February 2013

L'autodafé

Una stampa che raffigura un autodafé a MadridSi è sviluppata attorno alle scelte di chi, come me, ha lasciato l'Union Valdôtaine una polemica comprensibile e che rientrava nei rischi assunti e accettabili sino a quando non si sono adoperati - da parte di chi ha scelto i panni del "nemico", quando al limite doveva essere un "avversario" - insulti, insinuazioni e toni violenti.
Le accuse, anche le più rudi, fanno parte delle regole del gioco, visto che la politica non è un'attività mite, ma come sempre c'è chi esagera e monta la panna con grande impegno e in certi caso con l'eccesso di zelo di chi nasce schiavo e si sente interprete di un autoctono "autodafé".
Spieghiamoci. Il dizionario storico della "Treccani" così definisce l'autodafé: "in senso letterale, dal portoghese auto da fé, "atto della fede". Proclamazione pubblica della sentenza dell'Inquisizione spagnola contro i colpevoli di eresia, cui seguiva l'abiura o la condanna. Indicò anche l'esecuzione sul rogo degli eretici e le cerimonie che la accompagnavano. Il primo autodafé fu celebrato a Siviglia (1481), l'ultimo in Messico (1815)".
Il meccanismo è interessante: chi si pente con l'abiura e non segue più l'eresia è bravo e verrà salvato dalla morte. Di pentiti ne abbiamo visti anche in queste settimane nella politica valdostana con persone che hanno fatto delle giravolte da circo e che hanno ottenuto vantaggi o promesse di vario genere. A dire il vero abbiamo testimonianze di chi, al contrario, ha respinto le lusinghe per ottenere il pentimento richiesto e di chi con coraggio ha respinto al mittente le minacce, genere «attento al lavoro» o «occhio alla tua attività». Si chiamerebbe "minaccia" o, se riuscita, "violenza privata". Roba da codice penale e moralmente deprecabile, ma c'è chi per detenere il potere sarebbe pronto a un patto con il demonio e purtroppo anche in politica esiste il male.
Ma l'interesse maggiore è - nell'uso odierno dell'autodafé - per l'eretico, che viene accusato di seguire una falsa dottrina. Per lui il destino è il rogo purificatore, compiuto attraverso i comizi in cui dardi infuocati vengono scagliati verso il colpevole e più è basso il livello culturale dell'oratore e più si striscia nel fango. Alcune affermazioni rientreranno nell'olimpo dello scemenziaio.
Considero, a conti fatti, che queste affermazioni, sia per il contenuto che per chi le ha pronunciate, come delle medaglie al merito.
L'Inquisitore non deve più fare paura.

Cosa sorgerà all'ingresso della Valle?

Il concept del centro commercialeNell'ormai abbandonata area industriale "Union Carbide" all'ingresso della Valle d'Aosta, al confine tra Pont-Saint-Martin e Carema, nel presente periodo di programmazione dei progetti comunitari, era stato previsto un progetto denominato "Porta della Valle d'Aosta", che è stato poi soppresso dall'attuale Governo regionale.
L'idea nasceva da un pensiero: se mai si fosse realizzata nel dopoguerra la famosa zona franca, allora proprio a Pont-Saint-Martin - come avviene oggi a Livigno - ci sarebbe stata una barriera doganale con un "efffetto frontiera" per controllare l'esportazione dei prodotti al consumo non tassati. Il secondo pensiero stava nel fatto che l'ingresso-uscita della Valle poteva essere valorizzato da una scelta architettonica di prestigio che fosse un benvenuto e un arriverci e che fosse anche una sorta di "autogrill" del nuovo Millennio, neppure lontano parente delle piu recenti e orrende aree di sosta autostradali, con le eccellenze della Valle e dell'Italia.
Il progetto era stato sottoposto al vaglio degli esperti dei fondi comunitari che ne avevano validato la sostenibilità economica e sarebbe stata un'area - comprensiva di un ponte sull'autostrada come "segno" - cui poter entrare da entrambe le direzioni dell'autostrada in un parcheggio di sosta che sarebbe stato anche, con il treno, il punto di partenza, nel breve tragitto verso la stazione di Hône, per i visitatori del Forte di Bard.
Interessato al progetto, persino con una prima ipotesi progettuale di un immobile a forma di un'antica gerla, sarebbe stato Oscar Farinetti di "Eataly" con la maggioranza della società e si sa che si tratta di un imprenditore serio che punta sull'innovazione e sulla valorizzazione del territorio e la "Porta" avrebbe avuto ristoranti e spazi vendita di grande qualità e attrattiva.
Peccato che al presidente Augusto Rollandin questo progetto non sia mai piaciuto e già all'epoca lo disturbava l'idea di turbare l'attività agricola sui prati adiacenti alla possibile costruzione di una locale famiglia di agricoltori-allevatori suoi amici in affitto. Per cui, nel silenzio degli amministratori locali prima assai interessati in appositi incontri, la "Porta" è sparita dai progetti regionali senza nessuna discussione.
Ora diversi "boatos" interessano l'uso futuro di questa vasta area d'ingresso della Valle, di certo strategica per l'intera regione, da zone commerciali genere "outlet" - cioè quelle vaste zone con marchi di aziende famose con "vendite ribassate" - a infrastrutture ludico-sportive.
Si parla persino di uno stadio di calcio da ventimila posti, cui sarebbe interessato il patron del "Sion", Christian Constantin, che ha nella professione - guarda caso - uno studio d'architettura.
Vedremo di che cosa si tratta e quale ne sia la fondatezza in Consiglio Valle e nel Consiglio comunale di Pont-Saint-Martin. Certo, se ci fossero conferme totali o parziali, un'iniziativa di questo genere nulla avrebbe a che fare con l'immaginifica e produttiva collaborazione con Farinetti.

