October 2012

E' meglio Felix...

Felix BaumgartnerDopo il salto dallo spazio di Felix Baumgartner, che tutti abbiamo guardato nella logica - vagamente sadica - che potesse non tanto abbattere il muro del suono, chiuso nella sua tuta, ma per il rischio che ci lasciasse la pelle come una stella cadente, credo che ci si possa sbizzarrire nella ricerca di sfide improbe in cui impegnare esseri umani pronti a tutto.
So che l'elenco potrebbe essere infinito e ogni mia scelta è soggettiva, ma oggi non ce la facevo a parlare di fatti e misfatti di quest'epoca maledetta in cui l'unica occasione per ridere sarebbe scoprire, svegliandosi, che era solo un brutto sogno.
Comincerei con una sfida difficile e possibile solo per un telespettatore coraggiosissimo e pronto al peggio: vedere di seguito tutte le puntate di "Striscia la notizia", programma cult nato nel lontano 1988 tanto che le prime veline sono già nonne o quelle di "Porta a porta" di Bruno Vespa, cominciato nel 1996 e la cui visione complessiva offre uno spaccato unico sui casi di cronaca nera tra plastici riproducenti qualunque scena di delitto e le mummie dei politici di tutte le Repubbliche (me compreso, che venni invitato una volta). Resistenza umana.
Altra opzione è quella di spulciare tutte le note spese di Palazzo Chigi all'epoca di Silvio Berlusconi che comunque pare pagasse sempre di tasca sua o ritagliare tutte le fotografie delle ragazze implicate nel "bunga bunga" accoppiate in apposito album della "Panini" ai leader mondiali di cui sono le nipoti. Momenti difficili.
Ma temo che per reggere il confronto ci voglia qualcosa di fisico. Diverse le opzioni: farsi sparare da apposita balestra sulla cima del monte Bianco dalla piazza principale di Reggio Calabria; farsi buttare in una vasca di piranha dotato di sofisticata armatura per vedere l'effetto che fa; travestirsi da "iPhone 6" e venir lasciato sul bancone dell'Apple Store di Manhattan alla bramosia dei clienti in coda davanti al negozio da una settimana; partecipare alle "Olimpiadi del Formaggio" e ingollare uno dietro l'altro i circa diecimila formaggi prodotti nel mondo, compreso il temutissimo "poivré" della Cayenna, il coloratissimo "tatuato" della Nuova Zelanda e il ricercato pecorino di dahu andino.
Interessato anche il presidente Mario Monti dall'esercizio letale di un contribuente che ammette di essere un colossale evasore fiscale nella sede centrale dell'Agenzia delle Entrate a Roma davanti alla scrivania del megadirettore Attilio Befera. Di grande attualità è il prossimo cimento di Beppe Grillo che, dopo aver attraversato a nuoto lo Stretto di Messina e salita la cima dell'Etna a piedi, dovrà fare il gioco di chi buttare giù dalla torre fra Franco Fiorito detto "Er Batman", Domenico Scilipoti leader dei "Responsabili" (assieme a Sara Tommasi sempre più indecisa se fare la pornodiva o il deputato) e infine il dittatore bielorusso Aleksandr Lukašenko con il figlio che ad undici anni gira già armato.
Coraggioso anche il tentativo di diversi Ministri dell'attuale Governo che in apposito team hanno una settimana per far sparire l'autonomia speciale della Valle d'Aosta dotati di gomma per cancellare. Credo che si debba scatenargli contro tutte le reines del "combat final".
Insomma, meglio la bizzarria di Felix...

Una democrazia "sospesa"

Il sottoscritto durante la discussione al Consiglio d'EuropaIn rapida successione, ho espresso le mie preoccupazioni su come il Governo Monti si stia comportando con il sistema delle autonomie prima parlando al "Comitato delle Regioni" dell'Unione europea e poi intervenendo nella "Camera delle Regioni" del "Consiglio d'Europa", che è una parte del "Cplre - Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa".
Sono due istituzioni diverse: la prima, operativa dal 1994, si trova a Bruxelles e ha come perimetro quello dei ventisette Paesi membri dell'Unione Europea, mentre la seconda la cui nascita risale allo stesso anno, ma sulle ceneri di esperienze precedenti del dopoguerra, è un'organizzazione internazionale con sede a Strasburgo che conta 47 Paesi e dunque con una configurazione più vasta.
Il Comitato ha come punto di partenza i Trattati e quell'insieme di principi che sono chiamati "acquis communautaire" fra i quali c'è in modo indubitabile il rispetto da parte degli Stati membri delle autonomie locali e delle loro prerogative democratiche, mentre gli accordi internazionali del Consiglio d'Europa a tutela dei sistemi autonomistici dei Paesi aderenti sono ancora più dettagliati e cogenti.
Questo lo dico per segnalare che i miei interventi erano pertinenti e non estemporanei perché svolti in due organismi che custodiscono davvero, pur in una diversa logica geografica e politica dell'Europa, principi di tutela che si contrappongono alla vecchia logica degli Stati nazionali accentrati, che in un percorso d'integrazione europea sono visti con sospetto per la facilità con cui in passato i nazionalismi esacerbati - di stampo fascista o comunista - sono diventati dittatura. Il rispetto di Regioni ed Enti locali è anche per questo considerato un patrimonio da difendere.
Le cose che ho detto le sapete: il Governo Monti, nato meritoriamente per evitare il fallimento di un'Italia indebitata fino al collo, ha sempre più nel mirino le autonomie locali, che sono quelle che hanno pagato il prezzo più alto dai tagli ripetutisi nel tempo e siamo al limite dell'impossibilità di operare. A questo si aggiunge nei provvedimenti un centralismo crescente senza precedenti nella storia repubblicana: si è passati da un federalismo parolaio allo smantellamento di alcuni principi fondamentali nei confronti di Regioni e Comuni (sulla riduzione o eventuale sparizione delle Province sono d'accordo). Per le Regioni l'attacco è evidente e si è persino concretizzato in un recente decreto legge e in una proposta di legge costituzionale che centralizzano e burocratizzano, svuotando il regionalismo lentamente affermatosi e questo non c'entra nulla con ruberie o sprechi che possono essere affrontati nel quadro vigente e senza approfittarne per cambiare la natura della Repubblica. Al "Consiglio d'Europa", che si occupa della materia con accordi internazionali, ho ricordato come in questo quadro desolante ci sia anche il tema specifico delle garanzie per le minoranze linguistiche, visto che c'è pure chi parla di soppressione o accorpamento per Regioni storiche come la Valle d'Aosta.
Come reagiscono i colleghi degli altri Paesi? Chiedono e si informano. E non vi nascondo il punto principale: questa idea del Governo interamente tecnico, per quanto votato in Parlamento, li turba profondamente, qualunque sia la loro collocazione politica. In questo l'Italia viene oggi considerata un'anomalia, come una "democrazia sospesa" da seguire con attenzione, perché si tratta del primo caso di una tecnocrazia che si afferma di fatto come sostituta dei meccanismi ordinari di una democrazia rappresentativa sulla base di emergenze varie.
Io rispondo che si tratta di un passaggio e che tra breve si tornerà alla normalità. Ma sarà davvero così o di emergenza in emergenza ci terremo questo neocentralismo?

Non si vive solo di enogastronomia

L'altro giorno, in una domenica d'autunno, ho visitato il "Marché au Fort" di Bard, manifestazione che ho visto nascere quando mi occupavo dell'Associazione del Forte e che è cresciuta nel tempo, diventando sempre di più un punto di riferimento nel periodo autunnale.
Con il vantaggio che non si tratta di una manifestazione comunale che fa piacere ai residenti o a quelli dei Comuni vicini, ma di una manifestazione che ha una sua ampiezza di visitatori di provenienza da fuori Valle.
Banchetto dopo banchetto, non si può che apprezzare lo sforzo dei produttori e il ventaglio crescente dei prodotti, che illustrano con grande chiarezza un progresso della nostra agricoltura e dei diversi prodotti di trasformazione. Segno di una vivacità delle piccole e medie imprese che operano in quel vasto mondo della enogastronomia.
Un fiore all'occhiello per la Valle, che ha nel celebre marchio label "Saveurs du Val d'Aoste" un punto d'incontro fra commercio, ristorazione e produttori che è un esempio virtuoso di come i comparti economici debbano parlare fra di loro.
Leggo - e sono d'accordo - di come l'enogastronomia sia sempre più da collegare all'offerta turistica. In effetti, rispetto a molte zone montane deprivate ormai di radici rurali e di tipicità, questo è per noi un elemento che può arricchire la nostra immagine e il soggiorno concreto dei nostri clienti.

Un "rottame" d'esperienza

Auto rottamateImmagino di essere un soggetto politico "rottamabile". Lo dice Matteo Renzi (io a 37 anni, sua età attuale, finivo la terza legislatura come deputato) e lo dice Beppe Grillo (che ha dieci anni più di me).
Per carità bisogna fare di necessità virtù e rendersi conto dell'aria dei tempi e non stare a polemizzare, specie perché in politica essere stato - per carità, lo dico con ironia - "enfant prodige" rischia solo di portare sfortuna. Ogni difesa d'ufficio rischia perciò di essere peggiorativa.
Come faceva qualche avvocato svogliato meglio limitare i danni e dire «mi rimetto alla clemenza della corte» ed in tempi di anti-politica rischia di essere un esercizio rischioso e agevolare il lavoro del boia di turno.
Eppure mi arrischio e dico come la penso. Lo dico in termini astratti, anche perché dovessi oggi affermare con esattezza che cosa farò della mia vita politica non lo so assolutamente. In ogni passaggio elettorale ho sempre pensato che potevo uscire così com'ero entrato, trattandosi della legge fondamentale della democrazia. La fortuna e la fiducia dei cittadini mi hanno consentito diverse esperienze e sono contento di aver avuto questa opportunità.
Ho imparato che la politica è un'attività complessa e bisogna approcciarsi ad ogni mandato con umiltà e impegno qualunque sia il posto dove si esercita l'incarico.
Questa lunga esperienza mi porta a dire che, come in tutte le attività della vita, bisogna conciliare rinnovamento e esperienza. Operare con la logica esclusiva del limite dei mandati o dell'età per evitare gerontocrazie può essere una scelta ragionevole a condizione sempre di un passaggio delle conoscenze per evitare che chi arriva sia come una monade senza memoria.
Nella storia della nostra autonomia speciale, questa logica del passaggio di testimone ha abbastanza funzionato, ma è inutile negare che ci sia stato un rallentamento della relève che per altro corrisponde ad una società in progressivo invecchiamento.
Se in una comunità si inceppa il meccanismo del rapporto intergenerazionale sono guai e ci rimette il sistema tutto intero. Personalmente ho sempre lavorato volentieri con i giovani ma ho conosciuto vecchi straordinari e dunque classificare solo per età mi va stretto.
Dice Rita Levi Montalcini, 103 anni, scienziata "premio Nobel" e senatrice a vita: «ho ottimi rapporti con le giovani che lavorano con me, perché sentono che posso aggiungere qualcosa che manca alla loro formazione: l'intuito».
Émile Chanoux, quando morì nel 1944, aveva solo un anno in più di Matteo Renzi...

