December 2011

Jardiner autrement

Trattamento con pesticidiDa bambino vedevo dei vecchietti che si aggiravano con bidoni sulla schiena da cui spruzzavano sostanze misteriose e temo che qualcuno, con il tempo, ci abbia lasciato la pelle.
Oggi vedo alcuni vicini che sembrano astronauti, con mascherine sul volto e con attrezzature moderne, che gettano su meleti o vigne dei liquidi a me ignoti (ma al mio naso non piacciono), che immagino - viste le protezioni - obblighino a certe cautele.
Mi è capitato poi di cenare con amiche o amici con il "pollice verde" che spiegano i "trattamenti" negli orti e giardini domestici contro parassiti che volano, strisciano, mangiucchiano, rovinano.
Sembrano esperti da "piccolo chimico" pronti a tutto per avere frutti, fiori, piante, prati erbosi, sconfiggendo insetti e infestanti di ogni fatta.
Giorni fa ho scoperto che in Francia, contro i rischi derivanti da usi sconsiderati e abusi pericolosi, hanno avviato una campagna pubblica, da cui si evincono i rischi enormi per la nostra salute del "fai da te". Consiglio la lettura di "jardiner-autrement" perché si apre un mondo di buone pratiche e di reali alternative a sostanze e comportamenti che possono fare del male a noi, ai nostri cari e ai nostri vicini. E magari si spiegano in parte certi aumenti di brutte malattie...
Cito qualche parte del sito: "Jardiner autrement, c’est limiter au maximum l'emploi des produits chimiques, les apports d'engrais de synthèse et économiser l'eau.  Pour atteindre cet objectif, nous vous proposons d’adopter 4 principes du jardinage raisonné :
1. Faire connaissance avec l'environnement de son jardin. La bonne plante au bon endroit s'épanouit mieux et demande moins de soins. Nous vous invitons donc à prendre le temps de bien connaitre le sol de votre jardin et les conditions climatiques locales. (...) 
 2. Adapter ses pratiques de jardinage aux caractéristiques de son jardin. Travail du sol, arrosage et fertilisation doivent être adaptés aux caractéristiques du sol, du climat et des végétaux. (...) 
3. Prévenir plutôt que guérir. Observer et privilégier les mesures préventives aux traitements curatifs, au jardin comme ailleurs mieux vaut prévenir que guérir.
4. Accepter de redonner des droits à la nature. Jardiner dans le bons sens, c’est rechercher un équilibre entre différentes formes de vie au jardin, sans viser à tout prix la perfection"
.
Sarebbe interessante adattare questa campagna alla situazione valdostana. Penso che ne guadagneremmo tutti in salute!

Scrivere d'Europa

Nicolas Sarkozy e David CameronParlare d'istituzioni è un problema per chi fa politica. Come ho già avuto modo di scrivere, la democrazia prevedeva meccanismi di conoscenza e d'interesse da parte dei cittadini. Mentre sull'interesse, credo che non ci siano problemi, essendo la politica in modo quasi ossessivo seguita in Italia da tutta l'informazione (ma non sempre quantità e qualità coincidono), sul lato conoscenza tutto scricchiola.
La famosa "educazione civica", che era già materia basica e per nulla sviluppata e non dappertutto diffusa, non si è mai affermata davvero nella scuola, se non nei rari casi di insegnanti meritevoli. La formazione interna ai partiti è andata scemando e i partiti sono ormai organizzazioni che lavorano attorno al solo consenso elettorale.
L'autoformazione, cioè l'interesse dei singoli, è ridotta al lumicino per via dell'ondata qualunquistica che spazza via allegramente ogni lato "buono" della politica.
Per cui scrivere stamattina della crisi dell'Unione europea rischia di essere un esercizio élitario per i frequentatori del sito, che se stanno leggendo questo "post" lo fanno perché - miei amici, nemici o semplicemente indifferenti - alla politica credono e sanno che il destino delle istituzioni si gioca nei passaggi che la storia ci assegna.
Stanotte a Bruxelles, al di là della retorica da dichiarazione tv con il sorriso sul volto, si è seppellita l'Europa unita. La "zona euro" con altri "volontari" va per conto suo e la Gran Bretagna, nel porre il veto su alcune modifiche per far funzionare meglio i Trattati in tempo di crisi dell'economia e della politica, ha fatto il suo solito lavoro: l'euroscetticismo piantato nel cuore delle istituzioni europee. Non me ne stupisco affatto, pensando da sempre che vada rimossa la crosta di melassa che copre la realtà di un'integrazione europea che arranca cercando, come una "pietra filosofale", qualche elemento che trasformi l'Unione europea in una vera "casa comune".
Per cui la "rottura" di questa notte è la conseguenza del fatto che l'Europa non ce la fa davvero e questo - accanto alla crisi italiana in atto - obbliga i valdostani a riflettere sul loro futuro non solo materiale.

