June 2015

Contro lo spreco alimentare

Cibo gettato viaLo spreco alimentare è un'evidenza della nostra società. Ci sono molti rapporti, densi di cifre, che ci dicono con grande semplicità che la metà del cibo prodotto nel mondo finisce, benché commestibile, nella spazzatura. Basta fare mente locale sui consumi domestici di ciascuno di noi per osservare dal basso il fenomeno. Chi si occupa molto del tema è il "Barilla center for food", finanziato dalla grande casa di pasta, che calcola in una forbice fra i dieci ed i venti milioni di tonnellate di prodotti alimentari buttati via ogni anno in Italia per un valore di 37 miliardi (non ho sbagliato: è miliardi!), pari grossomodo a 450 euro l'anno per famiglia. Questa montagna di cibo sfamerebbe - anche se ovviamente il calcolo è sempre teorico - 44 milioni di persone e sappiamo quanti nel mondo (ma anche da noi, come dimostra il lavoro caritatevole del "Banco alimentare") hanno problemi di fame.

Roma Capitale...

Sono stati scritti interi volumi sul perché Roma sia diventata la Capitale d'Italia.
Si sa bene come la conclusione dell'operazione non sia stata semplice, ma rientrava nel solco - che non sembra aver portato fortuna - di una città simbolo per evidenti ragioni storiche.
Se l'Italia avesse scelto il modello federale non saremmo qui a piangere sui vizi di Roma, perché con una sovranità diffusa tutto sarebbe stato annacquato.
Invece l'attuale situazione politica spinge ulteriormente verso il centro ed il centralismo premia vizi e virtù della Capitale, di cui esiste ampio campionario e le vicende di "Mafia Capitale" sembrano essere solo la punta dell'iceberg.

«Contrordine compagni!»

Matteo Renzi ed Augusto RollandinSono un profondo estimatore dei thriller, che servono in sostanza a metterti di fronte ad una serie di brutture che di conseguenza ti fanno vedere la vita con le lenti colorate di rosa. Ma la pellicola spaventosa funziona solo se la costruzione dei meccanismi - mi inchino a maestri come Alfred Hitchcock o Dario Argento - agisce davvero e cioè l'improvvisa scena mozzafiato è tale e non facilmente prevedibile. Altrimenti è noia come un brodino e la coperta scozzese sulle gambe.
Ecco perché non mi sono per nulla spaventato per l'ingresso del Partito Democratico valdostano nella maggioranza regionale come "deambulatore" per la Giunta Rollandin. E' mancato infatti il "coup de théâtre", il colpo di scena che facesse dire «guarda che storia!» e non si è trattato neppure - ricorrendo sempre ad un francesismo - di un "coup de foudre". L'innamoramento del Partito Democratico verso l'Union Valdôtaine e la Stella Alpina è stato come un lungo e sensuale tango in cui i contendenti, simulando per mesi una lotta corpo a corpo, in realtà imparavano a conoscersi nella clandestinità di chissà quale boudoir. Prima amanti clandestini, ora - finalmente! - alla luce del sole.

Guardando quei ragazzi

Un momento della festa del Liceo classicoCi sono immagini improvvise che ti illuminano la giornata. Ieri - ultimo giorno di scuola in Valle d'Aosta - ho portato mia figlia Eugénie al campo di rugby ad Aosta, dove si svolgeva la festa di fine anno del Liceo classico (che oggi aggrega anche l'artistico ed il musicale). Sarà la bella giornata di sole e il particolare colpo d'occhio di quella zona (montagne verdissime sul cielo azzurro e sullo sfondo il biancore del Ruitor), ma vedere tutti quei giovani in braghette corte e magliette colorate, sorridenti e distesi, divisi in tanti capannelli in attesa di cominciare la giornata, mi ha messo allegria per tutto il giorno. Mi sono imposto - e non è una difficile disciplina - di memorizzare di più i momenti belli della vita, che spesso riteniamo scontati e non assaporiamo come dovremmo fare, con l'evidente rischio di trovarsi un giorno ad avere dei rimpianti. E quel flash mi ha ricordato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanti doveri noi adulti abbiamo verso questi ragazzi che si affacciano alla vita in questi anni difficili e che si trovano, specie quando la scuola Superiore sta per finire, a dover scegliere la loro strada.

Ciliegie

CiliegeL'antropologa Françoise Héritier elenca alcune cose in piacevoli (definite "sels de la vie"), in un suo libro, e fra le altre: «les fous rires, les coups de fil à bâtons rompus, les lettres manuscrites, les repas de famille (certains) ou entre amis, les bières au comptoir, les coups de rouge et les petits blancs, le café au soleil, la sieste à l'ombre, manger des huîtres en bord de mer ou des cerises sur l'arbre, les coups de gueule pour rire...».
A parte le ostriche che non mi piacciono, sottoscrivo pienamente e voto, come prima della lista, la raccolta delle ciliegie dall'albero. Ci riflettevo ieri guardando un cesto di ciliegie e scoprendo come ci siano abilità che si interiorizzano per sempre, come la capacità di distinguere dal solo colore la bontà o meno di ciascun frutto.