Sulla riduzione dei consiglieri

Poltrone difficili da lasciare?Mi tocca, per spiegare le mie ragioni, tornare sul tema della riduzione dei consiglieri regionali. In questa parte della storia contemporanea della nostra autonomia si partì nel 1945 con venticinque consiglieri, comprensivi del presidente della Valle che presiedeva l'Assemblea e che contava su cinque assessori. Nello Statuto del 1948 - a parità grossomodo del numero dei valdostani che era attorno ai 97mila - si passa a trentacinque consiglieri e la prima Giunta Caveri aveva, oltreché il presidente della Regione, sei assessori regionali. Oggi, che siamo alla tredicesima legislatura regionale, i consiglieri sono sempre trentacinque - con quasi 130mila abitanti - e ci sono otto assessori regionali.
La proposta di revisione statale, bocciata dalla Corte Costituzionale che ha confermato che per cambiare il numero va fatta obbligatoriamente una modifica con legge costituzionale del nostro Statuto, indica - numero rinnovato anche con il recente decreto legge - venti consiglieri e quattro assessori per le Regioni piccole. Numero già sbagliato perché le Assemblee devono essere dispari e scelta che mette assieme speciali ed ordinarie che hanno funzioni e competenze ben diverse, segno di sciatteria istituzionale. Per altro, aspetto grottesco, chi non si adegua dovrebbe subire la legge del taglione con un blocco della gran parte dei trasferimenti finanziari.
Ora è partita la lotta a chi è più "tagliatore" di numero di consiglieri per compiacere l'elettorato. Con punte di umorismo di chi fa autentici saldi anche quando, a conti fatti, scendendo a livelli bassissimi, non avrebbe più eletti.
Masochismo? No, furberia di chi vuole farsi bello sapendo bene una cosa: non ci sono più i tempi tecnici per la riforma da applicare, con riduzione, alle prossime regionali. Così qualunque legge dovesse essere approvata dal Consiglio e inviata in Parlamento cadrebbe con la fine ormai imminente della legislatura nazionale per il voto delle politiche nel mese di aprile.
La ragione è semplice e risulta nell'articolo 138 della Costituzione che qui riporto per chiarezza con il suo comma 1: "Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione". Chiaro?
Aggiungiamo un secondo elemento: l'abbassamento del numero dei consiglieri a ventuno, venticinque o ventisette innescherebbe l'obbligo di una nuova legge elettorale e di una norma nella stessa legge che chiarisca il numero degli assessori e decida se computarli o meno nel numero dei consiglieri.
Ma su questa legge ci vogliono almeno ventiquattro voti e può essere impugnata dal Governo e viene sottoposta - lo dice l'articolo 15 dello Statuto, riscritto da me in buona parte all'epoca della sua riforma, quando ero deputato - a particolare procedura referendaria. Leggiamo insieme quella parte: "La legge regionale di cui al secondo comma è sottoposta a referendum regionale, la cui disciplina è prevista da apposita legge regionale, qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio della Valle. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Se la legge è stata approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti il Consiglio della Valle, si fa luogo a referendum soltanto se, entro tre mesi dalla sua pubblicazione, la richiesta è sottoscritta da un quindicesimo degli aventi diritto al voto per l'elezione del Consiglio della Valle"
.
Come capite, votandosi in Valle per le regionali il 26 maggio prossimo non esiste possibilità che questa "legge regionale rinforzata" si possa approvare, ma abbiamo già detto dell'impossibilità che si approvi la precedente e indispensabile riforma costituzionale.
Per questo la riduzione dei consiglieri in questa fase è solo un'azione dimostrativa che vuole far vedere quanto si sia - ma solo potenzialmente - "bravi" nel ridurre.
Per carità non mi oppongo affatto per non risultare, per contro, il "cattivone" di turno, ma si sappia che è solo un ballon d'essai destinato a perdersi nel cielo.

Le primarie fratricide

Matteo Renzi e Pierluigi BersaniIn una logica di sintesi non c'è nulla di meglio di usare la "Garzantina" per riassumere il significato delle "primarie", di cui tanto si parla in queste ore per il calor bianco dello scontro fra Pier Luigi Bersani (classe 1951) e Matteo Renzi (classe 1975) per la candidatura a premier del centrosinistra per le prossime politiche, elezioni che solo impegnandosi molto il Partito Democratico potrebbe perdere.
Ecco la definizione: "elezioni per la selezione di candidati a cariche pubbliche affidata agli elettori di un determinato partito o di un’area politica. Negli USA, sono organizzate in vari Stati per la scelta dei concorrenti alle presidenziali (che in altri Stati avviene tramite i "caucus", incontri in cui vengono designati i delegati per le convenzioni di partito). Le elezioni primarie possono essere "aperte" (con diritto di voto per tutti gli elettori di un certo collegio locale o nazionale) o "chiuse" (riservate agli elettori registratisi come sostenitori del partito o dell'area politica in questione). In Italia consultazioni primarie sono state organizzate dall'Unione nel 2005, in vista delle elezioni politiche del 2006, per la scelta del candidato di centro-sinistra alla presidenza del Consiglio (indicato dagli elettori in Romano Prodi), e nel 2007 e 2009 per l'elezione del segretario del Partito democratico".
Ovviamente il sistema politico americano e quello italiano sono diversissimi e incomparabili e la "ricopiatura" avvenuta in Italia di una caratteristica peculiare degli States è stato un vezzo che poi è proseguito nel tempo sino alla sfida attuale.
E la competizione odierna vede, con Nichi Vendola nel ruolo di terzo incomodo staccato nei sondaggi, affrontarsi due personalità diversissime: Bersani - che conosco bene per molti incontri sui problemi valdostani quando ero deputato - è uomo di partito, che è stato un comunista tutto d'un pezzo ma anche il primo ad avviare in Italia processi di liberalizzazione e modernizzazione. Renzi - che invece non conosco affatto se non per quello che mi è stato raccontato da alcuni amici che lo frequentano - viene dalla Democrazia Cristiana e si è posizionato come rinnovatore della politica italiana usando un termine sdoganato dal suo uso consueto che è "rottamatore" per la voglia di cambiamento che si porta dietro.
Rispetto alle primarie precedenti del 2005 tutto è cambiato. Vi ricordo i risultati di allora:

