November 2012

Un lutto per l'alpinismo

Patrick EdlingerLa storia dell'alpinismo, che così tanto ha inciso sulle popolazioni delle montagne del mondo e il "caso valdostano" è esemplare, è anche il succedersi di personalità straordinarie. Inutile nascondersi come in questo ampio campionario non manchino affatto la categoria dei bizzarri, personaggi unici e irripetibili che hanno spostato le tecniche alpinistiche verso nuovi orizzonti e verso modalità espressive adatte ai propri tempi. A loro si deve anche quel pendolo sempre in movimento che fa sì che l'alpinismo o meglio gli alpinismi, per la loro pluralità di espressioni, si avvicinino e si allontanino dall'interesse della stampa e del pubblico. Ma c'è chi protagonista lo sarà per sempre per la capacità di fare sensazione.
È il caso di Patrick Edlinger, morto venerdì in casa, pare caduto dalle scale. Combatteva da anni una battaglia con l'alcolismo, dopo essere stata una vera e propria star grazie soprattutto ai film che lo hanno ritratto e alle gare di arrampicata.
Ha scritto "Le Parisien": «Originaire des Landes (Dax), Patrick Edlinger commence l'escalade à l'âge de 8 ans. Grimpant parfois en solo, il grimpe dangereusement et impose un nouveau style. Bandeau autour de la tête, simple short et parfois torse-nu, ce passionné se fait connaître du grand public après avoir grimpé les gorges du Verdon. En 1982, son style fait l'objet de deux documentaires réalisés par Jean-Paul Janssen: "La Vie au bout des doigts" et "Opéra Vertical". Au coeur des années 1980, Edlinger sera élu personnalité préférée des français par le magazine».
"Paris Match": «lors de la décennie suivante, il se retire du haut niveau de l'escalade après avoir été victime d'un arrêt cardiaque, à la suite d'un grave accident dans les Calanques. Il continuera malgré tout à grimper. "C'est une icône pour les passionnés de l'escalade, qui a révolutionné cette discipline", a déclaré l'ancien directeur de la rédaction de "Montagne Magazine", Christophe Raylat, sur "France Info". Il préparait une biographie sur Edlinger et lui avait encore parlé ces derniers jours».
Questo suo essere genio e sregolatezza, alpinista che si esprimeva più con il corpo che con le parole, i brividi che suscitavano le sue scalate su pareti mozzafiato avevano sdoganato verso il grande pubblico questo aspetto nuovo - giovane e spregiudicato - dell'alpinismo moderno, creando un vero e proprio movimento di un alpinismo alternativo rispetto a certe regole dei "puristi" che hanno combattuto e perso una battaglia conservatrice verso certi innovatori.
"Le blond", come veniva soprannominato, è morto solo per uno stupido incidente domestico, dopo aver per anni giocato con la morte davvero sulla punta delle sue dita.

Onore ai vincitori

La scheda del referendumIl quorum sul pirogassificatore è stato raggiunto e dunque il sì - cioè il no all'impianto - ha vinto e così sia.
Onore ai vincitori, come è giusto che debba avvenire in democrazia e spero che i commenti ora saranno, ma temo sia una pia illusione, più pacati di una campagna referendaria piena di acrimonia che peserà sul confronto futuro in una piccola comunità come la nostra, specie in una fase storica in cui - l'ho scritto e motivato mille volte e dunque non ci torno - dovrebbero essere più importanti le cose che uniscono di quelle che dividono.
Forse, passato il calor bianco fra esaltazione dei vincitori e regolamenti di conti fra i perdenti, tornerà al centro il gran quesito, quello vero: cosa facciamo ora dei nostri rifiuti?
Chiuso il capitolo dei trattamenti a caldo, si apre l'incognita dei trattamenti a freddo e non sfugge a nessuno un fatto reale: l'esaurimento imminente della grande discarica alle porte di Aosta. Di conseguenza non sarà difficile immaginare che si cercherò lo spazio dove piazzare i rifiuti che non saranno bruciati. Ricordo che l'ipotesi di Issogne-Champdepraz dell'area ex Follioley era in passato in prima posizione nelle relazione degli esperti per una nuova discarica. Vedremo se sarà così o no o se vi saranno altre opzioni maturate dopo i corposi dossier sul tema di pochi anni fa.
Intanto questo gran movimento e questo complesso incrocio politico che si è creato porterà in carrozza alle politiche del 10 marzo e alle regionali del 26 maggio. Le urne più di tante elucubrazioni disegneranno gli equilibri futuri e l'esperienza porta a dire che nulla è mai scontato come sembra e lo dico in positivo come in negativo. Certi esiti bisognerà capire chi puniranno e chi premieranno anche dentro le coalizioni che si sono delineate sul referendum.
Concludo dicendo che non ho votato e ribadisco che si trattava di una scelta legittima, adoperata dai diversi schieramenti politici per differenti referendum. Nella discussione al Gruppo dell'Union Valdôtaine, già mesi fa, avevo espresso la preferenza per una battaglia vis à vis sul pirogassificatore, ma discussioni successive - anche con il resto della maggioranza regionale - hanno fatto scegliere ai "decisori" una posizione diversa, quella dell'astensione, cui mi sono adeguato.
Ma questo fatto personale non conta nulla e non cambia il fatto che ora bisogna guardare dentro al risultato e interrogarsi. Non penso che il giochino debba essere la ricerca del capro espiatorio - sport praticatissimo in caso di sconfitta - ma di capire che cosa e perché abbia portato all'esito. Magari in un contesto un pochino più ampio alla ricerca di certi meccanismi causa-effetto su cui ho le mie idee, spesso annotate in questo mio spazio e che talvolta sono dispiaciute a chi non ama essere contraddetto.
Dovrebbe essere elementare ribadire, invece, che nella franchezza non c'è nulla di eversivo.

Una settimana importante per l'Europa in bilico

Herman Van RompuyOggi parlare di Unione europea a fronte delle vicende politiche locali potrebbe farmi sembrare un marziano atterrato ad Aosta. Ma visto che mi sono già espresso ieri sera e ora si tratta solo di capire che cosa capiterà sulla "questione rifiuti" ed attorno alle diverse valutazioni politiche, vorrei dire che parlare d'Europa non è scantonare, ma rendersi conto di un appuntamento decisivo che si svolgerà questa settimana a Bruxelles.
Il Consiglio europeo, in soldoni gli Stati, devono definire venerdì prossimo il budget futuro - in sostanza orizzonte 2020 - dell'Unione in questo periodo di "vacche magre" e in questo contesto le asprezze fra gli Stati fra chi vorrebbe mantenere il bilancio come quello attuale e chi vuole tagliarlo si sono trasformate in scontri diretti mica da ridere. Gli organi comunitari, tipo l'enigmatico Herman Van Rompuy, che presiede il Consiglio e il nullo José Manuel Barroso, che presiede invece la Commissione, non riescono affatto a pesare sulla trattativa.
Il più in difficoltà, perché deve giocare il ruolo di "cattivo" sino in fondo è il premier inglese David Cameron, che ha un'opinione pubblica - come spiegava ieri con un sondaggio il giornale domenicale "The Observer" - sempre più anti-europeista.
La mia esperienza in Europa mi ha sempre consentito di constatare questa costante: a qualunque schieramento appartengano, gli inglesi mantengono una vena, più o meno forte, di anti-europeismo e in tempo di crisi il fenomeno deborda e davvero i governanti Oltremanica - che parlano di noi come «continentali» - potrebbero alla fine andarsene con esito catastrofico sulla fragilizzata costruzione europea.
Verrebbe da dire «chi è causa del suo mal...», ma poi - visto anche dall'ottica della minuscola Valle d'Aosta - sarebbe bene ragionare sul tema e sui rischi enormi di un'Europa che si spappoli, facendo trionfare i vecchi nazionalismi, che nulla sono riusciti a fare rispetto alla crisi proprio perché hanno ceduto agli egoismi di ciascuno invece che stringersi attorno al Vecchio Continente e alla sua forza, perché se si è coesi non c'è ragione per aver paura.
In quest'epoca di ristrettezze, se passerà la linea dei "tagli" al budget europeo, anche i valdostani, con secche diminuzioni nei fondi strutturali e in quelli per l'agricoltura, scopriranno la cecità di una politica di rigore che senza i necessari investimenti farà calare ancora di più il gelo sull'economia europea.
Ne scriverò ancora, visto che giovedì sarò a Bruxelles e l'indomani a Firenze proprio per temi comunitari.

