May 2013

Quel futuro che preoccupa

Una metaforica immagine del futuroIn quale mondo vivranno i nostri figli?
Penso che questo sia un pensiero comune per ogni genitore, generazione dopo generazione. Ogni epoca ha i suoi problemi e dunque, nel presente, può essere istruttivo, ma non del tutto consolante, pensare che c'è stato sicuramente di peggio nel passato.
Posso dire quanto orrore mi suscita questa nuova forma di terrorismo ad personam che ha visto, nelle scorse ore, due aggressioni, una mortale a Londra e un tentato omicidio a Parigi. In entrambi i casi le vittime sono due militari: in Inghilterra due persone lo hanno ucciso e decapitato con una violenza terribile e con un'inspiegabile spettacolo fra telecamere e macchine fotografiche. La dichiarazione del giovane con le mani lorde di sangue resterà nella storia della televisione. A Parigi, a poca distanza di tempo, un militare antiterrorismo - figura molto familiare nei luoghi simbolo da proteggere nella Capitale francese - è stato aggredito con un taglierino da una persona che poi è fuggita.
Vedremo se si tratta di casi singoli, magari legati da un effetto imitativo, o se peggio ancora - e questo segnerebbe un'evidente escalation - si passa da latenti minacce terroristiche di atti in vasta scala, come gli ordigni esplosivi, a scelta di creare forme di paura diffusa per atti singoli che possono colpire chiunque sia un militare. Ovvio il filone: Gran Bretagna e Francia sono accusate di essere state presenti su diversi scenari di guerra, come l'Afghanistan, che assumono un valore evidente per tutti gli estremisti islamici.
Ho scritto tante volte in questi anni di questo scontro fra un Islam fanatico e antioccidentale e un Occidente privo di difese di fronte ad una violenza cieca e irrazionale, che annovera "martiri" votati alla morte in un modo inconcepibile nella nostra cultura.
Eppure non si vede il fondo del tunnel in questo scontro che muta periodicamente di pelle e aumenta il tasso di pericolo cui siamo sottoposti. Sfugge quale sia il ponte, la mediazione, il punto di caduta di questo clima intriso di questa violenza.
Spiace nel pensare ai nostri figli proprio questa incapacità di risposta, se non quella di blindare le nostre città, le zone sensibili e le nostre vite. Ma a queste contromisure, chi mira alla distruzione di una civiltà occidentale, considerata antagonista, proporrà nuove strade di attacco e di durezza in una lotta infinita.
Brutta storia.

La Chiesa contro la mafia

Don Pino Puglisi'Ora, senza mandati elettivi e incarichi europei connessi, avrò più tempo per leggere e studiare. Confesso che una figura che vorrei approfondire - e non per chissà quale crisi mistica - è questo Papa argentino di origini piemontesi, Papa Francesco, che mi pare - lo dico subito - essere ingiustamente accusato di acquiescenza con la feroce dittatura argentina dei Generali.
Quel che ho sinora letto rimanda l'immagine di un Papa che definire "conservatore" significa solo imprigionare in uno stereotipo, perché è vero che in tema di morale o su alcuni problemi di diritti ha scritto molte cose che lo inchiodano in una certa continuità con Papa Ratzinger, ma molte cose che ha detto sinora sembrano avvicinarlo a un filone sociale che potrebbe riservare sorprese e cambiamenti. Vedremo in concreto gli esiti del suo Papato.
Ma ieri, in Piazza San Pietro, è stato molto chiaro sulle mafie e non a caso una sua frase è stata ripresa da tutte le agenzie: «Preghiamo perché questi mafiosi e mafiose si convertano». Ma la frase va inserita nel contesto della beatificazione di Don Giuseppe Puglisi nato nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno.
Ha detto Papa Francesco: «Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto con Cristo risorto».
«Io penso - ha aggiunto poi a braccio, e questo è un segno del suo Pontificato - a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che sfruttano loro facendogli fare il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali, dietro di questi sfruttamenti, di queste schiavitù, ci sono mafie, ma preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone, non possono fare questo, non possono fare i nostri fratelli schiavi, dobbiamo pregare il Signore, preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio».
Non so se così potrà essere, ma la scelta di beatificare e di ricordare così Don Puglisi è un segno forte, pensando alle terribili complicità della Chiesa verso le mafie con quella agghiacciante fusione fra criminalità e fede, che è testimoniata da letteratura e cronaca.
Ricordo, come istruttiva, una figuraccia fatta in quarta Ginnasio. la mia professoressa di Italiano, la rimpianta Irene Tieghi, mi fece leggere - da riassumere in classe - il capolavoro di Leonardo Sciascia, "Il giorno della Civetta", dedicato ad una storia di sangue degli anni Sessanta, esemplare della Sicilia mafiosa. Ingenuamente, nel riassunto fatto alla classe, scambiai il padrino, don Mariano Arena, con un prete, ingannato dal titolo "don". La prof ne rise molto e io presi una lezione di accuratezza. Ora so che avevo sbagliato di grosso, ma un granello di verità c'era per quel legame tremendo che porta, ad esempio la 'ndrangheta che vuole insinuarsi anche in Valle d'Aosta, a strumentalizzare i culti mariani, come la Madonna di Polsi, il cui Santuario nel cuore dell'Aspromonte è servito in passato per giuramenti di sangue e strategie criminali. Per questo Papa Francesco fa bene a non lasciare dubbi.

