November 2011

Onestà e normalità

La conferenza stampa di Mario Monti dopo l'incaricoSi possono dire tante cose su questa situazione italiana. Intanto va bene inserirla in un contesto europeo e in una logica mondiale, ma a noi spetta anche valutarla nel rapporto con la Valle, non vivendo, noi valdostani, nell'iperuranio. Per questo va seguito il destino del costituendo Governo, che sarà presieduto da Mario Monti.
Capisco le difficoltà e penso che la scelta dei "tecnici" sia da considerarsi sempre una "extrema ratio", perché la scelta di "tecnici" in ruoli esecutivi - l'ho detto anche in Valle al momento dovuto, quando venne scelto un assessore tecnico - è sintomo di crisi della politica. 
Ma la discontinuità avviene, in questo caso per il Governo nazionale, in un solco che serve per riavviare il sistema.
C'è bisogno anzitutto di onestà. Una parola semplice, che viene da onore e sintetizza integrità morale e dignità personale. Penso che il termine e soprattutto i comportamenti ad esso collegati non siano mai passati di moda. Molto semplicemente c'è stato un periodo in cui l'onestà ha avuto un'eclissi a vantaggio dei "furbi" e ciò non poteva durare all'infinito.
In un'Italia in cui tutto è diventato eccezionale e straordinario bisognava avere una stella polare e forse i due punti di riferimento sono, come detto l'onestà, cui aggiungerei una seconda parola: la normalità. 
Anche questa seconda parola è antica e viene dal greco e indica il regolo, la squadra, cioè strumenti semplici di precisione che servono per le misurazioni. La norma di legge è lo strumento che serve per regolare una società attraverso regole (vedete?) scritte e valide per tutti.
Come dire che tutto si tiene in questa speranza di cambiamento. Nessuno si illuda che sia un cammino semplice e piano, anzi l'attraversamento faticoso del deserto probabilmente è ancora in corso.
Quel che bisogna fare oggi è guardare al futuro e rimboccarsi le maniche. Lo dobbiamo fare perché l'alternativa non esiste e non ci sono scorciatoie. Il "Paese dei balocchi"esiste solo nelle favole e queste bisogna raccontarle ai bambini non agli adulti. Per altro, va ricordato che non a caso Pinocchio, ingannato da Lucignolo, dopo un soggiorno in quel luogo del bengodi, si trasformò in un asino...

Le regole fondamentali

Capisco benissimo il dispiacere che avranno in queste ore i Ministri del Governo Berlusconi, costretti a fare gli scatoloni per andarsene dal proprio ufficio.
A me è capitato diverse volte nel passare da un incarico all'altro, che fosse ascendente o discendente poco importa. Ogni volta si perde un pezzo di qualcosa e bisogna affrontare delle novità, che poi sono il sale della vita per non morire di routine. Bisogna imparare a cavare quello che c'è di buono in ogni situazione.
D'altra parte la politica è fatta anche di questo e finché si fa parte del gioco bisogna accettarne le regole senza troppe scene. Anzi, ho sempre ritenuto, per quanto sia difficile farlo, che bisogna comportarsi sportivamente e ci sono regole di "bon ton" che vanno sempre rispettate nel rapporto fra avversari nella vita e certo anche in politica.

