December 2011

Grazie, neve

La neve al Col de Joux, sopra Saint-VincentUno può raccontare quel che vuole, ma la neve che cade copiosa crea finalmente l'atmosfera natalizia, sconfiggendo il timore che ci fosse un inverno avaro di precipitazioni. 
Bisogna dunque essere buoni in vista della festività e oltretutto a maggior ragione con questo clima finalmente alpino che avvolge tutto. Con l'obbligo buonista per essere pazienti con tutti quei furbetti che girano per le strade con le auto non equipaggiate, come invece sarebbe previsto per legge, ma i controlli mi paiono piuttosto lassi.
E pensare che bisogna fare attenzione alle regole. Per farvi sorridere un aneddoto natalizio: anni fa mi vestii, in una logica di rotazione fra genitori, da Babbo Natale. I miei figli facevano le materne e solo Eugénie, dopo poco dalla mia rapida apparizione in classe, mi riconobbe, malgrado fossi bardato con costume rosso e barba bianca e parlassi con il vocione, pronunciando frasi in quel "babbonatalese" da film americano. Pensate che l'allora dirigente scolastica ipotizzò - roba da darsi un pizzicotto per essere certo che fosse vero - che il mio fosse stato un mezzuccio per farmi propaganda politica (le povere creature erano ben lungi dalla maggiore età...) e nessuno naturalmente le andò dietro in questa fantasiosa ricostruzione.

Le "speciali" arrabbiate

Richard Theiner, segretario della SvpChe Mario Monti non fosse Babbo Natale di dubbi non ce n'erano. Il nuovo asse "Roma-Bruxelles" da lui incarnato non lasciava spazi a giocosità e sulla manovra c'è poco da dire se non scegliere il vocabolo preferito fra "stangata" e "mazzata".
Ciò avviene alla fine senza gli attesi colpi d'ala e con scarsi elementi di originalità, come qualcuno si aspettava, ma il cuore della Finanziaria ruota attorno ai salassi fiscali di vario genere e agli aspetti previdenziali draconiani.
Il presidente Monti dovrà ricucire con le penalizzatissime Regioni a Statuto speciale e con le Province autonome. Basti pensare che a Bolzano il leader della Südtiroler Volkspartei, Richard Theiner, ha letteralmente lanciato una sfida ed un avvertimento a Roma: «la Svp - ha detto - è sempre stata una convinta sostenitrice del processo di autonomia dell'Alto Adige Südtirol, ma non vorrei che queste ultime scelte di Roma possano anche farci cambiare idea».
Acqua sul fuoco dell'autodeterminazione è stata lanciata in Provincia dal presidente Luis Durnwalder, che ha attenuato la linea dura del "suo" segretario di partito, rispondendo a quanti sollecitano uno Stato autonomo: «se vogliamo uno Stato - ha precisato - c'è bisogno di confini, e non mi potete dire che si può fare, proprio perché in Europa non ci sono più confini. E non dobbiamo creare nuovi confini, ma superare quelli esistenti: nessuno prenderà mai sul serio questo tipo di proposte, ed è sbagliato creare illusioni. Secondo i recenti sondaggi, peraltro, solo il quattordici per cento dei nostri concittadini vorrebbe uno Stato autonomo».
Quel che accomuna le "speciali", compresa la Valle, non è solo il taglio dei trasferimenti non concordato così come la mancata devoluzione in sede locale di una cospicua quota delle nuove tasse che andranno a Roma (in barba alle norme d'attuazione), ma soprattutto i nuovi meccanismi del "Patto di stabilità" che potrebbero strangolare i bilanci, creando un "effetto tagliola" pericolosissimo.
C'è da sperare che il Governo Monti capisca la delicatezza del passaggio e che in Valle, come dico da tempo, l'occasione serva per un dibattito sul futuro della nostra autonomia.

Ad una settimana: la sua versione dei fatti

L'asinelloDovessi dire, non avevo capito la solennità. Io in quella stalla ci vivevo da tempo e la mia vita era scandita dai ritmi delle stagioni. L'inverno voleva dire stare in quella piccola stamberga a oziare in attesa del cibo, anche se ogni tanto il padrone mi faceva uscire perché non restassi anchilosato.
Sfatiamo subito l'idea, entrata nella leggenda, che potesse esserci la neve: basta vedere sulla carta geografica dove si trova la Palestina per sapere che lì nevicate non ce sono, anche se in effetti quella notte famosa per le nostre zone faceva freddo.
Più o meno andò così. Io stavo pensando ai fatto miei in un angolino, quando sento aprirsi la porta e assieme ad un colpo di vento entrano di gran fretta un uomo e una donna. 
Si sistemano in una parte della stalla e capisco dal loro dialogo - sarò usato come metafora dell'ignoranza ma non sono mica stupido - che la donna, bellissima, sta per partorire. Lui la chiama Maria e lei lo chiama Giuseppe.
Il parto fu rapido e sentii con le mie orecchie (e che orecchie!) il primo vagito della piccola creaturina, che venne pulita, avvolta in un panno e sistemata sulla paglia proprio nella mia mangiatoia a pochi centimetri dal mio naso.
Poi, nelle ore dopo, scoppiò il finimondo, come se la nostra piccola stalla fosse diventata il centro del mondo. Entravano a turno nella stalla centinaia e centinaia di persone che si inchinavano e pregavano di fronte a quel neonato e alla sua famiglia. Sentii che i genitori chiamavano il bimbo Gesù e lui trascorreva il tempo come tutti i bambini piccoli fra il seno della mamma e il sonno. 
Furono giorni unici e irripetibili. Mi spaventai solo per un chiarore notturno e dei crepitii, che sentii essere stati causati dal passaggio, proprio sopra il tetto sulla nostra testa, di una stella cometa. E fui commosso quando la famiglia se ne andò. Fu lei, la mamma, ad accarezzarmi il muso. A noi asini piace e anche il mio amico bue, con cui condividemmo la storia, gradì quel gesto. 
Non sapevamo bene allora che il nostro calore era servito a qualcosa di grande.

A sei giorni: l'idea controcorrente

Babbo Natale prossimo alla pensioneA tutto avrebbe potuto pensare meno che un giorno sarebbe avvenuto. Eppure era giunto a quella conclusione, chiuso nella sua casetta al Polo Nord, mentre ormai le renne fuori erano impazienti d'iniziare il lungo giro delle consegne.
Bisognava fare due eccezioni in un colpo solo, dopo anni di disciplina millimetrica e rispetto delle regole. D'altra parte il suo lavoro era come un complicatissimo gioco d'incastri e sarebbe bastato poco per mettere in crisi un sistema e scontentare i bambini di tutto il mondo. Roba da mettere alla berlina uno dei capisaldi del Natale.
Ora, giunta l'ora X, la slitta con le renne era sospesa nel vuoto e Babbo Natale era saltato sul tetto di Palazzo Chigi, la sede della Presidenza del Consiglio. Di lì, in una notte buia, il colpo d'occhio su Roma illuminata era davvero unico e per un attimo posò il sacco per terra, a fianco al camino prescelto, e percorse il panorama con lo sguardo.
Due eccezioni, pensava. La prima è proprio che mai e poi mai avrebbe pensato che un giorno sarebbe entrato in un palazzo come quello. Era stato in ogni genere di abitazione, pure castelli principeschi e residenze presidenziali, ma mai in un palazzo come Palazzo Chigi, normalmente vuoto e spettrale nella notte di Natale e soprattutto senza bambini cui consegnare i suoi doni.
Ma la seconda eccezione era ancora più grande: il regalo che avrebbe posato in un salone del palazzo aveva un bigliettino totalmente inusuale. Ovvio che i bambini non hanno titoli onorifici e in genere Babbo Natale si limitava a vergare sulla busta del bigliettino sul regalo il nome dell'interessato. Mentre questa volta spiccano nome e cognome, preceduti dal termine "Prof.", vale a dire Professore.
L'anno di nascita di Mario Monti, attuale presidente del Consiglio, è il 1943, dunque ben distante da ogni traccia d'infanzia.
Eppure per lui Babbo Natale si era infilato nel palazzo sede del Governo e aveva lasciato sulla scrivania il biglietto e il pacco dono, contenente una sciarpa inglese in tono con il sobrio stile anglosassone del Premier.
La ragione delle due eccezioni era semplice: Babbo Natale, che sarebbe stato pensionato all'inizio del 2012 e sostituito da un "nuovo" Babbo Natale, era l'unico ad essere contento a ritrovarsi con l'età di pensionamento spostata più in là fra calcoli e tabelle, fra scalini e scaloni, fra contributi e marchette. Così l'idea, per una volta davvero controcorrente, del regalo...

Lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,
la settimana scorsa ho scritto a Babbo Natale, prendendolo un pochino in giro. Mi ha telefonato poche ore fa dal Polo Nord per confermarmi che non si è offeso per nulla e anzi mi ha assicurato che porterà regolarmente i regali ai miei figli (due sono troppo grandi per crederci ancora, uno troppo piccolo per cominciare a crederci). Grazie: sono molto più permalosi alcuni miei colleghi in politica che, se azzardi una critica, si offendono mortalmente. Scriverò alla Befana che porti loro un sacco di carbone, sapendo che faranno analoga richiesta anche loro.
Chiusa parentesi.
Caro Bambin Gesù, non so dire nella mia infanzia quante volte ti abbia scritto. Il fatto di essere nato anche io a Natale mi ha sempre dato - lo dico con affettuoso rispetto - quel senso di familiarità che forse con una divinità non bisognerebbe avere.

A cinque giorni: il Natale dei ricordi

Eugenia...Il Natale era lei, la zia Eugenia, chiamata come si faceva sgarbatamente un tempo per le donne non sposate "signorina". Insegnante amata di scuola media, era il punto di riferimento per fratelli e nipoti nella sua casa di via Sant'Anselmo ad Aosta.
Era lì che ogni anno andava di scena il Natale in una logica di rappresentazione calda e rassicurante. Il salotto di casa e la cucina vicina erano il palcoscenico di questa festa annuale.
In un ordine perfetto, fatto di un rituale rodato da anni, assistevo da bambino ad una sorta di recita. L'albero di Natale con i regali per tutti e un piccolo presepe moderno assieme agli addobbi creavano l'ambiente, così come la tovaglia candida, l'argenteria, le brocche di cristallo e tutto quanto faceva, con un bel centrotavola, il Natale.
E le pentole erano sul fuoco in cucina con gli odori e i sapori del Natale, gustati poi nel lungo pranzo concluso con mandarini, frutta e fichi secchi, datteri e con i "grandi" che fumavano e le chiacchiere riempivano il tempo.
Stanotte li ho sognati quei ricordi e tutti sappiamo quanto i sogni possano essere realistici. Possono essere così belli da riempirci il cuore e, per contro, il risveglio ha effetti consolatori, ma anche il sapore acido del rimpianto che così tanti ricordi innescano.
D'altra parte cosa si può sognare la notte di Natale se non qualcosa che riguardi questa festa?
Sono uscito a prendere la macchina con la testa piena di pensieri. Era nevicato durante la notte, giusto una spolverata di neve. A confermare una vecchia magia, complicità inspiegabile, sul lunotto - nel sottile strato farinoso - c'era una firma, che suonava come una sicurezza: Eugenia.
Oltre il sogno.