Primi pensieri sulle regionalivda

Laurent Viérin controlla i risultati insieme a Carla FiouDiciotto a diciassette: questo nel prossimo Consiglio Valle sarà il rapporto fra maggioranza e opposizione.
Per un'incollatura, Union Valdôtaine e Stella Alpina conquistano la risicata maggioranza (cioè non hanno la maggioranza di ventiquatto richiesta per le "leggi statutarie" su importanti materie, compresa quella elettorale) e questo avviene con la perdita di quattro consiglieri unionisti e con uno "stelluto" in più e si sa che Stella Alpina sperava in un risultato più grande. Sparisce la terza gamba autonomista Fédération Autonomiste (Leonardo La Torre è diventato unionista eletto!) e la stampella Popolo della Libertà perde quattro consiglieri quattro, cannibalizzata dal solito Augusto Rollandin. Ero stato buon profeta di questo evento e penso che lo stesso Silvio Berlusconi avesse annusato l'aria negativa, scegliendo di non venire ad Aosta.
Il presidente Rollandin, a casa sua, ha usato la nota tecnica del "ricambio dei cavalli fedelissimi" ed ha sostituito, con l'abile uso delle preferenze, sei uscenti. «Arrivederci e grazie», compresi quelli schierati come truppe d'assalto contro l'Union Valdôtaine Progressiste, diventati un "vuoto a perdere".
Nell'opposizione proprio i progressisti... progrediscono a sette con una rappresentanza interessante, Alpe resta a cinque, il Partito Democratico idem con i suoi tre e sbarca in Consiglio Valle il "Movimento 5 Stelle" con due eletti. Chissà come sarebbe stata la dinamica del ballottaggio, che per un soffio non è arrivato. Inutile ragionare con i "se" e con i "ma", tuttavia è interessante che questa quattordicesima Legislatura non consenta a nessuno di esercitare uno strapotere con gli equilibri risicati che ci sono.
Io, che ora sono un semplice iscritto UVP, penso che questo passaggio, sulla distanza, risulterà prezioso per rilanciare la discussione sulla nostra autonomia speciale. Per cui l'esito di oggi lo leggo con grande fiducia e bisognerà lavorare per riportare alla politica quella vasta area che ha disertato il voto. E poi bisognerà dare spessore alla coscienza della specialità e questo vuol dire darsi da fare - specie nella formazione - con impegno, considerando le elezioni importanti ma non la sola ossessione.
Intanto, stasera a Fénis al "Comte de Challant", dopo le 20.30, grande festa e un abbraccio agli eletti e a tutti i candidati. Lo meritano.

Caspita, mi si è ristretta la maggioranza

«Caspita, mi si è ristretta la maggioranza».
Parafrasando un noto film, il presidente Augusto Rollandin, seduto sul suo cumulo di preferenze, non può che rendersi conto che per lui e per la sua coalizione le cose non sono andate bene e, specie in casa unionista, la famosa "rimuntada" ("rimonta" in gergo calcistico) non c'è stata e governare con alleati e "stampelle" è un esercizio finito.
Vinto ha vinto, ma talvolta la vittoria può sapere di rancido e non promettere niente di buono, specie se restano a casa esponenti di spicco, di cui il Presidentissimo si è liberato senza neppure troppa eleganza.
Chi non serve a certe dinamiche non ottiene "aiutini", malgrado il lavoro svolto in Consiglio e le promesse di scambi reciproci di preferenze. Come da copione, sono tanti con "le pive nel sacco" in un gioco al massacro che è un déjà-vu.

