February 2012

Settimana corta in tutte le scuole?

Classi vuote al sabato?Sto seguendo con curiosità - e confesso che non mi sono ancora formato una mia opinione compiuta - la polemica scoppiata nella Provincia di Bolzano sull'imposizione alle scuole, da parte della Giunta provinciale, della settimana corta. 
In sostanza, con poche eccezioni (la deroga ai cinque giorni vale solo per gli istituti superiori che riescono ad ottenere i voti del 75 per cento del Consiglio d'istituto), tutti gli studenti delle medie staranno obbligatoriamente a casa il sabato. Di conseguenza le ore di scuola da raggiungere verranno compensate con i rientri pomeridiani degli alunni nel corso del resto della settimana.
Una scelta motivata dalla Provincia per risparmiare sui costi, specie di trasporto e di riscaldamento, ma anche su altri costi di gestione, che viene contestata dalla comunità di lingua italiana, soprattutto nel nome del principio dell'autonomia scolastica (che anche da noi è competenza regionale grazie ad un mio emendamento di quando ero deputato) e anche contrastando vivacemente i reali risparmi che deriverebbero dall'operazione.
Da noi la scelta viene effettuata dalle scuole proprio per l'autonomia scolastica e ci sono istituti che lasciano a casa i ragazzi il sabato. Così può in effetti capitare alle famiglie di avere figli che non sono allineati fra di loro e ci si trovi con chi va a scuola il sabato e chi no e per la programmazione familiare non è il massimo. Per contro, rovescio della medaglia, immagino che ci siano persone impegnate al lavoro il sabato che sono ben liete che i figli restino a scuola, come avviene scientemente per le elementari nella Valdigne e, se ricordo bene, al Breuil-Cervinia.
Il settore scolastico, ormai da tempo gravante sul bilancio regionale di cui rappresenta una fetta molto cospicua, è un caposaldo del welfare (Stato sociale) valdostano e basta comparare tagli e riduzioni avvenuti sul personale scolastico e sulle scuole oltre Pont-Saint-Martin per capire come da noi ridimensionamenti e chiusure non ci siano stati per una precisa scelta politica.
Questo non significa - e mi riferisco anche all'altra forte spesa regionalizzata, la sanità, i cui costi vanno maggiormente controllati - che non si debbano continuare a cercare forme di risparmio e di efficienza senza rinunciare agli standard raggiunti.
In questo contesto, un dibattito sulla settimana corta credo si potrebbe serenamente affrontare anche da noi, senza badare ai pasdaran dell'autonomia scolastica, che è ragionevolmente nelle mani del legislatore regionale.
E poi, non a caso, il Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, torna a parlare di questa possibilità, avendo dichiarato che «nel nostro futuro c'è una scuola a cinque giorni, in cui i ragazzi vivano di più».
P.S.: per non dare l'impressione di vivere su Marte, fatemi aggiungere che il crollo del soffitto nella scuola di Saint-Pierre obbliga ad accertarne le responsabilità. Poteva essere un dramma.

Un bacio a Rosina

Ad un certo punto si cammina da soliLa vita è un continuo insegnamento che ci consente prima di crescere e poi di attraversare la nostra vita. In questo nostro percorso abbiamo dei punti di riferimento nelle persone che noi incontriamo.
Io ne ho incontrate tante e alcune di loro sono quelle che vengono definite "importanti", cioè donne e uomini che in diverse attività hanno avuto ruolo significativo. Ho cercato da ognuno di "rubare" qualche cosa nell'assoluta convinzione che non si finisca mai di imparare (e in certi casi, purtroppo, vale anche il contrario).
Mio padre, sin da quando ero piccolo, mi ha "formato" nella convinzione che ci sono le "persone importanti", ma anche quelle che vengono definite "persone semplici" ci possono insegnare tante cose. Esiste una saggezza che non dipende dal titolo di studio o dal ruolo sociale, perché l'intelligenza non è classista.
Ci pensavo oggi, ma è capitato tante volte, di fronte alla morte di una donna, Rosina, che mi ha accompagnato da bimbo e ragazzo con l’affetto di una mamma bis e per me, bambino gaté di una famiglia medio borghese (termine stantio ma efficace), la conoscenza di una vita più modesta e anche di un patrimonio di conoscenze popolari piene di umanità.
Oggi sono stato al suo funerale e, come sempre, ci troviamo di fronte ad un punto a capo in quel grande mistero della nostra esistenza quando incontriamo la morte delle persone care.

Senza tabù

Una classica immagine che rappresenta la mafiaEsiste in Valle una percezione che le infiltrazioni mafiose non siano da sottovalutare, specie della 'ndrangheta calabrese. Parlarne non è facile in politica per almeno due ragioni. La prima è il peso politico del voto calabrese e il timore che evocare certi fantasmi possa far nascere il sospetto di un'attitudine antimeridionale che finisca per colpire indiscriminatamente una grande comunità installata in Valle in modo graduale e crescente nell'ultimo mezzo secolo. Usare certi tabù - magari per soli fini elettoralistici - rischia di nuocere, invece, alla grande parte di calabresi onesti ormai perfettamente integrati. La seconda è la complessità dei legami, che rendono difficilmente intellegibile l'incidenza dei fenomeni mafiosi e di malaffare, che dovrebbero - uso il condizionale - risultare estranei nella loro origine e trasformazione nel tempo alla società valdostana.
Ma troppi segnali suonano come un campanello di allarme e la politica non può risolvere il caso con un'alzata di spalle o rifacendosi a rapporti tranquillizzanti del passato, perché le cose evolvono con rapidità e far chiarezza evita leggende metropolitane e boatos.
Sul fenomeno nascerà a breve, risolta una querelle sulla presidenza, una Commissione apposita del Consiglio Valle con un tempo breve d'azione. Ho lavorato in Parlamento in Commissioni simili, che hanno in quel caso poteri assai incisivi d'indagine e di accertamento, diversamente dagli strumenti a disposizione dei consiglieri regionali, che sono chiamati più a dare un segnale che ad essere davvero operativi.
In verità, però, gli accertamenti e la repressione sugli eventuali reati spettano ad altri poteri della Repubblica  per liberarci da certi rischi gravissimi e purtroppo quasi irreversibili oltre un certo livello di possibile compromissione. Leggete sulla "Sentinella del Canavese", che non descrive lontane vicende del Sud, come si sta cercando di far tornare normale la situazione a Rivarolo Canavese (lo stesso vale per alcuni Comuni viciniori), dove le "famiglie" avevano occupato tutto l'occupabile in un ovattato clima di disattenzione o complicità, e vedrete come la pulizia radicale su sistemi ormai assestati diventi un'operazione improba.
Meglio evitare certi rischi.

Il centralismo in tempo di crisi

La catena commerciale che dovrebbe arrivare in Valle d'AostaCredo che sarà interessante capire con esattezza l'impatto anche in Valle d'Aosta del "pacchetto liberalizzazioni", che sarà convertito in legge entro il 24 marzo prossimo, sapendo che già nella prima manovra governativa esistevano delle prime anticipazioni.
Gli argomenti non mancano. Pensiamo ai controlli centralistici, in nome della concorrenza, "contro i vincoli sulle attività economiche", che peseranno sulla nostra legislazione regionale con un sistema di abrogazione delle norme vigenti certo non prevista dallo Statuto e alle conseguenze su molte attività pubbliche della stretta di vite sulle società che operano nei servizi pubblici locali, il cui ruolo in Valle non è marginale. O all'impatto concreto delle nuove scelte operate sul sistema delle farmacie o su quello della distribuzione dei carburanti. Va capito in ambito valdostano le conseguenze che ci saranno dal nuovo quadro giuridico sulle diverse professioni liberali o su comparti particolari come le carrozzerie, le assicurazioni o i giornalai. Un impatto evidente ci sarà anche da noi nel settore dei trasporti e con le nuove normative nel settore edilizio, in quello dei rifiuti o nella legislazione sull'agricoltura. Ogni volta bisognerà analizzare che cosa cambia per le norme specifiche in vigore in Valle d'Aosta e a naso si può già capire che non mancheranno le invasioni di campo da parte dello Stato.
D'altra parte si sa, nello studio dei sistemi politici, che i periodi di crisi economica accentuano il ruolo dei poteri centrali che "approfittano" della situazione per comprimere poteri e competenze della democrazia locale. E' bene che le Regioni italiane ne abbiano consapevolezza e reagiscano ad un "neocentralismo tecnico".
Pensate alla materia tutta regionale del commercio, di fatto perduta con la liberalizzazione della grande distribuzione anche in Valle d'Aosta sull'onda delle scelte di apertura del Governo Monti. Molti interessi locali, ad esempio di chi vende i terreni per la costruzione dei nuovi ipermercati nelle aree attorno ad Aosta, si sono trovati con un improvvisa scorciatoia rispetto al lavorio in atto per una "liberalizzazione valdostana", che non sarebbe stata così agevole nel nome della difesa del piccolo commercio e delle strutture di media e grande distribuzione già abbondantemente presenti.

