August 2011

Non bastano le sole petizioni

Le frecce tricolori sopra l'Altare della Patria a Roma, in occasione del 2 giugnoIl Partito Democratico anche in Valle raccoglie le firme per la sopravvivenza delle festività civili, che sono in ordine cronologico il 25 aprile (Festa della Liberazione), il 1 maggio (Festa del Lavoro) ed il 2 giugno (Festa della Repubblica):
Scrivono alcune personalità di cui potete leggere i nomi e le esatte motivazioni, inserite in un apposito quadro storico, su uno specifico sito web: "(…) è un colpo molto duro inferto al già precario equilibrio simbolico su cui si regge l’identità della Repubblica. Noi, benché convinti che atti di sobrietà e di austerità siano inevitabili, dati i tempi calamitosi in cui viviamo, riteniamo che l'abolizione delle festività del 25 aprile, del Primo maggio e del 2 giugno produca gravi conseguenze sia sul piano della coesione civile, sia sulla produttività della società italiana, a forte vocazione turistica e culturale. Non si comprende, in particolare, perché la questione non abbia riguardato l'intero assetto dei giorni festivi del nostro Paese, escludendo a priori quelli religiosi e quindi prevedendo, se del caso, una temporanea sospensione degli effetti del Concordato, da definire con la Santa Sede. E' infatti importante trattare gli spazi di festa collettiva non solo come occasioni di riposo o di svago, ma come espressione di una sensibilità comune verso temi, figure eventi della tradizione, laica o religiosa che sia. Di qui l'esigenza di un ragionamento intellettualmente onesto, che non sia solo l'esito involontario dello zelo di qualche anonimo tecnico economico ministeriale. Non si può, del resto, non rilevare come - sul piano politico-istituzionale - lo spostare alla domenica successiva la celebrazione della sconfitta del fascismo, della nascita della Repubblica e di quel lavoro che la Costituzione pone a fondamento dell'Italia costituisca, di fatto, la negazione di quel patriottismo costituzionale e di quella idea di democrazia sociale su cui si è costruita e sviluppata la miglior storia della nostra Repubblica".
Con tutta franchezza sull'"intellettualmente onesto" bisogna intendersi e lo dico pensando che basterebbero i danni al turismo, prima di ogni altra considerazione "patriottica", a sconsigliare la manovra su queste festività. Chi, come chi vi scrive, ha sempre celebrato in vario modo il 25 aprile e si è trovato di fronte ad un continuo e crescente oblio sul significato della giornata. Per non dire del 1° maggio, ormai noto per il "concertone" a Roma, mentre il 2 giugno appartiene a quelle festività che hanno perso, se mai l'hanno avuto, un riconoscimento popolare.
Vero è che questa vale, per la gran parte degli italiani che sono cattolici ma non praticanti, rispetto anche alle feste "concordatarie", ma il ragionamento è sempre lo stesso.
Come santificare, anche laicamente, certe feste? Non credo che le petizioni modifichino la realtà...

La crescente complessità

Operai forestali che manifestano davanti a Palazzo regionaleLa nascita della "Spa precari", decisa per aggirare i "tagli" al personale di una Finanziaria statale precedente («Governo amico»...), ammesso che si dovesse adoperare davvero per il settore della forestazione come ci era stato detto al momento dell'approvazione, mi sembra che continui ad avere dei problemi normativo-contrattuali non indifferenti.
Il gioco delle responsabilità non mi appassiona, ma certo è che la fretta e la scarsa attenzione alla complessità  del diritto del lavoro, confermato dal parere giuridico richiesto a decisione già assunta, non hanno aiutato e ora il rischio è che a dettare la linea sia la giurisprudenza, di cui sono ovvi i problemi successivi d'applicazione.
So che non è facile l'argomento, non nuovo per altro e sul quale si ragionava in passato con una formula di "agenzia", perché non è semplice l'"emersione" del precariato principalmente proprio per i limiti alle assunzioni pubbliche del "Patto di stabilità".
In più la "forestazione" comprende persone che lavorano tutto l'anno e lo hanno fatto dentro la Regione con varie mansioni e poi ci sono il gran numero di "stagionali", inseriti in meccanismi poco virtuosi, specie quando riferito ai più giovani, nel corto circuito "lavoro - disoccupazione pagata" che "segna" una carriera lavorativa e distorce in certi casi il mercato del lavoro, come da sempre segnalato da imprenditori del settore privato.
Direi che il dubbio, alla fine, non riguarda solo il caso in esame, ma dimostra che chi offre l'immagine di chi risolve, titanicamente nella sua solitudine, qualunque problema dovrebbe avere l'umiltà di capire che i tempi sono cambiati e le difficoltà dei dossier obbligherebbero al dialogo e al confronto.

"Pantere grigie" e turismo

Il pubblico del recente 'Fisafest' di Aosta, prevalentemente formato da turisti 'maturi'Il turismo è la più importante attività economica valdostana. Purtroppo non è come produrre e vendere bulloni o merendine. In una singolo settore, infatti, si concentrano mille variabili - dal comportamento dei singoli sino all'andamento delle Borse, dall'asfaltatura delle strade ai collegamenti wi-fi - che rendono difficili strategie e previsioni di mercato.
Condivido e anzi avevo avviato le basi teoriche per una semplificazione dei "decisori", sapendo che ogni nuova struttura funziona se sparisce cosa c'era prima, altrimenti si aggiunge senza togliere e si complica ulteriormente. Si tratta di scegliere la musica e far sì che l'orchestra del turismo segua senza stonature e andando fuori tempo.
Io mi sono fatto alcune convinzioni. Bisogna coltivare la clientela estera che sia di vicinanza (francesi e svizzeri) o di tradizione (inglesi e belgi), ma se si vogliono spendere dei soldi in posti più distanti molto bene continuare con i russi e sono buoni anche i giapponesi se la Valle riuscirà ad entrare in qualche "Grand Tour" europeo, altrimenti non serve.
E gli italiani? Sposo l'idea della Valle come patria di una montagna tecnica e avventurosa, ma ci vuole anche un sano realismo. La demografia italiana fissa per i prossimi decenni un progressivo invecchiamento della popolazione e già oggi in Valle - basta fare un giretto nelle principali stazioni sotto Ferragosto - dobbiamo essere grati ai senior se non c'è stato un tracollo.
Curiamoceli i vecchietti di oggi e di domani. Sono quelli che hanno più soldi da spendere e si portano dietro i nipoti. I professionisti del marketing turistico, talvolta dei parolai d'importazione che non capiscono la Valle e ci trattano come i conquistadores facevano con gli aztechi, abbiano l'umiltà di scendere sul terreno e vedranno che le "pantere grigie" possono darci soddisfazioni anche in futuro.

