November 2011

Senza tabù

E' giusto chiedersi - non per polemica ma per capirne le ragioni - come mai martedì 1° novembre Olivier Sourzac, 47 anni, di Sallanches, guida alpina di lungo corso e istruttore della prestigiosa "Ecole nationale de ski et d'alpinisme - Ensa" di Chamonix, accetti la richiesta della sua cliente, Charlotte De Metz di 44 anni, di Fontainebleau, di partire per il Monte Bianco per affrontare la via del Linceul sulla Nord delle Jorasses.
Lo fanno, così si può immaginare, nella convinzione di riuscire a fare in fretta la scalata, prima che, come previsto dalle previsioni meteo con largo anticipo, la zona del Bianco venga investita da una forte ondata di maltempo che avrebbe causato in alta montagna pessime condizioni.

Chissà cosa avverrà

Berlusconi, Bossi e Tremonti dopo il voto dell'8 novembreSilvio Berlusconi non ha più la maggioranza alla Camera. Fossimo in un Paese normale si scriverebbe senza dubbio una cosa del genere: "si è chiuso così un ventennio di presenza del Cavaliere nella politica italiana". E si aggiungerebbe anche: "è uscito di scena nel peggiore dei modi e lo avrebbe potuto fare qualche mese fa o persino qualche ora fa, ottenendo come avveniva dopo una battaglia l'"onore delle armi", mentre così non sarà".
La filosofia "resistere, resistere, resistere" è stata davvero la "linea Maginot" di un uomo stanco e invecchiato, che sembrava nelle ultime uscite pubbliche non rendersi conto della situazione e neppure erano riusciti a scuoterlo quei fedelissimi che solo alla fine, prendendo il coraggio a due mani, gli avevano spiegato le molte ragioni che lo dovevano spingere a farsi da parte. Messaggio non ricevuto e ora il voto pesa, ma peserà davvero?
Non ho doti da chiromante e non so dire con certezza che cosa avverrà ora: se ci saranno le elezioni anticipate con un anno d'anticipo, se avremo un Governo istituzionale o un Esecutivo tecnico. Entro poco, tuttavia, lo sapremo. Penso che l'occasione sarà proficua per capire che cosa, al di là dello stesso Berlusconi, non funzioni più nella politica e nelle istituzioni italiane.
Non è una malattia esplosa ora e d'improvviso, ma è la Repubblica, nelle sue fondamenta, che va ripensata e non basta un "maquillage" per cambiare il volto di un disegno costituzionale che ha dimostrato pecche e falle in ogni epoca dal dopoguerra ad oggi.
I fatti così come si sono svolti dimostrano che chi aveva ammonito - e rivendico fieramente questa posizione esposta alla luce del sole - nell'ambito dell'Union Valdôtaine di stare distanti dall'agonia del berlusconismo aveva ragione, anche se certe profezie erano dispiaciute a Palazzo e alla cinghie di trasmissione che portano in Avenue des Maquisards.
Ci sarà da questo punto di vista il tentativo di mettere la sordina su certi "embrassons-nous", accumulatisi nel tempo, forse confidando nella scarsa memoria di una parte di valdostani.
Per quel che mi riguarda, l'errore politico c'è stato ed è stato grossolano, pur "benedetto" da votazioni plebiscitarie di un popolo unionista che magari mugugnava in privato ma non voleva esporsi in pubblico. La democrazia, invece, non consente il silenzio, che è complicità e omissione o addirittura, in questa fase disgraziata del berlusconismo rantolante, siamo stati di fronte ad attitudini collaborazioniste. Ci sono stati dirigenti unionisti più berlusconiani dei berlusconiani, facendo dell'autonomismo valdostano - sobrio e serio - una specie di caricatura, come dei maggiordomi pronti ad accorrere.
Che suoni come un ammonimento questa caduta di stile che nella sostanza ha indebolito l'autonomismo storico, che prevede da sempre la necessità di alleanze, ma esclude genuflessioni.