Pensieri in libertà

Il sottoscritto in Consiglio ValleIn questi giorni, come non mai, per una serie di concomitanze che non hanno a che fare solo con gli strascichi del referendum su cui torneremo presto, capita di pensare all'attività politica, cui ho dedicato la mia vita in quelli che retoricamente potrei definire "i miei anni migliori".
Quando rileggo, giusto qui in cima alla pagina del blog, le cose che ho fatto legate alla politica è come se, per ogni riga della mia biografia, si riversassero fiumi di ricordi sui quali non ho rimpianti, anzi ho un certo orgoglio per una serie di momenti concatenati dal flusso dell'esistenza. Ogni passaggio, qualunque incarico abbia ricoperto, è stata un'esperienza e l'insieme delle esperienze hanno segnato il mio percorso personale e politico che porto con me e che mi ha consentito di progredire e insegnato molto decennio dopo decennio attraverso i fatti vissuti e le persone conosciute.
Mai come di questi tempi, ingrati per chi abbia investito molte energie in politica, rifletto ogni tanto non solo sul da farsi e sulle prospettive mie, ma assieme sullo stato della situazione della politica di cui ho visto tanti e significativi cambiamenti e non sempre in meglio.
Non so se la mia sia una vena di grigiore in un mondo che è sempre stato per me a colori - cosa ne può capitare per stanchezza o per sfiducia - oppure se sia davvero la crisi che tutto incupisce in un mix di preoccupazione e di impotenza di fronte alla sgradevole impressione che valori in cui ho sempre creduto vacillino in un periodo in cui molte cose vengono scombussolate.
Quando si scorge nella politica - senza fare "Alice nel Paese delle meraviglie" - uno sfondo degradato di malaffare, la presenza crescente dei leccapiedi, la mancanza di progettualità con il condimento di cattiveria e arroganza, allora ti chiedi perché mai - specie se comparato con le molte possibilità e ambizioni possibili per incidere in positivo sulla realtà che spero di essere riuscito in parte ad interpretare - bisogna esercitarsi nel buonsenso unilaterale e nella quotidiana sopportazione di quanti invadono la politica con logiche di piccolo o grande cabotaggio con giochi di potere ridicoli se talvolta non ci fossero di mezzo elementari principi di democrazia cui è bene non derogare. Per la semplice ragione che la deroga diventa la prassi e la prassi diventa la normalità in un circolo vizioso che fa saltare anche certe logiche minimali nel confronto.
Quel che spiace, in certi minuetti desueti, è la mancanza di coraggio di molti, l'assenza di dignità in altri, la debolezza se non la connivenza in alcuni. Il campionario di umanità che si approccia alla politica è riportabile ad alcune categorie ben note e addirittura banali e finisce per essere lo specchio della società in cui viviamo, perché la politica è il riflesso della comunità che la esprime e non un'appendice estranea come talvolta fa comodo pensare.
Saranno pensieri vuoti e elucubrazioni astratte in un momento di "punto e a capo", come talvolta avviene nella propria vita, quando osservi lo scenario in cui sei inserito in fondo come pretesto per guardare dentro di te e cercare le ragioni più vere di quanto fai o vorresti fare.
Così viene un post un po' sbilenco, sospeso sul filo della memoria e sull'uscio di quella grande incognita che sono le scelte per il futuro nel limite in cui dipendono dalla nostra volontà. In fondo è il "fil rouge" della vita che scompare e riappare come un fiume carsico di cui vedi e non vedi il percorso.

Le previsioni sul turismo invernale

Un cannone per la neveI cannoni, grazie alle basse temperature, stanno sparando neve artificiale sulle piste delle nostre stazioni sciistiche. Visto l'autunno dal cielo prevalentemente azzurro e le nevicate naturali sinora nel complesso non sufficienti, questo è quel che passa il convento.
D'altra parte ricordo quegli inverni di trent'anni fa in cui iniziò a nevicare poco e tutti noi, abituati bene, eravamo quasi garruli in quei Natali senza neve, come se si trattasse di una bizzarria passeggera.
Andavo ad Ayas con gli amici della "compagnia" a cercare le strade ghiacciate per giocare con le slitte come diversivo. Se allora mi avessero detto di cannoni della neve piazzati a quote sempre più elevate per supplire all'assenza di neve vera, avrei riso di gusto come di fronte ad uno scherzo.
Poi, nella lunga esperienza che ho fatto nel settore degli impianti a fune come presidente delle "Funivie di Brusson" e vicepresidente nazionale della "Associazione nazionale impianti a fune - Anef", mi sono trovato - con un'esperienza indimenticabile - ad alfabetizzarmi con tutti i problemi della penuria di neve, in primis proprio gli impianti di neve programmata. Quando la neve non arrivava, naturalmente erano guai per i costi di energia elettrica e i costi del personale per realizzare quelle piste innevate che consentissero di aprire gli impianti, il cui effetto moltiplicatore sulle attività economiche è indispensabile.
Si può fare tutta la retorica del mondo, ma le stagioni invernali senza lo sci sarebbero fatte di piccole nicchie di mercato senza grande respiro.
Per questo è positivo l'ottimismo dell’Osservatorio italiano del turismo montano che dice che la stagione 2012-2013 delle "vacanze bianche" sarà positiva, dopo il disastro dello scorso anno in Italia (-24,8 per cento di presenze e un -28,1 per cento di fatturato). Una tendenza negativa che, dati alla mano, non sembrerebbe aver avuto esiti simili in Valle d'Aosta, malgrado - per dirci la verità - un'impressione di calo nel cuore della stagione scorsa, smentita appunto dai dati ufficiali a cui ci si deve rifare.
L'Osservatorio prevede per la stagione invernale 2012-2013 un fatturato pari a circa 9,7 miliardi di euro, comprensivi anche dei costi di viaggio per raggiungere le destinazioni in quota. Un incremento delle presenze di ospiti, rispetto alla passata stagione, variabile tra il 3,5 ed il 4,8 per cento, con un conseguente incremento del fatturato di circa il due per cento, dovuto in particolare alla clientela straniera che compensa ormai da tempo la riduzione degli italiani.
Chissà se questo ottimismo sarà confermato. Amici del settore confermano abbastanza le previsioni, malgrado la pesante situazione economica generale che frena spese e consumi. È vero che si attiva un meccanismo noto: la diminuzione del turismo tropicale di lunga distanza premia la riscoperta della vacanza domestica sulle montagne.
Vedremo, augurandoci che alla neve dei cannoni - indispensabile per avere un minimo di serenità - si aggiunga quella vera che ad un mesetto dal Natale non vale solo per i turisti ma anche per noi indigeni per creare una cornice davvero invernale.

