October 2015

Un Expo in coda

Lo stand di São Tomé e Principe all'ExpoSono stato all'"Expo" di Milano e qui annoto qualche mio pensiero e lo faccio con la consapevolezza che si tratta di un grande "baraccone" di divertimenti, malgrado i riferimenti pomposi nel filone della sostenibilità, prezzemolo del millennio (sostenibilità in cui - per chiarirlo - credo assolutamente, ma non come verniciatura del politicamente corretto). Non a caso il guru di "Slow Food", Carlin Petrini, non ha lesinato certe critiche ad una manifestazione cui aveva contribuito con entusiasmo nel ben definire un tema serio, come filo conduttore, come quello del cibo e dell'alimentazione e tutto ciò che vi ruota attorno. Avere come sponsor principale "Coca Cola" e "Mc Donald's" penso gli abbia inferto un gran colpo...

La satira, de Gaulle e i Down

La copertina di 'Charlie Hebdo' con le caricature di De Gaulle e MoranoPuò una polemica politica scatenare, a catena, una seconda polemica politica? Raccontiamo questa storia, che immagino qualcuno di voi abbia già seguito e che assume un valore esemplare di come certe cose creino delle dissonanze.
«Je n'ai pas envie que la France devienne musulmane. (...) Ce ne serait plus la France». Così si è rivolta allo scrittore e regista Yann Moix, in una nota trasmissione televisiva francese, l'europarlamentare del centrodestra "Les Republicains", Nadine Morano. Per inciso ricordo che porta il cognome dell'ex marito, perché lei nasce "Pucelle", corretto in "Pugelle" nel 1976 con le procedure di legge, perché il cognome tradotto faceva "Vergine" (e per una nata in Lorraine ovvio il riferimento a Giovanna d'Arco, la "Pucelle d'Orléans") e penso che per questo la politica fosse da ragazza oggetto di facilmente immaginabili prese in giro.

Un tamburo per l'Autonomia

La classica grancassaSe va avanti così mi comprerò un tamburo e un megafono e andrò in giro sulle piazze della Valle d'Aosta, a costo di fare la figura del matto. Dopo un rullo per attirare l'attenzione, mi toccherebbe dire che non c'è nulla di peggio di un silenzio complice o di una sottovalutazione di quanto sta avvenendo. Come un paziente che posto di fronte ad una diagnosi grave - ma con speranza di guarigione - facesse finta di niente e aspettasse solo, rassegnato agli eventi e senza curarsi, di tirare le cuoia.
«La résignation est un suicide quotidien», diceva non a caso Honoré de Balzac.
Ancora più esplicito Italo Svevo: «Curioso come a questo mondo vi sia poca gente che si rassegni a perdite piccole; sono le grandi che inducono immediatamente alla grande rassegnazione».
Vale quel che temeva Emile Chanoux: «Les Valdôtains sont un peu trop tranquilles, même quand il s'agit de leurs intérêts les plus vitaux». E lui, negli anni bui del fascismo, di valdostani venduti ne aveva visti troppi e molti fra questi erano poi stati lesti a salire sul carro dell'antifascismo.

La svolta centralista e il "rischio cicala"

Alberto FaustiniBrutto vizio quello di scrivere di politica, anche se spero che i lettori più di lungo corso apprezzino il fatto che non sia lì maniacalmente ad occuparmi di questo orto con una logica monocolturale, ma cerchi di tenere una certa varietà di verdure...
In queste ore, viene votata la riforma del Senato, che uccide sé stesso, trasformandosi in un'Assemblea con pochi poteri, sancendo di fatto un monocameralismo all'italiana, che per altro diventa appannaggio di un presidente del Consiglio che di fatto diventa il "Capo Supremo". Scrive bene il costituzionalista Michele Ainis su "L'Espresso" sulla nuova Costituzione del renzismo: «...in coppia con l'Italicum introduce il presidenzialismo senza dichiararlo. Fu il progetto dei missini, poi del Partito socialista nel suo congresso a Rimini nel 1987, poi del "lodo Maccanico" nel 1996, poi della Bicamerale guidata da Massimo D'Alema nel 1997, poi da Silvio Berlusconi nel 2008. Nessuna di quelle intenzioni si è mai realizzata, forse perché erano troppo esplicite, dirette. Dopotutto siamo pur sempre il Paese che accoglie Santa Romana Chiesa: in Italia si fa, ma non si dice».

Tripoli, bel suol d'amore...

Uno scorcio di Tripoli, capitale della LibiaSe i libici faranno nascere un nuovo Governo, l'Italia «è pronta» con i suoi soldati ad assicurare la sicurezza di alcune zone del Paese: lo ha detto ieri il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ciò appare del tutto in linea con quanto dichiarato alle Nazioni Unite dallo stesso premier, Matteo Renzi. Contro l'Isis «siamo di fronte alla più grande coalizione mai vista. Serve grande responsabilità, e l'Italia è intenzionata a dare un sostegno risoluto»: così Renzi partecipando al summit sul terrorismo presieduto da Barack Obama. «Offro al presidente Obama - ha aggiunto Renzi - tutto il sostegno dell'Italia sul fronte dell'azione antiterrorismo». Il premier si è detto quindi convinto che l'Isis verrà sconfitto. «Non solo Siria, non solo Iraq. Ma anche Africa e in particolare, per quel che interessa l'Italia, Libia», ha aggiunto Renzi al summit.