E ora relax...

Il sottoscritto con eletti e candidati durante la festa post-elettoraleAdesso e per qualche giorno, relax. Dopo le due campagne elettorali consecutive, prima politiche e poi regionali, è ora di "staccare la spina" dalla politica attiva. Per altro da qui al 1° luglio, data del subentro del nuovo Consiglio Valle, ho da fare tutta una serie di cose pratiche, compreso liberare il mio ufficio. E poi - più di sostanza - ripensare all'organizzazione della mia vita quotidiana, prima divisa nel mio lavoro alla "Rai" e all'attività politica con un equilibrio fra le due cose che ora andrà rivisto.
Mi resta un rimpianto che così ho riassunto ieri in un tweet "@LucianoCaveri: Esiste un côté ingiusto nel suffragio universale e riguarda le ottime persone che non raggiungono la meta". Vorrei spiegarmi meglio, senza la schiavitù, ma anche l'esercizio di sintesi, dei 140 caratteri.
Ho passato più di un mese con i trentacinque candidati della mia lista e ancora ieri sera mi è quasi scappata la lacrimuccia quando una candidata mi ha detto - e non è stata la sola - con la sincerità negli occhi: «una cosa bella di questa campagna elettorale è stata quella di conoscerti». E' vero che gli incontri per discutere strategie e per dare consigli e poi la frequentazione, sera dopo sera, consente di conoscersi bene e dà vita anche a nuove amicizie. Per alcuni candidati "novellini" i consigli di qualcuno navigato e - come si dice nell'UVP - di "savant" («qui sait beaucoup de choses, qui a un grand savoir», esagerati!) è utile ed è un piacere diventare, per chi lo vuole, un punto di riferimento.
Per questo il tweet: perché spiace che alla fine la dura legge del numero dei seggi assegnati e delle preferenze ottenute da ciascuno cali come una brutale ghigliottina sulle ambizioni di ogni candidato. Alcuni entrano e per loro è gioia, altri stanno a casa ed è dispiacere. Non sempre le previsioni corrispondono ai fatti reali e dunque c'è chi va meglio e chi va peggio del previsto in quell'incrocio di speranze e accordi che possono anche sortire il nulla di fatto, come capita quando nella vita ci si mette in gioco.
Li capisco perfettamente e spero che per loro il tempo sia una buona medicina. Che li consoli guardare a cosa è capitato a molti consiglieri uscenti, a dimostrazione che la politica ha alcune regole e dinamiche piuttosto feroci. Io stesso conosco bene la musica e a grandi e indicibili soddisfazioni ho aggiunto anch'io, nella mia carriera, qualche amara medicina, ma che nel complesso della vita ci sta.
Fortifica e rende migliori.

Mamma, che faccia!