Un quadro complesso

Il professor Jaime LluchE' stato da me nei giorni scorsi un professore che sta studiando il pensiero politico "autonomista valdostano" e, per chi voglia curiosare, questo è il suo sito Internet.
A me fa sempre piacere raccontare le peculiarità della nostra storia. Il professor Lluch conosce e ha studiato realtà come la Catalogna e il Québec e si sta dedicando anche alla Provincia autonoma di Bolzano.
Quel che è giusto ricordare in occasioni come queste è proprio la modellistica singolare della nostra autonomia speciale, inserita certo in una storia millenaria, ma le istituzioni attuali sono relativamente giovani e sono frutto della temperie culturale e politica dell'ultimo secolo e mezzo e delle improvvise accelerazioni in particolare dal 1945 in poi.
Io ho vissuto come giornalista e politico poco meno della metà di quest'ultimo percorso e per alcuni anni questo è potuto avvenire da un osservatorio privilegiato a Roma, ad Aosta e nel quadro europeo.
Quel che colpiva è il mio interlocutore è il fatto che normalmente ci sono nelle realtà "minoritarie" come la nostra tre distinte "famiglie" politiche: autonomisti, federalisti e indipendentisti. Mentre da noi queste distinzioni, che Lluch vorrebbe far emergere distribuendo un questionario a larga diffusione, appaiono di difficile lettura.
In effetti è proprio la storia con cui la Valle è arrivata all'autonomia speciale ad essere particolare, pensando - solo per fare un esempio - al destino stretto fra il cammino percorso da casa Savoia e che i valdostani hanno condiviso senza una reale possibilità di scegliere. O pensiamo - per fare un altro esempio - alle diverse opzioni che nel dopoguerra si sono presentare per la Valle sino al legame autonomistico emerso con l'Italia.
Certo sotto il profilo dei partiti la scena è dominata dal percorso ideologico dell'Union Valdôtaine, i cui esponenti di spicco scelsero di fare politica e amministrazione nelle istituzioni ottenute, di cui pure conoscevano bene i limiti.
Poi, negli anni, si evidenzia il paradosso di un quadro politico che si catalizza interamente nella logica «siamo tutti autonomisti», che a destra come a sinistra diventa una caratteristica che suona come una ricopiatura della posizione unionista, considerata come una strada per ottenere consenso elettorale.
Questo processo imitativo, spesso mimetismo politico che nasconde la propria reale visione delle cose per piacere di più, obbliga l'Union a distinguersi e a riprendere quell'anima federalista che le è propria. Sapendo quanto l'esperienza della Lega abbia però degradato l'immagine del federalismo in Italia per un eccesso di "realpolitik" (tipo l'alleanza di ferro con Silvio Berlusconi) e di folklore (la grottesca vena "celtica").
Insomma: un quadro complesso che sarà complicato ulteriormente dalla crisi profonda dell'Italia e della sua identità e dall'integrazione europea che ha creato nuove idee indipendentiste di chi immagina un'adesione diretta all'Unione, sorpassando la vecchia logica statuale.
Staremo a vedere.

