ancestrali echi di lontane leggende riecheggiano in questo nome, collegato alla mitica Cordela, "capitale perduta" del popolo dei Salassi, popolo di cultura celtica residente nelle nostre montagne all'arrivo di Roma. A Cordela ed al suo fondatore, ossia Cordelo, figlio di Statielo, seguace di Ercole».

Caso Bonucci e i dubbi sul Calcio

I miei amici calciofili non parlano d'altro e se sono juventini è peggio ancora, perché plana sulla vicenda l'evocazione drammatica del tradimento.
Leonardo Bonucci - che mi pareva già antipatico di suo - lascia la Juventus e approda al Milan: tutto ruota attorno al trasferimento del calciatore e tocca informarsi di più per non fare proprio la figura del bamba nelle discussioni susseguenti.
Apro parentesi. Non seguo più il calcio da molti anni, dopo averlo fatto con la passione del bambino giocando dappertutto con gli amici e persino nella squadretta dei pulcini del mio paese, ma ero una pippa con modesta carriera nelle partite estive con gli amici.
E come non evocare gli album delle figurine con i doppioni scambiati a scuola e cronache domenicali ascoltate per Radio con il fascino della descrizione più affascinante dell'immagine. Da adulto ho seguito con la moderazione di chi apprezzava il bel gioco in televisione senza andare allo stadio.
Poi ho staccato la spina.

L'Autonomia dei macachi

Un macacoOgni tanto la quotidianità apre degli squarci che paiono porte bizzarre che si spalancano su scenari impensati. Sono stato in vacanza in un'isola dove si aggiravano i macachi, nota razza di scimmie ("macaco" in lingua bantu dell'Africa centrale significa appunto "scimmia"), per altro nostri parenti alla lontana, non solo perché sono Primati come noi, ma perché il mio papà veterinario - che se ne intendeva - quando facevo qualche scemenza mi diceva bonario: «sei un macaco».
Chiassosi, rissosi, curiosi i macachi si aggiravano dov'ero, agendo in gruppo tipo banda e non a caso il consiglio era quello di tenere chiuse le finestre per evitare intrusioni e furti di questi bricconi. Ricordavo di avere letto che i macachi sono in grado di imparare a svolgere un compito grazie a un ragionamento mentale e non solo imitando le azioni degli altri. Naturalmente l'apprendimento avviene a fronte di qualche cosa di vantaggioso.

Migranti senza soluzioni politiche

Migranti a Ventimiglia che cercano di superare il confine franceseCerte testimonianze e alcuni racconti, specie di fronte alla telecamera, ti fanno piombare nelle situazioni soggettive dei migranti e si prova per molti di loro una naturale empatia. Storie di vita che hanno una sola chiave di lettura: la speranza. Ad eccezione, ma penso non si facile distinguerli, di quegli islamisti infiltrati in missione in Europa per la loro Fede distorta per farci del male.
Il fenomeno dei migranti non è nuovo, ma certo l'eccezionalità sta oggi nei flussi di arrivi ormai pazzeschi. Ricordo come il tema ebbe due picchi, quando ero in politica, entrambi negli anni Novanta. Il primo era un'ondata di arrivi dal Maghreb senza alcuna ragione legata al riconoscimento dello status di "rifugiato": osservai al tempo da giovane deputato - e un sacerdote raccolse contro di me le firme di molti parroci - che un'accoglienza senza regole certe avrebbe sortito problemi e che se le ragione degli arrivi era la povertà dei Paesi di partenza (il diritto d'asilo per ragioni politiche è da sempre altra questione) qualcosa andava fatto anche lì.

La devozione popolare lontana e vicina

Un drago rosso a BintaneLa devozione popolare appartiene ad un filone ricco di umanità e la si scorge visitando i luoghi di culto di tutto il mondo, a qualunque religione appartengano. L'ho visto di recente in Oriente, dove - nell'isola indonesiana di Bintan nel Mar Cinese meridionale - sorgono templi dedicati a tutte le confessioni, che convivono - per ora - serenamente. Anche se l'Indonesia comincia ad essere un Paese attraversato dalla violenza dell'estremismo islamista.
Dal buddismo al taoismo, dall'Islam al Cristianesimo: ognuno espone a Bintan, nei propri edifici sacri, la storia della propria religione ed i riti conseguenti. Espressione chiara di tutte le culture che si sono succedute, essendo quest'isola situata in modo strategico lungo le rotte commerciali che dall'antichità collegano Cina ed India.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri