January 2015

La satira politica

Il falso titolo di 'Paese Sera' con la burla dell'arresto di Ugo TognazziAncora ieri, nei commenti sulla strage a Parigi nella Redazione di "Charlie Hebdo", dove sono stati uccisi i più importanti vignettisti della rivista satirica francese, ho letto e sentito commenti del genere «avevano esagerato». Che è pure un commento legittimo, se non finisse per suonare come un incredibile addolcimento o meglio un'attenuante delle responsabilità ingiustificabili di chi ha scelto la strada dell'assassinio politico, nascondendosi dietro al proprio Dio.
Non tornerò sulla follia dei fondamentalisti religiosi e del loro braccio armato. E, in riposta, bisogna usare il Diritto (interno e internazionale) e non cadere nella tentazione di una "Crociata" fuori tempo. Dare fuoco alle Moschee, vuol dire mettersi sullo stesso piano di chi - integralista islamico - ritiene un suo diritto dar fuoco alle Chiese cristiane durante la Messa.

Poveri complottisti...

Quelle che i complottisti definiscono 'scie chimiche'Scriveva tempo fa il sempre arguto giornalista Pierluigi Battista: «Il complottismo è una malattia culturale che distorce la percezione della storia mentre dà l'impressione di poterla finalmente dominare. Si immagina una dimensione occulta dove è nascosta la verità, una stanza nascosta dove i registi malvagi fanno e disfano i destini dell'umanità. Ma crea mostri fantastici. I complottisti dicono: "ma i complotti esistono!" Certo, anche le stelle esistono, ma l'astrologia non è la chiave migliore per capirne la logica e la natura».
Come non pensarci dietro a certi commenti sulla terribile tragedia del "Charlie Hebdo", una strage che ha dato la stura alle fantasie malate di chi ha cominciato a macinare la solita macchina delle invenzioni.

L'idea della "Constituante Valdôtaine" prende quota

Il sottoscritto ed Alessia Favre all'inizio della giornata di lavoriL'idea della "Constituante Valdôtaine" prende quota e raccoglie molti consensi e pochi «niet».
A Cogne si è partiti per un'operazione coinvolgente, che mira a familiarizzare sul tema del futuro della nostra autonomia anche chi si dimostri per ora freddino o scettico. Quest'oggi spesso questo distacco avviene solo perché certi temi di politica possono apparire astratti a chi non abbia piena consapevolezza della posta in gioco.
E' bene, invece, parlarne per evitare poi di piangere sul latte versato.

Qui propongo due momenti di mio intervento assieme ad Alessia Favre, presidente UVP, il primo nelle battute iniziali, il secondo a chiusura.

La prevalenza dei Social

Una delle tante immagini di solidarietà postate su 'Twitter'Fra l'attentato terroristico alle Torri Gemelle del 2001 con le sue spaventose conseguenze e i terribili fatti parigini di questi giorni c'è di mezzo - nel mondo ormai sempre più multiforme dell'informazione - l'irruzione di Internet e di conseguenza dei "social". Sono fenomeni, derivanti dalle nuove tecnologie, in continua trasformazione, che costringono non solo ad aggiornarsi, ma a capire continuamente come orientarsi in questi stessi cambiamenti. Questo alla fine vale sia per avvenimenti che avvengono su scala mondiale e proporzionalmente anche per quanto avviene in ristrette zone geografiche, come può essere la piccola Valle d'Aosta, che si configura come utile area test.

Il cammino della "Constituante Valdôtaine"

La "Constituante Valdôtaine", ormai tutti lo hanno capito, tranne pochi sordi («non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire»), dovrà diventare un progetto condiviso.
Con due premesse necessarie. La prima è che non intende affatto sostituirsi alle Istituzioni valdostane, in primis quel nostro piccolo Parlamento, il Consiglio Valle, che racchiude la sovranità del popolo valdostano, e lo stesso vale per l'altra faccia della nostra democrazia locale, il sistema dei Comuni. In secondo luogo, il successo dell’iniziativa sta nel suo carattere pluralista e nella discussione aperta di cui un costituendo Comitato dovrà farsi interprete.

Le Primarie:Tu vuo' fa' l'americano...

Raffaella PaitaTalvolta la civiltà di un Paese la si vede dalla difficoltà di avere l'adesione a regole di comportamento civico e alla necessità di dotarsi, in loro assenza, di una legislazione di cui si sarebbe potuto fare a meno. Invece, tocca fare i conti con i soliti furbi, che agiscono negli spazi grigi. Se applichiamo questo metodo degli stratagemmi ai delicati meccanismi della democrazia si apre un baratro. Scriveva Enzo Biagi che «La democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola». Qui ormai ci muoviamo goffamente sul formaggio coi buchi, tipo Emmental...
Lo si era già capito nei giorni scorsi che in Liguria, con le "Primarie" per la designazione del candidato alla carica di presidente della Regione del Partito Democratico, si rischiava il patatrac.