Il rispetto delle regole

Il rendering di come dovrebbe essere una parte del 'nuovo' ospedaleLa presentazione al Consiglio comunale di Aosta del progetto preliminare delle nuove costruzioni e del riordino complessivo dell'area ospedaliera è stata un'iniziativa singolare. E' vero, infatti, che una parte significativa delle ipotesi progettuali era stata presentata alla maggioranza regionale in Regione, ma va doverosamente aggiunto che alcuni abbattimenti, certe nuove distribuzioni di spazi e soprattutto la lievitazioni di costi di cui si è parlato non figuravano in quella presentazione, che per altro aveva un carattere ristretto, come dicevo, ai soli membri dei partiti che appoggiano il Governo Rollandin.
Così, giorni fa, in  Consiglio Valle, mentre la Giunta regionale spiegava che i tempi non erano maturi per una presentazione nella Commissione consiliare competente in materia sanitaria perché si era ancora in una fase di bozze e non di definita progettazione preliminare, si è scoperto con imbarazzo della convocazione del Consiglio comunale di Aosta per esaminare il progetto «sotto il profilo urbanistico», che ovviamente comprende tutto.
Una procedura quantomeno singolare e resa ancora più curiosa dal fatto che a presentare il progetto siano stati in Comune non solo i progettisti ma anche l'amministratore della società partecipata che è nata per sveltire le procedure di progettazione e costruzione. Ho sempre pensato che, nel rispetto del ruolo politico, assegnare ai soli tecnici certi compiti risulta piuttosto svilente e assegna ruoli decisori a chi, sino a prova contraria, segue le direttive della politica.
Comunque sia, oggi si è creata un'evidente asimmetria fra il Consiglio comunale di Aosta e il Consiglio Valle e non è un giochino per stabilire chi abbia maggiori responsabilità sull'opera, visto il carattere a valenza regionale del nostro ospedale e la circostanza non banale che sulla decisione di collocazione dell'ospedale ci fu un referendum popolare.
La democrazia è fatta di regole, che devono essere seguite e rispettate. Non sono mai la proprietà di Tizio o di Sempronio e non appartengono né alla maggioranza né all'opposizione. Sono una garanzia per tutti e un patrimonio condiviso che è fondamento, nel nostro caso, dell'esperienza dell'autonomia speciale.
Per questo essere rispettosi e vigilanti è un dovere di tutti.

Il tempo a tavola

La cena del Carnevale di VerrèsPer me il via ufficiale al Carnevale, che è ormai alle porte, è un'occasione singolare, che riunisce per un banchetto chi ha impersonato Contesse e Conti del Carnevale di Verrès, "motore" di divertimento e di polemiche in un paese che ama travestirsi per "salire al castello". La decana era Iris Rosso di 95 anni, regolarmente presente, e ieri c'erano quattordici Contesse e un po' meno Conti per la dura legge anagrafica che stronca noi maschietti. 
Una serata come non mai del "come eravamo" e nel mio caso - maledetto tempo che passa - ho fatto il Pierre d'Introd nell'ormai lontano 1997, forse uno dei cimenti più faticosi della mia vita, visto che i verrezziesi sono campioni indiscussi di bisboccia multiforme e il costume del Carnevale storico è una specie di lasciapassare per il divertimento.
Certo pranzi e cene non mancano in una Valle d'Aosta dove, tra occasioni familiari e momenti sociali, il tempo trascorso a tavola potrebbe essere infinito. Per chi fa politica, solo scorrendo gli inviti ufficiali, le circostanze aumentano a dismisura e conosco "colleghi" che sono stakanovisti di banchetti e convivi, autentici specialisti di "gran fondo" del bere e del mangiare.
Gli studiosi di scienze politiche, specie dei comportamenti elettorali, hanno sottostimato la forza democratica dell'aperitivo, del casse-croute, dell'antipasto consumato in un posto, del primo mangiato con altri ospiti, del secondo gustato ancora altrove e poi l'utile socialità, a completamento del rude impegno enogastronomico, si finisce in una cantina come occasione per dimostrare di essere "popolare".
So che non sono molto competitivo su questo terreno per una sorta di timidezza personale che qualcuno propaganda come snobismo, ma sono sopravvissuto lo stesso.

