May 2015

La Scozia riparte

La prima ministra scozzese Nicola SturgeonGuardarsi attorno e non accontentarsi, in una logica autoreferenziale, della propria situazione istituzionale e politica.
Accontentarsi vorrebbe dire illudersi di una Valle d'Aosta per sempre e comunque enclave rassicurante al riparo di cambiamenti repentini e pericolosi. Invece siamo in Italia, dove molti dei fautori del federalismo di cartapesta sono oggi centralisti allo stato puro ed è perciò palese il rischio che un'Autonomia "concessa" (octroyé) possa essere revocata dallo Stato, magari con l'uso strumentale del principio di eguaglianza. Meglio essere tutti pecore e sudditi obbedienti, che avere qualcuno che teneva accesa una fiammella federalista e dunque per definizione contraria ad uno Stato unico ed esclusivo depositario di qualunque forma di sovranità.

Sulle elezioni comunali

Un momento delle elezioniLe elezioni si sentono da lontano, come i tuoni di un temporale, arrivano in modo del tutto assorbente e si esauriscono con una certa rapidità, lasciando il campo ad uno strascico di commenti. Anche a me, per dovere di cronaca, tocca mettere in fila qualche pensiero a caldo.
Chi ha partecipato, specie se neofita, alle elezioni comunali in Valle d'Aosta - che sono circa 1.800 persone in tutto nelle liste presentate in 68 Comuni - avrà scoperto alcune cose, eletto o meno che sia stato.
La prima: le campagne elettorali sono faticose e snervanti e creano situazioni di dispiacere e di disagio, specie quando si scopre che, oltre al fuoco del "nemico", c'è anche quello "amico".
La seconda: che la politica, a dispetto di tutto quel che si pensa erroneamente, presuppone conoscenza e studio, se si vogliono affrontare gli argomenti in discussione.
La terza: non è però sempre detto che la competenza paghi in termini di voti, perché magari in una lista primeggia il simpaticone più che l'intellettuale.

Il Clima e le attese per Parigi

E' per le generazioni future che si piantano gli alberi. E' interessante quanta saggezza ci fosse nel mondo contadino, che un tempo - prima che gli agricoltori diventassero una piccola minoranza fra la popolazione - segnava con certe parole d'ordine la società tutta intera.
Oggi ne resta un ricordo di quell'approccio che cementava una sorta di patto fra generazioni, cui corrisponde efficacemente quella consegna del testimone a chi, dopo di noi, prosegue il cammino.
Spetta a noi mettere chi verrà nelle condizioni migliori, specie pensando che di Natura ce n'è una sola e quella, visto che sulla Terra ci abitiamo, ce la dovremmo tenere stretta.

Il savant, la politica e il futuro

Il manifesto elettorale dell'UVP ad AostaQuando nell'Union Valdôtaine Progressiste hanno cominciato a chiamarmi - in coppia con Dino Viérin - "savant", mi è sembrata, pur ringraziando per l'attenzione, una sorta di "commenda", riconoscimento civile degno di una quiescenza ingiustificata, perché non penso di essere Matusalemme ed immodestamente ritengo di avere ancora qualche freccia nel mio arco.
Poi alla definizione che sa di antico, mi ci sono affezionato, pensando all'etimologia: «de l'ancien français "savant" signifiant "sachant", participe présent de savoir, et "-ant"; du latin classique sapere, "s'y connaitre en"». Ma mi è piaciuta soprattutto la spiegazione data del termine da mio amato Claude Lévi-Strauss: «Le savant n'est pas l'homme qui fournit les vraies réponses, c'est celui qui pose les vraies questions».
Certo la politica è fatta di gioia e di dolore, come molte delle espressioni della nostra vita. Penso di poterlo scrivere con la fortuna di avere avuto più contentezza che avvilimento nel complesso degli anni in cui sono stato assorbito dall'attività politica. Per altro si sa che noi esseri umani godiamo in genere di una memoria selettiva, che tende ad indorare la pillola rispetto al passato e centrare maggiormente la memoria su episodi piacevoli ed è un bel viatico per star bene e ciò vale per tutto. Per cui godo ancora oggi di ricordi bellissimi, che oscurano certe sgradevolezze, che fanno parte del gioco.

L'anatra zoppa di Aosta

Fulvio Centoz tra Matteo Renzi ed Antonella MarcozScrivo ancora oggi di politica, poi - nel limite del possibile - mi occuperò d'altro per un evidente processo di disintossicazione per me e per voi lettori, dopo l'overdose da elezioni comunali su cui appunto ho già scritto troppo. In più mi richiamo ai post più recenti per evitare quest'oggi di ripetermi (tipo, metto le mani avanti, visto il tema odierno, il cattivo risultato dell'Union Valdôtaine Progressiste sulla città di Aosta).
E' davvero singolare, vero caso di scuola per qualche politologo curioso, la "cessione" del sindaco di Aosta da parte dell'Union Valdôtaine al Partito Democratico, a spese del sindaco uscente unionista (componente ex socialista), Bruno Giordano, riempito di complimenti simili, da parte di molti, alle corone di fiori ad un funerale. Della serie: grazie e si proceda alla sepoltura (politica, per carità!).

