May 2014

Emile Chanoux

La firma di Emile ChanouxNon farò quest'oggi un ricordino di maniera e di circostanza di Emile Chanoux, come se questo dovesse avvenire per un obbligo da calendario e dunque per il solo dovere del ricordo, in occasione dell'anniversario della sua morte, avvenuta il 18 maggio del 1944. Notizia tremenda per la Valle d'Aosta di allora, vessata e in ginocchio, con gran parte del popolo valdostano costernato da un lutto così terribile e i partigiani sulle montagne colpiti dalla ferocia di quei fatti, proprio nei mesi decisivi della Resistenza, con i nazifascisti che davano loro la caccia.
Devo a mio papà un suo ricordo intimo e familiare, diverso da quello straordinario monumento che Chanoux, per il suo assassinio (poco conta se sia stato o no un suicidio), è diventato nel tempo. Si trattava, in sostanza, di un amico di famiglia, specie dei fratelli più vecchi di mio padre, come zio Emilio, con cui si scrivevano delle lettere da militare e soprattutto con Séverin, che fu suo testimone di nozze e che credo debba essere considerato un suo erede politico, avendone salvaguardato la figura negli anni in cui era necessario farlo, prima che ci fosse un generale riconoscimento del suo ruolo capitale.
Chanoux mi è stato descritto come un uomo semplice, intelligente e razionale, che aborriva da buon montanaro e da homme cultivé quella retorica fascista che, non solo con i suoi orpelli, ma anche con il volto feroce del Regime, aveva deciso di strangolare la libertà e l'identità del popolo valdostano. E lui, capendo da subito il concentrato di violenza del fascismo, non solo si era ribellato e aveva avuto un ruolo eminente nell'antifascismo, ma aveva posto sotto la sua ala e il suo magistero tanti giovani, guardando al di là del periodo triste e scuro che vivevano allora. Ciò dimostra come esistano delle persone che sanno lanciare messaggi, oltre la propria vita e lo facciano con una visione profetica, che consente al suo pensiero - mutatis mutandis - non solo di essere prezioso nella contestualizzazione dei suoi anni, ma anche e appunto per la freschezza che ancora mantiene su punti nevralgici nella modernità.
Personalmente l'ho ricordato in occasioni ufficiali alla Camera dei deputati ed al Parlamento europeo e in tante altre circostanze, trattandosi di un patrimonio non solo dei valdostani, ma del pensiero politico.
Questo settantesimo anniversario della sua morte deve essere semplice, come un albero in fiore, senza fanfare e senza un eccesso di discorsi di circostanza. Ognuno rischia di piegare il pensiero di Chanoux ai propri desideri e chi non ne coltiva né idee e né valori dovrebbe avere il buongusto di non usare il martire valdostano come se fosse un fantoccio da tirare nel proprio campo. Ci vuole pìetas e misura anche nel leggere discorsi preconfezionati. Chanoux non è adoperabile da tutti senza "se" e senza "ma", pena uno stravolgimento della sua stessa personalità. Nessuno pretende primogeniture di un personaggio storico, ma chi professa idee e comportamenti stridenti dovrebbe quantomeno astenersi.
La sua coerenza e la sua onestà sono, infatti, un esempio adamantino anche e soprattutto in questa epoca di crisi della politica. Ho già scritto in passato come, in un dialogo immaginario, credo che lo stesso Chanoux ci direbbe che avrebbe preferito evitare di diventare un simbolo, a causa della sua morte e risurrezione morale come esempio per la "causa valdostana", per vivere con la sua famiglia e contribuire con la sua forza alle vicende appassionanti del dopoguerra.
Invece morì da solo in una cella, senza aver svelato i segreti che i suoi torturatori volevano estorcergli. Sempre mio padre mi raccontò di come cercò di vedere la sua salma in cimitero, ma il vecchio Camandona, in piemontese, gli disse di andarsene, che rischiava la pelle anche solo a trovarsi lì. Immagino il suo batticuore.
Chi pensava di fare tacere Chanoux per sempre è stato inghiottito dal tempo, compresi i suoi carnefici e quel fascismo che purtroppo aveva fatto proseliti anche in Valle d'Aosta. Chanoux resta con la sua personalità e i suoi insegnamenti, specie quel federalismo che attraversa il tempo, come soluzione alle tante crisi, anzitutto istituzionali, che ci attanagliano e talvolta paralizzano. Ed in Valle d'Aosta la personalizzazione del potere e certe reti di commistione della politica sono l'esatto contrario del pensiero chanousiano con buona pace di chi si farà spuntare in queste ore anche la lacrimuccia in memoria.
Non è un'immagine eroica ma distante quella che dobbiamo avere di lui, come se fosse un santino destinato nel tempo a perdere il colore o una persona cui sono dedicate piazze o vie, ma è nella realtà vittima di un oblio. Dobbiamo avere in lui, invece e sempre, un'acqua di fonte cui abbeverarci, sapendo che spetta ad ogni generazione fare la sua parte, senza aspettarci che altri dal passato ci risolvano il presente.
Ma i riferimenti e gli esempi sono quelli che danno radici anche alle piante della politica contro gli incapaci, i disonesti e i profittatori, che avvolgono come piante parassite anche la nostra Valle d'Aosta.
E che nessuno, soprattutto, pronunci il nome di Chanoux invano.