Euroregione e macroregione

Le firme del documento del 2007"Un nouvel élan pour l’Eurorégion". Si intitola così - e mi fa piacere - il comunicato finale dell'incontro avvenuto giorni fa a Lyon per il futuro di "Alp-Med".
La sintesi dei lavori è interessante: "les cinq Régions partenaires se sont accordées sur la relance de la coopération au sein de l'Eurorégion Alpes Méditerranée, à l’heure où la construction européenne doit s’appuyer sur l'action des Régions pour le développement de leurs territoires.
Les Présidents confirment leur accord pour:
• Le renouvellement du Protocole d'entente pour la coopération dans l'espace Alpes Méditerranée de Bard, prolongé pour la période 2012-2014.
• La relance des groupes de travail existants: lutte contre le changement climatique; innovation et développement économique; transports et mobilité transfrontalière; éducation, formation et accès à l’emploi; tourisme et culture.
• La création d'un groupe de travail concernant la nouvelle politique européenne de cohésion en vue d'une position commune formalisée et une réunion au sommet à Bruxelles en mai 2012.
• La réflexion pour une stratégie commune au niveau de l'Eurorégion en vue de l'initiative de la Macro Région Alpes, notamment pour la réunion à Saint Gall le 28 juin 2012 de l'ensemble des Régions alpines.
• Le maintien de la perspective de créer un Groupement Européen de Coopération Territoriale (GECT) après analyse complémentaire sur cet outil. Cette perspective fera l'objet d'une décision définitive lors de la prochaine réunion du mois de Mai"
.

Sono lieto che ci si rifaccia all'accordo da me sottoscritto a Bard, quando la Valle fu motore di un documento che - in assenza di una tempestiva costituzione del GECT a causa anche dei bastoni fra le ruote dei rispettivi Stati - resta il caposaldo di una successiva base giuridica europea sempre più indispensabile. E anche la sottolineatura più vasta della "macroregione alpina", su cui i liguri si sono mostrati freddi, sbagliando di grosso, è un elemento importante per il futuro, che completa e rafforza.
Il quotidiano di Rhône-Alpes, le "Dauphiné Libéré", ha così spiegato, l'importanza della presidenza piemontese: «ce passage de témoin est non seulement statutaire (la presidenze tourne tous les six mois) mais aussi politique puisque Roberto Cota est élu de la Ligue du nord et ancien ministre de Silvio Berlusconi.
Forte de 17 millions d’habitants, l’Eurorégion entend peser sur le dossier du "Tgv Lyon-Turin" et poursuivre son lobbying à Bruxelles (où elle dispose de bureaux) pour faire remonter les dossiers alpins auprès de la commission européenne. Roberto Cota compte également beaucoup sur la macrorégion alpine qui intégre les Alpes allemandes et autrichiennes pour travailler sur les questions de qualité de l'air ou encore de compétitivité. Une volonté qui va sans doute rassurer ses partenaires français et italiens: jusque-là Roberto Cota, qui a succédé à la socialiste Mercèdes Bresso à la présidence du Piémont, s'était montré assez distant avec l'Eurorégion Alpes-Méditerranée»
.
Insomma: si riparte e ne sono lieto perché tutto portava a dire che la scelta "padana" in tutto e per tutto di Cota oscurasse le prospettive euroregionale e macroregionale e invece le cose paiono essersi messe diversamente. Oltretutto la scelta di far salire ad un anno - e non i sei mesi "normali" ricordati nell'articolo - la Presidenza Cota potrà dare un'utile continuità. Il prossimo appuntamento sarà al "Comitato delle Regioni". Spero di non mancare.