I partiti in crisi

François FillonLeggete un qualunque giornale francese e vedrete cosa sta capitando.
Traggo da "Les Echos": "«Nous pensions que l'on avait atteint le fond de la piscine. Là, nous sommes en train de creuser le fond…». Le constat est de l'ancien ministre Benoist Apparu, proche d'Alain Juppé, devant le nouveau coup de théâtre hier à l'UMP. Un rebondissement qui, quelle qu'en soit l'issue, plonge un peu plus le premier parti d'opposition dans le chaos. Au bord de la scission".
Prosegue l'articolo, spiegando il pasticcio in corso: "Hier après-midi, la guerre entre Jean-François Copé et François Fillon a repris de plus belle à l'UMP, avec invectives, pressions, menaces et accusations de fraude réciproques. Coup de tonnerre quand l'équipe de campagne de François Fillon, qui avait "acté" les résultats du scrutin du 18 novembre pour la présidence de l'UMP, a contesté les chiffres de la commission de contrôle des opérations électorales".
Per chi non avesse seguito: i due si sfidano per la presidenza dell'UMP ("Union pour un Mouvement Populaire") che deve scegliere chi guiderà la Destra francese nel "dopo Sarkozy". Vince Coppé, ma Fillon - che tra l'altro conosco di persona - scopre che si sono dimenticati di contare di voti provenienti dai territoires d'Outremer che lo farebbero vincere. Rinuncia alla vittoria, ma chiede che a guidare il partito sia una terza persona Alain Juppé.
Perché racconto questa storia francese? Per la semplice constatazione di quanto i partiti siano in crisi. Basta vedere certe derive che si stanno manifestando nelle primarie del centrosinistra in Italia e chi in pubblico esalta la grande democrazia della sfida, in privato dimostra cautele sugli esiti e sulle fratture che deriveranno dai toni sempre più forti usati dal trio dei contendenti più forti: Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola che su diversi punti paiono appartenere a schieramenti diametralmente opposti. Cosa avverrà dopo?
E anche nel centrodestra non c'è da sorridere: una decina di candidati eterogenei corrono per le primarie, se ci saranno, perché potrebbe anche essere che alla fine Silvio Berlusconi rispunti o metta sul tavolo un suo candidato. Fibrillazioni da paura.
Potrei proseguire con altri esempi europei o italiani per mostrare come i partiti stentino oggi a reggere quel ruolo di snodo che avevano assunto nella democrazia contemporanea. Le querelle e le incomprensioni, con nascite e morti di partiti e movimenti, ci sono sempre state e basta vedere cosa è capitato in Valle dal dopoguerra ad oggi per capirlo, ma questa volta c'è qualcosa di generalizzato e di profondo che mina ruolo e identità dei partiti tradizionali, che sembrano aver perso meccanismi funzionanti di partecipazione e di confronto interno.
Noto problemi anche nel mio Movimento, l'Union Valdôtaine, in cui mi riconosco da ragazzino e non solo per ragioni familiari ben note. L'UV appartiene alle categoria dei "partiti di raccolta", cioè aggregazioni ancora più problematiche perché legate ad un serie di principi fondanti che si rifanno a questioni identitarie e territoriali che poi sfociano in una originale scelta - nel panorama politico italiano - di idee federaliste.
Ma i meccanismi di governo del movimento, copiati dal vecchio Partito Comunista, assieme a vecchi problemi di rapporti di forza fra chi governa pro tempore in Regione e il peso e l'autonomia della forza politica, creano nell'Union problemi mica da ridere nella dialettica interna, in quel quadro evocato sopra di partiti alla ricerca di una nuova identità e di nuove forme di organizzazione che corrispondano ad un mondo diverso da quello del passato.
L'ho visto sul recente referendum sui rifiuti: ci sono stati commenti e valutazioni "esterne" in cui sono dette certe cose, mentre all'interno si sta giocando una sorta di regolamento di conti verso chi, me compreso, ha posto in quelle ore per scritto al presidente del Movimento alcuni problemi di democrazia interna su un argomento diverso dal referendum. In sostanza c'è chi addebita a questa lettera, su cui non mi addentro perché è nel "Calepin", l'esito del referendum!
Strano ma vero e questo è esempio, nel piccolo, dei grandi problemi dei partiti in crisi e delle strutture ormai sclerotizzate che non riescono a corrispondere alla democrazia odierna, che non può essere affatto il «liberi tutti!» ma neppure le pratiche da caserma.
E pensare che una democrazia senza partiti resta inconcepibile.

