February 2015

Il triste destino del Professor Monti

Mario MontiLa politica sale e scende e chi si trova a bordo ha spesso l'idea di trovarsi su di un vagoncino di un ottovolante. Io penso che si debba sempre ragionare con serenità sugli avvenimenti, sapendo che i giudizi (come la vendetta, che ha una sua nobiltà quando ripristina un torto subito ) sono piatti che vanno mangiati freddi.
Ecco perché io credo che si debba, comunque sia, l'onore delle armi a Mario Monti, ormai rimasto un Generale senza truppe. Resta senatore a vita, nomina probabilmente improvvida del presidente Giorgio Napolitano che ottenne il 9 novembre 2011, come momento propedeutico al successivo passaggio del 16 novembre 2011, quando divenne - fino al 28 aprile 2013 - presidente del Consiglio.

Tempo di Carnevale

Un particolare del dipinto di Pieter Bruegel il VecchioTanto per capirci subito, vorrei dire che ha ragione Charlie Chaplin, inventore del lunare "Charlot", quando dice: «Chi non ride mai non è una persona seria». Calembour che condivido e applico nella mia vita. E' più facile vedermi con il sorriso che con il muso. Che si tratti di tratto ereditario o di formazione culturale non so, ma è così.
Ma sul Carnevale bisogna intendersi, perché ci sono diversi livelli di lettura possibili. Il primo, più banale, per chi ama occuparsi delle Alpi, è la constatazione, resa plastica dall'allestimento di una delle sale del "Museo delle Alpi" del Forte di Bard, che questa festa fatta di travestimenti e riti ha delle straordinarie ricorrenze e affinità lungo tutto l'Arco alpino. In particolare le maschere, i falò, costumi di animali selvatici, divise di stampo militare. Retaggio, in particolare, di un mondo contadino beffardo che, prima delle grandi fatiche con il bel tempo, si sfogava tramortendosi in un clima libertario e libertino che durava quel poco necessario per bere e mangiare. Tutti gli altri Carnevali, compresi quelli storici a cavallo fra noi e il Canavese, sono un'invenzione recente, ormai fattasi tradizione.

I luoghi comuni sull'Europa

Un momento della conferenza per i giornalistiImmagino che nessuno se lo ricordi, ma per avere l'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta fu necessaria una "leggina" che presentai in Parlamento e feci approvare. Poi, nella logica italiana, per sancire il distacco da Torino si dovettero attendere i tempi della burocrazia. Anche per questo mi ha fatto piacere tenere una conferenza, nel quadro delle attività formative dell'Ordine, di cui ormai e purtroppo sono uno dei professionisti più vecchi.
Il tema prescelto era uno dei miei cavalli di battaglia: l'Europa. Avendo sempre seguito le tematiche europeistiche, ancor prima di diventare parlamentare europeo e poi membro del "Comitato delle Regioni", mi fa piacere - specie nel quadro di momenti formativi - ragionare attorno ad argomenti come la storia dell'Europa e dell'integrazione europea, così come spiegare i meccanismi di funzionamento delle Istituzioni e comprendere le prospettive di sviluppo futuro.
Non esiste argomento oggi che un giornalista debba trattare che non abbia alla fine un qualche riferimento, grande o piccolo, con il contesto comunitario. Dal dopoguerra ad oggi, con alti e bassi (e oggi siamo in basso per ventate anti-europeiste che impressionano), l'Unione Europea è diventato un riferimento familiare. Ma non sempre a questa presenza corrisponde una reale conoscenza di tutto ciò che sarebbe necessario sapere anche a fondamento della nostra cittadinanza europea.
Se oggi ci fosse un referendum in Italia - non possibile per via del dettato costituzionale - sull'appartenenza dell'Italia all'Europa, vedremmo scatenarsi tutta la deriva populista e tutta la demagogia deteriore che cavalca da tempo - e da diverse posizioni dello scacchiere politico - sentimenti e passioni contrarie al processo d'integrazione europea. Intendiamoci: le critiche alla costruzione dell'Europa, come la conosciamo oggi, possono essere tante e motivate. L'Unione Europea ha perso per strada ogni ambizione federalistica e la sussidiarietà spesso è la "foglia di fico" del centralismo di Bruxelles, ma quanto non funziona deve essere oggetto di riforme e non di un "marcia indietro" che per altro non si capisce affatto dove mai porterebbe.
Per cambiare, però, bisogna conoscere e bisogna avere consapevolezza di quanto abbiamo dietro le spalle e di quello che potrebbe accadere. Dietro alle spalle c'è anzitutto un assunto: l'Europa con il lento propagarsi dei processi di integrazione economica e politica è diventata una realtà vasta, contrastando il rischio che il Vecchio Continente fosse insanguinato da guerre fratricide. Dove il territorio era "non Europa" si sono visti gli orrori dei Balcani e oggi si vedono, a due passi da noi, le stragi in Ucraina. Davanti nel futuro, esiste, invece, un problema serio di crisi dell'economia e di deficit democratico ed il rischio che prima o poi ci sia un'Europa a due velocità che lasci indietro chi non ce la fa.

