September 2011

Il mio intervento in Consiglio Valle sulla "manovra bis"

Il sottoscritto durante il Consiglio Valle del 21 settembreOggi in Consiglio Valle sono intervenuto sulla manovra finanziaria estiva sulla base di una risoluzione delle opposizioni. Si è sviluppato un dibattito di buon livello.
Non è sempre facile parlare a nome del Gruppo, viste le diverse "sensibilità", ma credo di non essere venuto meno alle mie convinzioni che registro quotidianamente in questo spazio.
Difficile dire dove andremo a finire, ma è bene essere vigili.


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Idem sentire

Il siège central dell'Union ValdôtaineQualche tempo fa, avevo letto una lettera ai giornali in cui l'autore, con evidente intenzione canzonatoria ma con un doloroso moto dell'anima trasformato nella missiva sardonica, immaginava il funerale dell'Union Valdôtaine, piazzando i diversi esponenti politici del "pantheon unionista" del passato e quelli del presente, distinguendo, per così dire, i colpevoli dagli innocenti per l'avvenuta dipartita.
Era evidentemente un appello alla riflessione sulla situazione attuale del Movimento cui appartengo e che vive di certo, in questa fase storica, problemi seri di collocazione politica sulla scacchiere e di democrazia interna, dovuti alla leadership assai verticistica del presidente della Regione Augusto Rollandin.
L'ultimo trentennio per l'UV è stato scandito da diverse vicende politiche, talvolta con deflagranti risvolti giudiziari. Di questo periodo sono stato in parte coprotagonista con molti altri e nel mio caso di inserisce in una storia ancora più lunga per questioni personali e familiari. Sono, com'è normale che sia, vicende di alleanze e di divisioni, di odi e di amori, di idee diverse e di lotte di potere sino all'uscita con il contagocce di diverse personalità. Io stesso - penso alla mancata nomina a presidente della Regione nel 2003 od a certi atteggiamenti più recenti nei miei confronti - avrei potuto andarmene, ma ho sempre ritenuto, anche se le certezze ogni tanto sono scosse, che andarsene sarebbe stata una scelta perdente.
E tuttavia il pluralismo politico in un partito di raccolta, cioè con persone di diversa estrazione sociale e con idee politiche diverse che trovano una sintesi nella difesa dei valori identitari e nazionalitari della Valle, è una condizione indispensabile per evitare una diaspora e per finire prigionieri di una logica che veda solo la conta dei voti alle elezioni come il punto di riferimento della vita di partito.
Lo dico senza particolari ambizioni personali, avendo potuto vivere esperienze straordinarie grazie all'UV e agli elettori che mi hanno votato, ma stordisce pensare che la mancanza di elementari accortezze di condivisione dei problemi possa alla fine risultare davvero letale, come tristemente profetizzato nella lettera, visto che le trasformazioni in atto e certe scelte assunte potrebbero pesare su quel "idem sentire" fra l'Union e una gran parte dei valdostani.