Ridere per non piangere

Una pubblicità profetica
Giunti a questo punto mi arrendo. Si salvi chi può!
La Finanziaria del 13 agosto è come un elastico che tutti tirano a loro piacimento. Io l'ho letta e l'ho studiata ma ho fatto una fatica inutile, perché la manovra - approvata, ci avevano detto, su dettatura dei cattivoni dell'Unione europea - è cambiata di ora in ora e ancora oggi le agenzie di stampa dispensano novità che smentiscono le novità di qualche ora fa.
«Tutto sbagliato, tutto da rifare»: lo diceva il noto ciclista Gino Bartali, ma forse andrebbe scritto all'articolo 1 della manovra di mezza estate.
Mi viene l'ansia da "Allegro chirurgo" a star dietro ai retroscena e giuro che parlerò ormai a decreto convertito, visto che ogni parvenza di serietà è crollata e con gli emendamenti e i sub-emendamenti ne vedremo ancora delle belle in Parlamento. E noi consiglieri regionali, tre giorni fa, siamo stati a discutere sul tema per ore, come dei cretini, confidando che i muri portanti della Finanziaria restassero gli stessi...
E basta, per carità di patria, con la balla dei "saldi invariati", dopo che l'Ufficio studi del Senato ha spiegato come la "resa" di molti articoli era una panzana colossale. Deve essersi rotto qualche pallottoliere in qualche passaggio decisivo.
Povero Umberto Bossi, chi gli e lo spiegherà che anche questa volta i suoi "niet" sono volati via come fuochi d'artificio? Avevo letto - rara avis - "La Padania" che annunciava i successi della Lega. Immagino gli imbarazzi dei titolisti che dovrebbero scrivere: "Marcia indietro, celti!"
Naturalmente (anche leggendo commenti di esponenti locali all'esito del vertice di ieri ad Arcore plaudenti le decisioni a noi... favorevoli!) rido per non piangere, visto che oggi ho letto - o sarà anche questa una balla? - che il buonumore aiuta contro le malattie cardiovascolari.

Vuccumprà

Un 'vuccumprà' sulla spiaggiaI "vuccumprà" in Valle d'Aosta non sono diffusi. Spuntano in gruppo a certe manifestazioni attirati dalle potenzialità commerciali dall'evento, mentre ad Aosta c'è, nella quotidianità, qualche ambulante extracomunitario ormai conosciuto che si aggira per il centro e, in alcuni Comuni, ho notato un piccolo numero di venditori africani che ha finito per essere una presenza stagionale ben nota e integrata.
Diverso è nelle grandi città italiane o sulle spiagge, dove il tasso di presenza e spesso di insistenza è alle stelle. Quel che stupisce è che viga un trattamento differenziato di zona in zona, immagino a seconda del tasso "d'interventismo" dettato alle Forze dell'ordine, non tanto per le ordinanze comunali di contrasto al fenomeno (di fatto ormai vietate con sentenza della Corte Costituzionale), quanto per le norme più severe sui prodotti delle grandi "griffes" contraffatti che prevedono multe per venditore e acquirente.
Ho visto a Venezia un gioco di "guardie e ladri" senza eguali con i venditori extracomunitari che appaiono e scompaiono con le borse legate a corde per farle sparire in un borsone e fuggire a gambe levate appena le "vedette" vedono avvicinarsi le pattuglie di Vigili urbani.
Sulle spiagge dipende: sono stato in località dove le richieste d'acquisto sono ripetute e asfissianti o zone dove si sono create regole per evitare al cliente al mare la "processione" di "vuccumprà".
Talvolta mi è capitato di ascoltare le storie della loro vita, che sono quasi tutte uguali. Una famiglia in Africa, l'assenza di lavoro, un'emigrazione stagionale per vendere in condizioni di soggiorno e di lavoro difficili - spesso con logiche di racket, altre volte di semplice solidarietà etnica - con la fatica quotidiana di camminare per ore con addosso il proprio negozio.
Per questo dico sempre di "no" alle richieste di acquisto in modo gentile, anche se, quando all'ombrellone te ne arriva uno ogni tre minuti, la cortesia è messa dura prova.

Buon appetito!