Propongo qui sotto un brano del mio intervento, dedicato ad una serie di luoghi comuni sull'Europa.

Poche settimane all'Expo

Penso di essere una persona mediamente informata e dunque piuttosto consapevole di quel che mi capita attorno. Ho seguito di conseguenza lo svilupparsi del famoso "Expo 2015", l'esposizione universale e devo dire che non ho le idee molto chiare sull'esatta utilità che avrà questa manifestazione assai costosa, tanto da attirare mosconi corrotti, come si è visto.
Ma deve essere colpa della mia ignoranza, perché i meglio informati invece spiegano che è un affare colossale, che aiuterà la ripresa dell'Italia e i milioni e milioni di turisti previsti daranno una sterzata decisiva. Tutto questo proprio quest'anno da maggio ad ottobre: quindi non sono promesse nel vento, ma speranze realizzabili nel breve periodo e non c'è troppo da aspettare.
Resto dubbioso, ma la macchina ormai è così lanciata che bisogna prenderne il bene, visto che non la si può fermare.

Sanremo e i Social

Arisa nel backstage del FestivalHo guardato il "Festival di Sanremo" in televisione e forse lo rifarò nei prossimi giorni. Non è un'ammissione di colpa, ma la constatazione che Sanremo non si può perdere, anzitutto perché ha il vantaggio, nel mese di febbraio, di dare un segnale all'inverno con le canzoni che ci accompagneranno in primavera e in estate. A vedere lo spettacolo televisivo, ad essere franchi, sembra che l'Italia sia sempre la stessa degli esordi: una rassicurante continuità nel nome della melodia. Ma dietro a questa apparenza si celano sempre delle novità a dispetto dei morti viventi.
Per la mia infanzia, quando la televisione era in bianco e nero, e lo è stato molto di più che negli altri Paesi Occidentali per via di beghe politiche della scelta del sistema di trasmissione del colore fra i fautori del sistema "Pal" quello "Secam", Sanremo era ovviamente uno spettacolo che sfociava nel costume e si concretizzava anche - l'ho già annotato in passato - in quella piccola pubblicazione tascabile che serviva per cantare le canzoni sanremesi durante le gite scolastiche. Ho accumulato così un patrimonio orale per nulla disprezzabile, se fossi intonato.

Occhio a San Valentino

San Valentino negli oggetti di tutti i giorniCome molti ho letto almeno un libro dell'americano John Gray, scrittore specializzato - anche come psicologo - nello studio delle problematiche di coppia, cui si deve la celebre definizione, per evidenziare due mondi diversi, degli uomini come "Marte" e delle donne come "Venere". Una chiave di lettura ironica ma pure concreta quale l'insieme di segnali indicatori dei rapporti sentimentali fra uomo e donna, segnalando le enormi differenze tra i due sessi.
Una frase sui regali, che poi inquadrerò, è questa: "Quando una donna tiene il conteggio dei punti, un dono d'amore, grande o piccolo che sia, ha sempre lo stesso valore. Le dimensioni non contano. Un uomo, invece, ritiene di segnare un punto con un piccolo regalo e trenta con un dono importante. Non capisce che per una donna le piccole cose sono importanti quanto le grandi. In altre parole, per una donna un'unica rosa conta quanto il pagamento dell'affitto di un mese".