  • Romano Prodi: 3.182.686 (74,1%);
  • Fausto Bertinotti: 631.592 (14,7%);
  • Clemente Mastella: 196.014 (4,6%);
  • Antonio Di Pietro: 142.143 (3,3%);
  • Alfonso Pecoraro Scanio: 95.388 (2,2%);
  • Ivan Scalfarotto: 26.912 (0,6%);
  • Simona Panzino: 19.752 (0,5%).

Inutile fare commenti ulteriori: basta leggere i nomi dei protagonisti principali della sfida di allora per capire che sette anni dopo siamo in una fase molto diversa della politica e in questi anni trascorsi la politica italiana ha vissuto cambiamenti buoni e cattivi in uno scenario in cui una sola cosa è certa: la credibilità della politica - come scherzavo giorni fa, anche se più che da ridere c'è da piangere, per chi ci ha dedicato gran parte della vita - è scesa a livelli simili alla presenza dello stronzio (è un metallo!) nell'etichetta delle acque minerali.
È le primarie democratiche mi spiace ma non aiutano in barba alle dichiarazioni entusiaste di molti sullo sforzo di confronto che sortirà un partito coeso. In realtà Renzi e Bersani, con diverse tecniche di combattimento (Bersani un pugile tradizionale, Renzi un ninja), si stanno suonando come dei tamburi e in molte realtà (non in Valle dove il partito "tiene" quasi tutto per l'attuale segretario) il fossato che si sta aprendo è sempre più profondo e lascerà una ferita indelebile e duratura. Esiste una bella ipocrisia quando i due contendenti e i loro supporter dicono: «una volta scelto lavoreremo tutti assieme».
Sono balle in favor di telecamera perché la guerra in atto non sarà facilmente sanabile e la tentazione per chi perde - io penso Renzi - sarà quella presto o dopo di farsi un suo partito.
Tutta acqua al mulino dei professori e dei tecnici - i più grandi nemici dei valdostani dopo il fascismo nei 150 anni d'unità d'Italia - che zitti zitti aspettano il da farsi per rinascere dalla proprie ceneri dopo le elezioni con un Monti bis, ter, quater...
Finché morte non ci separi.

Abbaiare alla Luna

Una suggestiva immagine della Luna tra le nuvoleSarà che amo i cani e con loro ho sempre avuto un rapporto di grande rispetto. Certo bisogna sapere come prenderli, avendo ognuno di loro un proprio carattere e caratteristiche che derivano dalla razza, ma dovremmo avere una grande considerazione per quello che giustamente viene chiamato il "miglior amico dell’uomo", pensando alla lunghissima storia in comune.
Quando si dice "abbaiare alla Luna", io il cane me lo figuro davvero, avendone visti che durante il plenilunio davano di matto, per cui l’espressione è veritiera. Cercando sul Web ho trovato questa sintesi sul modo di dire, che mi sembra convincente nella sua espressività: "quest'espressione significa imprecare invano, gridare inutilmente contro qualcuno che è lontano e non può, perciò, sentirci o che non se ne preoccupa più di tanto. Il modo di dire trova origine nel fatto che anticamente si riteneva che, nelle notti di luna piena, i cani abbaiassero insistentemente perché abbagliati dall'eccessiva luce. Con significato analogo sono usate le espressioni parlare al vento, predicare al deserto, parlare al muro, sprecare il fiato".
Ogni tanto lasciando qui appiccicati al blog alcuni post mi sento un pochino così, avendo un vago senso di inutilità. Non mi riferisco alla cortesia di chi, qui o altrove, interloquisce, magari dicendomi che non perde un appuntamento con i miei pensieri quotidiani, e ciò mi lusinga molto e mi incita a continuare, quanto alla preoccupazione che certi messaggi in bottiglia che abbandono nello spazio digitale – specie quando parlo di politica – finiscano per suonare come inutili proprio come quell'abbaiare alla Luna, che trovo così bello nella sua rappresentazione, ripresa non a caso da pittori famosi.
Eppure io penso che mai come oggi in cui politica e politici sono legati dal comune destino, ampiamente motivato, dell'anti-politica nella diversa gamma delle sue manifestazioni, compresi gli eccessi e le volgarità, l’unica possibilità di uscirne – e non sembri una capriola – è parlare di politica. Immaginando che al di sopra della palude attuale in cui chiunque faccia politico giace tramortito e inane ci sia qualche cosa di alto, di più elevato, simile alla Luna piena. E' questo un segno di speranza, che deve però essere nutrita dal realismo di un mondo che sta cambiando e non solo nell'attuale paradosso italiano di un Governo senza politici e senza partiti con un legame avvilente con un Parlamento dove si vota e basta.
In fondo è questa crisi obbliga a ripensamenti cui si riferiva Albert Camus, intellettuale impegnato nella vita reale, scrivendo: "il est évident pour tous que la pensée politique se trouve de plus en plus dépassée par les événements…".
Oggi rispetto ad allora forse lo smarrimento è ancora più profondo perché riguarda le istituzioni della democrazia parlamentare a tutti i livelli di governo e la loro difficoltà di risposta.