Il ristorante dell'Ad Gallias di BardSono contento che il sondaggio telematico sul miglior ristorante valdostano di ImpresaVdA abbia premiato, come già avvenne con "Le Grenier" di Saint-Vincent, uno dei miei ristoranti preferiti, l'"Ad Gallias" di Bard.
Onore alla cucina che spazia - in un bel menu - dai prodotti del territorio all'immaginifica rielaborazione di piatti noti, merito dello chef, Enrico Facco, e grandi lodi vanno al direttore dell'hotel e del ristorante, il gressonaro Giovanni Billia, con la sua precisione teutonica e la capacità descrittiva in sala dei cibi e dell'ottima cantina.
Ma il merito dell'operazione coraggiosa e purtroppo unica di ristrutturazione di due immobili nel Borgo, esattamente all'imboccatura della salita di fronte allo splendido ponte sulla Dora, colpo d'occhio unico sul Forte, va all'imprenditore edile Ezio Colliard ed alla moglie Cinzia Prola, donna di cultura "investita" in questa impresa di famiglia.
L'albergo è davvero una chicca, con le sue diciotto camere, ciascuna con una sua personalità e l'uso di materiali particolari e una cura quasi maniacale del particolare, dovuta al gusto e alla competenza di Ezio. Così anche per il recente centro benessere nelle antistanti cantine che risalgono ad epoca romana, d'altra parte - come dice il nome - la strada è quella antica che portava nelle Gallie.
Curioso al ristorante il "menu vegano", cioè senza prodotti di origine animale, dovuto al côté salutistico dei coniugi Colliard.
Rileggendomi, la mia sarà pure una prosa un po' dépliantistica, ma è frutto di una sincera ammirazione per questa scelta imprenditoriale ai piedi del Forte di Bard. Infatti, dopo la scelta dell'Associazione "Forte di Bard" di trasformare in foresteria l'albergo de charme un tempo previsto nel Forte, ricordando poi che l'albergo - sempre dell'Associazione - in cima al Borgo è di livello medio, è un bene che Bard abbia un albergo di classe. Così come è positivo che abbia un ristorante di qualità, visto che quello immaginato nel Forte, malgrado le colossali cucine a supporto di un previsto ristorante da gourmet, purtroppo sembra definitivamente tramontato.

Ennemi de la Vallée d'Aoste

Giuseppe FioroniPenso che il 7 settembre, "Festa della Valle d'Aosta", oltre alla onorificenza di "Ami de la Vallée d'Aoste", dovremmo anche  conferire il titolo di "Ennemi de la Vallée d'Aoste".
Quest'anno - chi lo avrebbe mai detto? - il titolo dovrebbe andare per acclamazione all'esponente del Partito Democratico, Giuseppe Fioroni, presidente del "Forum Welfare" (chissà cos'è!) del movimento.
Questa la frase virgolettata che ieri sera l'Ansa ci ha regalato, direttamente all'apertura della Festa democratica ad Empoli: «dobbiamo assolutamente riflettere non solo sull'abolizione o meno delle Province, ma anche riguardo le Regioni. Se la Germania pensa davvero di accorpare i Land, noi dobbiamo chiederci: ci possiamo permette il lusso di avere ancora Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano?'».
Conosco bene Fioroni, medico viterbese, mio coetaneo, di cui sono stato collega alla Camera. Con aria curiale e una simpatia ciociara, è sempre stato e rimasto un "democristiano" nella sua carriera (immagino che per lui sia un complimento), che lo ha portato in passato a diventare Ministro della Pubblica Istruzione. In questa veste nel 2007 firmò l'accordo con il collega francese Xavier Darcos sulla doppia maturità italo-francese ("Esabac") e partecipai alla cerimonia per l'interesse ed il ruolo della Valle nel progetto.
Il suo autogol in una sola frase indigna ma non stupisce. Quello espresso nella frase è un pensiero assai diffuso a destra come a sinistra in Italia. 
In fondo meglio chi dice quel che pensa, piuttosto che i tanti "finti amici" che ci fanno davanti la faccia bella e non vedono, invece, l'ora di vederci sparire come entità politica e amministrativa. Penso che sfugga loro che cosa potrebbe capitare se qualcuno ci pensasse davvero.
Questo dimostra, per l'ennesima volta, il perché, in questa fase storica, la posizione autonomista deve essere pura come acqua di fonte e evitare inquinamenti per colpa degli uni o degli altri, compresi gli autonomisti (e federalisti) d'accatto e di pura facciata.
In attesa di capire dove andrà la politica italiana, bisognerebbe in questa fase restare ben fermi sul "ni droite, ni gauche".
Meglio soli che male accompagnati.

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