Voltare pagina

Il titolo su 'Le Soir'Ero ieri sera nella bella sede della Baviera, un palazzo signorile nel parco di fronte al Parlamento europeo a Bruxelles, quando è giunta la notizia delle dimissioni rese al Quirinale da Silvio Berlusconi e che diverranno concrete dopo il voto parlamentare sulla "legge di stabilità" (con il famoso maxi emendamento in parte conseguente alla lettera d'intenti indirizzata alle autorità comunitarie).
La notizia non ha avuto ripercussioni nel corso dell'incontro dedicato alla "macroregione alpina", che per la prima volta vede molto interessata l'area germanofona, sinora tiepida sul tema.
Ma Berlusconi dominava l'attesa dell'inizio e il post incontro nel foyer fra un bretzel e una birretta. Si incrociavano i commenti fra italiani e gli altri europei, come per altro confermato questa mattina sulla stampa internazionale che ha dedicato un vasto spazio all'evento e alcuni editoriali danno il senso dell'abisso in cui si percepiva dall'esterno che fossimo precipitati.
Si sa - e l'ho scritto anche qui più volte, dispiacendo ad alcuni - come l'immagine del Cavaliere fosse irrimediabilmente degradata nell'ambiente europeo, senza distinzione fra gli schieramenti politici. Compreso quel Partito Popolare Europeo, cui Berlusconi faceva spesso riferimento (e qualcuno lo scimmiottava anche in Valle) e nel quale - per quanto le componenti siano varie - i  vizi privati e certi comportamenti pubblici del Premier italiano stupivano.
Vedete non sono tanto le battute di spirito o gli sfottò che pesavano. Quelli ci stanno sempre e in politica non sono mai mancati e diventano un gioco reciproco con cui ognuno punzecchia il collega. Ma il periodo del riso era finito da tempo: era subentrato un ridere amaro anche perché la situazione economico-finanziaria dell'Italia era ben chiara a Bruxelles e la svagatezza e il battutismo berlusconiani irritavano in modo crescente. Il rischio di bancarotta di un Paese come l'Italia suonerebbe come una campana a morto non solo per il sistema monetario dell'euro, ma minerebbe il futuro dell'Unione europea.
"Essere italiani" ha voluto dire, specie in quest'ultimo periodo, capire di essere vittime di un pregiudizio, che derivava sin dall'origine dell'anomalia di un uomo d'affari paracadutato in politica e che pure aveva avuto un'ampia e ripetuta fiducia dell'elettorato di cui bisogna essere rispettosi. La crescente deriva è apparsa evidente sino ad arrivare ai fatti più recenti, esemplari nell'ultima e disastrosa conferenza stampa al summit di Cannes.
Ora dominano attese e incertezze e l'Europa guarda all'Italia con apprensione e tuttavia anche con fiducia. Voltare pagina è sempre difficile, ma bisogna farlo in fretta senza più indugiare sulla vergogna provata.

Un Vescovo valdostano!

Il nuovo vescovo dopo l'ufficializzazione della sua nominaSono lietissimo che un valdostano mio coetaneo - ha un anno di più - diventi Vescovo di Aosta.
Monsignor Franco Lovignana, che era fino ad oggi Vicario Generale della Diocesi, diventa Pastore della nostra Diocesi. Era dal 1968, alla fine del lungo periodo di Monsignor Maturino Blanchet, divenuto Vescovo nel 1946 (gli unionisti lo ricordano bene...), che non c'era un valdostano al numero 3 di via Monsignor De Sales.
Dopo di lui era arrivato un toscano, Monsignor Ovidio Lari (mio zio Severino commentò «speriamo sia un etrusco»...), e poi il piemontese - pur nato a Bolzano - Monsignor Giuseppe Anfossi che arrivò nel 1994 e di cui avrò modo di scrivere per il periodo in cui ha guidato la nostra Diocesi.
Lovignana è un uomo di vasta cultura e con profonda conoscenza della  nostra Valle, parlando bene francese e francoprovenzale.
Si trova alla guida della Diocesi in anni difficili per il cattolicesimo e per la Chiesa locale, ma saprà avere mano ferma e un visione lucida sulla nostra società.

Monti in campo

Mario Monti con Giorgio NapolitanoMario Monti potrebbe essere il primo Presidente del Consiglio  del post berlusconismo. L'inaspettata nomina a "Senatore a vita", annunciata ieri dal Presidente Giorgio Napolitano, parrebbe propedeutica a questa scelta del Quirinale, dopo l'approvazione nel fine settimana della legge di stabilità. 
Monti Senatore finisce per rafforzare la sua immagine di politico rispetto a quella corrente di tecnocrate. D'altra parte il Professore - bocconiano di spicco - il suo penchant politico ce l'ha, pensando ai molti anni di Commissario europeo a Bruxelles, che è stato ruolo politico a tutto tondo.
Ho conosciuto Monti proprio in questa veste, quando si occupava di concorrenza, non solo nella vita sociale della capitale europea, ma anche per motivi di lavoro quando ero Presidente di Commissione al Parlamento europeo. Di persona è più comunicativo di quanto appaia in televisione.
Ero già tornato in Regione quando ci fu un con lui faccia in faccia sugli aiuti regionali al settore degli impianti di risalita. Ricordo che nel momento in cui appurò, in una specie d'interrogazione che conoscevo il dossier, ci aiutò intelligentemente a trovare una soluzione, smentendo il capodivisione olandese che non aveva capito un tubo della questione.
Nei giorni scorsi, proprio negli ambienti europei, si discuteva del ruolo salvifico di Monti, che per riuscire nella formazione del Governo e poi nelle misure di salvataggio dell'Italia dovrà mostrare polso e determinazione, ma con "esprit politique", vale a dire usare bene doti di mediazione, perché altrimenti la strada obbligata saranno subito le elezioni anticipate.