Punto e a capo

Una mollaLa cosa più semplice, nella crisi politica in atto in Valle d'Aosta, definita in modo beffardo su "Twitter" #stallo alpino, sarebbe stato che il presidente della Regione, Augusto Rollandin, avesse dato a tempo debito le proprie dimissioni, come hanno fatto invece tutti gli assessori della sua Giunta, una volta appurato che la maggioranza non c'era più. Scelta semplice, pulita e lineare. Ma il presidente non lo ha fatto, nel nome della stabilità, - lui dice (nelle poche cose che dice, perché per lui «il silenzio è d'oro») - ricevendo un aiutino dall'interpretazione, che non condivido, che - rimasto di fatto solo - bisognasse comunque azionare la "sfiducia costruttiva".
Non mi avventuro in queste questioni giuridiche, che pure andranno riprese, perché non si può accettare la logica di un "cambio di rotta" repentino in certe materie da parte del vertice politico e amministrativo del Consiglio Valle. Tutelare l'ordinamento valdostano da interpretazioni di comodo vuol dire salvaguardare l'autonomia speciale.
Certo oggi più che mai il tema è politico: non si può dire «sono disponibile a fare un passo indietro», ma aggiungere poi «questo non significa dimissioni». Si tratta di una palese contraddizione, anche perché questa logica di "tenere duro", alla fine, crea solo dubbi e sospetti. O che si voglia andare alle elezioni senza dirlo esplicitamente o che si stia lavorando su un nuovo Governo regionale con manovratore occulto per far restare tutto com'è oggi, specie in quel sistema delle partecipate, che è cassaforte e vero "braccio operativo" della politica.
Per altro, come si è visto sulla questione vertici del Casinò e dai comportamenti in "Cva", è un sistema che si considera di fatto avulso da logiche di vero sindacato ispettivo del Consiglio e monadi rispetto a forme di dipendenza democratica, malgrado la connotazione indubitabilmente pubblica. Si agitano, a giustificazione, il fatto di essere "Società per azioni" e le logiche di mercato e contrattuali finché fa comodo, ma nuove regole in vista a livello nazionale ed europeo faranno tornare molti a più miti consigli ed a profili meno minacciosi verso chi critica le cose che non vanno. Sempre che "non batta un colpo", nel frattempo, la Magistratura.
Mi auguro che al più presto la crisi politica si risolva, qualunque sarà la strada da prendere. L'opposizione con il suo progetto, detto non a caso "Renaissance", ha gettato un ponte verso chi era insoddisfatto delle dinamiche della maggioranza e di certi metodi di potere personalistico, offrendo loro una possibilità per smarcarsi. Qualcuno o meglio alcuni sembravano disponibili, ma poi sono tornati indietro e ognuno può immaginare le ragioni che preferisce per questa retromarcia, che ha cagionato per ora un flop di quella che sarebbe stata davvero un'alternativa forte, importante per la Valle. Inutile piangere sul latte versato e tutto fa esperienza, ma ora bisogna evitare che certi "tira e molla" segnino in modo indelebile la credibilità delle istituzioni e non bisogna mai approfittare della pazienza dei cittadini.
Chi pensa di trovare una maggioranza si manifesti presto e subito, chi dovrà stare all'opposizione ci starà. Altrimenti si voti, che poi mi pare il più diffuso "idem sentire" fra la popolazione.
Il tempo, che è galantuomo, permetterà un giorno di capire bene certi passaggi e il profilo di alcuni protagonisti di queste settimane.