Le vittime dell'amianto

Uno dei familiari delle vittime dell'amianto al processo di TorinoCon l'accusa di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche ieri a Torino sono stati condannati due dirigenti della multinazionale svizzera "Eternit". Una sentenza esemplare che ha riguardato i due stabilimenti di Casale Monferrato e di Cavagnolo.
Per Casale in particolare la convivenza con l'eternit e l'amianto in esso contenuto ha causato una dolorosa serie di morti non ancora finita, e la gravità sta proprio nel fatto che le mortali malattie conseguenti all'ingestione delle polveri d'amianto, erano un fatto noto ai dirigenti della fabbrica.
Quella tragedia, analoga in altre località italiane, ha sortito una legislazione moderna e l'obbligo di messa in sicurezza di siti potenzialmente pericolosi e di una mappatura degli altri rischi.
Il caso più importante in Valle riguarda la bonifica della miniera dismessa di amianto di Emarèse. Questa miniera, a cielo aperto e in galleria, venne scoperta nel 1872 ed è stata coltivata, a fasi alterne, fino al 1970. 
L'Arpa valdostana ha predisposto studi accurati con l'uso anche di tecnologie sofisticate su quattro filoni: impianti industrali attivi o dismessi, presenza naturale (anche in certe varietà di marmo verde), edifici pubblici e privati e infine altre presenze di amianto in attività antropiche che mostrano come la sostanza venne usata in vario modo.
Questo significa, purtroppo, come solo in parte è stato registrato dall'Inail e dai suoi studi sulle malattie sul lavoro, che anche in Valle ci sono stati moltissimi morti, non sempre probabilmente collegati all'amianto nella determinazione delle cause, vittime delle patologie causate dal minerale e dai suoi derivati.

Sarò breve...

Parte della zona UV in Consiglio ValleChe dire su questa questione del voto in Consiglio, ripresa fra ieri ed oggi dai giornali?
Per ora - per quel che mi riguarda - niente di più di quello che abbiamo (uso il plurale, riferendomi anche alla collega Hélène Imperial) segnalato in sede ufficiale con una lettera descrittiva e breve, consegnata di persona al Presidente del Consiglio, Albert Cerise, nel suo ruolo di "garante".
Ieri la lettera è trapelata, prima che ricevessimo una risposta e ciò mi spiace.
Credo che questa scelta di rivolgersi al Presidente del Consiglio sia comunque avvenuta nel rispetto delle forme e delle procedure e perciò ora non resta che attendere in silenzio. Capisco che vi sarà dibattito sul tema e polemiche più o meno piacevoli, com'è normale che sia. Certo al momento opportuno parlerò, ora annoto solo queste brevi considerazioni, a costo di essere scarno e me ne scuso. 
En attendant, oggi potrei parlare del "Festival di Sanremo" o meglio della lunga performance di Adriano Celentano, che ieri mi sono guardato in televisione a Bruxelles, dove resterò ancora oggi e domani a fare il mio dovere al "Comitato delle Regioni". Occuparmi di "Sanremo" suonerebbe, però, come uno sberleffo e dunque lascio perdere.

La tecnocrazia

I partiti e i politici "soffrono" della presenza di un "Governo tecnico", chiamato al capezzale dell'Italia, come in parte già avvenne nel periodo del post "Tangentopoli".
Ma questa volta il Governo Monti, che pure non manca di affermare la centralità del Parlamento, appare ancora più slegato dalla "politique politicienne" e va avanti come un rullo compressore.
Questo atteggiamento, che pure si dimostra ingiusto proprio e ad esempio nei confronti delle Autonomie speciali, non penso spiaccia all'opinione pubblica.
Se è vero, infatti, che certe batoste dei "professori" sono riusciti a fare arrabbiare tutti, specie con una fiscalità salita a livelli folli, quel pizzico di antipolitica che questo Governo incarna coincide perfettamente con il livello più basso di credibilità di partiti e politici ad essi legati.

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