La dimensione europea

Pezzetti d'EuropaCapisco quanto sia difficile parlare d'Europa di questi tempi in Italia e non appare consolatorio, anzi è deprimente, sapere quanto sia difficile anche l'inverso e cioè parlare dell'Italia in Europa. In Valle poi i temi europeisti appaiono tristemente privi d'interesse, specie se non se ne parla! Qualche tempo fa, sono stato chiamato dal "Comité fédéral" del mio Movimento a riferire sul mio lavoro al "Comitato delle Regioni" e ho cercato di focalizzare quei punti che pesano e peseranno sulla nostra Autonomia.
Ho constatato attenzione e curiosità fino all'idea di qualcuno di fare un ciclo di conferenze in giro per la Valle, rimasta sinora inattuata. Ed invece sarebbe un bene coltivare quella parte di cittadinanza europea che ormai fa parte di noi e sono temi che ci obbligano a ragionare, evitandoci provincialismo e chiusure in noi stessi.
Non si può fare davvero meno di riflettere su questa Unione europea che resta una dimensione indispensabile se l'Europa vuole avere un peso sullo scacchiere mondiale ed è bene capire il destino del regionalismo in chiave europea. Certo l'attuale stato salute dell'integrazione europea è deprimente dal punto di vista politico: la mancata volontà di riformare in profondità i meccanismi di Governo con il "Trattato di Lisbona", pallida sintesi del Trattato costituzionale, fa sì che l'Europa decida con fatica anche per colpa di modalità per giungere alle decisioni che sono lunghe e inefficaci. In più la "Commissione Barroso", sia per colpa del presidente che di una parte dei suoi commissari, non ha l'autorevolezza necessaria in questi anni e dunque gli Stati, tramite il Consiglio, fanno e disfano, paralizzando per anni decisioni indispensabili.
Solo di fronte alla crisi economica si è avvertita la gravità del problema, specie per l'effetto domino che si stava innescando e con il rischio che il tracollo dell'euro si trasformasse in un terremoto distruttivo per tutti. E purtroppo siamo ancora in ballo e anche la Valle rischia.

Suggestioni o allucinazioni?

Riflessi e riflessioni2013: elezioni regionali per la quattordicesima legislatura. Le elezioni più sentite e più combattute. Ormai le "grandi manovre" sono partite e conviene allacciarsi le cinture di sicurezza.
In questa fase, lentamente ma inesorabilmente, lievitano le candidature tra uscenti, possibili new entry, speranzosi che si posizionano, combattenti che si allenano e molte altre tipologie. Li capisco: tutti parlano male dei politici e della politica e molti di questi - quanti ne ho visti che hanno fatto questo percorso - sparlano perché mirano solo ad entrarci. Sarebbe bene che tutti avessero coscienza - e basta scorrere che fine han fatto i leader europei di tutti i Paesi - che la politica è una "mangiauomini" (o donne, se sono loro al vertice).
Quel che è divertente è che in questo periodo iniziano anche le bizzarrie. Sembra di essere in quei luna park dove con un martellone si mena un gran colpo per vedere quanto si è forti fisicamente e c'è una scala che lo dimostra sino a chi riesce, con rumori e sirene, a raggiungere il massimo.
Ecco: siamo in questa fase con chi la spara più grossa per lisciare il pelo degli elettori e di questo si indigna chi crede, immagino ingenuamente, che i programmi siano roba seria ("pacta sunt servanda", come mi ha detto qualcuno) e non siano balle del genere "il contratto con gli italiani". Si annoverano già  sconti iperbolici, gratuità senza eguali, posti di lavoro mirabolanti, benefit senza limiti (e confini).
Propongo alcune suggestioni:
a) il mare: basta con questa discriminazione antivaldostana e dunque una "grande opera" da realizzare è un canale che ci consenta di avere il mare con l'allagamento della bassa Valle e nascita di relative spiagge. E' compreso un quiz televisivo: chissà chi vincerà l'appalto? Nessuno parteciperà, essendo la risposta troppo scontata.
b) il mediatore sentimentale: il difensore civico e i giudici della Corte dei Conti di nomina regionale non possono occuparsi di fatti del cuore, mentre il mediatore potrà darsi da fare con i compiti più difficili, come quello di tenere unite le coppie a dispetto delle statistiche  e di soddisfare i cuori solitari con rispetto per ogni gusto. Niente "bunga bunga" però.
c) soddisfatti o rimborsati: gli sconti autostradali non bastano più e ai caselli verrà posizionato un apposito casellante che offra dei soldi agli automobilisti imbufaliti per l'autostrada piena di cantieri e con una galleria di Montjovet chiusa da mesi. Nello stesso tempo avevano scavato qualche decina di chilometri di tunnel sotto la Manica,  ma non erano società "in house".
d) accanto alla "case d'acqua" nascono in Valle le "case del vino" che forniscono ai cittadini vino rosso, bianco e rosé. Appositi gassificatori (non "piro"...) consentono di avere un ottimo spumantino. I più avanzati propongono anche dispenser per la grappa per la correzione;
E) dal wi-fi alla telepatia: ormai i sistemi via radio di diffusione su Internet sono presenti in Valle e dunque è ora di scegliere tecnologie più avanzate. Si pensa alla telepatia come possibilità per sostituire la telefonia mobile e la posta elettronica. Si temono intercettazioni del pensiero da parte del Palazzo e lavaggi del cervello che consentano a un unionista di diventare del Popolo della Libertà e viceversa o a uno dell'Alpe di diventare Verde e viceversa. Il Partito Democratico valdostano non riesce a collegarsi con nessuno.

Benvenuto, autunno

Autunno e castagne...Arriva l'autunno e, disciplinatamente, ero andato a vedere quando fosse quest'anno l'equinozio: il 23 settembre. Poi mi arriva una mail da cui appuro che esiste un "altro" autunno, quello meteorologico, che è già cominciato il 1° settembre. Beata ignoranza!
Come spesso capita nei cambi di stagione, vi propongo due poesie.
La prima, semplicissima, è di Gianni Rodari, che non va chiuso nel solo recinto dell'infanzia!

Frutti autunnali
In autunno maturan
molti frutti. In pianura
vedi di riso spighe dorate,
nei boschi di montagna
lucidi gusci di castagna.
Anche uva, mele e pere
vengon presto raccolte.
Nelle chiome di verde folte,
ridono cachi grandi e gialli.
Tra pochi giorni ormai
gli alberi non avran più doni:
come la natura tutta,
prenderanno meritato riposo.

La seconda è di un artista a tutto tondo, Samivel (Paul Gayet-Tancrède), savoiardo d'adozione che conosceva bene anche la Valle d'Aosta.

Quand automne en saison revient
Quand automne en saison revient,
La forêt met sa robe rousse
Et les glands tombent sur la mousse
Où dansent en rond les lapins.
Les souris font de grands festins
Pendant que les champignons poussent.
Ah! que la vie est douce, douce
Quand automne en saison revient.

Per me l'autunno è un esercizio visivo.
Mai come in queste settimane la Valle acquisisce colori unici e amo egualmente le giornate dal cielo azzurro o quelle grigie. Credo che ognuno abbia un panorama favorito: io amo in questa stagione i boschi di castagni.

