December 2012

Monti "sale" in politica

Il tweet di Mario Monti"@SenatoreMonti: Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi si. "Saliamo" in politica!"
Questo è il "tweet" - comprensivo del refuso dell'accento mancante sul "sì" a causa forse di un esecutore distratto - con cui Mario Monti ha smesso definitivamente i panni di tecnico e "sale" in politica, come ha scritto con un pizzico di ironia per il dibattito di questi giorni.
Monti non è mai stato in questo anno di Governo un "tecnico" vero e proprio. Cosa fosse la politica lo aveva visto e vissuto da Commissario europeo e la sua "salita" a Palazzo Chigi era stata preceduta da lunghi editoriali in cui da economista esprimeva opinioni politiche. Poi, nell'esperienza inusuale di un anno di Governo con un Parlamento prono ai suoi piedi per un'investitura del Quirinale degna di un tempo di guerra, il demone della politica si è impossessato di lui sino all'epilogo: i leader popolari a Bruxelles lo hanno trasformato da paladino di area liberaldemocratica a epigono della nuova Democrazia cristiana che ora si raccoglie sotto le sue ali. Vi assicuro che i liberali europei sono rimasti basiti da questo cambio di casacca di Monti e ciò ha confermato loro la totale illeggibilità delle dinamiche politiche italiane, altro che Alcide De Gasperi!
Così il "Professore", senatore a vita per ottenere l'incarico di guidare il Paese, rompe sotto Natale gli indugi che lo avevano trasformato in un moderno "Tentenna" e ora sfiderà chi - a destra e a sinistra - gli aveva dato fiducia con l'impegno che non scendesse nell'agone politico. Ma si vede che "al cuor non si comanda" e dunque Monti rischia un'operazione difficile: spezzare i due poli esistenti, già malconci per conto loro sulla spinta delle divisioni e di soggetti nuovi come Beppe Grillo, facendo rinascere un centro fatto da Pierferdinando Casini, Luca di Montezemolo e Gianfranco Fini, solo per citare alcuni degli esponenti della nuova DC.
Immagino un Giorgio Napolitano che si sentirà come il "dottor Frankenstein", cui è sfuggita la creatura che ora azzanna gli stessi che gli hanno permesso di emergere. Non me ne stupisco affatto né mi scandalizzo, semmai è stata un'ingenuità del sistema dei partiti consentire a Monti e alla sua squadra eterogenea di smontare le regole parlamentari, prendendoci gusto.
Così le elezioni politiche staranno ancora più emozionanti perché giocate su tre e non due schieramenti. Lo spargimento di sangue è assicurato.
Vedremo come si svilupperanno le dinamiche nel piccolo collegio uninominale della Valle d'Aosta, unica isola di maggioritario usato per rappresentare una minoranza, strano paradosso derivante da San Statuto speciale, altrimenti - senza una circoscrizione elettorale - non avremmo neppure un deputato ed un senatore.
Sarebbe bene rifletterci in questa lunga stagione elettorale. In cui - al posto di crocifiggere i "dissidenti" (termine ormai da cancellare per il percorso tracciato) - è ora di ricentrare il dibattito sullo Stato e sulle prospettive dell'autonomia speciale.

La politica e le sue incertezze

Fa strano per chi fa politica e si trovi alla fine del proprio mandato non sapere bene che cosa avverrà dopo. Credo che sia una sensazione unica che ho vissuto tutte le volte in cui - eccettuata la prima in cui tutto era nuovo - mi sono ripresentato al giudizio degli elettori prima per la Camera, poi per il Parlamento europeo e infine per il Consiglio Valle.
Tra sei mesi non so se ricoprirò o meno qualche ruolo elettivo, dopo tanti anni che lo faccio in compiti diversi. Niente di straordinario - intendiamoci - perché lo stato d'animo sano in politica sta proprio nel considerare la precarietà come un elemento normale e la possibilità di uscire di scena una variante ordinaria che rientra nelle regole democratiche. Niente di peggio di quelli che sembrano attaccati alla sedia con la colla e finiscono per vivere una vita solo fatta di ricordi di quando facevano politica.

Il controllo del territorio

Il furgone blindato bloccato a PolleinUn recente fatto di cronaca nera - una tentata rapina ad un furgone portavalori, di cui pare siano già stati individuati gli autori - ha destato preoccupazione in una realtà come quella valdostana, dove per fortuna episodi di questa gravità sono rari. Basta scorrere le statistiche per rendersi conto di come gli episodi criminosi siano per fortuna limitati, anche se è evidente - e l'ho segnalato in molte occasioni - esiste un grado di preoccupazione nella popolazione che, pur non corrispondendo a fatti reali, deve avere come risposta un'accresciuta vigilanza.
Dunque è un bene non abbassare mai la guardia e questo significa una visione attenta dal grande al piccolo. Mi riferisco, in questa sorta di scala delle minacce, ai fenomeni di infiltrazione mafiosa, oggetto di una serie di accertamenti di una Commissione speciale del Consiglio Valle che hanno confermato come non si debbano sottostimare i rischi all'allarme sociale - pur nella parte bassa della pericolosità - per il fenomeno odioso dei furti in appartamento che periodicamente flagellano diverse zone della Regione.
In ogni caso resta evidente come risulti giusta la scelta della diffusione sui territori comunali di reti di videosorveglianza che consentano di controllare capillarmente il territorio e si è visto come ormai, in qualunque tipo d'indagine, le registrazioni possano risultare utili per l'identificazione dei malfattori. Certo resta un problema ancora più importante, vale da dire un uso delle telecamere che consenta un controllo preventivo in tempo reale.
Il complessivo ridursi delle risorse pubbliche non aiuta di certo e si sa bene come anche le forze dell'ordine abbiano subito e subiscano diminuzioni di uomini e di mezzi e vi è una concentrazione delle risorse disponibili, che di certo ci penalizza, in quelle zone dove la pericolosità è di gran lunga più elevata di quanto avvenga in territori a bassa incidenza di fenomeni criminali come la nostra.
Le nuove tecnologie dunque aiutano molto, ma lo sforzo vero sta non solo nella messa in rete dei sistemi di videosorveglianza esistenti e nella progettazione intelligente di quelli nuovi sempre più sofisticati, ma anche nel coordinamento delle diverse polizie per poter avere una visione di quanto sta avvenendo nelle differenti zone del territorio regionale per ottenere una risposta immediata e rapida. Un uso esclusivamente ex post - a fatti avvenuti - sarebbe davvero limitato rispetto alle potenzialità che possono evitare che certi eventi si verifichino.
I problemi di privacy - per evitare che questi sistemi si insinuino nella vita privata dei cittadini con una logica da set del "Grande Fratello" - sono risolti dalle regole fissate dal legislatore e dalle autorità di vigilanza del settore.
Credo per altro che tutti siamo disponibili a rinunciare a qualcosa in favore di una maggior tranquillità.

Bilancio della Paritetica

Io durante una riunione della Commissione PariteticaNon si riunirà più nei prossimi mesi, attendendo la nuova Legislatura sia dello Stato che della Regione, la "Commissione paritetica Stato - Valle d'Aosta" di cui sono membro. Una Commissione prevista dall'articolo 48 bis dello Statuto, che scrissi di mio pugno una ventina di anni fa e che qui ricordo: "Il Governo è delegato ad emanare uno o più decreti legislativi recanti le disposizioni di attuazione del presente Statuto e le disposizioni per armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della regione Valle d'Aosta, tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuita alla regione Gli schemi dei decreti legislativi sono elaborati da una commissione paritetica composta da sei membri nominati, rispettivamente, tre dal Governo e tre dal consiglio regionale della Valle d'Aosta e sono sottoposti al parere del consiglio stesso".
Il Governo, infatti, ritiene che con l'ordinaria amministrazione non si possano più varare delle norme d'attuazione - cosa di cui dubito, ma non spetta a me obiettare - e dunque finiscono nel dimenticatoio norme ormai pronte per il Consiglio dei Ministri e sparite per lungo tempo nei meandri dei Palazzi romani ostili alla nostra autonomia speciale e rinvigoriti dal "montismo". Si tratta della norma importantissima sull'Ordinamento linguistico, quella altrettanto importante sulla regionalizzazione degli Archivi storici e un decreto sulla regionalizzazione dell'Ispels, le cui competenze sono state trasferite all'Inail. Tutte già bloccate dal Governo Berlusconi.
Dunque con il Governo Monti - malgrado l'ottimo presidente della Commissione di parte statale, Marco Cammelli - nessuna norma è stata varata e questo è offensivo per la nostra autonomia e per regole di rango costituzionale che regolamentano i nostri rapporti con Roma. Come membro della Paritetica - lo dimostrano i verbali delle sedute - ho sempre denunciato l'attitudine dello Stato e delle sue strutture che in modo sistematico tendono a disconoscere le nostre particolarità giuridiche. Una vergogna.
Alla fine in questi cinque anni sono queste le norme varate definitivamente nel periodo dell'ultimo Governo Berlusconi, cui va dato atto di aver adempiuto ad un dovere costituzionale.
Ricordo anzitutto il decreto legislativo 3 febbraio 2011, numero 12 "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste recanti modifiche alla legge 26 novembre 1981, numero 690, recante revisione dell'ordinamento finanziario della Regione". Il nuovo riparto fiscale secondo il federalismo fiscale, violato pochi mesi dopo dal Governo Berlusconi che pure l'aveva approvata e poi sempre dal Governo Monti. Vi è poi la norma d'attuazione 5 ottobre 2010, numero 179 "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste concernenti l'istituzione di una sezione di controllo della Corte dei conti". Questo decreto ha chiuso un lungo contenzioso con lo Stato.
C'è stato poi il decreto 26 ottobre 2010, numero 192 "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste recanti il trasferimento di funzioni in materia di medicina e sanità penitenziaria". Anche in questo caso si è chiusa una lunga vicenda nei rapporti con Roma.
Segnalo ancora il decreto 26 ottobre 2010, numero 193 "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste in materia di edilizia residenziale pubblica" e soprattutto il decreto - rimasto per ora inespresso e siamo davvero all'omissione di atti d'ufficio - 26 ottobre 2010, numero 194 "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste in materia di trasporto ferroviario". Il trasporto ferroviario potrebbe avere esisti diversi dal disastro attuale se ci fosse una volontà di applicare queste norme.
Si chiude così la mia esperienza nella Paritetica, dove ho cercato di riversare le mie conoscenze sull'ordinamento valdostano in un clima di crescente ostilità della macchina dello Stato verso le autonomie speciali.
Tira una brutta aria e se non saremo capaci a reagire con decisione e dignità arriveranno tempi ancora peggiori.

Quelli che... scoprono Internet

Io con il mio iPhone in Consiglio ValleSono contento che Internet diventi un agone politico anche in Valle d'Aosta e non mi riferisco a chi usa la tecnologia anche da noi solo per fabbricare veleni.
Sinora, come blogger politico, ero quasi una mosca bianca: altri, anche illustrissimi, erano sbarcati sul Web con loro siti analoghi al mio, ma poi le loro pagine sono rimaste in parte inanimate o raramente rinfrescate e questo sulla Rete è letale. O ci si rassegna ad una fatica quotidiana e autografa (i "navigatori" scoprono in fretta se c'è uno scribacchino - ghost writer, scrittore fantasma, in inglese - che sostituisce l'originale) oppure il boomerang torna indietro e ci si fa del male.
Poi ci sono, sempre più stuzzicanti, i social media: in Valle primeggia "Facebook", dove io non sono mai sbarcato, perché mi pare - mia opinione personale - troppo invasivo e dispersivo. Da qualche mese, invece, con un rimando qui a fianco sul sito, sono sbarcato su "Twitter", che mi piace per rapidità e concisione (il correttore automatico aveva scritto "circoncisione" non sapendo di quel politico che esordì «Sarò breve e circonciso!» e non capendo le risate conseguenti allo strafalcione aggiunse un insuperabile «E lo vedrete!»).
Ora capiremo, con il moltiplicarsi dei politici presenti con il loro "cinguettio" ("Twitter", appunto) come ci si posizionerà e quali incroci vi saranno a beneficio di chi segue questo network. Mi auguro che si usi più il fioretto che la clava e ovviamente la presenza nella galassia elettronica non ha nulla a che fare con la libertà di espressione nei partiti, come qualche buontempone vorrebbe far credere.
Credo comunque che queste presenze nell'agorà digitale saranno interessanti, ma confesso che la sfida odierna dev'essere, neppure troppo paradossalmente, quella di rituffarsi nella politica di prossimità e non - per favore - nella logica del "piacere" e della "pacca sulla spalla". Si tratta di ritessere legami personali e animare assemblee politiche vere e partecipate con il gusto della politica e di un'autonomia speciale viva e da difendere. Basta con i "valvassini" - ormai anche su "Twitter" - che mirano solo ad ottenere una seggiolina fronte palco.
Il confronto sul territorio va ovviamente in parallelo alla Rete e alle sue potenzialità. Una Valle d'Aosta che sappia mettere assieme tradizione e modernità, perché - come ripeto spesso - chi si ferma è perduto e alcuni li vedo già smarriti.

A Hône il 3 gennaio

La 'tavolata' all'incontro di FénisAd un'azione corrisponde una reazione. E' normale che sia così e dunque quando - assieme ad altri e siamo in tanti - abbiamo deciso di intraprendere la strada per la nascita di un nuovo soggetto politico era chiaro che non sarebbero state rose e fiori.
Sapevo bene perciò che accuse più o meno forti sarebbero venute da esponenti dell'Union Valdôtaine, con cui ho vissuto un lungo cammino nella mia storia personale e politica, che non condividono la scelta da noi assunta di andarcene non rinnovando più l'iscrizione. Ricordo come in epoca non sospetta, quando ero nel Mouvement, avevo segnalato un declino proprio nelle iscrizioni di cui capire le ragioni e una crescente mancata corrispondenza fra le adesioni e il numero di voti, come ben si vedrà nel caso di primarie unioniste per scegliere i candidati con paesi dove ormai a votare saranno poche decine di persone. Ma questo è ormai il passato e sono problemi di altri.
Personalmente non mi volterò più indietro, perché i rimpianti non servono a niente e non mi farò impegolare in polemiche inutili, che servirebbero solo a capire come in certi casi si sia caduti in basso. Sono stufo della polemica sull'unità quando ho visto scomparire ogni forma di confronto e verificare come sia vero il famoso detto «predica bene e razzola male».
Non sono una "mammoletta", per carità, ma mi sento la coscienza a posto per il lavoro svolto per la Valle d'Aosta nei diversi ruoli ricoperti e in questo contano i fatti e non i veleni e sfido chiunque a dire che non sono una persona onesta. Il resto non conta e ho abbastanza energie per sopportare le critiche e gli attacchi personali. Ora quel che conta è guardare avanti, costruendo qualcosa di nuovo in cui riversare esperienze, idee e speranze e questo non significa tradimento ma essere semmai coerenti con le proprie convinzioni.
Ringrazio qui pubblicamente le moltissime persone, in numero superiore ad ogni aspettativa e segno del desiderio di qualche cosa di nuovo in cui impegnarsi, che in vario modo si sono manifestate per esprimere sostegno, simpatia e partecipazione alla decisione maturata nel tempo. Non c'è stata mai una logica di complotto - come qualcuno si ostina a dire con debolezza di argomentazioni - ma un processo di maturazione della consapevolezza che "cambiare dal di dentro" era impossibile. Lo ribadisco a chi ancora oggi sostiene che questa poteva essere un'opzione.
Un giorno verrà in cui la grande famiglia unionista, obbligata ad una diaspora dolorosa, tornerà sotto lo stesso tetto, quando la casa potrà essere di nuovo condivisa. Sono certo che questo capiterà ma intanto bisogna organizzarsi diversamente.
Per questo dopo Fénis, con una sala gremita e una discussione vivace, si torna in campo nel 2013 per proseguire il nuovo progetto politico. L'appuntamento è per giovedì 3 gennaio nel salone comunale di Hône, alle ore 20, per una discussione, tra l'altro, su logo e denominazione su cui si è creata una certa aspettativa.
Si va avanti e questo mi fa piacere. Sarò un "vecchio" della politica, ma credo di poter investire me stesso in qualche cosa di utile, specie per quei tanti giovani che finalmente ho visto riavvicinarsi alla politica senza convenienze o "do ut des", ma perché credono nella necessità di impegnarsi nel futuro della loro comunità.