A quattro giorni: i tanti Scrooge

La ricostruzione del famoso ufficioNell’immaginario collettivo, grazie alla logica esemplare di un personaggio letterario, il tirchio senza cuore ha un nome e un cognome, Ebenezer Scrooge, protagonista del celebre "Canto di Natale" di Charles Dickens, trasposto in film e cartoni animati.
Così lo descrive l’autore: "aspro e tagliente come una pietra focaia, dalla quale nessun acciaio al mondo aveva mai fatto schizzare una generosa scintilla; chiuso, sigillato, solitario come un'ostrica. Il freddo che aveva di dentro gli gelava il viso decrepito, gli cincischiava il naso puntuto, gli accrespava le guance, gli stecchiva il portamento, gli facea rossi gli occhi e turchinucce le labbra sottili, si mostrava fuori in una voce acre che pareva di raspa. Sul capo, nelle sopracciglie, sul mento asciutto gli biancheggiava la brina. La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso; gelava il suo studio né giorni canicolari; non lo scaldava di un grado a Natale".
Io di Scrooge ne conosco, perché sono come un’erba infestante in mezzo a noi e pure la possibilità che vi sia davvero una conversione finale appare come un'ipotesi irrealistica, buona proprio per l'esito conclusivo di un racconto. Tra l'altro la loro capacità di mimetismo è tale che non sempre appaiono in tutta evidenza come avviene con lo Scrooge originale. Alcuni sanno nascondere il loro vero animo e magari appaiono simpatici e affabili, ma nascondono solo con abilità il terribile segreto.
Il desiderio di accumulazione di denaro e l'avarizia spesso conseguente finiscono davvero per divorarli e ogni loro atto, come un gorgo senza fondo, sembra nascere da questo insano e sterile desiderio di accumulazione.
Ora, finalmente, esiste il "miserly detector". Si tratta di una macchinetta portatile non più grande di un rasoio elettrico che, puntata sulla persona, con apposita suoneria e luci rosse segnala la presenza dell'avaro e la potenza delle emissioni sonore e luminose mostra il grado di tirchieria del soggetto. Il costo ridotto dell’apparecchio - allettante anche per un taccagno... - e la sua maneggevolezza lo rendono comodo e adatto per un regalo di Natale e per prendere le misure con familiari e conoscenti.

A tre giorni: la notte di Natale

La classica candela natalizia"De nët euna leumière,
I berdzé l’at paru;
Un andze vin leur dëre:
Lo Sauveur l'est neissu.
Un pouro baou l’est son palatse,
Et sat pei de fen in traver
Compouson lo deur matelatse
De ci gran Rei de l'univer;
Et din la rigueur de l'iver
De dò trei lindzo l’est queuver…"

Il canto della "Pastorala" di Cerlogne risuonava nella chiesa del paese per la messa di Mezzanotte nella notte di Natale. Marie ci era arrivata in processione assieme ai suoi coetanei. Era il parroco, l'Abbé Cyrille, che li aveva messi tutti assieme, mischiando le diverse classi del catechismo e lei si stava preparando per la Comunione. Si era raccomandato che ci fossero e niente storie!
Lei indossava il cappotto nuovo, che era poi il regalo di Natale che la mamma le aveva già voluto dare «per fare bella figura». Suo fratello Pierre, più piccolo di due anni, era a fianco a lei e di tanto in tanto cavava di tasca una caramella. Dopo il cenone ne aveva presa un manciata dal vassoio sul tavolo, spiegando che «gli avrebbe dato energia».
Il clima attorno a loro era allegro. Come sempre, sul sagrato della chiesa era stato ricostruito un "presepio vivente". Li aveva visti provare nei giorni precedenti, ma aveva notato che nella culla non c’era nessuno, mentre quella sera era stato sistemato Claude, l’ultimo nato del paese, solo un mese prima. Piangeva come un vitello, probabilmente per il freddo pungente e veniva consolato di tanto in tanto dalla Madonna della rappresentazione che lo prendeva in braccio.
Sorridere le veniva da sorridere a pensare quanto fosse bella quella scena con il cielo pieno di stelle dietro al campanile illuminato. Natale era un momento pieno di gioia.
La giovane infermiera si voltò verso la collega e disse: «mi sembra che questa sera Marie stia meglio, abbia il volto disteso». La stanza dell'ospedale "Beauregard" era avvolta da una luce tenue. La vigilia di Natale i turni erano ridotti al minimo nel reparto di geriatria. Marie disse qualche cosa e l’infermiera si chinò su di lei, che sembrava fissare qualche cosa sul muro. «Non capisco cosa voglia», osservò la ragazza. L’altra rispose: «mi sembra che canti».
In effetti Marie era tornata bambina e mano nella mano con il fratellino Pierre cantava nella chiesa del suo paese.