Il cammino dell'Unione

Uno scorcio di Sofia, capitale bulgaraDomani sarò a Sofia, capitale della Bulgaria, per una riunione del "Comitato delle Regioni". E' un Paese dalla storia contemporanea piuttosto sfortunata. Basti pensare alla scelta delle alleanze nella I e nella II guerra mondiale e ad un dopoguerra nel baratro comunista. Dopo la "rottura" del sistema sovietico, la Bulgaria guardò all'Europa sino all'ingresso nell'Unione - buona ultima con la Romania - arrancando nel rientrare nelle condizioni poste e ciò avviene solo nel 2007.
Faccio per voi e per me un breve ripasso: nel 1957 gli Stati fondatori con il Trattato di Roma sono: Paesi Bassi, Repubblica federale di Germania (senza la Germania dell'Est che arriva dopo la caduta del muro di Berlino), Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Nel 1973 si aggiungono Danimarca, Irlanda, Regno Unito, nel 1981 la Grecia e nel 1986 tocca alla Spagna e Portogallo, che escono entrambe da una lunga dittatura.
Nel 1995 è il turno di Austria, Finlandia, Svezia e poi arriva l'enorme allargamento del 2004  con Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria ed i tre Stati baltici dell'ex Unione Sovietica Estonia, Lettonia e Lituania, una repubblica dell'ex Jugoslavia, la Slovenia, e due isole del Mediterraneo, Cipro e Malta.
Infine, come dicevo, nel 2007, chiudono un ciclo Bulgaria e Romania.
Per il futuro: la Turchia è stata stoppata e ne sono lieto, visto che ormai - imbevuta di un islamismo chissà fino a quando moderato - sembra aver assunto una logica interventista nell'area mediorientale che conferma la bontà delle tesi di chi è contrario all'ingresso nell'Unione europea (me compreso, con buona pace della Presidenza del "mio" Consiglio regionale che ha invitato ad una conferenza un giurista turco in un'inspiegabile scelta a favore dell'allargamento alla Turchia!)
Nel 2013 arriverà, invece, la Croazia, mentre l'Islanda - risolte le beghe sulla pesca - potrebbe entrare per chiudere la terribile pagina della bancarotta. Bussano alla porta Macedonia e Montenegro, hanno chiesto di essere accolti Serbia e Albania e aspettano il loro turno Bosnia-Erzegovina e Kossovo.
Sinora alcuni loro referendum hanno detto di "no", ma un giorno Svizzera e Norvegia entreranno nell'Unione europea.
Personalmente accarezzavo un sogno, su cui avevo già cominciato a lavorare concretamente. A parte certe amicizie con alcune Regioni vicine geograficamente o per motivi storici, l'idea già avviata era quella di avere - anche per sfruttare i fondi europei che prevedono alleanze - una Regione "amica" per ciascun Paese europeo. Poi non se n'è fatto più nulla, perché c'è chi l'ha considerata un'iniziativa inutile. Peccato!

Aridità

L'interno del 'Caffè Platti' a TorinoLa storia è ormai nota: una donna si spara con una pistola nella toilette di un bar storico del centro di Torino. Non solo il locale non cala le saracinesche, ma anzi i clienti - per nulla partecipi di una tragedia - usano i telefonini per riprendere scene del doloroso suicidio in un andirivieni dei camerieri fra un bicèrin e un prosecco. 
Questo cinismo, ancora peggiore di fronte al grumo di dolore di un suicidio, non mi stupisce. L'anno scorso in Egitto ho assistito ad un altro tipo di brutta storia: un poveretto è morto in acqua e i tentativi di rianimazione hanno attirato una discreta folla, che seguiva il momento reso ancora più drammatico dalle urla di dolore strazianti della moglie. Poi, passata la fase dell'emergenza, quel corpo era diventato invisibile e la spiaggia, sino alla rimozione del cadavere, era ripiombata nella normalità più chiassosa. Neanche un vago tentativo di partecipazione.
Chissà che cosa potrà essere che rende così aridi. Forse siamo talmente intasati da orrende notizie di cronaca nera e da film e sceneggiati di crudo realismo che la separazione fra realtà e fantasia diventa flebile. Oppure - ed è persino peggio - è solo una forma di maleducazione con persone che, disinteressate nella sostanza, neppure si occupano della forma, per quanto stucchevole possa essere considerata.

Datemi un martello

«Datemi un martello.
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa
a chi non mi va».

Era Rita Pavone a cantare una canzone della coppia Bardotti - Maya, ripresa come si usava allora da una canzone americana del folk-singer Pete Seeger su testo di tale Lee Hays.
Proseguiva così il testo, indicando il gusto della martellata in testa a:
«A quella smorfiosa
con gli occhi dipinti
che tutti quanti fan ballare,
lasciandomi a guardare,
eh che rabbia mi fa,
um um che rabbia mi fa»
.
Datemi un martello, ma per fare cosa? Appartengo a chi, con "I Giganti", tanto per restare in una logica musicale, crede nel «mettete dei fiori nei vostri cannoni».
L'elenco che segue è solo indicativo e sono dotato di un martello fittizio, direi di gommapiuma come quelli carnevaleschi.

