November 2015

L'oasi dello Zecchino d'Oro

Un momento dello 'Zecchino d'oro' di quest'annoLa nostra mente permette di tornare indietro nel tempo senza metterci a scartabellare nei cassetti fra vecchi documenti e fotografie del passato. La memoria alimenta i ricordi, che arrivano come un flusso disorganizzato e non con l'esattezza di una registrazione. Scriveva Gabriel Garcia Marquez: «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla».
Ci riflettevo gettando lo sguardo alla nuova edizione dello "Zecchino d'Oro", che al mio bimbo più piccolo interessa e i nuovi brani saranno, con il cd apposito, colonna sonora di molti trasferimenti in auto sino allo sfinimento e all'ovvia conseguenza che finisco pure io per imparare a memoria le canzoncine...

Spettri passati e presenti

Christian SimenonNon è facile ormai trovare spazio per la lettura, perché nei momenti buoni per farlo, i "Social" (nel mio caso "Twitter") sono diventati piuttosto ipnotici, l'offerta televisiva così tentatrice da offrire quasi tutti i giorni qualcosa da non mancare e poi confesso una tendenza, se trovo un libro che mi piace, a volerlo finire il più in fretta possibile e questo non è sempre compatibile con gli impegni.
Ho letto in queste ore due libri lasciati lì, comprati ma non ancora aperti (si fa per dire, perché sono eBook) per mancanza di tempo. E' curioso come un romanzo in parte verità dal carattere storico ed un saggio-reportage di attualità politica possano dialogare a distanza attraverso l'effetto della loro lettura. Specie per chi pensa che fatti storici e politica anche nel quotidiano siano interconnessi e non tengano conto, per certe affinità, del tempo che passa. Appartengo a quelli che credono - e con questo chiudo la premessa - che senza pensatoi e momenti di riflessione chi governa ma pure chi fa l'opposizione è destinato ad inseguire gli eventi senza riuscire a capire le cose per tempo e progettare il futuro.

L'uso improprio del termine kamikaze

Un aereo di un kamikazeLe parole - lo dico anzitutto a me stesso, perché ogni tanto mi scappano - sono come le pietre e dunque bisogna usarle con l'accortezza di un bilancino da farmacista.
Ci pensavo leggendo le cronache di questi giorni e all'uso - nel definire gli islamisti che si fanno scoppiare, suicidandosi con l'esplosivo addosso - del termine giapponese "kamikaze". Parola che a me fa venire in mente i giornalini a fumetti degli anni Sessanta, in cui - facendo finta di niente sulla tragica collocazione dell'Italia nella Seconda guerra mondiale - si esaltavano i vincitori e fra i peggiori nemici, specie degli ammiratissimi australiani e dei "marines" americani, c'erano i "musi gialli" ed i "kamikaze" che si schiantavano sulle navi. Più di recente - nell'utile esercizio di guardare altrimenti la stessa cosa - mi raccontava Giovanni Thoux, insegnante in Giappone, dai Salesiani, subito dopo la guerra, del suocero giapponese che non voleva consentirgli di sposare sua figlia perché gli italiani erano stati - con l'8 settembre del 1943 - traditori dell'Asse "Italia - Germania - Giappone".

Giro, giro tondo

Tocca cominciare con qualcosa che tutti sappiamo nell'automatismo della nostra memoria e ci vediamo mano nella mano con gli amichetti della nostra infanzia.
«Giro, giro tondo,
casca il mondo,
casca la terra,
tutti giù per terra!»

Quando da bambino cantavo questa filastrocca ero inconsapevole della sua portata. Avevo attorno a me elementi di problemi globali, che ruotavano come pianeti sfuggenti in un puzzle difficile da ricostruire. Penso ai racconti di mio padre e dei miei zii di quella guerra finita una ventina di anni prima, mentre mio nonno risaliva alla prima guerra mondiale, cinquant'anni prima. Erano fatti, che avrei capito più avanti, che segnavano per loro ricordi pieni di partecipazione emotiva, spesso paure e dolore, che la sensibilità infantile coglievano senza capirli.

Il gabinetto è una cosa seria

'Servizi' per tuttiMi ero preparato a scrivere della "Giornata mondiale del Gabinetto", festeggiata due giorni fa dalle Nazioni Unite, ma poi visti gli avvenimenti terribili di Parigi e successivi mi era parso inopportuno. Oggi ci torno sopra, perché sarà pur vero che non ci di raccapezza più nelle giornate celebrative ormai intitolate a di tutto e di più, ma il tema - anche si presta allo scherzo - è serissimo e dunque meritevole di... sorriderci sopra.
Lo è sin dalle scelte lessicali: dal classico termine "toilette" al signorile "bagno", dal popolaresco "cesso" al burocratico "ritirata", dal militaresco "latrina" all'anglofono "wc". Ognuno di noi può verificare nella propria esperienza di come i gabinetti pubblici siano più di molto altro il segno di civiltà di una popolazione.

