March 2015

Fantozzi Rag. Ugo

Paolo Villaggio nei panni del ragionier Fantozzi nella scena della 'La corazzata Potëmkin'Il ragionier Ugo Fantozzi compie quarant'anni come personaggio cinematografico e la mia generazione si inchina al suo augusto pensiero, che ha penetrato la nostra gergalità e pure un certo umorismo collettivo. Il Ragioniere è figlio dei miei tempi ed oggi ne possiamo parlare, pur essendo ancora vivo il suo creatore Paolo Villaggio (grandemente incarognito dal tempo e divertito nel da giocare il ruolo di «quello un po' rincoglionito»), come se fosse morto e vivente solo su carta e pellicola.
L'autodescrizione da italiano medio tendente mediocre di Fantozzi è nota ed è una confessione alla celebre moglie, la signora Pina: «...Io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile, e sai perché? Perché sono il più grande "perditore" di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali, un impero coloniale, otto - dico otto! - campionati mondiali di calcio consecutivi, capacità d'acquisto della lira, fiducia in chi mi governa... e la testa, per un mostr... per una donna come te».

I ritmi della politica

SveglietteIn molti - specie in questi tempi di elezioni comunali che coinvolgono molte persone - si trovano, mentre appunto si cercano le candidature giuste per le liste elettorali, di fronte alle profferte di essere candidati e di diventare amministratori. In tanti devono dunque riflettere sul proprio futuro e sull'impatto che certe scelte possono comportare sulla propria esistenza. La politica, anche se magari nel semplice ruolo di consigliere comunale, sembra un salto nel vuoto o qualcosa di così invasivo da ledere le proprie abitudini e i propri ritmi. Fatemi sul tema proporre qualche osservazione che spero utile, avendo maturato una qual certa esperienza nel ramo.
Anni fa, mi fece impressione, ma non so quanto poi dalle parole si passò ai fatti, un ragionamento che emerse in Südtirol. Si trattava in sostanza di ragionare su come i tempi del lavoro di chi si occupa di politica dovessero incrociarsi con le altre attività della propria vita, dalla famiglia al tempo libero.
Ancora oggi la questione mi sembra centrale: esiste la tendenza alla "riunionite", cioè al moltiplicarsi di riunioni, che siano organi politici di vario genere o le terribili commissioni e sottocommissioni di ogni fatta. Era un decisionista come Charles De Gaulle a dire: «I dieci comandamenti sono stati formulati in modo così semplice, conciso e comprensibile, perché elaborati senza una commissione».

Lubitz e la sua follia

Andreas Lubitz, nella foto del suo profilo 'Facebook', cancellatoSi chiamava Andreas Lubitz. Tra qualche tempo questo nome sarà destinato ad un oblio, inghiottito dal susseguirsi degli orrori della cronaca nera e dei suoi protagonisti, ma resterà di certo l'eco del suo gesto spaventoso: distruggere contro una montagna dell'Alta Provenza, l'aereo che pilotava, ammazzando di conseguenza, oltre a sé stesso, 149 persone, i cui destini si sono incrociati - per una tragica combinazione - con il suo gesto suicida/omicida.
Ma in questi giorni il nome del copilota di "Germanwings" ha riempito le cronache e giornalisti ed esperti, oltreché gli inquirenti, hanno sondato documenti e testimonianze per capire le dinamiche dei fatti e la personalità di questo giovane tedesco, autore di un gesto che fa restare senza fiato, sia a caldo che dopo aver letto, con effetto raggelante, le storie delle persone che il destino ha fatto sedere su quel volo maledetto.
Partendo appunto dal film al rallentatore degli ultimi minuti del fatale volo Barcellona - Düsseldorf. Le registrazioni della "scatola nera" hanno rivelato un racconto dell'orrore: Lubitz chiuso da solo dentro il cockpit del velivolo, che decide di perdere quota per far schiantare l'aereo su quelle montagne, nel "Massif des Trois Evêchés", che pare avesse sorvolato da giovane con l'aliante. Fuori, con crescente clamore di fronte alla porta blindata, il comandante cercava di rientrare in cabina, capendo cosa stesse avvenendo, fino alle grida («Apri questa maledetta porta!») e al tentativo inutile di sfondare l'ingresso della cabina con un'ascia. Poi le urla dei passeggeri consci dell'imminente pericolo letale, prima dell'urto che ha polverizzato aereo e passeggeri sul costone di una vetta.

Gli Alpini e il dovere civico

Non ho fatto il militare per via di un ginocchio. Fatto "rivedibile", sono poi stato "riformato". Questo però non mi ha mai impedito di guardare con interesse alle Forze Armate, con ovvia logica territoriale in favore degli Alpini, cui è stata dedicata una parte della mia attività parlamentare, per altro rinvenibile nella puntuale resocontazione che giace alla Camera.
E' sempre stato interessante verificare il "caso valdostano".
Scevri da eccessi nazionalistici per la propria particolare identità - oggi si usa il termine "valdostanità" - i valdostani hanno sempre avuto nel Corpo degli Alpini un punto di riferimento sia per l'ovvio spirito di corpo, tradizionale in questa truppa specializzata in territorio montano, sia per gli aspetti festosi che ne sono caratteristica, ma anche - per uscire dal triste stereotipo dell'alpino beone - per quella capillare attività di volontariato che presidia il territorio con le molte sezioni comunali.

Quella norma rimasta nel cassetto

Un classico esempio di 'terza età'Per deformazione professionale, avendo cominciato il mio percorso politico dalla Camera dei Deputati, ho sempre, da lì in avanti e purtroppo ormai tanti anni fa, ragionato di fronte ai problemi cercando di capire quale fosse il quadro legislativo e il ruolo, se esistente, della nostra Autonomia speciale, in quello che è ormai il triangolo "Aosta - Roma - Bruxelles".
Ricordo che negli anni in cui sono stato presidente della Regione e c'erano già gli assalti, dignitosamente respinti, al nostro ordinamento finanziario e al welfare valdostano da esso discendente, avevo un evidente pallino, che se possibile è diventato un assillo di questi tempi in cui le vacche sono tutte magre.
Mi riferisco al tema delicatissimo dei costi sanitari, specie se applicati al quell'invecchiamento che riguarda l'attuale società e a quel limite della "Terza età" (in termine più aulico dicesi "senilità" o crudemente "vecchiaia"), che indica l'ultima parte della nostra vita, quando diventiamo più fragili e più vulnerabili.

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