Modus in rebus

I campi e le serre a SablonSeguo con simpatia le mode nei consumi alimentari: una di queste è la celebre questione dei prodotti "a chilometri zero", diventata una bandiera e va detto che certi eccessi di sbandieramento divengono sospetti. Da un sito qualunque esplicito la questione per i pochi che non avessero ben presente la teoria:
"Se ti stai chiedendo perché dovresti preferire il "chilometri zero" qualche risposta te la diamo noi.
- Costa meno, perché la merce per arrivare al consumatore non deve essere trasportata, imballata e posta su uno scaffale, questi sono passaggi che fanno aumentare il prezzo dei prodotti e che alla fine paghi tu!
- E' sostenibile, scegliendo i prodotti a chilometro zero fai risparmiare anche l'ambiente: "co2", perché i prodotti non devono essere trasportati lontano, acqua ed energia dei processi di lavaggio e confezionamento, plastica e cartone sull'imballaggio.
- I prodotti sono più freschi, in cascina trovi solo i prodotti di stagione, naturalmente freschi senza bisogno di conservanti.
- Si può visitare l'azienda produttrice e avere più controllo sul prodotto: puoi trascorrere dei bei momenti in fattoria con amici e familiari vedendo da vicino i prodotti che acquisti e la loro produzione, raramente un acquisto può essere tanto trasparente.
- Si riacquistano i profumi e i sapori delle diverse stagioni: ogni stagione è diversa per il palato, la vista e l'olfatto. Riscopri i sapori tipici dei prodotti che nascono e crescono secondo natura"
.
Trovo giuste queste regole, specie se - il loro contrario - significa trasporti dalla lunghezza senza senso, violenza al nostro ragionevole orologio biologico e capricci per avere un "certo" prodotto, che poi non sempre corrisponde alle aspettative.
A Saint-Vincent, dove abito, c’è un giovane coltivatore, formato per altro all'Institut Agricole, quindi dotato della giusta preparazione, che distribuisce a felici consumatori locali i suoi prodotti freschi a prezzi ragionevoli. Michael Carlon, oltretutto, ha rimesso in attività terreni improduttivi e da casa mia, nella sottostante zona Sablon, vedo il suo lavoro su nuove produzioni. Trovo l'iniziativa meritevole, perché si esce da una agricoltura valdostana troppo "zootecnica": una scelta limpida nella sua linea produttiva dal produttore al consumatore. Certo chi compra sa bene che deve seguire la logica della stagionalità, con l’aiuto comprensibile che può venire dalle serre.
Ma, come si dice, "modus in rebus". Lo sostiene da sempre quella testa fine di commerciante, che è Oscar Farinetti, creatore di "Eataly" (mi monta la carogna, pensando che sarebbe stato partner regionale della "Porta della Valle d'Aosta", buttata nel cestino per un capriccio), che fa notare come l'agroalimentare funzioni, anche a vantaggio dei prodotti di qualità, se la merce si fa girare con giudizio, altrimenti torneremmo all'autoconsumo e questo, nelle nostre zone di montagna, vorrebbe dire non avere prodotti essenziali per la nostra alimentazione e per quella dei nostro ospiti. E anche, rovescio della medaglia, non potremmo spedire altrove i nostri prodotti per far girare l'economia.
Ma ovviamente nelle cose non bisogna essere "talebani" e prendere le cose con una certa leggerezza e flessibilità.

