February 2012

Le montagne e il clima che muta

Il ghiacciaio della BrenvaDopo essermi occupato del problema del "digital (e cultural) divide", cioè la difficoltà di accesso alle nuove tecnologie ("fracture numérique" in francese) e del loro utilizzo negato ad una parte di popolazione analfabeta informatica, e dopo aver trattato delle minoranze linguistiche alla luce del "Trattato di Lisbona", sono nuovamente relatore di un parere d'iniziativa al "Comitato delle Regioni".
So che il titolo fa schifo, ma è il frutto di una lunga negoziazione con il gruppo socialista che mi ha posto qualche problema per via di un collega teutonico piuttosto têtu, e recita "Approcci regionali specifici ai cambiamenti climatici nell'Unione Europea sulla base dell'esempio delle regioni montane".
Dietro l'etichetta un tema che mi sta a cuore: i cambiamenti climatici incideranno molto e in parte già lo fanno sulle diverse montagne europee a seconda delle caratteristiche di ciascuna e questo - è per noi ben chiaro con le Alpi - in quella logica di massiccio cara ai geografi. Quei cambiamenti - pensiamo alla scomparsa dei ghiacciai - incideranno in profondità sulla vita delle comunità e non solo sui paesaggi e sappiamo bene come certe fragilità del territorio e la forza distruttiva, ad esempio delle inondazioni, riguardi tutte le pianure sottostanti.
La modellistica avrà un carattere esemplare di approcci "regionali" ai cambiamenti climatici e spero di poter contare, avendo la possibilità di avere un esperto come supporto al parere, sul meteorologo Luca Mercalli, che non solo ha competenza scientifica ma ha anche la sensibilità politica per rendere interessante un parere che si baserà - quello è il mio lavoro - su riflessioni in un involucro giuridico. Scrivere questi pareri, discutendone con i colleghi di tutta Europa, finisce per essere un lavoro di cesello, direi artigianale e, per quanto possa apparire bizzarro, pieno di soddisfazioni.
Ognuno ha le le proprie manie e questa "passione" è davvero innocua!

Non sempre il silenzio è d'oro

La Giustizia, con la bilanciaa) Strana storia questa vicenda del voto in Consiglio. Viene segnalata alla Presidenza un fatto, chiedendone una valutazione, e la contraerea si mette a sparare non sul caso in questione, ma su altro. Del genere: traditore, frustato, cattivo, come se fossi il colpevole e non la vittima. Caso esemplare di come si vorrebbe girare una frittata. 
b) Altro paradosso: il presupposto di qualcuno che - interloquendo con te nel nome della disciplina di partito - ti sospettava già e lo ha detto esplicitamente che fossi "franco tiratore", come se - in barba alla segretezza che rende tutti possibili "sospetti" - con la sola forza del pensiero fosse penetrato nel sistema informatico di voto e "sapesse".
c) C'è chi dice: è una questione interna all'Union Valdôtaine, ma non ho mai sentito in questi giorni il Presidente del Movimento, Ego Perron, chiamarmi per approfondire la questione e pensare che sono sicuro che abbia il mio telefono.
d) Segnali poi che c'è chi omette i precedenti, che mostrano come i "franchi tiratori" ci siano sempre stati e se c'è un periodo in cui sono stati depotenziati è oggi, visto che la nuova legge regionale  - votata quando io ero presidente della Regione, spesso vittima di "franchi tiratori", sopportati cristianamente - prevede la mozione di sfiducia costruttiva per far cadere un Governo.
e) Dalla riunione del Gruppo era emerso un parere favorevole a forme di controllo, di cui aveva parlato il presidente Augusto Rollandin in persona senza specificarne le modalità, ma che il controllo sia alla fine risultato un metodo francamente ridicolo, che fa una specie di "prova del nove" con la richiesta di non partecipare al voto, è sconcertante e lesivo della dignità del consigliere di qualunque colore politico esso sia.
f) Il Capogruppo unionista Diego Empereur parla di dialogo. Personalmente l'ho più volte attaccato in Gruppo, ricordando i suoi silenzi sulle decisioni della "cabina di regia" e il silenzio clamoroso sul "caso Lavoyer" appreso, nella parte conclusiva delle dimissioni, dai consiglieri unionisti... leggendo l'Ansa.
g) I nostri - di Hélène Imperial e miei - non sono capricci o manovre losche di chissà quale genere. Abbiamo solo chiesto se è legittimo dire ad un consigliere regionale: «non votare!».
h) Io non ho reso nota la lettera, come dice chi mi accusa di aver "mediatizzato" la vicenda. Lo ha fatto per primo il presidente Alberto Cerise, sintetizzandone i contenuti, su domanda di qualche Capogruppo e io sono stato zitto fino a quando altri non hanno parlato. Ora ho deciso di farlo perché, dopo venticinque anni di onorata carriera politica, trasformarmi in una sorta di eversore del "potere costituito" è semplicemente ridicolo. Io il presidente di Gruppo l'ho fatto alla Camera dei deputati e ora sono Capo della delegazione italiana al "Comitato delle Regioni". In questi ruoli bisogna avere capacità d'ascolto e umiltà, pesando parole ed azioni. Noi politici passiamo, ma le istituzioni e le loro regole di funzionamento restano.