Prima che sia troppo tardi per la Politica

La poltrona del presidente della Regione in Consiglio ValleQuando iniziai questo Blog la politica era il mio lavoro, anche se mi sono sforzato di non chiudermi solo lì nell'angolo, occupandomi di quel che mi veniva in mente e seguendo i quotidiani stati d'animo. Che poi - con franchezza - tutto o quasi si lega alla politica nel suo senso più vasto. Molte volte ci mette lo zampino quella che i francesi chiamano la "politique politicienne", che in una definizione standard suona come: "Attitude des hommes politiques consistant à se préoccuper des questions de pouvoir entre politiciens et partis politiques davantage que de la politique au sens étymologique du terme, c'est-à-dire des affaires de la cité". Capisco che i confini siamo talvolta non così rigidi, ma per me certi principi della Politica restano acqua di fonte e non da pozzo nero.
Come con i rompicapo della "Settimana Enigmistica", nella politica valdostana si guarda ormai, giunti a metà legislatura regionale, a chi potrebbe diventare presidente della Regione dopo Augusto Rollandin, che nel 2018 sarà candidabile in Consiglio Valle ma non nell'Esecutivo.

Terrorismo e ottimismo all'italiana

Il ministro Paolo GentiloniAncora suspense questa notte con Bruxelles blindata e in allerta massima. Con la novità che la polizia ha zittito i media, che nel fornire notizie dettagliate sulle operazioni in corso dovrebbero evitare di scadere nel collaborazionismo con i terroristi. Polemiche sui "Social", ma si tratta solo di buonsenso.
Intanto, mentre l'Europa trema, resto stupefatto a vedere certi dibattiti-balletti televisivi in cui alcuni esperti italiani di vario genere parlano dell'estremismo islamico e dell'impatto del loro terrorismo sull'Italia e vantano una serie di ragioni di esaltazione della bravura e della bontà italiane rispetto a chi - Stati Uniti, Francia, Belgio, Spagna - subisce di questi tempi orrori dei jihadisti.

La diretta TV e i suoi rischi

Il simpatico 'tweetSono sempre stupito e incuriosito dall'evoluzione tecnologica che investe le nostre vite e il nostro lavoro. Non appena capisci a fondo un meccanismo e le sue funzioni, spunta qualche cosa di nuovo e tocca aggiornarsi per non restare indietro. E' bene pure distinguere l'utile dall'inutile per evitare di lasciare sistemi affidabili e rodati a favore di qualcosa che si dimostri un innovativo flop. Resta il fatto che per millenni i progressi avanzavano come lumache, oggi le novità al volo sconquassano noi contemporanei con una progressione impensabile fino a pochi decenni fa.
Così le dirette radio e televisive una volta erano un grande problema tecnico. Da giovane cronista - 35 anni fa - in assenza dei telefoni cellulari, rimediavo cercando cabine telefoniche o telefoni utilizzabili per collegamenti necessari per qualche emergenza alla "Voix de la Vallée" o per qualche "Giornale Radio" nazionale con - a un certo punto - la capacità acquisita di collegare il sofisticato registratore a bobina "Nagra" alla cornetta telefonica.

Venti di guerra

John Lennon e Yoko Ono durante il 'bed in' contro la guerra in VietnamHo già detto che la tentazione di questi tempi è quella di una sorta di astrazione zen, per tranquillizzarsi e non farsi spaventare dagli eventi, rispetto ai pur legittimi timori che si diffondono sui nostri destini personali e delle persone a noi care, oltreché delle comunità cui ci sentiamo di appartenere. Ma non esiste oggi una possibilità di chiamarsi fuori tanto i destini dell'umanità appaiono interconnessi e non esistono luoghi dove ripararsi e dunque meglio interessarsi a quanto avviene, chiedendosi banalmente che cosa si possa fare nel nostro piccolo, intanto per capire.
Capisco, in questo senso, come autorevoli personalità abbiano talvolta parlato - e l'escalation del suo uso è evidente - della "Terza Guerra mondiale", ancora ieri con la storiaccia del jet russo abbattuto dai turchi.

Il Medio Oriente e un mondo in fibrillazione

Federica Mogherini e Matteo RenziLa politica internazionale è un intrico insidioso e le vicende attuali di un mondo in ebollizione rendono le cose ancora più difficili da decriptare. Eppure per essere cittadini del mondo bisogna evitare l'effetto di potersi illudere di chiudersi nel proprio hortus conclusus.
Se ho imparato qualcosa nel tempo, è che bisogna per capire bene le cose dedicarsi a letture di specialisti, perché la cronaca quotidiana crea troppo spesso degli effetti distorcenti con vere e proprie mode e mot d'ordre che cambiano troppo in fretta.
Mi sento ancora cretino adesso a pensare a certi abbagli. Ne cito uno per tutti agli esordi del mio interesse per la politica: da ragazzino una battaglia libertaria riguardò l'Iran in favore di quella rivoluzione che poi si trasformò nei misfatti di una repubblica islamica, la cui costituzione si ispira alla legge coranica ("sharia") con tutte le conseguenze ben note.

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