Conto alla rovescia per le Europee

La scheda delle elezioni europee 2014Sono stato candidato due volte alle elezioni europee, nel 1989 e nel 1999: la prima quando "Federalismo" ottenne l'eletto nella circoscrizione "Isole", ma i sardisti non fecero la rotazione a mio vantaggio (ero arrivato terzo nelle Isole come voti di preferenza), la seconda quando l'Union Valdôtaine ed suoi alleati fecero l'apparentamento coi "Democratici" nel nord-ovest ed ottenni il seggio un anno dopo. So dunque bene che cosa significhi una campagna elettorale di questo genere.
Per questo, in vista delle urne, non invidio il candidato di area autonomista, inserito nella lista del Partito Democratico del nord-ovest, Luca Barbieri, cui va il mio sincero "in bocca al lupo" ed il riconoscimento di aver affrontato questa sfida senza mai perdere il buonumore. Naturalmente gli auguro anche il miglior successo: se riuscisse ad essere eletto, avrebbe l’occasione di vivere un'esperienza straordinaria, come personalmente ho avuto la fortuna di fare. In un colloquio sui temi dell'Europa, all'inizio di questa avventura politica, oltre a fornirgli i miei punti di vista - spero risultati utili - sui maggiori problemi sul tappeto per la Valle d'Aosta in chiave comunitaria, gli avevo proprio detto di risparmiare le forze per evitare di arrivare in fondo stremato.
Se già le elezioni politiche sono un'avventura molto solitaria per chi incarna il progetto politico, le "europee" fanno i conti con l'inserimento della Valle nella gigantesca circoscrizione elettorale, che somma la nostra regione con Lombardia, Piemonte e Liguria. Una scelta sciagurata, che risale alla legge del 1979, e che mette la Valle d'Aosta in una situazione assurda, dovendo i candidati locali, qualunque sia la formula prescelta per la loro partecipazione alla sfida elettorale, trovarsi in competizione con candidati di regioni enormi e popolose. Una discriminazione, venata da profili di incostituzionalità, anche sotto il profilo della tutela delle minoranze linguistiche, che bisognerebbe in qualche modo denunciare alla Corte Costituzionale.
Questa volta penso che la fatica sia, comparativamente, ancora peggiore che in passato, perché sulle elezioni europee è calata una generale indifferenza ed il grande agitarsi della politica italiana non riguarda affatto Bruxelles e le vicende continentali, ma quanto l'esito del voto (o del "non voto") influirà sui destini italiani. Inoltre, come una cappa di polvere, si è depositata un pesante coltre di antieuropeismo sul cammino dell'integrazione europea, di cui l'Unione europea è in parte responsabile. Mille volte in occasioni pubbliche ed in incontri privati, negli anni in cui mi sono occupato d'Europa, prima al Parlamento europeo e poi al "Comitato delle Regioni", avevo ammonito politici e funzionari di quanto la distanza che si stava creando fra le Istituzioni europee ed i cittadini prima o poi avrebbe cagionato un'incrinatura profonda.
A questo generale senso di mancanza di democrazia si è sommato, come uno tsunami, la crisi economica, che ha mostrato la debolezza politica del progetto europeo e le tante fragilità si sono ritorte contro l'Europa con campagne del tutto ingiustificate, come le leggende metropolitane che aleggiano contro l'euro, diventato simbolo di tutti i mali con l'uso delle teorie le più bislacche. Ma si sa che nei momenti difficili, fatti da pance e qualche cervello vuoti, non c'è limite al peggio e certi temi elettorali fanno venire i brividi e temere il peggio.
Ma l'Unione europea, progetto nato dalla mente di persone visionarie come riscatto verso un vecchio Continente insanguinato - come ultimi anelli di una tragica catena - dalle Guerre mondiali, saprà superare certe difficoltà, ma deve riflettere sul suo modello politico. Si torna così sempre e inevitabilmente al federalismo e alla sussidiarietà, senza i quali ci aspetteranno tempi grami.