Meno male che c'è il Natale

Gadget natalizi da ViennaCi vuole nella vita un po' di leggerezza come antidoto contro le vicende difficili e spiacevoli. E anche contro quelle persone - essendo noi, con Aristotele, "animali sociali" - che, a diverso titolo nella quotidianità, nobilitano il  motto dantesco «non ragionar di loro, ma guarda e passa».
Sono stato a Vienna e mi sento già natalizio. Mica sono fessi gli eredi dell'Impero austro-ungarico: loro assecondano i gusti propri e quelli dei turisti, iniziando presto con grandi mercatini natalizi fra ninnoli, babbinatali, presepi, candele e leccornie di vario genere, ipercaloriche solo a vedersi. 
Questi mercatini erano una volta un'esclusiva del mondo germanico a smentire la presunta freddezza teutonica (di cui avevo già capito l'infondatezza all'Oktoberfest), mentre ormai si sono diffusi dappertutto. E' un segno positivo, perché ciò significa che le cose belle - e non solo quelle brutte - possono essere contagiose. 
Posso dire che, in questa epoca grigia, il Natale, pur appesantito dal consumismo, è un conto alla rovescia consolatorio. Capisco che irrompe con un certo, crescente anticipo, ma è un'attesa più gioiosa dell'ennesima Finanziaria.
Poiché sulla Natalità non si scherza, resta quel buffo signore che è Babbo Natale. Lui non tradisce mai le attese: il suo look, celebrato dall'iconografia della "Coca-Cola", è una certezza e non cambia di anno in anno e non è soggetto a crisi di Governo. Le renne ci sono, la slitta anche ed è il solo caso in cui puoi scrivere gratis per avere un regalo e qualcosa, alla fine, arriva!

La Lega svolta

La delegazione parlamentare della Lega Nord insieme al Presidente NapolitanoSolo a giochi fatti, in tarda mattinata al Quirinale, si potrà commentare la compagine di Ministri del nuovo Governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio immagino sappia bene i "trappoloni" che lo aspetteranno sin da subito.
Credo che abbiano fatto bene i parlamentari valdostani a mostrare un'apertura al Governo tecnico, ma giudicandolo in Parlamento sul programma. La logica del "prendere a scatola chiusa" sarebbe stata sbagliata, ma avere pregiudizi sarebbe stato impensabile.
Oggi esiste una sola certezza: la linea "celodurista" della Lega. Ieri a Bologna ero relatore di un convegno sulla montagna in Europa  (in Valle, chissà perché, non sempre mi invitano ai convegni sull'Europa...) e mi e capitato di saggiare la base leghista attraverso la testimonianza esemplare di un tassista - leghista della prima ora - e si sa che i tassisti sono meglio di un sondaggio. Il testimone era rabbioso per l'aiuto del suo partito a Berlusconi (ascriveva la scelta ad un Umberto Bossi ormai vecchio e malato, mostrandosi "maroniano" entusiasta) e plaudiva alla scelta di stare all'opposizione.
In effetti la Lega prova a riprendersi i militanti perduti dalla forbice fra, da una parte, la protesta verbale e la mobilitazione "padana" e gli atteggiamenti a Roma nei Palazzi del potere, specie con una benevolenza infinita verso il Cavaliere. Immagino che la scelta di svoltare avvenga sulla spinta dei sondaggi che "bastonano" la Lega filoberlusconiana.
Vedremo sin dal "Parlamento padano" quali slogan verranno usati: pronostico una linea indipendentista per scaldare i cuori.

Ecco la lista!

Elsa Fornero, neo ministro del lavoroOra si può, fatto il Governo, dare un'occhiatina alla lista dei Ministri.
Prima, però, un'osservazione generale: questa mattina il Senatore Tonino Fosson mi ricordava di come in passato fossi stato critico verso i "tecnici" in politica, segnalando come molto spesso adombrassi il rischio di azioni improvvide o, ma lo dico in senso esteso, "impolitiche", come degli "elefanti nella cristalleria".
Questo rischio persiste e non cambio idea, ma penso che Mario Monti, come ho scritto, abbia maturato a Bruxelles un'esperienza più politica che tecnica e sarà a lui la responsabilità di dare un gradiente politico al suo Governo d'unità nazionale.
Cominciamo con i Ministri che conosco molto bene: Piero Giarda, Ministro per i rapporti con il Parlamento; Francesco Profumo, Ministro dell'Istruzione; Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente; Fabrizio Barca, Ministro della Coesione.
Che conosco: Piero Gnudi, Ministro del Turismo; Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità (la più "valdostana" per le frequentazioni assidue); Giampaolo Di Paola, Ministro della Difesa; Enzo Moavero Milanesi, Ministro degli Affari europei; Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti.
Mentre degli altri non sono in grado di parlare, di questi citati, con gradi diversi di conoscenza o di familiarità, posso dire che si tratta di ottime persone, il cui profilo è illustrato da singoli curriculum prestigiosi.
Se lo compariamo con molti politici, anche autorevoli di Governi passati, vediamo che troppo spesso la democrazia rappresentativa non si dimostra all'altezza della scelta dei migliori, per cui abbiamo avuto in cariche apicali personaggi assai dubbi.
Anche su questo la politica deve riflettere.