Che poi Cassandra aveva ragione....

L'espressione latina è ben nota e variamente adoperata. Mi riferisco al classico "vox clamantis in deserto" (la voce d'uno che grida nel deserto). Si tratta della celebre frase biblica che si ripete talvolta alludendo ad avvertimento non ascoltato, ad un tentativo di persuasione andato a vuoto.
Capisco che l'anticonformismo rischia di essere vissuto male. Ma resto convinto - e lo riscrivo per l'ultima volta - che (oggi abuso del latinorum e mi scuso per questo) "scripta manent, verba volant" e dunque ogni cosa scritta non volerà via, quando certe previsioni potranno realizzarsi.
Alla fine, poi, fare la figura della "Cassandra" non fa neppure schifo. Ricordo, infatti, come Cassandra fosse la figlia di Priamo, re di Troia. Secondo Eschilo (nell'"Agamennone"), avrebbe avuto da Apollo il dono della profezia ma, visto che non aveva ceduto alle sue profferte amorose, il dio fece sì che nessuno le credesse.
Situazione mica piacevole. Tu sai e prevedi, ma nessuno ti prende sul serio.
Ma - ecco il punto interessante - nell'"Eneide" virgiliana Cassandra, poco citata invece da Omero, si oppone invano all'introduzione del "cavallo di legno" dentro le mura di Troia, perché sapeva che dalla pancia del fantoccio di legno sarebbero poi spuntati i cavalieri conquistatori della città.

Emigrazione vecchia e nuova

Daniele TrevesMai come in questi anni mi è capitato di incontrare valdostani che se ne vogliono andare dalla Valle d'Aosta. In genere si tratta di persone che non trovano un lavoro corrispondente alle attività per cui hanno studiato oppure ritengono, in senso più vasto, che «per fare fortuna» oggi si debba andare altrove, perché da noi le chances si sono esaurite e la situazione, già precaria, sta ora precipitando nel vuoto di idee e proposte, accanto all'impoverimento di un bilancio regionale che viene tagliato di anno in anno. Mi viene talvolta in mente quel gioco da bambino, quando su un cumulo di sabbia veniva apposto il bastoncino di legno di un gelato e ai giocatori toccava togliere manate di sabbia sino a quando il legnetto cadeva e l'ultimo "scavatore" perdeva la partita. Qui in Valle il legnetto, che poi è l'Autonomia, sta ormai in piedi per un soffio e, come mi diceva scherzando ieri un mio amico canavesano (di quelli "doc" perché ha due cognomi!), toccherà imparare il piemontese per quando la Valle d'Aosta sarà forzatamente annessa...

Le Reines, mucche con la corona

Reines impegnate nella BatailleCi sono, nel corso dell'anno, delle pietre miliari che si ergono nella piccola Valle d'Aosta attraverso le stagioni, in questo caso l'autunno che si sta colorando di tonalità che non finiscono mai di stupirmi, dalle vette imbiancate ai boschi sottostanti. Così la "Bataille de reines", lo scontro tradizionale delle bovine, caratteristico della cultura comune dell'area geografica di cui la Valle d'Aosta fa parte. Quella che Emile Chanoux chiamava la "République du Mont Blanc", che magari un giorno ci sarà sulle macerie degli attuali Stati nazionali, che si richiamano spesso a confini naturali, dimenticando che - almeno sulle Alpi - le culture le montagne le scavalcano senza guardare agli spartiacque.

Il riparto fiscale e la negoziazione politica

I soldi aiutano a governare...Sono molto contento che oggi siano in tanti ad occuparsi del riparto fiscale e del complesso delle norme che regolano i rapporti finanziari fra Stato e Valle d'Aosta. Capisco che questo avviene perché siamo in "braghe di tela" ed i tagli finanziari sono e saranno talmente elevati che francamente non so bene come se ne potrà uscire e questo colpisce al cuore il funzionamento dell'ordinamento valdostano.
Sono anni che ammonisco - anche da questa mia pagina quotidiana e gli scritti restano, per fortuna - senza troppo ascolto sui danni prevedibili derivanti da certi meccanismi perniciosi, che denunciai subito e dunque ho la coscienza a posto. Mi riferisco all'uso strumentale e velenoso di applicazioni del noto "Patto di stabilità" (Bruxelles usa oggi la dizione più elegante di "Governance economica"), che non sono solo colpa dell'Europa, perché da Roma si è usato questo obbligo comunitario come leva e pretesto per scardinare la finanza regionale e locale.

A proposito dei vaccini

Un bimbo vaccinatoTorna di attualità la questione dei vaccini con un "giro di vite" per chi ha scelto di non far vaccinare i propri figli, come ben visibile dai dati in calo delle vaccinazioni infantili e la Valle d'Aosta, purtroppo, spicca in negativo.
Ora Regioni e Ministero della Salute intendono inserire nel nuovo "Piano nazionale di prevenzione vaccinale" una norma che impedisca l'accesso alle scuole ai bambini che non sono in regola con le vaccinazioni obbligatorie.
Secondo la legge, le vaccinazioni obbligatorie sono: difterite, poliomielite, tetano ed epatite B. Ci sono poi le vaccinazioni raccomandate: pertosse ed "hemophilus influenzæ tipo B" (contenute entrambe insieme a quelle obbligatorie nel famoso "esavalente"), morbillo, rosolia, parotite, meningococco C, pneumococco, influenza e papillomavirus.

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