TripAdvisor e i dubbi sui commenti

Lo slideshow di Aosta di 'Tripadvisor'La notizia del luglio di un anno fa era la seguente: "Venticinquemila euro di investimento per un test di due mesi che può rivoluzionare il versante on line del turismo valdostano. La Regione, primo ente pubblico in Europa, ha stretto un accordo con "TripAdvisor" per far inserire il link di prenotazioni "Valle d’Aosta booking" nella prima riga del "mostra prezzi", al di sopra di colossi mondiali come, ad esempio, booking.com".
Chissà quale sarà stato - per usare un termine che piacerebbe agli "stakeholder" (portatori d'interesse) del nostro turismo - il "feedback" (effetto) di questo investimento, che ha portato giovamento a quel "TripAdvisor" che pure in Valle non è visto con troppo favore da albergatori e ristoratori che, da noi come in Italia e dappertutto del mondo, si dicono stufi di meccanismi di recensione e di commento lontani ormai da speranze di "oggettività".
Non a caso anche l'Antitrust italiano ha deciso di occuparsene. Scrive Mirella Castigli di ITespresso.it: "Ormai considerato una sorta di "agenzia di rating" di hotel, ristoranti ed attrazioni turistiche, "Tripadvisor" viene accusato di non fare abbastanza per prevenire e ridurre il rischio di pubblicare false recensioni".
Aggiunge l'articolo: "L'Antitrust intende "verificare se la società adotti misure idonee a prevenire e limitare il rischio di pubblicazione di false recensioni, sia sotto il profilo informativo che relativamente alle procedure di registrazione. Ogni "bocciatura" su "Tripadvisor" viene drammatizzata da tanti ristoratori, mentre i giudizi positivi possono in effetti influenzare ed orientare le scelte di chi cerca un ristorante o un hotel: sotto la lente dei commissari finisce l'autenticità delle recensioni, attraverso le quali il sito dà un voto alle strutture di ricezione turistica. Indubbio è il fatto che "Tripadvisor" sia un "influential site", in cui il volume di giudizi positivi o negativi sia in grado di far pendere la bilancia su un hotel - ristorante piuttosto che su un altro. Con un impatto reale sul business del turismo, grazie al ruolo degli influencer".
Credo che sia scontato, per chi guarda spesso i commenti per scegliere dove andare, fare ormai la tara fra giudizi così entusiastici da apparire sospetti o stroncature terribili da apparire altrettanto dubbie. Io, in passato, ho criticato duramente una struttura in Puglia e poi, come per magia, il mio commento sparì...
Come non segnalare poi certi ricatti che amici nel settore del turismo subiscono da chi, per ottenere uno sconto o un "upgrade" (oggi uso anglicismi con un pizzico di ironia), usa come minaccia la scrittura di una recensione negativa. Si tratta di ricatti veri e propri.
La Rete, anche per questo, deve darsi regole più stringenti, altrimenti non ci siamo davvero e si butta via una grande potenzialità di informazione a tutela - se veritiera - dei consumatori e dei professionisti seri. Questo nobilita, per altro, quei giornalisti coscienziosi che scrivono con coraggio, in articoli e in guide apposite, verità belle o brutte su gastronomia, hôtellerie e servizi turistici, firmando con nome e cognome e, dunque, mettendoci la faccia.

L'autonomia speciale è consapevolezza

Pensando al livello penoso in Italia del dibattito sulle elezioni europee e a una certa sordina sul confronto politico sul tema anche in Valle d’Aosta, vien da riflettere su un punto assieme dolente e importante per il futuro di una piccola comunità come la Valle d'Aosta.
Un popolo, senza ombra di dubbio, pensando al'’uso giuridico del termine, perché se questa specificità non esistesse, allora non ci sarebbe stata ragione per avere l'autonomia speciale. Mentre il decreto luogotenenziale del 1945, che è vigente nel quadro complessivo dell'ordinamento valdostano, è chiaro nel suo inizio: "La Valle d’Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma con capoluogo in Aosta".

Chi dorme non piglia pesci

Un pescatore all'opera in ValleIl cambio di stagione, con l'arrivo della primavera, è in Valle d'Aosta sancito dai pescatori, che quest'anno hanno cominciato l'attività a marzo, ma solo a metà giugno - se resta così con un innevamento ancora imponente ad alte quote - si potrà aprire l'attività ittica nei laghi alpini. Ora i pescatori li vedo al mattino, mentre risalgo ad Aosta da buon pendolare, già posizionati sulla Dora, alcuni con stivaloni "nel" fiume, nelle postazioni che ritengono strategiche.
Mio padre era pescatore, passione ereditata per qualche anno da mio fratello. La loro era un pesca di torrente, quindi prevalentemente con il cucchiaino e ricordo posti bellissimi, perché la visione soggettiva del pescatore consente di andare a finire in luoghi altrimenti sconosciuti, perché raggiungibili solo a piedi e costeggiando il corso d'acqua. Una sorta di Valle d'Aosta alternativa rispetto ai consueti itinerari e anche da noi, pure con la pesca "no-kill" (si ributta in acqua il pesce catturato), ci sono occasioni di pesca, anche accompagnati da pescatori esperti. L'attività incomincia ad avere un suo interesse per il turismo e si sa che i pescatori sono pronti a tutto pur di coltivare questo loro sport.
Qualche volta anch'io sono andato a pescare, nelle situazioni più varie. Ricordo al mare, nelle lunghe estati imperiesi, con mio cugino Luca, facevamo pastoni puzzolentissimi, immaginando che sarebbero stati irresistibili per i pesci, lungo il molo di Porto Maurizio dove ci piazzavano sotto il solleone guardando speranzosi il galleggiante colorato a pelo d'acqua. Ma poi scoprimmo, tirando su anche delle bestiacce mica male (come degli orribili scorfani o dei gran cefali), che la nostra bravura era in particolare con la semplice pesca alla lenza, che richiedeva un buon margine di pazienza. Lo rifeci anni dopo, in una spedizione notturna in un'isola maldiviana, tirando su pesci strani e giganteschi, ma poi cambiò il tempo e temetti il peggio su un dhoni che veniva sbattuto dalle onde come un tappo con marinai assai improbabili di fronte alla burrasca.
Ma ho pescato nei laghi e nei torrenti. Ricordo, per puro divertissement, quando il Casinò di Saint-Vincent era una macchina da soldi di gran mondanità (fine anni Sessanta inizio anni Settanta), che veniva organizzata - credo in occasione delle "Grolle d'Oro" - una gara di pesca nella riserva del Casinò in Val d'Ayas. Attori e attrici si contendevano la palma del miglior pescatore, durante un picnic en plein air nella zona di Arcesaz, con i guardapesca che avevano buttato nell'Evançon così tanti pesci che anche il più imbranato sembrava protagonista di una pesca miracolosa…
I laghi sono altrettanto belli: ci sono zone, come il Mont Avic sopra Champdepraz o a Estoul - Palasinaz sopra Brusson, dove ci sono più laghi, ognuno diverso dall'altro e con popolazioni ittiche differenti a seconda delle condizioni. Gli scenari sono assolutamente strepitosi e danno il senso vero di cosa sia la bellezza della Natura alpina.