Cuore e Amore

Il cuore del turismo valdostanoQuella di oggi - bene prestarci attenzione, evitando eccessi zuccherosi - dovrebbe essere la giornata dell'Amore (e degli innamorati, termine onestamente assai estensibile, vista la ricchezza possibile di sfumature di questo sentimento). Mondato da tutti gli elementi consumistici, che pure non sono da demonizzare, San Valentino ha incanalato in modo garbato quanto di eroticamente sfrenato c'era prima del Cristianesimo. Ricordo ai tempi del Ginnasio quanto ci fosse da ragionare per capire, nello studio della antica letteratura greca, l'amore in diverse sfumature: familiare ("storge"), di amicizia ("philia"), il desiderio erotico ma anche romantico ("eros"), infine l'amore più prettamente spirituale ("agape") e ci sono molte altre sottigliezze e c'è difficoltà di trovare certi confini e sottigliezze fra gli uni e gli altri.
La giornata di oggi si gioca molto attorno a un simbolo antico, che è quello del cuore. Cuore e Amore: un binomio di cui difficile fare a meno e che ha avuto le più varie declinazioni da livelli altissimi alla banalità più evidente. Un esempio elevato? "On ne voit bien qu'avec le cœur. L'essentiel est invisible pour les yeux" (Antoine de Saint-Exupéry). Uno più semplice? Scegliete qualche rima del "Festival di Sanremo" di certe canzoni di ieri e di oggi.

Le inquietudini sulla riforma costituzionale

La rissa tra parlamentari alla CameraLa politica di questi tempi non trova più una propria dimensione e sembra vivere come in una bolla di sapone. Questo avviene oltretutto in un periodo di crisi di vario genere, che già spingono i cittadini ad un generale senso di sfiducia. Quanto succede a Roma è eclatante, ma anche in Valle d'Aosta non si scherza. Poi non ci si stracci le vesti sull'antipolitica, perché chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Ma oggi guardiamo a Roma e alla sostanza di uno scontro che ha dato pure vita a certi spettacoli parlamentari indegni in certi luoghi istituzionali.
Ma la sostanza resta tutta politica. Quel che è capitato in questi giorni alla Camera non mi piace. Matteo Renzi ha deciso - in un acuto di politica personalista che sul lungo periodo non gli gioverà - di portare avanti da solo, senza le opposizioni, uscite dall'aula per protesta, le riforme costituzionali. La minoranza ha scelto questa sorta di "Aventino", dopo aver avuto comportamenti nell'emiciclo troppo aggressivi e gli assenti hanno sempre torto.

Maschere e sepolcri imbiancati

Esempio di una mascheraSpesso temo di essere irrimediabilmente fuori moda e forse avviato sulla strada a fondo cieco che porta ad essere un brontolone, quando penso che la vita non sia un Carnevale. E di conseguenza non ci si debba mettere addosso una maschera per viverla. Anzi, ritengo esista una sola faccia da far vedere in giro tutti i giorni ed è quella vera, fatta di carne ed ossa ed inamovibile, perché sotto c'è solo il cranio, che non è un gran bel vedere.
Aggiungerei, pur nelle naturali modificazioni del volto dalla nascita alla morte, che è quella stessa faccia che - se ci si sente coerenti fra le proprie convinzioni e i reali comportamenti - ci permette ogni mattina di guardarci allo specchio, nel caso maschile quando ci si fa la barba, senza provare vergogna. Circostanza che non è così banale, pensando a chi campa, invece, recitando personaggi diversi dal proprio e di facce magari ne usa diverse, secondo circostanze e vantaggi.

Cosa fare con la Libia?

Un barcone pieno di migranti partito dalla LibiaQuando oggi sento parlare della Libia - e temo che la questione resterà in primissimo piano per mesi - mi si accendono due lampadine nella testa. La prima, del tutto personale ma credo moltiplicabile per molti altri, riguarda l'aspetto evocativo e di memoria di quei luoghi della guerra di Libia, dove operò - credo dal 1912 - il mio nonno materno, Emilio Timo, ufficiale di Cavalleria. Ricordo da bambino nomi come Tobruch e Bengasi, Tripolitania e Cirenaica e poi una foto, di cui il nonno era fierissimo, in cui lo si vedeva impegnato in una battaglia in prima fila con i cavalli al galoppo. Erano storie personali che si mischiavano con le ambizioni coloniali, sempre finite male, dell'Italia o, come si disse ironicamente in certi passaggi, dell'Italietta. L'altra ben diversa - e del tutto bonaria e pacifica - era l'idea che mi era sempre frullata per la testa di visitare prima o poi quelle coste mediterranee della Libia, di cui si dicevano meraviglie, perché incontaminate e con vestigia incredibili della stratificazione di culture - egizi, fenici, greci, romani - che si erano succedute in quei luoghi. Ma Mu'ammar Gheddafi aveva chiuso le porte con una dittatura quarantennale, che oggi qualcuno stoltamente rimpiange perché stabilizzante, come se la Storia si scrivesse con i "se" e con i "ma" e non si dovesse sempre fare i con gli aspetti fattuali della geopolitica e i balbettii del diritto internazionale.

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