Napolitano lascia il Quirinale

Giorgio Napolitano mentre lascia il Quirinale con la moglie ClioIl caso vuole che oggi io sia a Roma, proprio mentre Giorgio Napolitano lascerà - attraverso il complesso cerimoniale previsto - la Presidenza della Repubblica. Per cui sarà più facile pensare a lui e alla sua scelta di dare le dimissioni, che rispetto e capisco in questa Capitale che digerisce in fretta i fatti della Storia, se non altro per la profondità temporale che si applica ad ogni angolo della città.
A novant'anni è legittimo sentirsi stanco e pensare al tramonto della propria vita in un clima diverso dalla frenesia del Quirinale, specie in un'epoca in cui il vecchio Capo dello Stato si è trovato gravato da pesi così forti che avrebbero piegato la schiena a qualunque giovane. Gli auguro giorni sereni di "otium" operoso, come lo intendevano i latini, nella fortuna di un tramonto di una lunga vita, che lo ha visto come uno dei grandi protagonisti della Storia italiana, immune da quella macchina del fango, che ha cercato più volte di gettare discredito pure su di lui.

Il destino incrociato di Pannella e Bonino

Emma Bonino e Marco PannellaLa politica è una passione che non sparisce - per fortuna e per buonsenso - perché non si ha una carica elettiva.
Da ragazzo, quando iniziai a guardarmi attorno per fare delle scelte di schieramento politico, la scelta ce l'avevo in casa. La mia famiglia apparteneva, senza se e senza ma, all'area autonomista (quando questa area non era così densamente abitata) e lo zio Séverin era stato una bandiera dell'Union Valdôtaine, non solo perché era stato uno dei fondatori, ma ne era stato anima e leader per un trentennio. Ma non era solo un fatto di appartenenza "partitica", era l'aria che si respirava e penso a certe discussioni che ascoltavo fin da bambino e che ponevano la politica in un clima di vasto respiro culturale e di apertura mentale, direi piuttosto anticonformista, a dispetto di chi poteva pensare che una certa "bourgoisie" aostana dovessero essere legata ad uno stereotipo conservatore.

L'abbaglio centralista

Luigi EinaudiAppare, nella storia italiana (quindi, in modo propriamente detto, dopo l'Unità d'Italia), nei suoi passaggi cruciali, come la politica sia stata abbacinata dalla logica centralista.
Il dibattito risorgimentale, imbevuto di due modelli contrapposti fra un federalismo all'italiana e uno Stato Nazione centralista, vide vincente il secondo. Il Fascismo fu centralizzazione e dittatura nello stesso tempo. La Costituente volle un'Italia regionalista con le Autonomie speciali come punta di diamante, ma l'applicazione fu a favore del centro con alti e bassi, di cui il caso valdostano - come un sismografo per i terremoti - è stato utile caso di scuola. Dopo una fiammata di regionalismo ai confini del federalismo della riforma del Titolo V del 2001, oggi siamo in piena controriforma e ritorna in auge l'abbaglio federalista. Matteo Renzi, convinto di fare il "Sindaco d'Italia" pensa - preso dalla terribile adrenalina del potere di Palazzo Chigi - di poter tutto comandare. Un errore macroscopico, ma che gode di ampio consenso e dunque per chi crede nel federalismo saranno tempi duri.
Mi sono venuti in mano due articoli scritti da una esperto della politica della montagna, l'antropologo Annibale Salsa, amico della Valle d'Aosta, scritti per l'Accademia della Montagna di Trento.

La cooperazione è un fatto serio

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo insieme al ministro Paolo GentiloniNelle polemiche sulla liberazione delle due ragazze italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, mi sono permesso, su "Twitter", di esprimere due concetti. Il primo: se è stato pagato un riscatto come cittadino voglio sapere quanto è costato questo esborso che servirà a finanziare i terroristi islamici (il Governo in Parlamento ha detto e non detto, dicendo che sono "illazioni", ma la verità uscirà...).
Secondo: ritengo che pagare i riscatti, a differenza di altri Paesi come Stati Uniti e Francia, renderebbe ancora più pericoloso il lavoro di chi opera in zone a rischio, perché può alimentare l’idea che l'Italia sia un "bancomat". Per cui l'attuale scelta del silenzio sarebbe, in fondo, una specie di "segreto di Pulcinella" ammantato da segreto di Stato.
Polemicamente un interlocutore mi scrive, in uno scambio di idee: "Vietare la cooperazione? E' una possibilità". Penso che ci si debba intendere e non nella brevità delle battute da 140 caratteri. Segnalo, tra l'altro, che in questi giorni lo scrittore e giornalista Corrado Augias ha lasciato "Twitter" proprio per la brevità eccessiva dei caratteri a disposizione, che - osserva - «forse vanno bene in inglese, ma non una lingua polisillabica come l'italiano». Per altro, nota come spesso i messaggi forzatamente brevi sono «palestra per i giochetti di parole» e «per considerazioni sommarie», che sarcasticamente ricordano - dice ancora Augias - i "pizzini" della mafia.

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