Renato BrunettaDice la "Garzantina": "Cesare Lombroso (Verona 1835 - Torino 1909) psichiatra. Dal 1905 fu professore a Torino di antropologia criminale, disciplina di cui egli stesso fu il promotore e secondo la quale i tratti della personalità criminale sono determinati da tare e anomalie somatiche. Le teorie di Lombroso non hanno però fondamento scientifico".
Per cui la "fisiognomica" - cioè la lunga tradizione di idee di chi, sin dall'antichità, deduceva un legame fra tratti somatici e caratteristiche psichiche - è palesemente una pseudo-scienza da cui tenersi ben distanti, perché si sa dove si parte ma non si sa dove si arriva. Mi riferisco a certe follie dell'eugenetica, cioè la disciplina che si occupa del possibile miglioramento della specie umana, specie ora che è completa la sequenza del genoma e le biotecnologie vanno a passo da gigante.
Però, per onestà, bisogna dire che, nella nostra quotidianità, certe regole istintive e popolaresche le applichiamo e non solo per canoni estetici. Ricordo che mia nonna, chissà perché, diffidava delle persone con i capelli rossi! O penso a come persone, anche di elevato livello, usino la statura del politico Renato Brunetta - ovvio il legame con preconcetti sui nani - come se avesse qualche implicazione sui suoi pensieri! Ci sono poi molti pregiudizi al femminile, tipo: «bella e scema» (vale anche «bello e scemo») oppure «altezza mezza bellezza». Ci sono poi una serie di storielle sugli occhi vicini come tipologia di cattiveria.
Da Internet traggo qualche ulteriore esempio, ma restate seri! Ecco: "Una fronte con attaccatura alta e piuttosto tonda appartiene ad una persona molto socievole, che ci tiene all'amicizia. In genere chi tende a sognare ad occhi aperti ha una fronte bombata. Avere una fronte piatta è tipica di chi è molto pratico e materialista. Una fronte sfuggente denota grandi ambizioni e una certa impulsività. Avete una fronte larga alla base ma stretta in alto? Può significare che siete persone geniali e molto capaci. Le sopracciglia stanno ad indicare le caratteristiche del temperamento. Se abbiamo sopracciglia che formano un piccolo ponte in mezzo alla fronte allora probabilmente siamo persone possessive nei confronti di chi amiamo e manifestiamo spesso la nostra gelosia. Le sopracciglia arcuate svelano un temperamento passionale, che si entusiasma subito per quello che fa. Se le sopracciglia sono distanziate tra loro e dritte vuol dire che siamo persone molto sensibili e attente agli altri. E veniamo agli occhi, da sempre considerati "lo specchio dell'anima", poiché esprimono le emozioni che proviamo. Difficilmente gli occhi possono mentire. Chi ha gli occhi grandi è di sicuro più estroverso di chi li ha piccoli. Chi ha uno sguardo sfuggente che non si fissa mai in un punto denota una personalità poco incline ad assumersi impegni e responsabilità. Chi ha uno sguardo penetrante e fermo quasi sicuramente è una persona sicura e determinata".
Mi fermo qui, per carità, e lascio perdere certi pensieri sul viso e la sessualità, che hanno fatto il successo de "La scimmia nuda" di Desmond Morris. Nel libro teorizzava che naso e labbra rappresentino i sessi dei due generi, ben piazzati sulla nostra faccia. Capite bene a cosa serva, secondo Morris, l'uso del rossetto sulle labbra...

Gnam! Gnam!

Una statua bifronte a BolognaLa mitologia greca, prima che se ne occupasse in parte la "Walt Disney" con i suoi cartoni, era appannaggio di chi facesse il Liceo Classico, come chi vi scrive, e boccheggiava nell'intrico di narrazioni e leggende sugli dei alla base dei molti passaggi dell'antica civiltà greca e soprattutto delle temibili versioni da tradurre in italiano. La possibilità con il greco, tranne per i bravissimi (ricordo Roberto Zardo, mio compagno di classe), era di prendere "lucciole per lanterne".
Questi déi se ne facevano fra di loro di tutti i colori, persino - con stupore per chi leggeva certe storie da ragazzo - attraverso forme esplicite di cannibalismo. Traggo da un sito Internet una sintesi di uno di questi miti cruenti: "Crono era il figlio minore di Urano e di Gaia, quindi il più giovane dei Titani. Aiutò la madre ad evirare e detronizzare Urano, di cui prese il posto, dopo aver precipitato negli inferi i fratelli Ciclopi ed Ecatonchiri o "giganti dalle cento braccia". Poi sposò la sorella Rea ma, poiché i genitori - depositari della saggezza e della conoscenza - gli avevano predetto che sarebbe stato a sua volta deposto da un figlio, divorava i piccoli via via che Rea glieli presentava. E così generò e poi ingoiò Estia, Demetra, Era, Plutone e Poseidone. Figli di Crono, ma non di Rea, sono anche l'immortale saggio centauro Chirone ed Efesto.
Rea, in procinto di mettere al mondo Zeus, l'ultimo dei suoi figli, fuggì a Creta, dove partorì, poi presentando a Crono una pietra avvolta di fasce, che egli prontamente divorò senza accorgersi dell'inganno.
Divenuto adulto Zeus, dopo avergli somministrato una pozione che lo indusse a vomitare i figli precedentemente divorati, con l'aiuto di questi ultimi mosse guerra a Crono, a sua volta alleato con i propri fratelli Titani. La lotta durò dieci anni ma alla fine Zeus..."
. Mi fermo qui perché in confronto le telenovela sono da dilettanti.
Questo dio, infine detronizzato, ricorda da vicino certi appetiti nella politica valdostana, dove nell'ultima tornata ci sono stati parecchi agnelli sacrificali. Si spaccia quanto avvenuto e in certi casi macroscopici come se fosse un ricambio, a me pare invece una colossale mangiata, degna di Crono. Specie perché, a finire inghiottito, è stato chi si era spinto - paradosso evidente - a digerire qualunque cosa.
Beffardo il destino, quando si finisce di fronte ad un capriccio che crea, se si finisce divorati come nel caso in esame, raccapriccio. D'altra parte la parola - per usare sempre una citazione classica - è come un Giano bifronte. Lo dimostra il dizionario etimologico: "la voce "capriccio" ha due significati: uno attuale di "desiderio bizzarro e improvviso" (attestato nel secolo XVI) e uno disusato di "ribrezzo", ancora vivo nel derivato "raccapriccio"; entrambi derivano da "capo riccio", il primo perché i capelli ricci sono ritenuti segno di carattere bizzoso e ribelle, il secondo perché l'arricciarsi dei capelli è uno dei segni esteriori dei sentimenti di ripugnanza e di paura".