Canta che ti passa

Un'immagine dell'edizione 2010 dello 'Zecchino d'oro'Per caso mi imbatto in televisione nello "Zecchino d'Oro" e non ci ritrovo più nulla del fascino della mia infanzia. 
Lo dico con il giusto rimpianto per la manifestazione all'Antoniano di Bologna, che è quasi mia coetanea, conscio che quel che arriva dal passato più remoto non è mai comparabile e sostituibile. Ma io ho tutto qui con me e se ci penso torno ad allora in un battibaleno con il motore di ricerca che, come tutti, ho nella mia testa e anche nel mio cuore. Altro che la macchina del tempo!
E' normale che sia così: lo "Zecchino" di oggi non lascia il segno, mentre basta una compilation che passi da "Quarantaquattro gatti" a "Il valzer del moscerino" (cantato da Cristina D'Avena), da "Il caffè della Peppina" a "Volevo un gatto nero", da "Popoff" a "Il pulcino ballerino" per capire quanto certe canzoni abbia inciso nel costume e siano state e siano ancora la colonna sonora di generazioni di bambini. Io, per il poco che conta, le so a memoria, anche se è meglio che mi astenga dal cantarle perché l'intonazione non è davvero il mio forte...
Quella televisione, con Mago Zurlì e Topo Gigio, aveva il fascino del bianco e nero e la forza del monopolio televisivo che ci ipnotizzava nelle rare ore di trasmissione fra la "Tv dei ragazzi" e il "Carosello" che ci mandava a dormire. 
"Guardare lo Zecchino" scandiva gli anni che passavano sino all'adolescenza ribelle, quando ci faceva schifo.
Quel che resta di buono, rispetto a concorsi musicali per bambini dove si esibiscono dei mostriciattoli che si atteggiano ad adulti, è che allo "Zecchino" solisti e coro danno voce a bambini bambini. Per crescere c'è sempre tempo! 
Non che manchino i problemi da piccoli, come ricordato da un ritornello di una celeberrima canzoncina dello Zecchino che qui vi intono:
"Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego, Bambino Gesù
Sono due ma mi sembrano tanti,
Son caduti e non crescono più"
.

Mediapolis, addio

Una panoramica del progetto di 'Mediapolis'"Sorgente SGR" con il "Michelangelo 2 Real Estate Fund" ha comprato da "Brainspark" quel che c'è del famoso "Parco Mediapolis" di Albiano, vale a dire terreni, progetti e autorizzazioni.
Leggo dal sito dei nuovi investitori: "La nostra politica di investimento si è fondata sin dall'inizio sulla convinzione di dover rimanere fedeli alle dinamiche di medio lungo periodo dell'economia reale, disapprovando ogni scelta legata ad un tipo di finanza creativa e speculativa".
Sarà, ma che di questi tempi mi sembra sia azzardato che si immaginino investimenti colossali su una serie di opere gigantesche, come si legge da un documento ufficiale della Provincia di Torino:
- parco a tema outdoor (circa 148mila mq di superficie), in cui le attrazioni sono integrate in aree omogenee tematizzate, sistemate a verde con laghetti e specchi d’acqua ed un’arena per spettacoli estivi;
- parco a tema indoor organizzato su due livelli all'interno di un "Core Building" (circa 30mila mq di superficie utile lorda), dove trovano posto attrazioni audiovisive, videogiochi, studi televisivi, sale concerti, teatri destinati ad ospitare spettacoli dal vivo, un cinema multiplex, bar e ristoranti;
- albergo (342 stanze, 684 posti letto) comprensivo di sale conferenze e beauty farm volto a soddisfare la domanda generata dal parco a tema e ad offrire una base ricettiva per la fruizione turistica del territorio circostante.