Il dovere di viaggiare

Un pittoresco tramonto durante il viaggioDa bambino uno dei regali favoriti, rispetto ai soli giocattoli, per altro centellinati rispetto all'abbondanza attuale per i bambini, fu un mappamondo sgargiante con la luce dentro. Il mondo e i ritagli colorati degli Stati non finivano di stupirmi e trovare il minuscolo pezzo di terra corrispondente alla Valle mi colpiva.
Esercizio d'osservazione del pianeta che, pur con qualche mutamento intervenuto negli anni, mi tornò utile quando studiavo per la seconda laurea (mi manca solo la tesi...) e, potendo scegliere un esame di un'altra facoltà, scelsi - per i pochi libri da portare - un esame del tipo "Geografia politica" o giù di lì all'allora Magistero.
Quando arrivai trullo trullo all'appello, prima di interrogarmi sullo scarno programma, inaspettatamente mi fecero delle domande sulla "carta muta" del mondo, cioè senza il nome dei Paesi. Me la cavai grazie al mappamondo e agli avvenimenti seguenti su cui ero istruito.
Tutto questo per dire, ammesso che ci sia un nesso, che non è solo bello guardare le carte geografiche, compre quelle storiche che sono fantastiche, ma è un indispensabile plus - per non girare il mondo stando solo alla propria scrivania come faceva Emilio Salgari - viaggiare per conoscere.
A me è capitato e capita di farlo per impegni politici, ma anche per puro svago e oggi, specie grazie ai voli low cost, per quanto ormai pieni di trappole, si trovano ottime soluzioni e sono molti i siti che ti aiutano a trovare sistemazioni alberghiere con un buon rapporto fra prezzo e qualità.
Insomma non ci sono buone scuse per essere stanziali.

Il cambio della guardia

Il 'cambio della guardia' a SofiaGuardavo ieri a Sofia un "cambio della guardia". Spettacolo sempre affascinante, che ho visto anche altrove, in cui i soldati si impegnano in un disegno meccanico fatto di eleganza e di precisione.
Chissà facendo quale tipo di associazione ho pensato a come sarà il "cambio della guardia" nella politica valdostana.
Esiste in Valle, limitandoci agli ultimi settant'anni, un filo logico facilmente rinvenibile, pur nella casualità degli avvenimenti, che dimostra come di generazione in generazione ci sia stato un passaggio del testimone. Più torni indietro e più si investiva tempo ed energie nella formazione di una élite politica che attraversava, come nel caso della "Jeune Vallée d'Aoste" ed in alcuni momenti della storia dell'Union Valdôtaine, tutte le classi sociali.
Oggi la formazione è scritta sulla sabbia e i giovani faticano a farsi spazio e, molto semplicemente, a farsi trasmettere valori e conoscenze che altri hanno accumulato e che servono loro per poter poi creare il modello della Valle che vorranno. Nessuno ripete in modo pappagallesco quanto avvenuto, ma deve reinterpretare quanto appreso e situarlo nella temperie dei sui tempi, sapendo che a nuovi problemi vanno proposte le soluzioni adatte.
Per questo sono sempre stato aperto a incontrare di persona giovani che da soli o in gruppo abbiano voglia di acquisire elementi utili e naturalmente di discuterli perché nessuno ha la presunzione di avere la "scienza infusa". Questo del confronto è un dovere degli eletti e un diritto di chi un giorno si dovrà occupare, da semplice cittadino o da eletto a sua volta, della "cosa pubblica".
Va sempre bene che ci sia un'adesione emotiva e sentimentale ai temi culturali e politici dell'autonomia, ma scoprire i meccanismi talvolta complessi degli aspetti giuridici e di pensiero che sostengono l'autonomia è un esercizio stimolante. E' bene dotarsi di strumenti e idee, sapendo che percorsi di approfondimento possono essere appassionanti e danno la solidità necessaria alle proprie convinzioni. E ciò evita che la catena si interrompa e consente di conseguenza l'indispensabile e tuttavia consapevole "cambio della guardia".

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