Avanti, senza farsi intimidire

Io durante l'ultima riunione del Consiglio ValleE' ora di dire «grazie». Ho rinviato questo post per un pochino di tempo. Credo che tutti, specie con il passare degli anni, diventino abitudinari. Per cui, se è pur vero che potevo traccheggiare perché decadrò da consigliere regionale dal 1° luglio prossimo, è anche vero che - fatte le elezioni - non si può non "cogliere l'attimo" e prendere atto dei cambiamenti in corso. E l'attimo è fatto, ora che lascio dopo tanti anni incarichi elettivi, anzitutto di doverosi ringraziamenti per tutti quelli in tanti anni ed in diverse occasioni mi hanno votato, per quelli che hanno collaborato con me e per chi - ancora in questa campagna elettorale e nel dopo voto - hanno espresso il loro rincrescimento perché non mi sono più presentato (so che ci sono stati anche quelli che sono contenti come delle "pasque", ma io non ho mai ambito a un consenso unanime). Ringrazio anche la mia famiglia - che oggi, essendo "allargata", comprende diverse fasi della mia vita - che ha seguito nel tempo i saliscendi della mia "carriera" e ringrazio Mara per essere presente e cosciente di come le transizioni siano delicate.
Non mi ripeterò sulle buone ragioni che mi hanno spinto a questa scelta, che rifarei domattina. Penso di avere "tagliato le unghie" a tutti quelli che mi rimproveravano di essere stato uno dei fondatori dell'Union Valdôtaine Progressiste solo per avere una "cadrega" e che mi avrebbero trasformato, nella campagna elettorale, in un bersaglio mobile, tipo l'orso meccanico dei primi, rudimentali videogiochi. Mi hanno picchiato addosso lo stesso, da destra e da una parte della sinistra (i soliti noti) e dal mio vecchio movimento, e - stante la situazione - le considero come delle medaglie da mettere sul petto. Perché nella vita - me lo ha insegnato mio papà - bisogna essere conseguenti alle proprie decisioni e non farsi intimidire. Per altro certe minacce non sono nuove e anche in questi ultimi anni ne ho subite parecchie - e lo stesso vale per le persone a me vicine - e un giorno lo racconterò per tratteggiare quel "clima mesto" in cui è piombata la mia amata Valle d’Aosta.
Ma noto con piacere - ballottaggio o non ballottaggio - che il clima sta cambiando. Se non fosse stata una primavera disgraziata, userei la metafora del disgelo e cioè di quando la natura, dopo l'inverno, inizia pian piano a risvegliarsi. Così è in politica, anche se c'è ancora un pezzo di cammino da fare e non è certo il momento di tirare il fiato, anzi il meglio viene ora.
Non mi riferisco solo al Consiglio Valle, perché avere eletti è importante, ma non esclusivo. Oggi quel che conta è ripartire su punti precisi che diano consapevolezza politica ai valdostani e si tratta di un lavoro delicatissimo e difficile, che va fatto con la precisione di un orologiaio. Tra l'altro senza badare troppo alle maldicenze che aumentano con i successi elettorali.
Io, nel mio piccolo e senza trascurare il mio lavoro principale, ci sarò e non in una sterile logica "contro", imbevuta di rancori e veleni, ma "per", sapendo che tutti quel che ci mulina intorno in Italia e in Europa ci obbliga a riflettere e a studiare su di noi e sul destino del nostro Paese.
Per questo fermarsi a pensare è prezioso, poi si vedrà se potrò essere utile altrimenti. Sintetico Victor Hugo: «Savoir, penser, rêver. Tout est là».

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