Vi risparmio i nove edifici polifunzionali con diversi centri commerciali, i parcheggi per circa 6.500 posti auto e oltre cento posti bus (per una superficie complessiva di circa 220mila mq), la viabilità di raccordo e di servizio all'area, le opere idrauliche di messa in sicurezza del sito, gli edifici tecnologici, l'acquedotto, l'elettrodotto, il gasdotto, l'impianto di smaltimento delle acque reflue.
Dagli anni Novanta ho sempre sostenuto che si trattava di un'opera che mai sarebbe stata costruita anche quando si era fatta la data del 2012 per l'apertura e oggi ne sono ancora più convinto. Avevo più volte sottolineato come, specie per la vastità degli spazi commerciali, il Piemonte avrebbe dovuto chiedere il parere della nostra Regione ai sensi della "legge Bersani". E' uno dei casi in cui condividevo la posizione di quelle associazioni di tutela dell'ambiente e del patrimonio storico, quando parlavano di uno scempio.
Ora mi pare che non ci si sia più da preoccuparsi.

Mucche al pascolo

Le mucche al pascolo fuori dalla mia finestraI campanacci delle mucche, che tintinnano nella notte, mi hanno fatto tornare ai primissimi ricordi di quand'ero bambino. Ero a Pila, a casa della zia Eugenia, e nel letto, con i materassi scricchiolanti pieni di foglie, sentivo la mandria dell'alpeggio vicino.
Stanotte, a tanti anni di distanza da allora, sentivo i campanacci delle mucche lasciate al pascolo nei prati vicini a casa. Confesso che non ricordavo che in questa stagione, in cui ormai le temperature vanno sotto zero, si lasciassero ancora i bovini all'aperto, visto il gelo. Ho visto che lo si fa anche in altre zone della Valle, segno di una tendenza.
Se il mio papà veterinario ci fosse stato ancora gli avrei chiesto un commento: lui mi diceva sempre che la mucca valdostana era "rustica", nel senso di particolarmente resistente rispetto alle razze ormai impigrite da stalla, ma chissà quali sono i limiti di questa robustezza.
Sono andato a curiosare se esistano o no delle normative in materia. In Valle non essendoci una legislazione specifica, anche se sul benessere animale vigono normative comunitarie, ci si deve rifare agli usi e consuetudini, per cui esiste l'obbligo elementare di fornire al bestiame da bere e da mangiare.
Diverso sarebbe stato in Svizzera dove si prevede, quando la temperatura è rigida, che si allestiscano appositi ripari che consentano al bestiame di proteggersi, creando un gruppo che serve a difendersi dal freddo.
Non è dunque questione di contributi, perché da noi ormai ci sono stalle che non hanno nulla a che fare con le stalle anguste di una volta e fanno delle nostre mucche delle "principesse Sissi", ma forse di stabilire delle regole.