A cavallo fra 2012 e 2013

Io durante l'ultima sessione plenaria del 'Comitato delle Regioni'Si avvicina la fine dell'anno ed è tempo di bilanci e qui registro una parte dei miei pensieri sul 2012 con il vantaggio di aver appuntato tante riflessioni sul blog con regolarità quotidiana e ciò mi esime da troppi giri di parole. Certo ci potrebbero essere altri livelli di lettura di tipo professionale o familiare, che però sono estranei rispetto ad argomenti più propriamente politici, ma rientrano - e devo dire in positivo, per fortuna - nella valutazione complessiva. E partono sempre da una componente caratteriale di cui non ho un merito proprio: resto un ottimista anche nei momenti più avversi e i tempi che tutti stiamo vivendo sono certo intrisi di preoccupazione, ma il mio stato d'animo è sempre improntato alla speranza non stolida ma fatta di un realismo fattivo.
Certo è stato un "annus horribilis" per la nostra autonomia speciale per un vero e propri assedio dal centro della nostra autonomia speciale in un contesto politico confuso e nel cuore di una crisi economico-finanziaria che fa rabbrividire. Siamo stati vittime di attacco alle finanze regionali e alle prerogative statutarie già iniziato con il Governo Berlusconi - malgrado molto maquillage - e perfezionato dal Governo Monti.
L'ho vissuto nella mia attività di consigliere regionale, che ho svolto con lo scrupolo necessario nei diversi impegni e nel ruolo di membro della "Commissione paritetica Stato - Valle d'Aosta" su cui mi sono intrattenuto giorni fa.
Questo grido di dolore del sistema autonomistico italiano l'ho portato anche a Bruxelles, nel mio mandato di Capo della delegazione italiana al "Comitato delle Regioni", depositario nell'Unione europea di quel principio, calpestato in Italia, della sussidiarietà e cioè del principio di rispetto dei diversi livelli di democrazia rappresentativa e di governo. Lo stesso ho fatto al "Consiglio d'Europa", l'istanza europeistica ben più vasta come Stati membri del solo perimetro comunitario.
Questa "visione larga" che ho accumulato negli anni - e spero che le conoscenze accumulate possano essere ritenute utili - mi hanno convinto anche al "grande passo" a cavallo fra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo. Credo in un "progetto rifondativo" di parte del mondo autonomista - o meglio federalista - che deve tornare a emozionare e far partecipare e io stesso ho avuto la fortuna di vivere momenti di questo genere di entusiasmo e effervescenza, segno che è possibile uscire dal grigiore e da una certa cappa che spegne ogni voglia di fare e di esserci.
Preciso, in fondo, come so bene che queste riflessioni comportino per qualunque eletto di lungo corso come me degli elementi di autocritica, senza cadere nella tentazione di far ricadere su altri o su uno solo responsabilità che vanno condivise.
Ma è altrettanto vero che operazioni di rinnovamento devono implicare passaggi di testimone e di memoria collettiva, che obbligano a un dialogo che in certi momenti diventa in incomprimibile e la pentola a pressione salta in aria se questo non si dimostra possibile. Così è stato e ora bisogna costruire qualcosa di nuovo e - parola chiave del 2013 - di sincero.