Uno sciopero che fa pensare

Giornali usatiIeri la gran parte dei giornali, a causa di uno sciopero dei poligrafici, non era in edicola. Per chi è abituato alla versione cartacea dei quotidiani è stato un autentico lutto. Per chi bazzica sulle versioni on line o cerca notizie su Internet niente di altrettanto sconvolgente, forse solo un fastidio.
Il mondo cambia e i taxisti milanesi - esco un attimo dal tema, ma poi ci rientro - possono prendersela fin che vogliono con il servizio di trasporto di persone messo in piedi, attorno ad un ruolo di ricerca del conducente che avviene con la "app" apposita, dalla società "Uber" (che ha avuto problemi in altre capitali europee), ma il mercato (figura immanente, che deriva da una parola antichissima) non si ferma.
Così per i giornali, che stanno assistendo ad una rivoluzione digitale che non a caso - dicevo dello sciopero - preoccupa i poligrafici (quelli che restano...), che rischiano sempre più di essere spazzati via per l'evoluzione tecnologica che neppure il luddista più vincente potrebbe mai fermare. Io il giornale di carta l'ho letto abbastanza precocemente, visto che i miei genitori erano puntuali lettori di due quotidiani al dì e il processo imitativo è sempre il primo punto di partenza. Da ragazzo "comprare il giornale" faceva parte del percorso di autonomia personale e di crescita. Poi, da giornalista, la lettura mattutina della "mazzetta", che dà pure un piacere fisico nello sfogliare uno dopo l'altro i giornali intonsi, era un classico in redazione, mentre in politica la lettura era un momento essenziale per scaldare i motori al mattino. Il luogo più bello, per me, è stato la sala lettura dei giornali a Montecitorio, in un grosso stanzone che dava (parlo al passato perché mi dicono non ci sia più) sul "Transatlantico", il salone liberty di fronte all'emiciclo della Camera. Lì, in apposite rastrelliere, posti su bastoni da consultazione per evitarne il furto, figuravano i giornali provenienti da tutta Italia. Uno si sedeva in un tavolo e poi, pian piano, poteva passare in rassegna i giornali più vari oppure, per i pigri, esisteva un servizio efficace di "rassegna stampa". Ma, agli albori dell'informatizzazione, comparve, in un angolo, un computer che riportava in tempo reale (oggi in "Rai" ho la versione ben più moderna) le notizie delle agenzie e lì già si affacciava il problema di prospettiva. Con la velocizzazione dei circuiti informativi, poi sempre più aperti al cittadino dal Web, la guerra della rapidità delle notizie si combatte sempre di più e la versione cartacea, tolto l'alone romantico e conservatore della lettura, rischia sempre di essere sempre anticipata da quanto figura in Rete e il calo di vendite e di pubblicità del quotidiano "tradizionale" fa temere il peggio.
Era già in parte così con radio e televisione, ma la consultazione personale - resa ossessiva dai palmari - che consentono di farsi un proprio "menu à la carte" obbliga il giornale ad inseguire a maggior ragione le nuove tecnologie. Ma questo in parte ormai deve avvenire con siti a pagamento, che per ora gli utenti in una certa misura snobbano nella certezza che tanto, per riffa o per raffa, quelle medesime informazioni da qualche parte, smanettando, le si trovano. In Valle d'Aosta questo avviene anche grazie a diversi siti informativi gratuiti per la loro consultazione.
Giorni fa, mi raccontava un collega de "La Stampa" come la rubrica di prima pagina di Massimo Gramellini, un must per i lettori, venga ora diffusa abbastanza presto sul Web in modo gratuito, tanto c'era chi, fin dal primo mattino, la metteva in Rete gratis in diverse formule consultabili. Per non dire delle rassegne stampa in radio e televisione che di fatto "sgonfiano" la voglia di andare in edicola, dopo che già hai avuto una bella infarinatura dei contenuti.
Siamo, insomma, sul crinale del cambiamento: bisogna attrezzarsi. Chi non lo farà, sarà destinato a grandi delusioni.
Per cui non penso abbia ragione il novantenne Eugenio Scalfari, il cui ottimismo alla sua età resta straordinario, questa settimana nella rubrica su "L'Espresso", ma vale la pena di leggerlo con attenzione.