Mazzarò

Un trattore in un campoGiovanni Verga, grande scrittore siciliano, rappresenta nei suoi libri, in modo esemplare, dei tipi assai significativi di umanità. Ci riflettevo su questa questione, tutta politica, dell'assioma semplificatore fra autonomia speciale e soldi. 
L'accusa che pesa su di noi dall'esterno è «siete troppo ricchi» con riguardo ai trasferimenti finanziari del riparto fiscale. Il ragionamento interno, invece, sembra diviso in due: chi considera  - e io fra questi - che siamo di fronte a diritti statutari concretizzati in norme d'attuazione e bisogna far valere questi nostri diritti anche attraverso buoni rapporti con chi governa a Roma; chi, invece, ritiene prioritario quest'ultimo aspetto e ciò avere rapporti con chi governa costi quel che costi e con elevati prezzi politici sul proprio patrimonio di idee per ottenere dei vantaggi tangibili.
Al di là del fatto che, come dimostrato dal rapporto con il Governo Berlusconi, i conti vanno sempre fatti bene e in questo caso i "pro" risulteranno inferiori ai "contro", io credo che, rispetto ad una logica "patrimoniale" della politica, si debba avere un atteggiamento di "juste milieu".
Comunque sia, torniamo a Verga e alla sua celebre novella, intitolata "La roba", come simbolo di un benessere fatto solo da un maniacale desiderio del protagonista, tale Mazzarò, di accumulazione di beni come pascoli, terre, fattorie, magazzini colmi, animali ( "Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell'assiolo nel bosco").
Questo contadino siciliano vive la sua ossessione di possesso "fisico" che lo rende arido sino all'epilogo drammatico e folle, quando grida di fronte alla morte «Roba mia, vieni con me».
Ovviamente estremizzo, ma questa figura gretta è un ammonimento perché mai qualcosa di analogo possa capitare ai valdostani. Se l'autonomia speciale fosse solo la "roba" saremmo mal messi.

Sergio aveva torto, però...

Mario Monti in ParlamentoSostenere, di fronte al Governo Monti, che «è stata sospesa la democrazia rappresentativa» è una constatazione. E neppure suona come un'attenuazione credibile quella scelta simbolica voluta dal Presidente Giorgio Napolitano di nominare Mario Monti, prima di designarlo come presidente del Consiglio, quale primo senatore a vita del suo mandato al Quirinale.
Tuttavia, la critica all'arrivo dei tecnici, sul quale io ritengo non ci fossero alternative se non le elezioni politiche immediate, dovrebbe essere accompagnata da una sana autocritica da parte di noi politici, e ne parlo coinvolgendomi, perché sarebbe ipocrita addossare solo ad altri responsabilità collettive e di lunga data.
La deriva della personalizzazione della politica ha privilegiato la logica delle "primedonne" alla caratteristica della politica come "gioco di squadra" con la presenza di leader, naturalmente, ma che devono compartecipare ad un progetto e non scambiare il loro ruolo come fosse un'investitura divina.
La politica ha poi sbagliato su un altro punto: le leggi elettorali restano fallibili sia con le liste "bloccate", in cui i partiti indicano i candidati da eleggere a seconda del loro posto in lista stabilito dai partiti stessi sia con le preferenze, quando queste entrano in meccanismi di "cordate" in cui la competenza per assumere incarichi elettivi diventa una scelta marginale, contando di gran lunga di più la fedeltà al capo presunto "unto dal Signore".
Qualche sera fa, in un corso di formazione dedicato agli unionisti, ho avuto modo di parlare di temi europeistici e di riflettere pure su questi temi attorno alla democrazia. Il mio amico, l'avvocato Sergio Badellino, scomparso purtroppo un anno fa (e che ricordo con affetto), mi sfotteva sempre, fiero della sue posizioni politiche di estrema destra. Sul filo dell'ironia mi attaccava sul suffragio universale, usando come motivazione dialettica la contrapposizione fra chi adopera il proprio voto sulla base di ragionamenti profondi e un robusto bagaglio culturale e chi vota senza nessuna conoscenza reale, magari esclusivamente ipnotizzato dalla televisione.
Si deve rifiutare questa visione, per così dire élitaria e ultraconservatrice della politica, ma non si può comunque far finta di niente sul fatto che la democrazia non abbia funzionato bene su questo punto. L'idea che i cittadini sarebbero stati partecipi e consci della "cosa pubblica" è stata smentita in tutte le democrazie mature e la rappresentanza politica e la sua autorevolezza ne hanno risentito.
Esempio caratteristico sono le interviste a certi parlamentari in piazza Montecitorio che, sollecitati con insistenza su certi punti elementari, fanno delle misere figure, avvolgendosi nella loro ignoranza. Temo che si tratti di un problema generale e ciò non avviene solo a Roma.

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