Pronti per l'ultimo dell'anno

Mazzette di euroE' indubbio che anche in Valle d'Aosta la crisi economica ci sia e colpisca duramente e non potrebbe essere altrimenti in un mondo sempre più interconnesso.
Chiudiamo l'anno sperando che davvero lo "scenario fosco" finisca a partire dal 2013, come qualcuno azzarda possa avvenire, perché non se ne può più di questa palude d'incertezza.
Agli economisti spetterebbe dirci il perché di un fenomeno già visto in passato, vale a dire l'esistenza di un leggero ritardo con cui certi avvenimenti macroeconomici e mondiali si riversano sulla nostra Valle. Certo è che ora la "grande gelata" è arrivata e siamo nel momenti topico e con chiunque parliate, nei diversi settori, la crisi non è per nulla una percezione astratta ma qualcosa di terribilmente concreto che sta avvelenando i "fondamentali" della nostra economia. Il dato più doloroso è sicuramente quello, palpabile in ogni famiglia, della disoccupazione nelle sue diverse forme e colpisce in particolare il tasso, mai così elevato sino ad oggi, della disoccupazione giovanile.
Mai come di questi tempi, con il declinare sino alla sua sparizione del fondo compensativi che lo Stato ci trasferiva per il venir meno dal 1993 dell'IVA degli sdoganamenti effettuati sul nostro territorio a causa della caduta delle barriere doganali in Europa, il nostro nuovo riparto si basa su risorse proprie. E' in questo senso, con il contrarsi della "ricchezza" prodotta in Valle, diminuisce la fiscalità che alimenta il nostro riparto fiscale e questo si riflette in minori trasferimenti e disponibilità per il nostro sistema pubblica regionale. In più - anche se la Corte Costituzionale è già intervenuta contro questo "modus operandi" dello Stato perché in violazione della norma di attuazione sull'ordinamento finanziario - Roma aveva cominciato e in parte ancora la a a bloccare in tutto o in percentuale certe tassazioni con la giustificazioni di trattenersi al centro del denaro a beneficio del rientro dal famoso debito pubblico. Si aggiungono le norme vessatorie del "Patto di stabilità" e i suoi successivi inasprimenti, che impediscono la spesa anche quando i soldi ci sarebbero e questo meccanismo per i cittadini risulta veramente incomprensibile.
Un fatto scontato è che fattori congiunturali, con le conseguenti risposte anti-crisi per evitare il peggio, bisogna ormai sostituire interventi strutturali sulla spesa pubblica che mettano assieme politiche di risparmio e misure per il rilancio dell'economia. Una politica non semplice - simile al desiderio di avere «la botte piena e la donna ubriaca» - che obbliga ad avere le idee e le capacità per cambiare registro.
Non invidio chi governa, perché a tutti i livelli - Bruxelles, Roma, Aosta - si rischia d'incorrere nell'ira funesta dei cittadini. Ma avere posti di responsabilità non è né un obbligo né un titolo onorifico e soprattutto le difficoltà costringono a condividere le decisioni, come precondizione per avere una comunità che sappia ripartire, quando il momento verrà, senza rischi di ritardo o di stagnazione.
Intanto che il "Buon Anno" sia con voi.

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