January 2015

Ministri incompetenti

Maria Carmela LanzettaQuando si conobbe il nome del ministro degli Affari regionali del Governo Renzi si capì che per il regionalismo sarebbero stati tempi duri.
Leggiamo la biografia del ministro in carica sul sito del Governo: "Maria Carmela Lanzetta è nata a Mammola, in provincia di Reggio Calabria, il 1° marzo 1955. Dopo essersi diplomata al Liceo Classico "Ivo Oliveti" di Locri, nel 1978 ha conseguito la Laurea in farmacia all'Università di Bologna. E' stata sindaco di Monasterace (RC) per due mandati consecutivi, nel 2006 e nel 2011, alla guida di una lista civica di centrosinistra".
Monasterace è un Comune di 3.500 abitanti ed il salto a Ministro lascia sgomenti ancora oggi e conferma la scelta di una persona che per studi e per esperienza nulla sapeva di regionalismo. L'unico fatto politico noto all'epoca fu che per raggiungere Roma lasciò il suo capocorrente Pippo Civati a vantaggio di Matteo Renzi ed ecco materializzarsi la prestigiosa poltrona.

Auschwitz, 70 anni fa

Il "Giorno della Memoria", che evoca l'Olocausto, cade nel cuore dell'inverno per ricordare, come giorno simbolo, quando i russi liberarono il campo di sterminio di Auschwitz.
Quest'anno la data è ancora più evocativa. Sono infatti passati ormai settant'anni da quel drammatico 1945, quando si chiuse la Seconda Guerra mondiale con la sua coda di tragedie.
Ineluttabilmente scompaiono i testimoni di quei fatti, e non mi riferisco solo agli ebrei sopravvissuti al piano dello sterminio sistematico inventato dal nazismo (con la successiva complicità del fascismo), ma a tutti quelli che, protagonisti e testimoni, comparteciparono a quella grande tragedia collettiva che insanguinò il mondo.

Tsipras fra promesse e Realpolitik

Alexis Tsipras ed i suoi alleati di GovernoNon è facile parlare della vittoria in Grecia di Alexis Tsipras e forse per questo non ho commentato a caldo. Non lo è, anzitutto, perché i giudizi espressi sui "social" sono in larga parte frutto di un'adesione emotiva. Esiste una sorta di soddisfazione che qualcuno prenda a calci nel sedere l'Austerità imposta dall'Unione Europea e, nel caso italiano, emerge anche l'antico livore verso la Germania. Poi esiste una tifoseria, specie in Italia, che prende il volo quando si manifesta un vago afflato rivoluzionario con pugni chiusi, bandiere rosse e "Bella ciao" (canzone che amo e che so cantare a memoria, ma usata nel contesto che le è proprio). Ciò non vale solo per la Grecia, ma è un fuoco che arde per qualunque scenario internazionale (anzi... internazionalista) e prescinde spesso da conoscenze specifiche, trattandosi il più delle volte solo e legittimamente di passione.

La partecipazione politica in crisi

Il simbolo della Repubblica Italiana sulla fascia da sindacoFiumi d’inchiostro sono stati spesi per discutere attorno all'astensionismo e cioè il fenomeno crescente che spinge i cittadini a non esercitare il proprio diritto di voto. Per quanto si cerchi d'indorare la pillola, la realtà nuda e cruda è che questo distacco non è un prezzo obbligatorio da pagare in una democrazia matura, ma è il segno distintivo di un disinteresse, se non di un disprezzo, nei confronti della politica. Sbaglierò, ma penso che a questo abbandono dell'elettorato attivo corrisponderà anche - ed in Valle d’Aosta lo vedremo con le prossime elezioni comunali - una diminuzione nella disponibilità ad essere candidati e cioè all'elettorato passivo. Il fenomeno, non nuovissimo, andrà analizzato. L'antipolitica e quella che ho chiamato su queste pagine "la crescente apolitica", vale a dire il disinteresse totale che non è neppure una reazione, ma una rinuncia ad una cittadinanza impegnata, derivano da diverse ragioni. Fra queste: l'affievolirsi del senso della comunità, la considerazione della complicazione del ruolo elettivo e dei guai superiori ai vantaggi, la crisi economica che morde, la finanza pubblica ridotta al lumicino e avanti di questo passo.

