September 2016

La mensa e il panino

Il classico paninoAi miei tempi - ma è una drammatica storia di capelli ormai grigi - le mense scolastiche non c'erano. La prima in cui mi sono seduto era ad Aosta, vicina alle allora Magistrali, ai tempi del Ginnasio, e dunque ero abbastanza grandicello da coglierne solo gli aspetti divertenti di socializzazione e non della qualità del cibo, che mi pare in verità non fosse male, però la cosa mi importava poco: si trattava di nutrirsi. Ma, grazie ai miei figli, ho avuto dimestichezza con questa istituzione in parte con la possibilità di fruire di cuoche interne (figure mitiche per i bimbi) che sfornavano i pasti e in parte con mense in appalto che portavano i cibi per la refezione. Situazione quest'ultima certo più tristanzuola, ma si capisce anche che la logica di appalti grandi riduce i costi, anche se sulla qualità è giusto battagliare sempre, pur trovando un pelino ridicolo porre troppa enfasi sul "chilometri zero", perché altrimenti certi alimenti non li dovresti mai prevedere e non si capisce come si possa reagire alla stagionalità che pesa su una zona di montagna.

La Democrazia inconsapevole

Il 'post' di Virginia Raggi sui giornalisti"Qualunquismo", "populismo", "demagogia": è uno strano cocktail quello di fronte al quale ci troviamo oggi ogni qual volta capiti di parlare di politica. Ancora ieri in una discussione da bar mi sono alla fine arreso per sfinimento di fronte a certi argomenti ripetitivi, che alla fine sembrano essere come dei cocci di quel che resta delle speranze della Democrazia. Eppure slogan e parole d'ordine si fanno strada in menti fragili e non attrezzate e ognuno rischia di diventare semplice ripetitore, pure di argomenti che non conosce. Così - come in certe discussioni oziose sui "social" - alla fine mi sono sinceramente stancato di combattere contro leggende metropolitane, ricostruzioni fantasiose, balle spaziale, dati sbagliati ed altri fantasmi che agitano il peggio.

Un Ponte pro referendum

Sulla questione del Ponte di Messina, ripartito con il discorso di Matteo Renzi per l'anniversario dell'Impresa che sta facendo causa allo Stato per un miliardo di euro perché interruppe l'opera (intervento nel posto sbagliato che in un Paese civile gli costerebbe il posto, ma siamo in Italia...), viene sempre e anzitutto da ridere, ma poi - con la facilità con cui si passa dal riso al pianto nelle sceneggiate napoletane - vien proprio da piangere.
Ovvio che Renzi l'ha fatto per spingere verso il "sì" al referendum e c'è da chiedersi cosa diavolo inventerà fra una promessa ed una prebenda per evitare di scivolare ineluttabilmente fuori da Palazzo Chigi. Fuori dove, sia chiaro, lo attende il vuoto.
Quando leggo del Ponte mi sembra di ringiovanire: nei lunghi anni vissuti alla Camera dei Deputati il fantasma del Ponte di Messina è stato evocato in quasi tutte le leggi finanziarie ed ha macinato, senza avere messo neanche un mattone, oltre un miliardo di euro. Per essere un fantasma è risultato piuttosto costoso, anche se in effetti la distanza dalla costa calabra a quella siciliana non è mostruosa in termini chilometrici (più o meno quanto c'è fra il centro di Aosta e quello di Gressan, per usare un esempio che faccia capire di cosa si parla), ma lo è per l'arditezza dell'opera.

Mestieri e Professioni

Carlo Ratti, intervenuto nella puntata di 'Mestieri e Professioni' dedicata agli architettiNon è solo un'impressione soggettiva il fatto che fra le caratteristiche più significative di questi tempi ci siano il venir meno di alcune certezze e il trovarsi di fronte a cambiamenti così travolgenti da sentirsi talvolta come un ramo travolto e trascinato dalla corrente vorticosa di un torrente in piena. Quando la vita umana era per tutti breve e ancor più piena di imprevisti terra a terra (cento anni fa la media era ancora fra i quaranta ed i cinquant'anni), probabilmente non c'era neppure il tempo di percepirli e la lentezza di certi eventi faceva somigliare nel bene e nel male ogni giorno all'altro. Oggi la rapidità di certi rivolgimenti cambiano la nostra bussola di riferimento e questo accentua le preoccupazioni e l'ansia di prestazione. Resta vero, per altro, l'ammonimento del vecchio Charles Darwin: «Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento».

L'ostilità del Governo Renzi

Matteo Renzi, che ha impugnato quattro leggi della Valle d'AostaI rapporti fra Aosta e Roma (con il terzo lato del triangolo che è Bruxelles) restano centrali per l'Autonomia della Valle d'Aosta. Il perché è ovvio: benché tutelata da norme di rango costituzionale, la nostra Autonomia non è il Federalismo e dunque si inseriscono molti ostacoli "romani" nel rispetto dei diritti dei valdostani e del loro sistema di autogoverno, purtroppo imperfetto per ragioni esogene ma anche endogene. Ho vissuto una lunga stagione occupandomene e mi sono fatto la convinzione che nella dialettica dei rapporti è bene trovare sempre un equilibrio senza troppi pessimismi, ma neanche illudendosi che il sistema possa sempre funzionare bene. Il regionalismo italiano è creatura fragilissima, che verrà uccisa definitivamente dalla Riforma costituzionale Renzi-Boschi, qualora sciaguratamente approvata dal popolo. Il passo successivo, se vincesse il "sì", sarebbe la morte delle Regioni a Statuto speciale nel nome dell'eguaglianza di trattamento con quel cadavere di Regioni che resterebbero.

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