Il ritorno del Carnevale

I personaggi dell'edizione 2012 del Carnevale storico di Verrès"Yat tornà lo Carnaval
Pe Cathérine, Pe Cathérine
Yat torna lo Carnaval 
Pe l'honneur de cetta Val"
.
Sul motivo di "Dansa pà dessu lo fen", con il testo scritto nel 1948 da Césarine Binel, si canta e si suona in queste ore la canzone del Carnevale di Verrès, quello a cui sono più affezionato, avendo tra l'altro impersonato il personaggio storico di Pierre d'Introd nel 1997.
Un'esperienza divertente che mi ha fatto entrare nel cuore di uno dei Carnevali più importanti, per quanto sia nato solo nel dopoguerra con il vantaggio di una "location" unica, rappresentata dalla fortezza che domina il paese.
Tranne pochi Comuni che non hanno alcuna tradizione antica o più recente, in tutta la Valle il periodo carnevalesco è occasione per festeggiamenti vari e certe località turistiche dilatano le occasioni, a beneficio dei milanesi e del loro Carnevale ambrosiano, anche oltre l'inizio della Quaresima.
Chiunque visiti il "Museo delle Alpi" al Forte di Bard troverà la sala dedicata ai Carmevali e a riti millenari celebrati in tutto l'arco alpino in questo periodo per festeggiare il risveglio della natura che era un passaggio importante in società contadine. Da noi i costumi e le consuetudini più remote si trovano nei personaggi carnevaleschi della Coumba Freida.
Per cui se festeggiate il Carnevale, da protagonisti e spettatori, non resta che l'invito a divertirsi. Il segno della fine può essere plasticamente rappresentato dal diavolo di Pont-Saint-Martin bruciato con rito propiziatorio a fine festa.
Metafora ricca di suggestioni.

Il Fisco... italiano

Una panoramica di CourmayeurIl diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Courmayeur "spinge" sulla italianità con il nuovo slogan della località ("il Bianco italiano") e il Fisco italiano si materializza con controlli-manifesto negli esercizi commerciali della cittadina. Non c'è una logica di causa e effetto, ma la circostanza fa sorridere.
Si tratta di una presenza annunciata, perché dopo Cortina e il clamore in periodo natalizio, sembrava ovvio che anche la parte occidentale delle Alpi finisse nel mirino dell'Agenzia delle Entrate nel quadro di azioni dimostrative che intendono indicare la linea del rigore. Mi sembra che il precedente dolomitico non solo sia servito ad evitare l'"effetto sorpresa", ma le stesse reazioni hanno mostrato aplomb e misura.
Credo che sia stato bene così. Di Cortina non credo che fosse piaciuto il vittimismo e addirittura l'accusa di un "fumus persecutionis", che è meglio tenere per avvenimenti più drammatici.
L'ho scritto e lo ripeto: nel sistema autonomistico del riparto fiscale - con qualche scricchiolio al sistema con la nuova raffica di tasse, che prendono ormai la via di Roma, scelta incostituzionale e iniqua - la gran parte della tassazione resta qui per alimentare le nostre istituzioni e la nostra economia.
Chi evade rema anche contro la Valle d'Aosta.

Il collante del Carnevale

Il piccolo Alexis debutta nel Carnevale storico di VerrèsChi mi legge da tempo sa quanto sia interessato dai meccanismi e di trasformazione del complesso di tradizioni che caratterizzano una comunità. Trattandosi di invenzioni culturali, ci troviamo di fronte ad una sorta di continua trasformazione che si cristallizza per un attimo, pronta poi a mutare.
Pensavo al Carnevale di Verrès, il decano dei carnevali storici, nato nel 1948, in parte come elemento della vitalità del dopoguerra, quando lo slancio della libertà portava inevitabilmente ad una voglia di vivere che in parte la mia generazione ha vissuto.
Sul palcoscenico del Carnevale si sono ormai succedute quattro, se non cinque, generazioni. In molti ormai sfilano con i propri bambini piccoli e intere famiglie formano, in un paese relativamente piccolo, quel nucleo senza il quale la festa declinerebbe.
E' interessante appunto vedere come la trasmissione di generazione in generazione abbia davvero resa solida la tradizione, pur con le modificazioni necessarie nel tempo e che non si arrestano mai. In questo caso - che sarebbe oggetto interessante di una tesi di laurea - il Carnevale è stato un collante di una paese che proprio nel dopoguerra viveva delle trasformazioni sociali ancora più profonde dei decenni precedenti a causa delle forti ed eterogenee ondate migratorie specie a fronte dell'industrializzazione.
Non è certo il caso di fare della sociologia in pillole, ma è vero che la festa, come momento di aggregazione e di conoscenza reciproca, sia un meccanismo importante attorno a simboli e a riti che servono per identificare una comunità. Anche attraverso la gioia e il baccano del Carnevale.

Tangentopoli, dieci anni fa

Io c'ero nell'aula di Montecitorio il 3 luglio del 1992, quando intervenne – con il suo ultimo discorso importante nella sua lunga carriera politica – l’allora segretario socialista Bettino Craxi.
Con il Senatore Cesare Dujany – eravamo stati rivotati in coppia dopo il primo successo nel 1987 - pochi giorni prima lo avevamo incontrato nel celebre ufficio di via del Corso. Ci intrattenne a lungo, assai seduttivo come gli uomini che hanno carisma, perché per la nascita del Governo Amato I c'era bisogno del voto favorevole di César per avere i numeri.
Questo capitava all'epoca del proporzionale. Se mai scriverò delle memorie racconterò cose divertenti di quel colloquio e non è questa la circostanza.

Se il principio è un rischio

Una riproduzione delle tavole della leggeFare battaglie di principio è rischioso, perché i principi e le regole risultano talvolta una rottura di scatole.
Viviamo in un mondo che incanala i nostri comportamenti e sin da bambini dobbiamo interiorizzare norme, modelli, criteri. E' il prezzo da pagare per avere una vita sociale e crescendo questa rete si fa ancora più fitta.
Vi è un termine giuridico che di questi tempi è stato sdoganato dai libri di diritto e potrebbe essere adoperato in questo caso. E' la parola "legalità", che per il misterioso destino che avviene nell'uso delle parole, è diventato un termine alla moda che scalda i cuori e indica la via da seguire contro il suo contrario, l'illegalità. Anche questa parola abusata si è espansa nel suo uso e assume diverse sfumature, come gli scalini di una scala che parte dalle piccole illegalità salendo sino alle grandi.
Nel porre l'ormai noto problema del voto in Consiglio regionale, con la collega Hélène Imperial abbiamo voluto affrontare un problema di principio e lo abbiamo fatto in termini ufficiali. Di conseguenza abbiamo innescato un meccanismo che prevede che del nostro gesto ognuno offra liberamente la sua interpretazione e avvengono su fatti e circostanze le reazioni più disparate. E' normale che ciò avvenga e la politica è un mondo nel quale le reazioni e i commenti, quando progressivamente ci si allontana dal problema posto, finiscono persino per dimenticarsi il punto di partenza. Per altro, vale sempre la cattiveria di Leo Longanesi: "Non bisogna appoggiarsi troppo ai principi perché poi si afflosciano".
Vedremo i prossimi avvenimenti. Resto dell'idea che il problema andava posto e certe cattiverie subite e che arriveranno non stupiscono più di tanto e anzi, non suoni come un paradosso, sono semmai la conferma della bontà della scelta.