La mucca con i mutandoni

Johann Huber e la mucca col pannolinoOgni tanto mi balocco nell'idea di fare uno spettacolo teatrale sullo Statuto d'autonomia, le sue origini ed i suoi contenuti. Credo che sarebbe un modo interessante per rendere amichevole una materia fondamentale per conoscere l'ordinamento valdostano nel suo dinamismo nel tempo. E' sempre interessante, per chi abbia approfondito il diritto costituzionale, constatare come la stessa norma, identica nel passare degli anni, cambi e si trasformi a seconda dell'evoluzione della società.
Il nostro Statuto del 1948 e anche i precedenti decreti luogotenenziali danno conto di una società ancora fortemente ancorata al mondo rurale: lo si vede dalle materie dell'elenco delle competenze primarie ed integrative. E forse l'agricoltura, una delle prime materie ad essere diventata di respiro comunitario (così come avvenne per la più grande industria valdostana, la siderurgia), è il settore in cui è stato più difficile bilanciare le competenze regionali con i poteri crescenti di Bruxelles, compensati almeno dall'arrivo di risorse finanziarie.

Il compleanno della mia "Vespa"

Un giorno la 'Vespa' la guiderà lui...Quarant'anni scritto in lettere è molto più avvolgente del "40 anni" scritto in cifre, ma la sostanza è uguale. E questa volta si tratta di un compleanno particolare, quello della mia "Vespa 125 Primavera" del 1975. Venduto il mio cinquantino "Beta", a sedici anni il passaggio alla categoria superiore del "125" era uno dei passaggi giovanili, tanto che ricordo a memoria la targa AO 24210 (oggi ha una targatura diversa, perché l'ho re-immatricolata e può vantare l'aggettivo di "storica").
Se gli oggetti potessero parlare per proprio conto e non solo attraverso la nostra memoria, la "Vespa" potrebbe raccontare un sacco di cose, magari davanti a un camino in una sera d'inverno, come avverrebbe con una vecchia fiaba con il suo "C'era una volta...".

Una riflessione non è invasione di campo

Profughi al 'Centro di accoglienza e identificazione' di ManduriaLa storia è nota: qualche giorno prima delle elezioni comunali, il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, aveva detto di no all'arrivo in Valle di 79 migranti sbarcati sulle coste italiane in aggiunta ai 62 già ospitati in Regione. La posizione, assai ferma all'inizio, era basata anche su un richiamo a responsabilità altrui: «la nostra non è assolutamente una posizione ideologica, ma è legata al fatto che ho sentito tutti e 74 i sindaci della nostra Regione e a oggi non c'erano disponibilità da nessuno di loro».
Il presidente, due giorni fa, ha corretto il tiro e lo aveva già fatto in presenza di Matteo Renzi, che certo non poteva accettare il "niet" valdostano, che ha sortito critiche ferocissime da diversi ambienti. Ha detto Rollandin: «L'Amministrazione regionale sta lavorando per trovare delle disponibilità che possano permettere in futuro di accogliere nuovi migranti, se ci sono dei posti che ci vengono segnalati andiamo a seguire la prassi che abbiamo finora adottato».

Lo schianto nella notte

Le tracce del terribile incidente a SarreCi sono fatti di cronaca che si riversano, come se fosse del vomito, sulla nostra esistenza. Fanno ribrezzo, più sono terribili e violenti, ma fanno anche pensare. Fateci caso, guardandoli per un giorno con occhio diverso. Ragioniamo su come sia possibile che ci siano avvenimenti così tragici, che colpiscono la nostra umanità. Possono essere drammi e sventure di massa o di singoli e di mezzo c'è, ahimè, una casistica infinita.
Si finisce in parte per farci il callo e meno sono vicini e meno sono invasivi e più è facile dimenticare, perché l'oblio evita il troppo lambiccarsi. Ma, anche se distanti, suonano sempre come inquietanti ammonimenti sulla fragilità della condizione umana.
Il Destino, da questo punto di vista, è una macchina sempre accesa, il cui ticchettio non è percepibile. Dopo una tragedia, tutti noi commentiamo, specie se la dinamica dei fatti è causata da incredibili combinazioni, che da qualche parte ci dev'essere scritto che cosa ci aspetta oggi o domani o chissà quando. Se così fosse, è un bene che risulti impossibile dare una sbirciatina...

Riflettere sugli eccessi animalisti

C'è da chiedersi come mai una parte di opinione pubblica si commuova molto di più per la morte di un animale che per quella di esseri umani.
Mesi fa ci fu il caso di un'orsa, Daniza, morta in Trentino a causa delle conseguenze di un'iniezione di un narcotico. Raramente sui "social" - su una vicenda di certo dolorosa - c'è stata una campagna così virulenta e persino, a tratti, violenta. Nelle stesse ore, sui soliti barconi nel Mediterraneo, morivano centinaia di persone e lo stesso valeva per certe in guerre in giro per il mondo, ma nulla di altrettanto forte pareva manifestarsi.
E' di queste ore, invece, l'uccisione per annegamento del cigno Baldassarre, che avevo visto personalmente più volte, frequentando il Lago Sirio a due passi da Ivrea. L'uccello, noto per il suo carattere irascibile, considerando lo specchio d'acqua come il suo territorio, è stato annegato da uno sportivo che nuotava nel lago e che sostiene di averlo ucciso accidentalmente, perché era stato aggredito dal pennuto. Pagherà per quello che è certamente un reato e una brutalità.
E' stato nel Canavese un «apriti cielo», proprio nelle stesse ore in cui la "Olivetti", ormai ridotta al lumicino, annunciava una raffica di licenziamenti.

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