June 2015

L'emigrazione valdostana e non solo

Marlon Brando ne 'Il Padrino'Sul sito del "Museo nazionale dell'emigrazione" c'è una scheda di sintesi, interessante e condivisibile, che riguarda l'emigrazione valdostana nel mondo e le sua caratteristiche. La riporto qui: "L'emigrazione valdostana nasce dalla mobilità stagionale, tradizionale dell'arco alpino, e dalla prossimità con la Francia e la Svizzera, nonché dall'esistenza di una costante comunicazione con l'area germanica. Nel Trecento i mercanti di stoffe si spostavano d'inverno sul lago di Costanza e la Baviera; nel Settecento arrivavano sino all'Austria - Ungheria. Dal Cinquecento muratori, carpentieri e tagliapietre lavoravano d'estate in Francia e nel Piemonte, attratti in particolare da Marsiglia e Torino. Infine il commercio di bestiame, tipica attività locale, comportava spostamenti in tutte le aree limitrofe. L'emigrazione post-unitaria si innestò su questa mobilità a breve e medio raggio e acquistò caratteri internazionali perché alcune aree, come Nizza e la Savoia, non facevano più parte del medesimo Stato".

La corsa di Francis

Francis DesandréConoscendo il protagonista, si sa bene che la vicenda potrà arricchirsi di colpi di scena. Mi riferisco alla storia di Francis Desandré, 47 anni, di Quart, che è anzitutto quella di un incidente sul lavoro, senza il quale non saremmo qui a discutere del caso.
Era il 1989, quando per una serie di sfortunate combinazioni, quando era ancora un ragazzo, finì sotto uno scavatore su di un cantiere ad Aymavilles e perse la gamba destra sotto il ginocchio.
Francis, che è mio amico da tanti anni, ha sempre vissuto con assoluta naturalezza questa sua disabilità, affrontando la vita con il sorriso e con determinazione. Lo ha con la giusta dose di anticonformismo e di parlar franco.

Il Cervino, montagna universale

Si avvicina il clou delle cerimonie per gli anniversari delle scalate che portarono, prima dalla parte svizzera e poi sul lato italiano, alla conquista del Cervino, rimasta una delle grandi vette alpine non ancora raggiunte, ma poi ciò avvenne ne luglio 1865, dall'alpinismo sportivo.
Sul "24heures" di Lausanne ho letto, poche ore fa, un editoriale intitolato "Le Cervin, la guerre, la paix et l'amour" a firma di Claude Ansermoz.
Questo il suo inizio: "Au Moyen Age, on l'appelait Mons Silvus. Puis Mons Servinus, Mons Servin et enfin Cervin. Du "S" au "C" grâce à une faute d'orthographe du naturaliste genevois Horace-Bénédict de Saussure. En Italie, Monte Silvio est devenu Monte Servino avant de se transformer en Cervino . Les alémanophones, et les Britanniques chers à Whymper, l’ont baptisé "Matterhorn". Probablement en référence à "Horn" et à "Matte", la corne qui domine la plaine alluviale herbeuse sur laquelle repose aujourd'hui Zermatt".

La Croce sulla montagna

La croce sul 'Mont Conge'Capita, nelle circostanze della vita, di non andare in un posto che si trova a due passi dalla propria casa. E' un fenomeno che noto in molti, che amano mete esotiche e non conoscono cosa di bello si trova vicino. Così ti resta sempre la voglia di andarci e magari, come ho fatto ieri con una piacevole passeggiata, prima o poi ci vai.
Il mio paese natale è Verrès e si trova nel fondovalle, attorniato dalle montagne. Una di queste - la più piccola ma molto incombente - è il "Mont Conge", di poco più di settecento metri, uno spuntone di roccia attorniato da frane e boschi, da dove si vede bene, con una prospettiva dall'alto, il castello-fortezza così famoso e originale.
Il sentiero si sviluppa, aspetto curioso, partendo da un "Arboretum" realizzato nel 1951 dal Corpo Forestale, anche se certe piante, specie mediterranee, "importate" non ci sono più.

La riforma degli Statuti delle Speciali

Roberto Louvin quando sedeva in Consiglio ValleNella riforma costituzionale in corso - quella per intenderci che di fatto sopprime il Senato, privandolo di sostanza, e che ridimensiona grandemente il regionalismo con una clausola di "supremazia" dello Stato - è prevista una norma transitoria di salvaguardia per le Speciali. Questa previsione dovrebbe essere - uso il condizionale perché, come scritto ad esempio dal costituzionalista Ugo De Siervo, siamo su un terreno molto pasticciato - la garanzia che le modifiche non verranno applicate alle autonomie differenziate fino all'adeguamento degli Statuti, che deve avvenire con l'intesa (principio per ora valido solo una tantum, per questo passaggio). Malgrado la riforma non sia stata approvata dal Parlamento neppure in prima lettura e sarà di certo sottoposta a referendum (la tabella di marcia del presidente Matteo Renzi lo prevede, se i tempi ci saranno, nella primavera 2016), il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa (ottima persona, cui manca da mesi il ministro) ha deciso di far nascere, con il "sì" dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale, una Commissione paritetica che lavorerà alla stesura di un testo per la riforma degli Statuti speciali.

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