Lo scambio di lettere

Il famoso momento del voto in Consiglio ValleLe vicende del voto nell'ultimo Consiglio Valle sono ben note e ormai penso che ognuno si sia formato un'opinione. I fatti erano riassunti in una lettera scritta da Hélène Impérial e da me al presidente del Consiglio, Alberto Cerise, che qui ricordo, pubblicandola: "le scriviamo per segnalarle quanto avvenuto nella seduta pomeridiana dell’ultimo Consiglio Valle. In occasione del voto conclusivo del disegno di legge 176 sulla rinotracheite bovina, siamo stati entrambi e congiuntamente avvicinati in aula dal Capogruppo del nostro Movimento, Diego Empereur. Nel breve dialogo, l'Empereur  ci ha detto – secondo quanto da lui affermato anche a nome del presidente della Regione, Augusto Rollandin – che in caso di voto a scrutinio segreto sul voto finale della legge non avremmo dovuto partecipare alla votazione. Questo, a suo dire, sarebbe stato un metodo di controllo del voto segreto, che avrebbe consentito  di individuare se fossimo stati o meno fra quei membri di maggioranza che, in un voto segreto precedente sull'articolo 1 del provvedimento, si erano espressi contro il Governo regionale quali – questa è la definizione corrente – "franchi tiratori" della maggioranza. La nostra reazione immediata è stata di sconcerto e di preoccupazione, ma poi la circostanza ipotizzata dall'Empereur non si è creata, poiché l'opposizione non ha richiesto il voto segreto. Resta, rispetto ai doveri e alle garanzie che vengono assegnate dallo Statuto speciale e dal nostro Regolamento al consigliere regionale, quanto è avvenuto e che, doverosamente, segnaliamo al Presidente della nostra Assemblea per le determinazioni del caso".
In un incontro apposito, avuto con Cerise e Empereur, abbiamo ribadito quanto scritto, aggiungendo particolari sul clima dell'aula di quel giorno e considerazioni giuridiche sulle garanzie per i consiglieri. Il punto principale era che desideravamo che il presidente riscontrasse la nostra lettera.
Lo ha fatto ieri e questa è la risposta: "ho preso atto della nota in data 13 febbraio con cui avete espresso forte rammarico per l’approccio con cui vi è stato chiesto, da parte del capogruppo dell’Union Valdôtaine, Diego Empereur, di non partecipare alla votazione al momento dell’approvazione finale del D.L. n. 176, qualora fosse stato richiesto il voto segreto, al fine di controllare la vostra appartenenza o meno al gruppo dei "franchi tiratori" della maggioranza. Richiamo l'incontro avvenuto in data 20 febbraio 2012, alla presenza anche del Consigliere Diego Empereur, e comunico quanto segue. Innanzitutto va preso atto delle scuse rivolte dal capogruppo Diego Empereur nel corso della riunione per le modalità utilizzate e l'invito a non partecipare al voto, e della dichiarazione per cui l'iniziativa è stata improvvisata e improvvida, avanzata a fronte della antipatica situazione dei franchi tiratori. A fronte di questo atteggiamento, prego le SS.VV. di voler considerare la vicenda con una disponibilità verso le attenuanti, già avanzate dallo stesso consigliere Empereur, che tolgono al fatto i contenuti di malafede connotandoli come una leggerezza della quale lo stesso consigliere Empereur non ha sul momento valutato le conseguenze. In secondo luogo ritengo doveroso, nella mia veste istituzionale, sottolineare che i Consiglieri regionali esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato e che in ogni occasione deve essere ribadito il rispetto del loro status, che si manifesta in primis attraverso l'esercizio del diritto di voto, costituzionalmente garantito ad ogni eletto e che prescinde da ogni logica di "disciplina" di partito. Ne consegue che ogni atto volto a impedire o limitare tale diritto, laddove non costituisca più grave infrazione, va censurato".
Queste le considerazioni del presidente Cerise che da una parte spiega la sua valutazione soggettiva sugli avvenimenti e i comportamenti, come nel suo pieno diritto, assumendosene la responsabilità. Dall'altra ribadisce alcune cose sui diritti e le garanzie del consigliere in generale e in particolare che confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nostro pensiero.
Oggi, non so bene ancora in che forma, il tema sarà all'attenzione del Consiglio e vedremo se e quali altre questioni eventualmente sorgeranno.

La schiena dritta

L'ordine del giorno del primo Consiglio regionale del 1948 con la richiesta di Statuto specialeCapita, ogni tanto, di interrogarsi sui tempi che stiamo vivendo.
L'occasione per farlo può essere la più disparata. Un vecchio rotariano di Aosta, tempo fa, mi aveva scritto per chiedermi se in fondo chi come lui si era battuto negli anni difficili fra il 1945 e il 1948 per l'Autonomia speciale, in seno all'Italia, non fosse stato preso in giro, perché certe promesse non erano state mantenute a vantaggio della Valle. Per lui un esempio era quello della "zona franca" prevista dallo Statuto e mai realizzata.
Mi sono così ritrovato al "Rotary" di Aosta per una conferenza, come nelle abitudini di questo sodalizio, che macina ogni anno decine e decine di incontri sui temi più disparati. E io, in ossequio ai dubbi di un novantenne che andavano presi sul serio, ho tentato di analizzare in breve il percorso della nostra Autonomia speciale negli ultimi settant'anni, tempo ridicolo per il lungo respiro della Storia, ma nel quale si sono registrati tali e tanti cambiamenti da lasciare a bocca aperta.
Ogni tanto mi domando se certi appelli alla consapevolezza della nostra attuale identità politica siano come "abbaiare alla Luna", cioè una specie di sfogo inutile. E mi convinco sempre di più che non lo siano e che il dovere del politico valdostano non sia solo quello di macinare atti amministrativi e fare il superdirigente, come pure capita, ma di mantenere vive la ragioni che hanno portato alla nascita di una Regione autonoma. E bisogna farlo, a maggior ragione. quando si avverte non solo una caduta d'interesse nella nostra comunità, ma soprattutto si nota un oblio di certi valori fondanti, che sono un viatico per mantenere la schiena dritta a fronte di un clima di crescente ostilità verso le Autonomie speciali. Consapevolezza e dirittura morale sono i presupposti per avere una politica degna di questo nome  e delle responsabilità derivanti ai valdostani dallo Statuto.
Raccontare l'autonomia valdostana attraverso i fatti lontani e quelli vicini, esaminando il cammino delle norme giuridiche e dei rapporti politici, può essere appassionante per chi lo racconta e - mi auguro - per chi ascolta. 

Il mio intervento nel Consiglio Valle del 23 febbraio

Il sottoscritto durante il Consiglio Valle del 23 febbraio 2012Propongo qui il mio intervento in Consiglio Valle riguardante l'"affaire" sviluppatosi dopo la lettera, scritta da Hélène Imperial e da me, al Presidente del Consiglio, Alberto Cerise.
Ho detto e ribadito quel che penso con un tono che penso sia stato pacato ma fermo. Non si trattava, infatti, di "fare gli incendiari", perché quelli sono atteggiamenti che servono a poco, ma di essere coerenti rispetto alle proprie idee. Propongo l'intervento alla vostra attenzione proprio per questo.
Su questa vicenda si è scritto molto e in molti mi hanno espresso il loro sostegno su di una battaglia di principio. Mi spiace per chi, in buonafede, non ha capito, per chi, invece, è in malafede resta poco da dire.
La politica non è un elemento astratto: è, per fortuna, non solo fatta da calcoli e strategie, ma anche di sentimenti. In queste circostanze sono stato molti e diversi fra di loro. Ma quel che conta è averlo fatto nella convinzione che le istituzioni vanno rispettate.


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