L'Europa ha bisogno di politica

Preoccupazione nei mercati europeiSarà pur vero che non bisogna troppo affezionarsi alle proprie certezze, perché può sempre venire il momento in cui anche la convinzione più granitica d'improvviso vacilla. Ma a me questa crisi d'identità che sta portando l'Unione europea sull'orlo del baratro spiace, avendo dedicato una parte delle mie energie, pur nel mio piccolo, a questa dimensione comunitaria, difficile ma piena di significati. Bisogna forse rassegnarsi a cambiamenti continui e rapidi che ci obbligano a riposizionarci nelle discussioni politiche, scuotendo la comodità e la sicurezza dei propri convincimenti e non è banale, specie quando si invecchia e diventa difficile porsi in discussione, essendo più conservatori.
Purtroppo lo spettacolo è desolante: a Bruxelles vincono sul budget e sulle politiche europee i veti incrociati, che paralizzano tutto in una lotta fra Stati che affossa l'idem sentire. Un buon esercizio ed una reazione salutare sarebbe la scelta di comprarsi un mappamondo e di guardare, continente per continente, i punti di crisi che insanguinano il nostro pianeta fra guerre di diverso livello e intensità, sapendo come e quanto alle tipologie tradizionali della violenza umana si siano aggiunti gli orrori crescenti del terrorismo multiforme e dei suoi epigoni.
L'Europa nasce come un vaccino contro il Male che ha percorso il Vecchio Continente con punte di ferocia inimmaginabili in quel Novecento che è stato una sintesi di dolori che hanno sortito come reazione, nel nome di una civile convivenza, quel modello d'integrazione europea spuntato come un fiore in mezzo a campi di battaglia e di sterminio, simbolo di una follia collettiva.
Conosco tutti i limiti e chi è federalista potrebbe dire di essere stato buon profeta del fallimento di un'Europa degli Stati, ancora oggi rosi da stupidi nazionalismi, che nulla hanno a che fare con le identità piccole e grandi da salvaguardare come ricchezze e da quell'obbligo di conciliare dimensione vasta sovranazionale e quel regionalismo come rete profonda di governo più antica degli Stati moderni, che hanno tracciato i solchi delle frontiere sul terreno e nelle coscienze dei loro cittadini.
Per questo ci vorrebbe un colpo d'ala, ma oggi i cittadini europei sono prigionieri delle proprie paure e di nuove incertezze e povertà e non vedono, perché l'Europa politica balbetta, in questa dimensione comunitaria quel valore aggiunto che dovrebbero considerare una ricchezza nel nome non solo di economie che assieme possono uscire dalla crisi, ma dall'ammonimento di quella "prova mappamondo" che ricorda come solo in un modello di condivisione e convivenza può affermarsi il valore assoluto: la pace.
Se tutto si scompagina i mostri, vecchi e nuovi, riappariranno sulla scena al posto della politica.

Integrazione europea sotto scacco

Siamo noi i nuovi 'Asterix'?Mi fa piacere proporvi che cosa ho detto ieri a Firenze in un convegno europeista in cui ho trovato - in una logica di rimpatriata e di "come eravamo" - un sacco di colleghi di quand'ero parlamentare. Non si sapeva per certo che il quasi contemporaneo summit europeo sarebbe fallito, ma sulla riuscita non ci avrebbe scommesso nessuno, come purtroppo è avvenuto e il rinvio è una sconfitta, malgrado i tentativi di minimizzare.
Visto che non ce n'è uno degli oratori che abbia tenuto i tempi, con alcuni che sono andati scandalosamente lunghi, io per tigna sono rimasto nei sette minuti che mi spettavano.
Battuta iniziale: una volta nei convegni non si parlava di "politica vera" ed erano perciò una noia, adesso che nelle istituzioni non si parla di politica e i talk show servono per fare sovrapporre le voci o per insultarsi, il convegno è diventato incredibilmente interessante.
Il contesto: sono al "Comitato delle Regioni" da dieci anni e ho seguito l'origine di tutti i mali europei, vale a dire il fallimento del "Trattato costituzionale" scritto dalla Convenzione e sostituito da quel minimo sindacale che è il "Trattato di Lisbona", che non consente un reale funzionamento dell'Unione, specie dopo l'allargamento che ha reso più complessa la macchina.
La crisi è un giano bifronte: una tagliola e dei pretesti. La tagliola perché trionfa un centralismo a Bruxelles e nelle Capitali europee con Roma che si distingue sguazzando nel pretesti. Così il "Patto di stabilità", ora di "Governance economica", strangola la finanza regionale e locale, inventandosi robaccia tipo i controlli preventivi. Il centralismo usa anche il pretesto dei principi di concorrenza e le logiche di liberalizzazione o privatizzazione in un antiregionalismo viscerale.
Qui la seconda battuta: mi fa piacere che fra le Regioni piccole da sopprimere nessuno abbia, forse per garbo, citato la Valle d'Aosta oppure non lo ha fatto perché siamo piccoli ma cattivi come Asterix...
Con tono sdegnato: voglio sapere se in Italia si crede nella democrazia locale e nei diversi livelli di governo che in chiave europea (dove ci sono circa 250 Regioni, pur con differenze fra loro) significano la sussidiarietà e sovranità condivisa fra Europa, Stati e Regioni, ciascuna con la sua legislazione parallela e complementare con le altre.
Finale: se così non fosse, allora si sappia che bisogna smetterla di parlare di autonomia in Italia ma semmai di decentramento ottocentesco anacronistico e indegno.
E visto che eravamo in uno straordinario salone di un palazzo storico ho fatto notare con la mano affreschi simboli araldici: l'identità locale non vuol dire rimpiangere gli staterelli ma neppure immaginare un nazionalismo italiano contro regionalismo e poteri locali, che finirebbe in futuro per diventare autoritarismo.
Esempio finale: la legge in vigore obbligherebbe la delegazione nazionale che tratta nel Consiglio europeo sul budget comunitario ad integrare due presidenti di Regione, uno delle ordinarie e uno delle speciali, per rispetto del regionalismo per la semplice ragione che certi argomenti - fondi strutturali o agricoli - impattano su materie regionali. Legge del 2003, mai purtroppo applicata. Così è.
Sdegno finale e applausi. Intanto, a Bruxelles, il "Titanic" imbarcava acqua...