Un appuntamento

Un dettaglio della locandinaL'ho sempre detto e scritto quanto ritenga un mio dovere restituire, a chi lo desideri, una parte di quanto appreso nei miei mandati elettivi, grazie alla fiducia dei cittadini. Se quanto imparato restasse solo mio appannaggio, allora sarebbe stato un apprendimento sterile.
Spesso di questo ho discusso con politici di altra generazione, notando come l'assillante protagonismo amministrativo dei politici e il presenzialismo ossessivo alle manifestazioni abbia svuotato negli anni quei momenti di confronto nei partiti, che comportavano anche un naturale trasferimento delle competenze acquisite e pure momenti di studio per migliorare le proprie conoscenze. Bisogna invertire la direzione e ridare dignità alla politica, come elemento essenziale della democrazia e alla figura usurata dal cattivo uso del politico.
Fra i miei cavalli di battaglia di "specializzazione" - lo scrivo senza alcun riferimento alle elezioni odierne, perché credo che anche sui "social" si debba salvaguardare il silenzio elettorale - c'è sicuramente l'Europa. Prima al Parlamento europeo e poi al "Comitato delle Regioni" (ma anche al "Consiglio d'Europa", che pure ha un perimetro più vasto) ho avuto, per più di dodici anni, la possibilità di vedere dal di dentro l'Unione europea: un percorso bellissimo, talvolta difficile, ma chi ti apre a conoscenze che diventano un bagaglio utile. Quel che avevo studiato all'Università e per interesse personale, ma anche la materia seguita quando ero deputato a Roma, non è stato nulla rispetto alla "praticaccia" fra Bruxelles e Strasburgo.
Dico sempre che, quando sono arrivato in Europa, mi sono sentito davvero smarrito, trattandosi di un mondo molto particolare con regole scritte e molto spazio e prassi e comportamenti difficilmente esplorabili, se non nella quotidianità. Si aggiunge, nella vita della compagnia di giro delle Istituzioni comunitarie, un insieme di usi e costumi, che derivano dagli "incontri - scontri -arricchimenti" fra persone e gruppi assai eterogenei. Ero arrivato lì imbevuto di convinzioni sulla validità dell'integrazione europea e l'esperienza ha confermato queste posizioni, ma mediate dai chiari e dagli scuri dell'attività politica. Ne sono uscito meno naïf, convinto di quanti cambiamenti si debbano fare, ma senza deragliamenti verso posizioni contrarie preconcette. Su molte cose va fatta "tabula rasa", ma all'europeismo non c'è alternativa, se non su di una strada pericolosa di involuzione democratica.
Ecco perché ho accettato di coordinare, sabato prossimo, un'intera giornata di lavori sull'Unione europea, dopo che altri si sono occupati di momenti precedenti su autonomia speciale e su enti locali, con oratori interessanti e attraverso una formula di coinvolgimento dei presenti, che non siano semplici "belle statuine". Momento formativo voluto dall'Union Valdôtaine Progressiste, sul cui sito troverete tutte le informazioni necessarie e i diversi oratori impegnati, ma l'incontro è aperto a chiunque voglia venire, proprio in quella logica di apertura esplicitata in premessa.
Spero che, complice una bella giornata estiva che consenta di parlare e discutere en plein air, possano rispondere in molti a questo appello, distante da qualunque logica di propaganda e da imminenza di elezioni che possano ingenerare sospetti. Ci si lamenta spesso di un'involuzione dell'autonomia speciale, ma ognuno - per reagire - deve impegnarsi di persona.