L'antifascismo non è una moda

La sede aostana di 'Casapound'Oltre due anni dopo l'annuncio della nascita, segno che "fra il dire e il fare...", leggo dell'apertura della sede dell'organizzazione di estrema destra, "CasaPound", ad Aosta.
Così mi ero espresso allora, riferendomi all'organizzazione nazionale: «Consiglio la visita al sito ufficiale, dove si trova il programma dell'organizzazione. In un italiano zoppicante e degno di essere letto e doppiato dalla voce stentorea di un "Film Luce" del Ventennio, si trova una miscellanea confusa e indigesta di fascismo sociale. Si va dalla riconquista nazionale all'Europa autarchica, dallo schiavismo anglosassone alla mobilitazione per evitare che l'Italia diventi un "popolo di barboni", dalla valorizzazione del Diritto Romano all'auspicio che l'Italia si doti di arma nucleare. Tralascio altre amenità di questo genere, che mostrano una pochezza di contenuti e un insieme di slogan privi di fondamento. Che se la aprano - se ce la faranno - questa "CasaPound" ad Aosta, perché affonderanno nel ridicolo».
Sottoscrivo tutto, naturalmente. Pare che, nell'annuncio dell'inaugurazione, io venga citato dai giovani "nostalgici" per questo mio pezzettino, scocciati dal termine "ridicolo". Li ringrazio: la considero come una medaglia, ritenendo l'antifascismo come una scelta non soggetta a mode, a cui ogni buon autonomista-federalista valdostano dovrebbe richiamarsi.
Chiunque abbia studiato la storia, non scherza con un certo passato e i suoi spettri, ma a studiare si fa fatica...

Gran successo per le renne

Il piccolo Alexis fa conoscenza con una rennaIn fondo Babbo Natale viene propinato, anche ai bambini, in tutte le salse, per cui non stupisce che domenica a Verrès le vere protagoniste, esposte in un apposito recinto, siano state le renne e non il loro bonario padrone "natalizio". 
Gli animali arrivavano da un allevamento di Courmayeur, dove nella primavera scorsa - ad aumentare il piccolo gruppo di questi cervidi importati dalla Svezia - è nata la prima renna "valdostana".
Sulla renna, storico animale da traino della slitta di Babbo Natale (che sono nove renne:  Rudolph, Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen), ho due ricordi. 
Il primo risale all'inizio degli anni Ottanta, quando ero un giovane giornalista "Rai" e per uno "special" sul Natale decisi che sarebbe stato originale avere una slitta trainata dalle renne davanti alla chiesa di Sant'Orso di Aosta, da dove si sarebbe trasmessa una diretta. Appurai - e prima di Internet la ricerca fu complessa - che renne in Italia all'epoca non ce n'erano. Per cui martellai - beata ingenuità - le ambasciate svedese e finlandese a Roma per vedere che fare. Ricevetti garbati e scandinavi dinieghi: le renne non si potevano esportare. Ci salvarono i più ordinari cavalli...
La seconda è quando da parlamentare europeo visitai la Lapponia (dove i finlandesi sostengono abiti Babbo Natale e mi spiegarono di avere un apposito servizio per rispondere alle letterine scritte da bimbi) e scoprii il fascino devastante sul proprio orologio biologico del sole di mezzanotte e gustai l'ottima carne di renna. In albergo, nel frigobar, fra gli snack la proposta era anche quella di piccoli e gustosi - mia buona abitudine è assaggiare anche i prodotti più strani - salamini di renna...

Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
ti scrivo sommessamente, immaginando sin da ora che non potrai essere sensibile alle mie richieste non essendo più da tempo un bambino. Ma ci provo lo stesso e, grazie alla posta elettronica, non spenderò neppure i soldi per i francobolli.
Confesso che da bambino mi facevano scrivere al "Bambin Gesù", ma questa antica abitudine sembra ormai essere desueta per non mischiare - immagino - il sacro e il profano. Da qui forse origina il fatto che l'albero ormai impazza, mentre il presepe - che pure è simbolo vero della Natalità cui è legato, come dice il nome stesso, il Natale - "perde quota" nelle dinamiche familiari.
Lo scrivo con vivo dispiacere e non vorrei apparire troppo conservatore nel dire che il presepe resta il presepe e lo scrive chi essendo nato a Natale ha sempre avuto la fortuna (la sfortuna per i regali) di vivere quel giorno in un modo quantomeno originale.