Il mio intervento in Consiglio Valle sulla legge per le iniziative di valorizzazione dell'autonomia

L'onorificenza consegnata agli Amis ed agli ChevalierPartendo da una leggina con modifiche minimale sulla legge sui simboli della Valle d'Aosta del 2006, ci si è trovati alla fine in Consiglio Valle a discutere dei problemi della "Festa della Valle d'Aosta".
Ora, la nuova normativa accorpa la "Festa della Valle d'Aosta", che è stata celebrata in concomitanza con il Patrono di San Grato, il 7 settembre, con la commemorazione dello Statuto speciale, che si tiene l'ultima domenica del mese di febbraio. Inoltre, viene consentita, nei Comuni della valle del Lys, l'esposizione della bandiera della comunità walser accanto alla bandiera italiana, europea e regionale ed è previsto che i "Rendez-vous citoyens" - le iniziative dirette alla sensibilizzazione sui temi dell'educazione civica rivolte alle istituzioni scolastiche e ai giovani residenti in Valle, possano essere organizzati dalla Presidenza della Regione, dall'Assessorato regionale dell'istruzione e cultura e dal Consiglio Valle e siano allargati all'insieme della popolazione.
Essendo stato il "papà" della prima legge, l'occasione è valsa per fare qualche ragionamento che spero possa risultate interessante riascoltare qui sul sito.


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Copia e incolla

Un simpatico draghetto in una fontana in BavieraL'aspetto interessante dei documenti politici - mi riferisco in questo caso ai problemi della montagna - è che per scriverli si vanno a cercare i documenti già scritti in passato. Tecnica per nulla scandalosa, che diventa tuttavia da maneggiare con cura nell'epoca del "copia e incolla". Per cui, alla fine, ti ritrovi documenti monstre in cui, come nelle stratificazioni delle rocce, puoi leggere le diverse epoche geologiche.
Ci pensavo guardando il documento sulle tesi a favore  le fondazione di una "macroregione alpina" proposto, con intento nobile, dai bavaresi. Si tratta di un distillato, ordinato e puntiglioso in puro stile teutonico, di almeno trent'anni di discussioni che ho in buona parte vissuto. L'esito, con tutto il rispetto, puzza di naftalina lontano un miglio.
Ecco perché mi ha fatto piacere, malgrado ci fossero quattro gatti, chiudere i lavori di un convegno a Seynod, vicino ad Annecy, che può essere così riassunto: l'impatto delle tecnologie digitali nei loro vari usi sulla montagna, iniziando dai problemi di infrastrutturazione per passare poi alle applicazioni multidisciplinari.
A parte certi momenti di noia mortale per un eccesso di tecnicismi e l'uso stremante del powerpoint anche per dire «come va?», per il resto la strada mi piace. Basta con certe visioni passatiste e immagini del montanaro degne del "buon selvaggio" di Jean-Jacques Rousseau, perché la modernità - compresa la rivoluzione digitale - ci investe e ci concerne e bisogna trarne ogni possibile utilità.