Primi pensieri sulle Europee 2014

Un momento del votoCommento questa mattina - ieri sera sono andato a dormire a spoglio appena avviato - l'esito delle elezioni europee. Penso che ci saranno tempi di riflessione più lunghi, leggendo meglio i dati e facendo decantare le impressioni. Ma, intanto, mi azzardo ad annotare qualche pensiero.
In Valle d'Aosta spicca, anzitutto, la bassissima affluenza alle urne e dunque il forte astensionismo. Infatti, anche rapportata al dato italiano del 58,6 per cento, il 49,58 per cento significa quasi dieci punti in meno rispetto alle "europee" di cinque anni fa. Inoltre il 5,89 per cento di schede nulle e lo 3,09 per cento di "bianche" fa scendere a poco più del 40 per cento il numero dei valdostani che si sono espressi sulle liste presentate. Ciò non stupisce, pensando che i due partiti della maggioranza regionale, Union Valdôtaine e Stella Alpina, non avevano presentato in nessuno dei modi possibili una propria lista e conseguente candidatura. Credo che sarà una scelta di cui pagheranno il prezzo.
Cominciamo dai voti di lista, che qui evoco per comodità, lasciando da parte chi ha avuto percentuali bassissime:

  • Partito Democratico 21.854 voti (47,07 per cento)
  • Movimento 5 Stelle 9.096 voti (19,59 per cento)
  • Forza Italia 4.765 voti (10,26 per cento)
  • L'altra Europa con Tsipras 3.569 voti (7,69 per cento)
  • Lega Nord 3.170 voti (6,83 per cento)
  • Nuovo centro destra 1.491 voti (3,21 per cento)

Non mi azzardo nel confronto con le elezioni europee del passato, perché troppo difficile "a caldo" e sconsiglio, per ragioni evidenti, la comparazione con le elezioni regionali, per non dire delle politiche. L'alleanza di una parte di "Renaissance" (Union Valdôtaine Progressite, Alpe e Partito Democratico), considerate le circostanze, ottiene sulla lista PD un risultato a mio avviso assai rimarchevole, che dev'essere festeggiato (e che dimostra l'importanza di unità della coalizione nella crisi politica valdostana in corso) e lo stesso candidato Luca Barbieri può essere soddisfatto, essendo un volto nuovo, del suo esito di 8.128 preferenze (non conosco al momento il dato della Circoscrizione). Il resto di "Renaissance" in Valle, il "Movimento 5 stelle", ottiene un buon risultato rispetto al quadro italiano e lo stesso vale per le preferenze in Valle di Manuel Voulaz (2.354). All'area progressista va anche ascritto il risultato della "lista Tsipras" e del suo candidato, Andrea Padovani, con 1.578 voti personali. La destra, divisa in Forza Italia e Nuovo centro destra, immagino pensasse a dati migliori, mentre sono davvero bassi e lo stesso vale per la Lega, che aveva una candidata "arpitanista" ed indipendentista, Zeudi Zoso, che si ferma a 732 preferenze.
A livello nazionale, detto del fallimento dei sondaggi e dei risultati come si percepivano da "Twitter" e "Facebook", conta la grande vittoria del PD e la fortissima fiducia espressa dagli elettori nei confronti di Matteo Renzi. Male Beppe Grillo, non solo rispetto alle speranze della vigilia, disastro per Silvio Berlusconi, non male la Lega, mentre altri come "Tsipras" e Ncd hanno, infine, superato il quorum del quattro per cento.
In Europa, con l'astensionismo mediamente elevato, sembrano prevalere i popolari sui socialisti e entrano al Parlamento europeo molti partiti antieuropeisti (un terzo dei seggi), come l'"Ukip" inglese, ma poteva andare peggio. Spicca poi il "caso francese" con il "Front National" dei Le Pen primo partito e François Hollande ed i socialisti in crisi storica.
Da domani per l'Unione europea inizia un'opera di ricostruzione della propria credibilità politica.

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