Arriva la Saint-Ours

Le sculture davanti all'Atelier in piazza Chanoux ad AostaUno potrebbe sincronizzarci gli orologi su quella serie di appuntamenti ripetitivi che costellano la nostra vita. Arrivano con la certezza del calendario e, dopo una certa frequentazione, si partecipa con un copione già scritto e si va con la stessa sicurezza che si ottiene una volta che si è imparato ad andare in bicicletta. Automatismi, insomma.
Uno di questi - per la data fissa - è la "Foire de Saint-Ours" di Aosta, il 30 e il 31 gennaio, che quest'anno nel periodico spostamento dei giorni cadrà di venerdì e di sabato e questo valorizzerà le visite del secondo giorno, che è ormai vacanza quasi per tutti. Aggiungo che parrebbe dover arrivare la neve, come esibizione di un inverno che sinora è stato mite. Se così sarà, con una nevicata la suggestione supererebbe qualunque disagio.

In politica non conta solo la quantità

Sedili identiciPeriodicamente emerge, pur diversamente espressa, l'idea che i partiti autonomisti siano dei sopravvissuti della Storia e siano chiusi nella loro tana senza guardare il mondo attorno a loro. Trovo l'accusa di un egotismo localistico profondamente sbagliata, specie se l'ottica si applica alla Valle d'Aosta.
L'Union Valdôtaine (dove ho militato per tanti anni, compartecipando poi alla nascita di un Movimento politico diverso in area autonomista, l'Union Valdôtaine Progressiste) nasce nel 1945 in una logica aggregativa in un'epoca di passaggio per la Valle d'Aosta. Epoca tra l'altro, oggi come non mai, sotto una lente d'ingrandimento, visto che da quest'anno si entra nelle celebrazione del settantesimo anniversario del secondo dopoguerra e di quelle vicende interessanti che portarono allo schema dell'autonomia speciale come ancora, a larghi tratti, esistente quest'oggi. Poi, nell'epoca del trionfo dei due grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, l'Union Valdôtaine - persi per strada coloro che aderirono a partiti nazionali - tenne salda la tradizione autonomista e federalista della Valle d'Aosta, pur alternando formule di alleanza con partiti nazionali e anche con alterni successi elettorali. Ai tempi in cui c'ero, l'ultima alleanza in ordine di tempo con un partito nazionale, Forza Italia, è stata una delle ragioni che mi portarono alla scelta di andarmene, pur considerando l'Union "casa mia" e penso con buoni motivi.

Il nuovo leghismo

Mario Borghezio alla 'Foire' con Lixi, Salvini e FerreroEsiste un regista, neppure troppo occulto, nel nuovo corso della Lega, che segue ormai la scia di Marine Le Pen e ne guadagna in consensi, almeno secondo i sondaggi. Si chiama Mario Borghezio, classe 1947, che conosco bene e da anni, e che non ha mai nascosto le sue simpatie a destra. Scelta che sta spostando verso la Lega esponenti dei partiti "tradizionali" della Destra (anche in Valle d'Aosta e lo si è visto nella tournée di ieri del giovane leader leghista, Matteo Salvini, alla "Fiera di Sant'Orso") e pure di quel movimento, "CasaPound", che è servito a Borghezio per tornare al Parlamento europeo, dopo essere stato messo in lista nella difficile Circoscrizione elettorale del Centro.
Il tessitore dell’asse "Salvini - Le Pen" è certamente stato Borghezio, che è passato da un momento di difficoltà, proprio per le sue sterzate a destra e le "sparate" sempre molto forti (alla trasmissione "La Zanzara" di Giuseppe Cruciani ne ha collezionate di molto hard, preparate a tavolino, benché apparissero improvvisate). Ora, invece, il suo "estremismo" è tornato utile e lo ha riposizionato nel gruppo dirigente con un ruolo importante che saprà gestire.

Mattarella Presidente

Sergio MattarellaAbbiamo il nuovo Presidente della Repubblica e, vista la scelta, mi sembra una buona notizia.
Sergio Mattarella, dietro le lenti degli occhiali, ha due occhi azzurri molto espressivi. Il suo modo di parlare è lento e ragionato, con improvvise accelerazioni. Se uno si immagina un siciliano verboso, che agita le mani per accompagnare il discorso, trova nell'apparentemente "freddo" Mattarella qualcuno che smonta lo stereotipo. Compassato e silenzioso, riesce però a non avere un distacco sussiegoso e sa sorridere quando ci vuole, infilzando l'avversario - se necessario - in una sfida oratoria con l'arma gelida dell'ironia. Nello stesso modo sa dimostrare simpatia e amicizia per chi ritenga ne sia meritevole. Quando deve argomentare le sue ragioni, lo fa dimostrando di aver studiato e la stessa serietà di argomentazioni l'ha sempre chiesta a chi doveva interloquire con lui su qualsivoglia argomento.

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