Rinunciare a qualcosa

La crisi è il nuovo prezzemolo.
Io stesso mi accorgo di usare spesso questo ingrediente. Non che la crisi non ci sia: basta guardarsi attorno per capire quanto l'economia soffra e porti strascichi terribili, come la chiusura di attività imprenditoriali e la disoccupazione crescente che colpisce anche la Valle d'Aosta.
E non è mai consolante - in questo come in altri casi sui dati fondamentali - che altrove le cifre siano più alte.

Le attese grandi e piccole in politica

I cinque candidati alle primarie del Partito Democratico nello studio di 'X-factor' per il confronto di 'Sky Tg 24'Sono sinceramente curioso di capire come finirà questa storia delle primarie nei due schieramenti della politica italiana, anche se ormai - sondaggi alla mano - non rappresentano più da soli la complessità di un corpo elettorale spezzettato e in libera uscita.
Quelle del centrosinistra sono le prime elezioni interne vere e cioè con una contrapposizione incerta nei suoi esiti finali, riassumibile nello scontro Bersani-Renzi, che ha raggiunto toni accesi e lascerà strascichi mica da ridere nel gioco delicato fra le diverse anime di un partito complesso come un puzzle.
I miei amici che se intendono delle primarie a sinistra sostengono che Bersani vincerà al secondo turno senza troppi sforzi per una mobilitazione della base più tradizionale del suo partito. Io non so se sarà così per la semplice ragione che Renzi resta per me un "oggetto misterioso" di cui non riesco a valutare l'impatto concreto, al di là di uno stile nuovo e adatto all'uso delle nuove tecnologie in politica.
Intanto il Popolo della Libertà vive situazioni grottesche con le esternazioni a getto continuo e assai ondivaghe del suo leader (e finanziatore) Silvio Berlusconi. L'epilogo delle primarie potrebbe essere che non si faranno e che Angelino Alfano se ne andrà e il Cavaliere tornerà amministratore unico. I sondaggi, nella loro crudezza, mostrano la crisi in tutta la sua evidenza per un centrodestra che vive una vera e propria via crucis.
Immagino che chi simpatizza per questi due grandi raggruppamenti politici potrebbe a questo punto dire: «E a casa tua?». Domanda legittima, perché se è vero che l'Union Valdôtaine non ha le primarie, è altrettanto vero che vivrà giorni intensi per una discussione interna che riguarda anche chi vi scrive.
Sono infatti finito nell'elenco dei "cattivi" per la famosa, qui in Valle, lettera di solidarietà ad Elso Gerandin per tutta la polemica sulla riforma degli Enti locali. Lettera al presidente del Movimento considerata da alcuni e da qualcuno improvvida per tempi e modi prima del referendum sul pirogassificatore perso di brutto. Io ho già cercato al Gruppo dell'UV di spiegare che il quadro della sconfitta è molto più complesso e meritevole di analisi vere e non processi sommari e che, chi cerca capri espiatori, talvolta dovrebbe dotarsi di uno specchio. Ma non sono stato convincente e domani alle cinque della sera - l'orario fatidico della celebre e funerea poesia di Federico Garcia Lorca - sarò in Avenue des Maquisards.
A differenza delle primarie, una storia tutta valdostana.

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