La PAC e l'agricoltura di montagna

Un momento della 'Bataille' di ieriIeri mattina presto sono stato all'arena della "Croix Noire". mentre piano piano affluivano da tutte la Valle i proprietari con le loro bovine per il "Combat final" e lentissimamente il pubblico affluiva sulle scalinate, lasciando cuscino e coperte come segnaposto per assistere alla lunga kermesse che dal pomeriggio porta fino a sera, nel crescendo delle eliminatorie con l'emozione palpabile per le finalissime.
E' un'ora inusuale quella del mattino con le luci del sole che illuminano il prato e a fare da sfondo al proscenio dove si esibiranno gli animali c'erano - nella loro mineralità autunnale - le due montagne simbolo, l'Emilius e la Becca di Nona.
Certo la finale delle "Bataille des reines" ha molte e diverse chiavi di lettura. Ci sono gli allevatori appassionati che portano i loro animali speranzosi in un buon risultato e ci sono persone che assistono con diverse gradazioni del loro coinvolgimento fa due ideali opposti: dall'aficionados preparatissimo sulle sfide corna a corna, al semplice turista curioso dello spettacolo inusuale. In mezzo ci sta una folla festante e divertita e sappiamo quanto in certi tempi cupi ci sia bisogno di attimi di distensione.
Rileggevo in questi giorni le tappe e le difficoltà che portarono all'attuale "Pac - Politica agricola comune", che fu pilotata da un tirolese, quel Franz Fischler, ex commissario dell'Unione europea per l'agricoltura, lo sviluppo rurale e la pesca, che l'altro giorno ho salutato ad Innsbruck ricordando gli incontri a Bruxelles.
Perché una parte significativa del futuro del mondo rurale valdostano - di cui le "reines" sono una vetrina annuale significativa, ma non esclusiva - passa attraverso le riforme del settore in Europa.
Tempo fa, le zone di montagna alpine, proposero alcuni punti che qui vi riporto, benché in parte specialistiche, ma comprensibili nel loro complesso in vista della nuova "Pac" e che propongo in parte:

  • L'indennità compensativa, vale a dire il denaro erogato nelle zone svantaggiate come la montagna, deve rimanere nel secondo pilastro, cioè nello sviluppo rurale;
  • Il livello massimo di finanziamento deve poter essere innalzato per le zone montane, oltre il limite medio attuale di 250 euro per ettaro;
  • La messa a disposizione di fondi da parte dell'Unione Europea per l'indennità compensativa per ogni Regione dovrebbe essere aumentata, comunque in ogni caso deve rimanere almeno uguale al livello attuale;
  • Le modalità ed i criteri di erogazione dell'indennità compensativa devono rimanere flessibili (attuazione del principio di sussidiarietà), ed attuabili a livello di Regioni, per poter rispondere alle particolarità regionali, applicandosi sia agli agricoltori a tempo pieno, sia agli agricoltori a tempo parziale.

Altra serie di punti che sono stati posti all'attenzione di Bruxelles:

  • Le difficili condizioni e le particolari prestazioni delle piccole aziende di montagna dovrebbero essere ricompensate mediante l’applicazione di un "top up" sul premio base, ad esempio per i primi cinque (o dieci) ettari una maggiorazione del cento per cento, per i seguenti cinque (o dieci) ettari dell'ottanta per cento;
  • Nelle zone montane dovrebbe essere possibile poter concedere un premio accoppiato per l'allevamento di ruminanti, al fine di garantire anche in futuro una gestione redditizia delle superfici a verde prevalenti. Agli Stati Membri dovrebbe essere data la possibilità di abbinare tale premio anche ad un limite massimo di carico di bestiame per ettaro in modo da garantire il rispetto delle norme ambientali e l'autosufficienza nella produzione dei foraggi.

Altre proposte avanzate nel "pacchetto montagna":

  • Sviluppo e sostegno della specifica formazione e consulenza aziendale a favore dell'agricoltura di montagna;
  • Concessione di contributi per i costi di acquisizione dei prodotti agricoli. Tale contributo a favore delle imprese di trasformazione potrebbe essere collegato all'impegno di garantire anche per il futuro l'acquisizione dei prodotti agricoli presso tutti i produttori delle zone montane;
  • Pacchetto di misure per malghe o alpeggi: deve prevedere il finanziamento delle operazioni di decespugliamento e di altre importanti pratiche tradizionali (ad esempio la pulizia dei ruscelli che permettono la corretta regimazione delle acque in alta quota), la costruzione di strade d'accesso, la concessione di un premio per il pascolamento per garantire una gestione guidata tramite l'allevamento di animali e il miglioramento e adeguamento delle strutture in alpeggio, anche di proprietà di enti pubblici;
  • Finanziamento degli investimenti: la meccanizzazione specializzata in zona montana deve essere finanziata per ridurre l'onere di lavoro già di per sé alto nelle aziende agricole di montagna, e reso ancora più grave dalla diminuzione della manodopera disponibile; altresì per gli investimenti edilizi, anche per quelli finalizzati alla diversificazione dell'attività, la percentuale di finanziamento deve essere innalzata;
  • Introduzione di un premio per la biodiversità: l'agricoltura di montagna è caratterizzata da una coltivazione estremamente estensiva e rispettosa della natura per cui ivi si registra una varietà di specie molto più elevata, con un grande numero di specie stenoeci, rispetto alle superfici di valle, coltivate in modo intensivo;
  • Al fine del mantenimento della biodiversità, lo sfalcio di prati in pendenza dovrebbe essere incentivato.

Si aggiungeva la proposta che, nell'ambito di un "Programma operativo" dovrebbero essere finanziate organizzazioni per la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura di montagna e le relative strategie di commercializzazione, a condizione che ci sia un’associazione di produttori.
Dovrebbero essere quindi finanziabili le seguenti misure:

  • Studi di mercato;
  • Investimenti strutturali;
  • Misure di promozione dei marchi di qualità con protezione dell'Unione Europea nonché dei i marchi propri delle organizzazioni dei produttori;
  • Costi per il mantenimento di un alto livello qualitativo per prodotti e processi;
  • Costi per una gestione ecologica;
  • Costi per la prevenzione e la gestione di crisi a livello delle organizzazioni dei produttori;
  • Bonus di contributi per la collaborazione transnazionale;
  • Bonus di contributi per la produzione biologica, dato che la zona di montagna è uno spazio ecologico molto sensibile;
  • I prodotti dell’agricoltura di montagna si distinguono per genuinità, originalità, caratteristiche organolettiche e metodi di produzione artigianali e tradizionali: hanno quindi caratteristiche uniche, che dovrebbero essere valorizzate attraverso una migliore commercializzazione (compreso il marchio "prodotto di montagna").

Nei passaggi successivi alcune cose sono state accettate, altre sono state spazzate via. Ma quel che preoccupa è, nel cuore di una crisi economica che contrae le risorse e indebolisce la visione comunitaria, che non ci si può illudere sul mantenimento delle attuali risorse della "Pac" e questo comporta gravi preoccupazioni per le zone montane. E' bene cominciare a vedere, specie con il venir meno di altre risorse suppletive che la Valle d'Aosta ha sempre messo in campo, con delle simulazioni - come si fece in passato - che cosa potrà avvenire.
Di certo tempi duri.

L'identità negata?

Il gonfalone della Valle d'Aosta e degli altri Comuni della regioneMi arrabbio molto e da tempo con chi mette in discussione l'esistenza di una particolare identità del popolo valdostano. Esistono, tous azimuts, i "negazionisti" autoctoni "de nos-atre", che supportano da tempo gli attacchi esterni contro tutto ciò che è alla base del nostro particolarismo.
Si legge nell'articolo 1 del decreto luogotenenziale del 1945, che è stato alla base della prima autonomia del dopoguerra: "La Valle d’Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche, economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma con capoluogo in Aosta". Si ritrovano qui gli elementi fondativi.
La geografia è fatto comprensibile, che significa "descrizione della terra", in questo caso della nostra terra. Il dato è noto: l'altimetria media della Valle d'Aosta oltrepassa i duemila metri ed è un dato significativo. Montagna che ha forgiato l'identità valdostana e influenza in profondità la seconda motivazione autonomistica del decreto luogotenenziale "condizioni economiche". Oggi, meglio che in passato, abbiamo studiato e valutato in profondità i sovracosti della montagna che erano alla base dei "privilèges" dell'antica autonomia nel millennio di storia comune con Casa Savoia.
Ci sono poi le "condizioni linguistiche". La mia posizione è conosciuta: dopo l'uso del latino, le lingue valdostane hanno ruotato per secoli attorno al bilinguismo francese-patois. Più di 150 anni fa, ceduta la Savoia alla Francia e con l'avvento poi del Regno d'Italia, appare sulla scena un problema nuovo, quello dei valdostani come minoranza linguistica. Nel costituzionalismo attuale e nell'insieme del diritto internazionale questo è un problema capitale: essere minoranza linguistica. Questo è uno dei fondamenti giuridici del nostro attuale status identitario, che va tenuto in assoluta evidenza e prevede certo un quadro giuridico di riferimento, ma anche una personale assunzione di responsabilità.
Mi era molto piaciuta la conclusione del discorso, dedicata alla nascita dell'attuale autonomia, pronunciato dallo storico Sergio Soave ad Aosta di fronte alla visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «così la storia della Valle poteva aprirsi a una stagione nuova e mai sperimentata. A Federico Chabod che, come moderno Cincinnato, poteva ora ritirarsi dalla vita pubblica, sdegnosamente e senza nulla chiedere, successe Severino Caveri con cui, pur militando nello stesso partito, non erano mancate aspre polemiche. Ma era ormai concluso il tempo dei grandi disegni ideali e dei pensieri strategici. Il quadro interazionale si era stabilizzato. Cominciava l'epoca vischiosa della quotidiana realizzazione dell'autonomia. La lineare e ispirata chiarezza dello storico era servita a conquistarla. Ora occorreva difenderla e rafforzarla. Per vie non sempre facilmente decifrabili e lineari, ma molto efficaci, fu Caveri a tracciare la rotta di questo nuovo compito storico, fondando l'Union Valdôtaine, aprendo alle ali più avanzate del quadro politico locale e insistendo, talora con ossessivo e urticante martellamento, sul tema di un'identità che poteva essere tradita da uno Stato in cui la constatata continuità degli apparati costituiva un permanente, potenziale pericolo. Cosi non sarebbe stato. Nel corso dei successivi anni, e con le nuove generazioni di politici, in una contrattazione mai veramente interrotta, si ritrovarono sempre le regole atte a saldare il patto di fiducia originario. Unità e autonomia furono declinate insieme. E a completare il sogno, sarebbe nata l'Europa. Storia conclusa? Si direbbe il contrario, solo che si pensi al valore universale che possono assumere i concetti di piccola e grande patria nel definire quel senso di identità e di appartenenza senza il quale nessun uomo e nessun popolo può riconoscere se stesso e continuare a vivere nelle tensioni continue del mondo globale».
Oggi possiamo dire, purtroppo, che - a solo un anno di distanza da quella visita e da quel discorso sul nobile concetto di "patto" - molti pericoli concreti si palesano. O forse erano solo stati ben nascosti?

Il pirogassificatore

Sono d'accordo sulla costruzione del pirogassificatore, trattandosi di fatto di un impianto ancora più moderno e sicuro di quel "termovalizzatore-bruciatore" su cui eravamo indirizzati nella precedente legislatura a fronte di un'emergenza rifiuti in Valle, specie per la saturazione della gigantesca discarica alle porte di Aosta.
Permettetemi anche di aggiungere sin dall'inizio quella che ritengo l'inconsistenza reale degli impianti a freddo, non in grado di risolvere il problema. E - penultima premessa - ovviamente bisogna spingere al massimo la differenziata.
Ultimissima: è una "bufala" che si importeranno rifiuti per sfruttare l'impianto.

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