A due giorni: il disastro del Cervino

Il Cervino da ZermattIl progetto colossale prese la sua forma da una prima intuizione. Fu il sindaco di Montanal, versante francese del Cervino, a sognarselo una notte, dopo aver mangiato una monumentale raclette: un Cervino ricoperto di luci come un gigantesco albero di Natale. Roba da finire nei titoli dei telegiornali di tutto il mondo e di avere gratis una promozione turistica da capogiro.
L'indomani prese carta e penna e scrisse ai sindaci di Zermatt e di Valtournenche per proporre l'idea e dar vita al progetto. Nel dubbio scrisse anche a Babbo Natale, che ritenne essere la massima autorità sulle luminarie natalizie.
Grazie ai fondi "Interreg IVZ", si fece un primo studio di fattibilità. Il team di esperti in quattrocento pagine, riassunte in un powerpoint in 3D e in Dolby surround, riassunsero il giudizio sui primi passi del progetto in un tacitiano e in parte deludente: «bella idea». Il riferimento all'importanza delle montagne himalaiane e al ruolo dello yak nell'allevamento tradizionale, ingenerò il sospetto che si fosse usato il "copia&incolla" con studi precedenti.
Lo studio preliminare venne, invece, bocciato perché non convinsero le palle di dieci metri di diametro da piazzare in parete e neppure la gigantesca stella cometa da ancorare sulla cima.
Si scelse alla fine l'appalto integrato con il progetto definitivo assieme ai lavori per realizzare l'opera. La logica del ribasso fece vincere un progetto di un geometra di Carugate con un'impresa di Lampedusa. La scelta ecocompatibile di piazzare delle suggestive torce in legno al posto di moderni led della ditta seconda classificata si rilevò un disastro perché nevicò per tutte le vacanze di Natale come per una maledizione divina.
Babbo Natale, intervistato in televisione, si disse sdegnato.
L'operazione si concluse con una rapida bicchierata fra gli abitanti dei diversi versanti e la promessa che mai più si sarebbe violata la sacralità del Cervino.

Alla vigilia: che il Natale sia con voi!

L'atmosfera del Natale...Il "Buon Natale" non si compra. In queste ultime ore, in cui siamo gioiosamente latori e riceventi di regali, vorrei gridare che il Natale, buono come auspicio o nel concreto, non si trova in nessun mercatino, negozio e neppure on line.
Per questo vorrei dirvi che cosa sia per me il Natale, che è qualche cosa di complesso, una sorta di patchwork multicolore e dunque, come tale, del tutto soggettivo.
Il Natale è la cristianità. Anni fa, un autorevole politico locale imbevuto di cultura cattolica mi sgridò quando scrissi che il Natale è la festività più importante, dicendomi che la più importante non è la nascita ma sono la morte e resurrezione che ruotano attorno alla Pasqua. Ci mancherebbe: non ho una cultura teologica che mi permetta di eccepire. Ma, banalmente, non c’è morte senza nascita e in fondo la stessa resurrezione, che esiste sotto diverse forme nelle differenti religioni, è una rinascita. La cultura della vita è sublimata dalla nascita, che proprio nella natalità di Gesù – con i mille simbolismi del Natale – vengono riassunti in modo esemplare.
Poi il Natale sono i regali. Roba antichissima di quando abbiamo smesso di scannarci fra tribù agli albori dell'umanità. Non a caso l'etimologia associa il regalo alla festa: far festa è la precondizione per evitare che il dono sia un elemento astratto rispetto al legittimo godimento personale, familiare e della comunità cui apparteniamo. Mi piace aprire un pacco, specie quando esiste l'elemento sorpresa all'atto della scoperta del suo contenuto.
Certo che le feste natalizie mi piacciono e provo, con una scelta non sempre facile, a elencare in ordine alfabetico: gli Auguri, i Baci (sotto il vischio), lo Champagne (gelato), i Datteri, le Emozioni.  i Fuochi d'artificio, i Giocattoli (ora per regalarli), l'Home (casa dolce casa), l'Inverno (conditio sine qua non), le Luci, le Musiche (e le canzoni in tema festoso), le Nocciole (e le Noci), l'Ozio (post prandiale), il Presepe, i Quadrati delle tavolette di cioccolato, il Ritmo (quando ballavo), lo Sci (sport di stagione), le Tavolate, l'Uvetta del panettone, il Vino (rosso), lo Zenzero (il prezzemolo natalizio).
Intanto, tanti cari auguri a voi e alle persone che vi sono care.
Che il Natale sia con voi!

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