La politica che cambia

Il libro di Pisapia e RolandoIncontro, dopo alcuni anni in cui ci eravamo persi di vista, Stefano Rolando, grand commis di Stato alla Presidenza del Consiglio - a capo del Dipartimento editoria - con numerosi Governi di tutti i colori. E' stato ed è ancora oggi, dal punto di vista teorico ma anche nelle azioni concrete, uno di più grandi esperti in Italia della comunicazione pubblica e di quella politica, che insegna oggi allo "Iulm" di Milano.
Mi ha regalato il suo ultimo libro, una lunga intervista al nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di cui è stato "spin doctor" in occasione delle ultime comunali. Una strategia vincente in un confronto per nulla banale con il sindaco uscente, Letizia Moratti, che poteva contare su cospicui fondi personali nella campagna elettorale.
Pisapia, candidato "estremista" per le sue radici nella sinistra di lotta, ma assieme figlio della buona borghesia meneghina ha convinto i milanesi, pur non "stringendo" al Centro, che sembrava essere la regola intoccabile della Seconda Repubblica. Un'operazione ardita che pareva impossibile e che, come osserva Rolando, non è meccanicamente esportabile in Italia, specie - aggiungo io - nel post berlusconismo e nell'epoca di politici buoni da rottamare in cambio dei "tecnici".
Personalmente, in questo gran dibattere sulla politica e approfitto dello spunto odierno, resto scettico sulla definizione corrente di "Terza Repubblica": i lettori sanno che io penso che, come in Francia dove si è giunti alla "Quinta Repubblica", la numerazione vale solo a fronte di riforme costituzionali e non secondo l'umore dei notisti politici.
Rolando ricorda due aspetti peculiari del successo di Pisapia: il primo è l'uso diffuso di Internet e il coinvolgimento del popolo dei social network; il secondo è la presenza dei giovani e l'uso delle piazze per evitare una presenza solo virtuale.
Sono nuove frontiere della comunicazione politica in piccola parte esplorate anche qui.

Ricordando la vecchia littorina...

La storica 'Littorina'Il punto di riferimento, in materia di ferrovia valdostana, è il decreto legislativo numero 194 del 26 ottobre 2010, pubblicato alla fine di novembre di un anno fa, dopo l'iter cui ho assistito in "Commissione Paritetica" (che risulta oggi inattiva dall'estate scorsa e che ora dovrebbe essere rinominata nella parte governativa).
Non è per fare l'Azzeccagarbugli, ma temo che molti che parlano e scrivono di ferrovia dimenticano che nei pochi articoli di questa norma d'attuazione si concentra l'insieme delle procedure necessarie - fatte di accordi specifici e puntuali su ogni aspetto - per modernizzare davvero la nostra linea ferroviaria. Segnalo con l'occasione che alcuni tempi prefissati dalla norma, pur non perentori, non sono stati rispettati per raggiungere le intese fra Regione e Stato per trasferire alla Valle quanto previsto dalla legge.
Per cui mi fa piacere che in molti si esercitino sulle prospettive della linea e pare sempre più evidente che non sempre i pendolari di diverse località, tipo Aosta e Ivrea, abbiano interessi realmente coincidenti, come dimostrato dall'affossamento della "tangenziale" di Chivasso che avrebbe davvero fatto risparmiare tempo verso Torino e che è caduta soprattutto vittima di un'abile campagna di controinformazione di chi ha interesse a fermarsi a Chivasso.
Ma quel che stupisce è la canea montata sui treni bimodali, di cui si faceva già cenno negli accordi per l'acquisto dei treni "Minuetto". Io li ho visti dalla cabina, ci ho viaggiato, ho parlato con alcuni produttori: è questa nel frattempo l'unica ipotesi seria di miglioramento dell'esercizio verso il Piemonte per evitare i cambi di treno resi necessari dal divieto dell'uso dei diesel nel sistema torinese. Tutto ciò aspettando l'eventualità di lavori pesanti di rifacimento della linea, il cui prezzo da pagare è colossale e prevederebbe - specie in caso di elettrificazione da valutare nel rapporto fra costi e benefici - una progettazione esecutiva rispetto ai progetti già in mano alla Regione, oltreché lunghi periodi di chiusura della linea stessa e parlo della "Aosta - Ivrea" (sulla "Aosta - Pré-Saint-Didier", a parte l'ipotesi di chiusura, l'unica soluzione seria potrebbero essere i moderni treni-tram in esercizio già in alcune città).
Da ragazzo, quando facevo lo studente pendolare, viaggiavamo ancora sulle "Littorine" di epoca fascista e su treni con scompartimenti "Belle époque" ed era già un esercizio da barzelletta con ritardi e malfunzionamenti. Ora come allora le cose non vanno e toccherà alla Regione, uscendo dalla gestione statale, assicurare un servizio efficace (sapendo di una nuova società privata con imprenditori valdostani che si affaccia sulla scena), facendo però i conti con la linea e tutti i suoi handicap.