Tensione e immigrazione

La 'Banca nazionale dell'Agricoltura' dopo l'attentato del 1969Un tempo, ma sfuggono ancora tutti i contorni e soprattutto certe connessioni, l'Italia subì la "strategia della tensione". Io quegli anni li ricordo e devo dire che allora, vivendoli, non si aveva la piena consapevolezza di certi fatti, ma il clima era pesante e pieno di incertezze e dai risvolti fortemente emotivi. Esisteva una feroce destra di stampo fascista e a sinistra si agitavano fantasmi che portarono alle "Brigate rosse".
Così riassume la "strategia della tensione" la "Treccani", riferendosi a quelle vicende e agli oscuri legami, che sembrano ancora incombere sull'Italia di oggi: "Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario".

La conquista del Cervino

Breuil-Cervinia ed il CervinoCentocinquant'anni anni sono, nello scorrere della Storia, un battito di ciglia, ma ne possiamo misurare bene la distanza quando esiste ancora una relativa vicinanza, che ci rende ancora vicini certi eventi.
Rievochiamo di questi tempi le vicende della scalata del Cervino, la montagna icona per eccellenza delle Alpi e dell'alpinismo, soprattutto grazie alla singolarità della sua forma. Lo farà - lo dico per inciso - anche "RaiVd'A" nella sua programmazione televisiva con una settimana "tout Cérvin", che penso risulterà interessante.
Trovo una bella sintesi della storia dell'impresa del luglio 1865 grazie alla penna e alla cultura di Alexis Bétemps, che la inquadra nel nascente nazionalismo italiano, dopo l'Unità d'Italia.

L'Isis alle porte

"Mala tempora currunt": così mi scrive, come titolo di una mail, Massimo Tringali, intellettuale valdostano di raro spessore culturale ed osservatore disincantato delle cose del mondo.
Mentre tutti osservano - ed è giusto che sia così - le vicende dei migranti, Tringali ricorda le minacce sempre più incombenti degli islamisti, ormai vincenti davanti alle coste italiane.
Così scrive: «Qualche giorno fa Domenico Quirico in un editoriale radiofonico denunciava il fatto che l'Isis sta prevalendo in quella che, a suo dire, è a tutti gli effetti una guerra tradizionale. E sta prevalendo nel controllo di una sempre più vasta porzione di territorio. Aggiungeva che è la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale che l'Occidente, insieme ai suoi alleati arabi, si trova, nei fatti, perdente. Eppure tutto ciò sembra non allarmare l'opinione pubblica. Vuoi perché nichilisticamente insensibile alle persecuzioni, specie se rivolte ai cristiani, vuoi perché si sente beatamente al sicuro. Tutti abbiamo visto l'immagine del miliziano a volto coperto con il coltello puntato su Roma: ma, si dirà, provocazione mediatica e null'altro».

Il traforo del Monte Bianco compie 50 anni

L'inaugurazione del Traforo del Monte Bianco dalla prima pagina del 'Peuple Valdôtain'E' interessante constatare come fra un mesetto si creerà una sorta di ingorgo di celebrazioni. Da una parte - lo ricordavo ieri - i centocinquant'anni dalla prima scalata del Cervino (da entrambi i versanti e forse sarebbe stato meglio riuscire a fare un calendario in comune), ma nelle stesse ore si ricordano anche i cinquant'anni dalla grande cerimonia ufficiale con cui venne inaugurato il Traforo del Monte Bianco.
Era il 16 luglio 1965, quando il Presidente francese Charles De Gaulle e quello italiano Giuseppe Saragat (presidente della Regione era mio zio Séverin) tennero i loro discorsi ufficiali. Entrambi conoscevano bene la Valle d'Aosta, oggetto come noto di questioni politiche non indifferenti - di cui entrambi erano stati protagonisti a diverso titolo - appena vent'anni prima e Saragat in più frequentava la Valle per le sue vacanze.

Regole certe per lupi e orsi

Il cartello di 'Pericolo orsi', comparso in Trentino'Capisco che ognuno di noi finisca per avere delle "fisse" e cioè temi sui quali esiste il rischio di tornarci sopra più volte. Sono ormai molti anni che seguo il ritorno dei grandi predatori sulle Alpi (ma mi è capitato di parlarne anche quando sono stati sui Pirenei o in montagne dove non ci sono stati ritorni, ma i grandi predatori erano rimasti, come i Balcani o i Carpazi).
Oggi il grande del dibattito si concentra in particolare su due animali: il lupo e l'orso. Nell'immaginario popolare, cioè per uno come me, agiscono di primo acchito antichi retaggi, che solo la cultura può correggere. Il lupo è d'emblée "cattivo", come da favole dell'infanzia. Mentre l'orso - grazie soprattutto al mitico Yoghi con Bubu - è buono.

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