Uomini, caporali, burattini e marionette

Toto e Peppino nel celebre film«Siamo uomini o caporali?». Questa frase del Principe Antonio De Curtis, alias Totò, tratta da un film degli anni Cinquanta, è diventata un classico, in questa sua formula sintetica. In realtà, però, il monologo è più complesso e deriva da parte del racconto che tale Totò Esposito fa ad uno psichiatra che deve decidere se sia o no un matto.
Ecco il testo: «L'umanità, io l'ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell'ombra grigia di un'esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l'autorità, l'abilità o l'intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!».
Istruttivo anche in politica: perché in fondo i limiti del comando e il rispetto della persona sono die problemi ben presenti nella discussione sempre aperta sui limiti della democrazia.
E questo riguarda anche la dignità del cittadino e la necessità di una sua resistenza alla protervia del potere quando deborda. Ecco perché all'esempio plastico di Totò vanno aggiunte - a mio sommesso parere - due categorie simili ma non sovrapponibili.
Una è la "marionetta", un pupazzo che compare nel teatrino a corpo intero ed è mosso dal marionettista che lo manovra a distanza in genere con l'uso di fili, c'è poi il "burattino", pupazzo che compare sulla scena a mezzo busto, e viene mosso dal basso, dalla mano del burattinaio, che lo calza come se fosse un guanto.
Il burattino, per capirci, non finge neppure: è tutt'uno con il suo manovratore, mentre la marionetta finge naturalezza ma è altrettanto eterodiretto.
A voi, a vostro piacimento, occuparvi della classificazione nella quotidianità della vita.

Quando muore un bambino

Tanto dolore per una morte senza un sensoCi sono poche cose che lasciano tutti addolorati e straniti come la morte di un bambino. Esiste qualcosa di antico, come un momento corale di raccoglimento, nella condivisione dello strazio di una famiglia che subisca un colpo così duro.
Ci pensavo rispetto alla notizia della morte del bimbo di Verrès, che il caso voleva portasse lo stesso nome - Alexis - del mio figlio più piccolo e con lo scarto di tre anni di differenza. Lui cinque, il mio due: ancora pochi giorni fa erano entrambi vestiti da "tamburini" del Carnevale e per lui era certo un'occasione speciale e familiare, essendo i genitori da anni coppia del seguito di Caterina di Challant.
Poi la malattia, improvvisa e crudele. Come non mettersi nei panni dei genitori in attesa in ospedale e poi vittime di una notizia che una madre e un padre mai vorrebbero subire, perché davvero in nessuna circostanza un genitore vorrebbe sopravvivere alla morte del proprio figlio. E' qualcosa che - anche di riflesso - mozza il fiato, fa riflettere in profondità, rimette in ordine le priorità della nostra vita, ci pone interrogativi difficili.
Così non resta che citare, per chi abbia il privilegio della fede, ma anche per chi può avere una visione laica su che cosa ci attenda dopo la vita, una celebre e consolatoria poesia di Sant'Agostino.

La morte non è niente

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Ciao, Alexis.

Un breve appello

Poche ore ci dividono dal voto e per quel che mi riguarda, allo scoccare della Mezzanotte di venerdì, mi atterrò in questo mio sito alle regole del "silenzio elettorale".
Non è un obbligo di legge per i social network, ma credo che sia una questione di rispetto di regole non scritte e di bon ton nel rapporto fra competitori alle elezioni.
Spero che chi lo farà, adoperando lo stesso certi media nelle ore in cui fare campagna elettorale sarebbe vietato, venga colpito dal disprezzo, perché continuare a far propaganda elettorale è una furberia non condivisibile.
Non voglio giocare alla verginella spaurita, perché so bene che la politica - come diceva il molte volte citato ex ministro socialista Rino Formica - «è sangue e merda».

La nuova legge sul commercio in Valle

Un negozio nel centro di AostaLa riforma del commercio in Valle, frutto di una lunga gestazione in Consiglio Valle, vede la luce alla fine di un percorso fatto di grandi discussioni. Non bisogna stupirsene, essendo in gioco non solo grandi interessi economici, ma anche delicati problemi di tutela e di interpretazione degli spazi del nostro Statuto d'autonomia per evitare che sia come una margherita che uno ad uno perde i suoi petali.
E' quello del commercio un tema che conosco bene, avendo seguito le riforme degli anni Novanta, quando a liberalizzare fu l'attuale candidato premier del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ed anche il dibattito vivace di questi mesi in Valle mostra la posta in gioco. Basti pensare al parere che i commercianti hanno chiesto al grande costituzionalista Valerio Onida.
L'argomento è complesso e certi passaggi giuridici sfuggenti, per cui il mio intervento in discussione in Consiglio Valle doveva servire, nelle mie aspettative, a mettere ordine nei miei pensieri.

Spero di esserci riuscito e vi propongo a proposito il mio intervento che mira certo agli aspetti giuridici ma si spinge anche a problemi più vasti, come la crisi del commercio al dettaglio.

Lavoro, lavoro, lavoro

Un annuncio di lavoro su un muro di AostaLe campagne elettorali sono salutari per chi faccia politica. Un "giro della Valle" - ma penso valga ovunque sia sopravvissuta una forma di contatto di prossimità con l'elettore, altrove sterilizzata da "mamma televisione" - consente infatti di tastare meglio che in altre circostanze problemi e umori.
Il rischio per chiunque abbia incarichi pubblici è quello di essere chiuso nella sua "turris eburnea" e di avere magari su determinati temi un'immagine falsata. Hanno un bel da dire quelli che mitizzano i dati e le ricerche sociologiche, ma le storie di vita vissuta sono qualche cosa di più illuminante di mille tabelle o responsi.
Ero partito già con la convinzione che, fra i mille problemi, quello del lavoro fosse l'argomento principale e purtroppo in una declinazione buona per tutti: dalla disoccupazione giovanile e femminile alla difficoltà per i senior di trovare lavoro se perduto in tarda età. Il dialogo sera dopo sera - perché per fortuna non sono stati "comizi silenti" ma partecipati con domande e proposte - conferma la diagnosi: il lavoro, atteso, perduto, cercato resta al centro dell'attenzione in questo periodo di crisi economica, che crea un effetto domino sull'economia, e dunque sull'occupazione nei diversi settori, ed innesca a una situazione di preoccupazione generalizzata, sapendo che già rispetto al passato le più varie forme contrattuali innescano fenomeni di precariato più o meno gravi.
Bastano poi "effetti annuncio", come quelli sul futuro delle Comunità montane reso dal presidente Augusto Rollandin, per far sprofondare delle persone in una situazione di angoscia o la notizia di fonte sindacale, davvero inaspettata, di "tagli" agli stipendi nel settore degli impianti a fune per alimentare preoccupazioni.
Il lavoro: ne scrivo oggi anche per un elemento ulteriore, che finisce per essere esemplificativo. Il 22 febbraio di trentatré anni fa entrai alla "Rai", dove, in verità, ho avuto un lungo periodo di aspettativa politica. Ma quel che conta è che la data mi è rimasta in mente mica per caso, ma perché educato all'etica del lavoro e sul lavoro ho impostato la mia vita.
Non si può immaginare nessuna progettualità e impostazione della propria esistenza senza un minimo di certezza. E' vero che ci vuole oggi maggior flessibilità nel passare da un lavoro all'altro nel privato e che il mito del lavoro pubblico è infranto dalle regole draconiane che limiteranno sempre più il "gonfiarsi" del comparto, ma questo non cambia il dato di fondo: assicurare il lavoro come diritto costituzionale e contro la tentazione, purtroppo ancora vivente in barba alle leggi, di "assunzioni amiche" e di concorsi di cui si conosce l'esito.

La delicata questione europea degli impianti a fune

Le cabine della funivia di CourmayeurIn vita mia mi sono occupato sotto molte vesti degli impianti a fune. Sono stato presidente della "Sitib", che si occupava della piccola stazione sciistica di Brusson con uno skilift in paese (all'epoca) e gli impianti di Estoul (ai miei tempi venne costruita la lunga seggiovia). E' stata interessante come esperienza, visto che all'epoca come deputato ero più politico che amministratore: pur nel piccolo c'erano lì riassunti tutti i problemi di gestione legati al settore funiviario. La parte più promozionale l'avevo invece seguita quando mi occupavo della prima fase del "Monterosa ski" e mi trovai proprietario di una mongolfiera!
L'esperienza impiantistica crebbe non solo nell'Associazione valdostana impianti a fune - con un "maestro" di grande competenza e spessore umano come Ferruccio Fournier - ma anche nell'associazione nazionale di categoria, l'Anef, di cui son stato vice presidente, potendo a quel punto capire le di erse modellistiche alpine, appenniniche e insulari, pensando alle piste sulle pendici dell'Etna. Ma anche in veste politica seguii, nella veste di "lobbista buono", il settore prima a Roma e poi a Bruxelles, nel quadro naturalmente dei problemi della montagna e conoscendo impiantisti di provenienza di diversi Paesi europei.
Il "battesimo del fuoco" fu, in Europa, sul tema delicatissimo per la Valle e non solo degli aiuti pubblici al settore, senza i quali gli impianti chiuderebbero con un terribile effetto domino sul turismo invernale.
Già una decina di anni fa i responsabili della concorrenza europea, al tempo sotto l'occhio vigile del Commissario europeo Mario Monti (proprio lui!), seguivano in modo severo l'evoluzione del settore per vedere se ci fossero o meno distorsioni della concorrenza per gli aiuti di Stato. Eviterò di addentrarmi in una materia troppo specialistica, ma spero che l'ascolto del mio intervento in Consiglio Valle (esposizione e replica) possa risultare interessante.

Dal 1948 ad oggi: i parlamentari valdostani

Il sottoscritto, in una foto d'antan, con il senatore Dujany, a RomaIl primo parlamentare valdostano del dopoguerra fu Giulio Bordon, che rappresentò la Valle d'Aosta dal 1946 al 1948 nell'Assemblea Costituente e venne eletto - anche questa era una novità della nascente democrazia - a suffragio universale.
Poi, dal 1948 ad oggi, grazie ad un apposto articolo dello Statuto, la Valle d'Aosta che garantisce l'elezione di un Deputato e di un Senatore, si sono susseguite sedici legislature e ieri - in una Valle con scarsa memoria storica - ho proposto due Tweet che sintetizzano questo cammino degli ultimi 65 anni con il numero della legislatura e con il corrispondente nome del parlamentare, che venne eletto nell'Assemblea di appartenenza con il titolo - legittimo con un sistema uninominale - di Deputato o Senatore della Valle d'Aosta.

Ecco i deputati (scuserete l'autocitazione):

  • I - II Paul-Alphonse Farinet;
  • III Sevérin Caveri;
  • IV Corrado Gex;
  • V Germano Ollietti;
  • VI Emile Chanoux;
  • VII Ruggero Millet;
  • VIII - IX Cesare Dujany;
  • X - XI - XII - XIII Luciano Caveri;
  • XIV Ivo Collé;
  • XV - XVI Roberto Nicco.

Ora i senatori:

  • I - II Ernest Page;
  • III - IV Renato Chabod;
  • V Aimé Berthet;
  • VI Giuseppe Filliétroz;
  • VII - VIII - IX Pierre Fosson;
  • X - XI - XII Cesare Dujany;
  • XIII Guido Dondeynaz;
  • XIV Augusto Rollandin;
  • XV Carlo Perrin;
  • XVI Antonio Fosson.

Dietro all'aridità della sola lista dei dieci deputati e degli undici senatori, vi è una ricchezza di storie personali e politiche con una varietà di personalità da esplorare anche in corrispondenza alla diversità degli appuntamenti elettorali con le vicende conseguenti che portarono alla scelta elettorale.
I resoconti parlamentari, con la loro minuzia, ci danno conto del lavoro svolto da ciascuno degli eletti nel proprio ruolo istituzionale. Questo deve tenere conto, oltreché della formazione e delle caratteristiche degli eletti, anche della durata e della temperie della legislature in cui ciascuno agì.
Per me è stata un'esperienza straordinaria che dai ventotto anni mi portò a traguardare i quaranta: anni cruciali nella vita di una persona.
Dal risultato delle urne di queste ore vedremo chi saranno i due protagonisti della XVIIesima legislatura.

La storia del "fil rouge"

Il sottoscritto durante il comizio di chiusura della campagna elettoraleNon è più propaganda la semplice constatazione di quanto mi abbia fatto piacere, con maggior o minor successo, e il peggior critico di me stesso sono io, costruire ogni sera nei comizi - che sono in termini letterari dei "vuoti a perdere" che restano nei soli presenti - dei discorsi che consentissero di attirare l'attenzione del pubblico.
Non ho studiato oratoria, nel senso classico del termine, e non ho fatto - a differenza di qualche collega politico - corsi specifici per imparare a parlare in pubblico. Ho cercato nel tempo di costruirmi un mio metodo, che si è cementato su di una convinzione: un pubblico ti segue davvero e solamente se parli a braccio e per farlo non devi avere discorsi scritti da sbirciare, al massimo puoi avere un bigliettino con qualche nota, che funga da "coperta di Linus" nel caso sciagurato che perdessi il filo.
E proprio il "filo" è stato il tema dominante del mio ultimo intervento di questa campagna elettorale. Non il "filo d'Arianna", che è - come noto - un indizio che consente di trovare la soluzione di un problema intricato: come il filo che Arianna, figlia del re di Creta, Minosse, diede all'eroe Teseo per aiutarlo a uscire dal Labirinto dopo aver ucciso il mostruoso Minotauro, divoratore di fanciulli. Ma il filo è un altro: si tratta del modo di dire francofono "fil rouge", applicato nel mio intervento alla lunga storia dell'autonomia valdostana attraverso tutte le epoche e i diversi regimi.
All'inizio, alla ricerca di quale fosse l'origine, ero stato portato su di una strada sbagliata: pareva si trattasse del fatto che in elettricità il filo rosso fosse il conduttore per eccellenza e dunque il riferimento al flusso elettrico serviva da esempio applicabile in modo universale. Ho chiesto riscontro ad un ingegnere che mi ha guardato stranito: falsa pista.
Per cui ho ripreso a cercare e nel ricco, ma pieno di trappole e notizie fasulle, ho trovato la soluzione, che qui propongo in una versione standard: "Pourquoi "fil rouge"? Il semble qu'il faille chercher l’origine de l'expression chez Goethe, dans l'une des œuvres les plus célèbres du grand poète allemand, "Les affinités électives". Pour nous assurer de la cohérence du journal d'Ottile, l'une de ses héroïnes, voici ce qu'il nous dit : «Tous les cordages de la flotte royale, écrit-il, du plus fort au plus faible, sont tressés de telle sorte qu'un fil rouge les parcourt tout entiers et qu'on ne peut l'en extraire, sans que l'ensemble se défasse, et le plus petit fragment permet encore de reconnaître qu'ils appartiennent à la couronne»".
Interessante questo rimedio identificativo e contro i furti, perché chi tenti di estrarre il "fil rouge" distrugge il cordame che diventa inutilizzabile. Come può capitare ad un'autonomia speciale cui venga sottratto il patrimonio di idee e valori.

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