Pensiero agro

François de La Rochefoucauld"Il n'y a que ceux qui sont méprisables qui craignent d'être méprisés"
Così scriveva, con una delle sue frasi fulminanti, François de La Rochefoucauld, osservatore e commentatore delle debolezze umane. Uno spettacolo di cui siamo tutti, à tour de rôle, protagonisti e spettatori, perché "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Tuttavia, devo dire che il disprezzo, questa è la traduzione più adatta del termine francese, non fa parte delle mie corde. E' un sentimento comprensibile, ma eccessivamente supponente e coinvolgente, quasi una gabbia in cui si finisce per essere prigionieri e per natura amo la libertà.
Trovo, semmai, che sia meglio la rabbia gelida dell'indifferenza, che è come un osso di seppia, essenziale e plastico. Si tratta di una modalità utile anche per risparmiare le energie e per guardare i fatti con il giusto distacco ("recul" in francese, che deriva dal latino e dal ben comprensibile termine "culus").
Intendiamoci: io sono un sanguigno, ma il tempo che passa mi sta rendendo più saggio, specie di fronte al teatro della vita e alle molte varianti possibili che si possono recitare sul suo palcoscenico. Si va dalla commedia leggera alla tragedia, dall'operetta all'avanspettacolo, dal melodramma alle ombre cinesi e così di seguito con tutti gli altri generi possibili. Così le recite che si susseguono mutano a seconda delle circostanze derivanti dalle vicende umane che ci coinvolgono quotidianamente.
Così è sempre stato, si dirà. E' vero, ma oggi si aggiunge la crescente impressione che molte regole siano saltate assieme ai tradizionali e rassicuranti punti di riferimento.
La crisi economica preoccupa, quella morale indigna.

Brindisi e ricordi

L'albero di Natale al 'CdR'Con un brindisi molto semplice, assieme ai colleghi della delegazione italiana a Bruxelles, ci siamo fatti gli auguri al "Comitato delle Regioni". In un periodo mogio, questa vigilia di festività ci voleva per avere un po' di allegria come parentesi piacevole in un clima europeo tetro, perché pieno di nervosismo e di timori in un'Europa che si dibatte fra solidarietà comunitaria e egoismi nazionali. 
Purtroppo non esiste più, perché soppresso, quel "Arbre de Noël" che per alcuni anni la nostra Valle aveva organizzato con grande successo nella "Capitale europea". Era una simpatica occasione conviviale per presentare la Valle, i suoi prodotti e le sue bellezze ad una significativa compagine di autorità e funzionari comunitari, che poi tornavano utili come turisti o come interlocutori. Soldi - vi assicuro - ben spesi.
Così come, in vena di ricordi, evoco con piacere le feste di Natale al Parlamento europeo con il mio gruppo politico. Era davvero una serata speciale in cui ogni Paese dell'Unione si esibiva in canti e gag che valorizzavano quell'unità nella diversità che è una chiave di volta della scricchiolante cittadinanza comune dell'Unione. Vi garantisco che mettere assieme i plurimi e complementari approcci al Natale era un'esperienza divertente e emozionante, che più di molto altro affiatava persone di formazione e costumi diversi. Un approccio già solo per questo molto natalizio e dunque situato fra i ricordi più cari in quella scansia della mia memoria con su scritto "Natale".

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri