February 2014

Una ferrovia sul binario morto

Un tratto di binario della ferrovia valdostanaCome nelle più belle telenovele, il taglio dei treni sulla disgraziata linea "Aosta - Chivasso" (ma la "Ivrea - Aosta" è peggio ancora) è stato evitato all'ultimo minuto, con un effetto applauso che non cancella il pasticciaccio brutto, che ha portato sino al limitare del baratro. Sarebbe da dire che certi "salvataggi" non sono atti di eroismo, ma frutto di precedenti omissioni e di "tacconi" appiccicati.
Comunque sia, ognuno la può pensare come vuole, ma la verità è che si semina quel che si raccoglie e nel settore dei trasporti così è avvenuto. Certo le vicende del treno degli ultimi anni confermano quanto già si sapeva dal dopoguerra ad oggi, senza risalire all’Ottocento (il treno, nell’ultimo tratto, costruito a partire da Donnas, arrivò ad Aosta il 5 luglio 1886) e ai primi decenni del Novecento, epoche in cui in fondo la ferrovia era allineata con gli standard necessari. Mi fa sorridere - piccola digressione - pensare che la mia famiglia abbia sempre avuto a che fare con questa linea, già il mio bisnonno Paul, come Sottoprefetto, poi mio nonno ventenne, che viaggiò su quel primo treno e poi, nei primi anni dell’autonomia e per parecchi anni se ne occupò mio zio Séverin e poi io, da quando divenni deputato alla fine degli anni Ottanta. Proprio negli anni in cui la linea aveva appena festeggiato il secolo di vita e la sua obsolescenza già faceva temere per il futuro. Lo scopo è sempre stato migliorare la situazione. Ricordo, ma i resoconti parlamentari non raccontano solo di questa vicenda ma di tanti interventi, la lunga battaglia per la smilitarizzazione (chi rimpiange il "Genio Ferrovieri" non coglie che quella presenza bloccò ogni modernizzazione a tempo debito), penso - quando ebbi i Trasporti come Assessorato, nel 2003 - ad un'interlocuzione forte con le "Ferrovie", approfondimenti tecnici per capire bene le questioni assai complesse, interventi regionali per togliere i passaggi a livello che rallentavano, cessione e lavori in alcune stazioni dismesse, acquisto condiviso dei "Minuetti" e via di questo passo, in un elenco che potrebbe essere lungo. Ma il lavoro più grande fu quello per avere una bozza di norma di attuazione - concretizzatasi poi nel 2010, quando ero membro regionale della "Commissione Paritetica Stato - Regione" - che trattasse i diversi scenari: una gestione regionale dell'esercizio, lavori sulla tratta ma mantenendo la proprietà alle "Ferrovie", cessione alla Regione della linea con apposite garanzie per i soldi.
Non ripeto i contenuti puntuali, perché l'ho fatto molte volte. Si trattava di un disegno chiaro anche delle procedure, d'intesa con lo Stato che non sono mai partite. Colpa dello Stato, secondo la Giunta Rollandin, e potrebbe essere anche in parte vero. Ma la Regione su questa trattativa vitale ha avuto un ruolo passivo e chi oggi piange lo fa, dopo aver versato il latte attraverso azioni mosce e scarse sia a livello parlamentare che regionale.
In compenso, ci si è avviati verso la spesa stratosferica e a totale carico regionale per i treni bimodali, che poteva avere un senso solo se questa scelta fosse stata inserita in un disegno chiaro e in un'interlocuzione seria con Stato e "Ferrovie". Invece ci si è lanciati in un appalto milionario, perché questo interessava e lo dico senza malizie che pure ci starebbero, mentre la norma di attuazione - a quattro anni dalla sua pubblicazione - non si muoveva di un millimetro.
Con la Finanziaria 2014, infine, è sfumata per incapacità la possibilità di avere cospicui finanziamenti statali per, finalmente, modernizzare la linea, che tra l'altro viaggia oggi in alcuni tratti a rischio.
Insomma, un disastro annunciato, le cui responsabilità sono limpide come l'acqua di fonte e chi gioca sulla retroattività delle responsabilità dovrebbe operare qualche distinguo.

La manovra a tenaglia

Maria Carmela Lanzetta, nuovo ministro per gli Affari regionaliLa "manovra a tenaglia" è, nel linguaggio della tecnica militare, la disposizione tattica "a V", opposta al "cuneo", destinata a bloccare e a sconfiggere, se ci si riesce, l'esercito nemico, che si trova ad essere attaccato contemporaneamente sulle due ali. Anche nel confronto istituzionale ci può essere una manovra di questo genere ed è bene rifletterci.
Il senso di "attacco" che la Valle d'Aosta oggi vive non è una barzelletta o un allarmismo fiabesco genere «al lupo, al lupo». Le questioni nodali in atto sono almeno due. La prima riguarda il nostro ordinamento finanziario, la violazione dei patti stipulati e un uso strumentale del "Patto di stabilità" e del federalismo fiscale. La seconda è la mancata applicazione di altre norme di attuazione, tipo ferrovia e catasto e lo sblocco delle norme in attese da tempo, visto che la nostra "Commissione Paritetica" è ferma - unica Speciale del Nord - senza alcuna ragione!
Su questo sia chiaro che i "Generali" delle nostre truppe hanno sbagliato alleanze e manovre, mettendoci in posizione adatta per perdere una serie di battaglie. Questo per far capire che c'è chi furbeggia con la "sindrome d'accerchiamento", viste certe loro palesi responsabilità che una parte della comunità sembra dimenticare.
Ora cosa c'è all'orizzonte? Su questo penso che si debba essere chiari con Matteo Renzi, senza preclusioni e avendo fiducia. Ma certo bisogna essere sicuri che la nostra autonomia speciale non venga colpita con la prevista modifica del Titolo V della Costituzione, quella parte che riguarda il regionalismo. Non ci devono essere per le Speciali dei passi indietro in materie cruciali per noi, come l'energia, la competenza sugli Enti locali o la soppressione dei controlli sulle leggi regionali. Così come la Camera delle autonomie, sostitutiva dell'attuale Senato, deve essere una Assemblea di carattere federalista, altrimenti ci sarebbero rischi ulteriori per tutto il sistema regionalista derivanti da un monocameralismo di fatto.
Il clima non è buono: sono state montate delle campagne contro le Speciali, talvolta a ragione e dunque con elementi che ci devono fare riflettere e fare autocritica, ma troppo spesso in maniera speciosa e strumentale. Non c'è stata capacità di risposta, colpo su colpo! Sembra che i diritti siano piaceri da chiedere in una distorsione dei rapporti istituzionali.
Per cui gli appelli al fronte comune possono essere accettati, fuori da astute e insidiose logiche elettoralistiche, solo su fatti concreti, che partano in Valle d'Aosta da un cambio di scenario con i colpevoli di certi errori e incapacità messi da parte. Altrimenti sarebbe davvero il solito "cerchiobottismo", che mira all'italianissimo «Cambiare tutto perché niente cambi».
Invece, per salvare l'autonomia, bisogna cambiare davvero e farlo in equilibrio fra tradizione e esperienza, innovazione e modernità.

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