I cambiamenti e l'abbandono

Il rudere di un alpeggioL'abbandono del territorio mi preoccupa. L'urbanesimo su Aosta e soprattutto nella sua "Plaine" è evidente e lo è sull'intero fondovalle. 
Così di conseguenza si registra il costante abbandono di certe vallate e la discesa in alcuni paesi al di sotto di soglie che possono preludere al "rischio scomparsa". E va precisato che certi saldi di popolazione positivi nelle stazioni turistiche, con fenomeni d'immigrazione, restano un "fuoco fatuo". Spesso chi si installa non ha alcuna conoscenza del milieu locale e nessun interesse ad acquisirla.
Questi aspetti demografico e sociale si incrociano, dal punto di vista del territorio, con diverse vicende fra di loro collegabili. Faccio qualche esempio a casaccio. Gli agricoltori - ormai in maggioranza solo più allevatori di bestiame - diminuiscono drasticamente. Gli allevatori sono imprenditori che hanno stalle gigantesche e sono sparite le stalle - spesso con una logica part-time - che sfruttavano anche piccoli appezzamenti di terreno. Sparite anche le coltivazioni di cereali, specie segale, il bosco si espande in modo disordinato. Questo vale per i boschi preesistenti, abbandonati a se stessi. Il tradizionale sistema di controllo delle canalizzazioni grandi e piccole, specie con la logica della corvée, è pressoché sparito. Ci sono aspetti contraddittori, del genere: costose strade poderali costruite per evitare l'abbandono della campagna non sono servite all'uso oppure impianti di irrigazione a pioggia, pur utilissimi, hanno cancellato le manutenzioni dei sistemi tradizionali d'irrigazione dei prati.
Per carità, le mie saranno impressioni o pregiudizi, ma tutto porta ad una montagna che da regolamentata dall'uomo viene rinaturalizzata in modo selvaggio, dopo millenni di una coltivazione e cura del suolo sino al limitare della vette disabitate. Aggiungiamo, in negativo per il sistema di difesa del suolo, che  i sono i cambi del clima fra riscaldamento globale (con il "permafrost" che si scioglie) e regimi di pioggia quasi monsonici.
Insomma: credo che si debbano sincronizzare gli orologi per evitare di lamentarci dell'abbandono e affrontare lo spopolamento reale, spesso attenuato solo in una logica numerica da chi apparentemente risiede nei paesi e ha, invece, il reale domicilio altrove. Non si tratta di fermare in modo astratto i cambiamenti, ma di riflettere sulle conseguenze.

L'inversione pericolosa

Un rubinetto che perde...I soldi fanno la felicità? Il tema è vecchio quanto il mondo ed è interessante rifletterci rispetto alla nostra autonomia speciale. Chiariamoci subito: non militerò mai fra quelli che in Valle hanno sempre predicato per una visione pauperistica e quasi penitenziale della nostra autonomia nella rappresentazione di una miseria purificatrice. Sono fesserie.
Ma neppure si può dare ragione a chi predica con spregiudicatezza di abbandonare idee e valori per i soldi, magari poi con il paradosso che non solo i soldi fatti baluginare non arrivano, ma addirittura te li tolgono. Questa è la storia del rapporto con il Governo Berlusconi e il motivo dell'allargamento (io c'ero e sono stato testimone, pur dissentendo) al Popolo della Libertà nella maggioranza regionale erano i vantaggi che si potevano ottenere da Roma. Oggi qualcuno dice una cosa diversa: l'alleanza va bene in Valle d'Aosta, prescindendo dal centro! Anzi nuovi luminosi traguardi attendono l'alleanza... Trattasi di una pericolosa "inversione a U".
Una comunità ha nella dignità la propria forza e nel dopoguerra la "politica del rubinetto", cioè Roma che apriva e chiudeva i flussi di denaro del nostro riparto fiscale, fu contestata con forza a difesa dei nostri diritti costituzionali e non si reagì piegando la schiena verso il potente di turno.
I diritti non sono piaceri.

Pensiero domenicale

Berlusconi mentre si reca al Quirinale per rassegnare le dimissioniHo vinto qualche scommessa, di cui esigerò volentieri la posta in gioco, con le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ancora nelle ultime ore, come i giapponesi rimasti a combattere nella giungla dopo la fine della seconda guerra mondiale, c'erano anche da noi berlusconiani duri e puri che mi annunciavano con aria tra il severo e lo scocciato la lunga vita del Cavaliere. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire e temo che a Natale mi toccherà regalare qualche apparecchio acustico ai più duri d'orecchio.
Non mi stupisce che anche in Valle ci sia chi reagisce al terremoto politico che sta investendo Roma - con maremoti susseguenti - come se fossimo un Granducato e non una Regione autonoma italiana. 
Invece sarebbe bene far tesoro degli avvenimenti non solo perché far finta di niente è ridicolo, ma perché la stagione di transizione che stiamo vivendo obbliga a pensare non solo al posizionamento politico ma anche  al destino politico che i valdostani vogliono avere.
Forse, dopo averne tanto parlato, le rovine fumanti del post berlusconismo, simile allo scenario di una città bombardata, costringeranno, dopo mille rinvii, a discutere della riforma dello Stato. Tema complesso e pieno d'insidie, perché andrebbe toccata in profondità la Costituzione, cercando cosa unisce e non cosa divide. Nel nostro caso il sacrosanto principio dell'intesa, che fondi giuridicamente la logica politica "pattizia" del nostro Statuto e ciò va fatto ora nel "pacchetto" da stabilire con il Governo tecnico. Prendere tempo, come si è visto nel tramonto drammatico della parabola del centrodestra, non serve. 
Mai come oggi l'autonomismo valdostano deve riflettere su se stesso in modo collettivo senza sbranarsi sul recente passato, ma neppure risolvendo certi fatti e misfatti con un sorriso e un'alzata di spalle. Perché "Accà niusciuno  è fesso", come dicono i napoletani.

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