January 2012

Sant'Orso 1012

La folla nella prima giornata della 'Foire'Chissà quali meccanismi di sicurezza ci portano sempre a guardare al presente solo ed esclusivamente collegato ad un lungo passato. Come se fossimo insicuri del presente e, mai come oggi, della sua stabilità.
Così per la "Fiera": 1012esima edizione è un numero che fa impressione, anche se sappiamo bene che è  una numerazione convenzionale e certamente arbitraria.
Mille anni di storia saranno un pezzettino nella storia ancora più lunga della nostra comunità, ma sono secoli che ci hanno portati in una cavalcata sempre più veloce dal Basso Medioevo ad oggi, concentrando cambiamenti incredibili.
Per dire, però, che se il riferimento, plasmato nella ricerca di illustri radici si gioca nel riferimento con le fiere medioevali e nelle gesta di quel santo taumaturgo che fu Orso (ha fatto bene il grande esperto d'artigianato tradizionale, Carlo Jans, a ricordare di recente che non va ritratto come vescovo, perché non lo era mai stato!), bisogna dirsi però la verità. E quella ci dice che la "Foire", nella versione attuale, è figlia dell'autonomia speciale e del benessere che ci ha portato. E anche di un'arte popolare pian piano distaccatasi dai modelli più strettamente legati al mondo rurale.
In questo momento, magari guardando alla grande idea di Emiro Marcoz "Veillà di petchou" (in cui ho avuto anch'io un ruolo promotore), che si svolge nella piazzetta di via Vevey con un sacco di bimbi alla scoperta della "Sant'Orso", viene in mente la frase di Louis Aragon: «j'ai réinventé le passé pour voir la beauté de l'avenir».
Non priviamoci mai della necessità di guardare al futuro con speranza, perché nessuno ha il diritto di farlo.

Ancora su Sant'Orso

L'interno del padiglione enogastronomico della Fiera di Sant'OrsoPer la "Fiera di Sant'Orso", attestata ad inizio settimana, ma con uno scivolamento più rapido verso l'agognato fine settimana grazie a quest'anno bisestile che anticiperà al 2015 il ritorno di un sabato, i conti sono molto diversi senza le folle assicurate da un giorno di vacanza. Ieri qualche commerciante e alcuni espositori mi hanno fatto i loro conti e spiegato il confronto per gli incassi e siamo di fronte ad una differenza abissale.
D'altra parte mi pare che tutti resistano alla tentazione di chiedere di attestare la Foire in una data diversa, mantenendo il Santo dov'è ma scegliendo prosaicamente di coltivare il business in giornate festive, per dare la caccia al turista e avere più valdostani in visita.
Probabilmente, alla fine, questo alternarsi di "edizioni monstre" e di edizioni un po' ridotte viene vissuto senza drammi in una logica fisiologica e la Foire più "intima" ha il vantaggio di essere più vivibile, potendo guardare i "pezzi" sui banchi senza la sgradevole sensazione di essere su una metropolitana all'ora di punta (non mi riferisco al "people mover" di Aosta perché pare definitivamente e fortunatamente... sepolto).
Chiudo con un'impressione: mentre il gigantismo della Fiera appare ormai assestato con il suo migliaio di espositori (guardate stasera su "RaiVd'A" le immagini in bianco e nero delle "piccole" Sant'Orso del passato e ne sarete stupiti), il vero elemento nuovo è nel padiglione dei prodotti alimentari del territorio in piazza Plouves, da cui si evince che il grande boom in questi anni deriva dal moltiplicarsi di piccole aziende che coprono una gamma sempre più vasta di prodotti tipici. E' un segno di vitalità degno di nota.

Lo stupore per il freddo

Freddo ad AostaA leggere i bollettini meteo dei giorni scorsi, il Nord Ovest doveva essere investito da nevicate da tregenda. È vero che è nevicato a bassa quota in pianura (una volta l'unica ad essere definita "padana"), ma siamo di fronte alla normalità del clima continentale, che comprende anche l'inverno con le sue caratteristiche.
Il Polo Nord resta altra cosa, ma si può star certi che le annunciate bufere hanno di certo spinto le persone a non muoversi e chissà che un giorno o l'altro i valdostani che lavorano nel turismo non decideranno una "class action" contro i danni derivanti da annunci allarmistici che bloccano anche i più ardimentosi. E gli albergatori aostani sanno che le previsioni hanno colpito anche la "Foire" con una serie di disdette di persone preoccupate.
Ora siamo di fronte ad una nuova sceneggiata che crea apprensione: il freddo siberiano per colpa dell'aria gelida di un vento che arriva dagli Urali, il "buran" (definizione degna del miglior Fantozzi), che ci dovrebbe congelare come non capitava da ventisette anni!
Si incominciano, intanto, ad elencare, con una logica terroristica, i morti di freddo nel resto d'Europa. Mentre i giornali pubblicano "decaloghi per sopravvivere sotto zero" nel fine settimana, compreso il consiglio - mi pare disatteso alla "Veillà" - di non bere alcolici. Roba, comunque sia, da spaventare anche il più resistente al freddo (segnalo il collega "Rai" Roberto Mirteto, noto per restare in maniche di camicia anche con temperature gelide).
Speriamo che arrivi questo gelo e non ci si trovi con l'ennesimo "effetto annuncio" che allontana i turisti, spaventati di restare congelati come spaventapasseri, sulle nostre piste di sci.

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