August 2011

In tempi difficili

Benito MussoliniLa storia, quando si vivono tempi difficili, viene in soccorso con quanto è già avvenuto in passato.
Il fascino del "capo carismatico" è da sempre oggetto di studio. Ancora oggi mi capita di rinvenire certi miti del totalitarismo, davvero duri a morire, in una pubblicistica agiografica del genere "lavora instancabilmente per voi", come esemplificato nel Ventennio dalla luce tenuta apposta sempre accesa nello studio del Duce in Piazza Venezia a Roma.
A questo proposito. è pertinente  e in parte senza età una descrizione di Benito Mussolini dalla penna di Elsa Morante. La pubblico interamente, perché vale la pena, come riflessione:
«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di Governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del Governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».

Descrizione dura e amara, che serve a ricordare come la democrazia abbia altri valori. In periodi difficili, di transizione e di sconcerto, in cui si possono insinuare facilmente veleni antidemocratici e le derive autoritarie potrebbero essere considerate scorciatoie per risolvere i problemi, è bene ricordarsi certi ammonimenti.

La punta dei piedi

Ecco come si arriva a Fontainemore!Banale conversazione familiare: annuncio ai miei due figli più grandi che la meta domenicale sarà Fontainemore, dove siamo stati invitati per una grigliata estiva. Niente di meglio, in queste ore di canicola, di salire un poco in quota.
Mi metto, con l'ausilio di una carta elettronica, a guardare come si va in una frazione, dove penso di non essere mai stato. Con il passare degli anni mi stupisco spesso, pur avendo girato la Valle in lungo e in largo, di scoprire, anche nei posti a me più noti, un angolo sconosciuto.
Chiacchierando con i ragazzi, mi viene un dubbio. Scopro così che sull'esatta collocazione geografica di Fontainemore vagano nel buio. Essendo ormai entrambi alle scuole superiori, posso serenamente constatare che sono ignoranti in geografia locale a dispetto del fatto che la Valle l'hanno girata e che a scuola abbiano studiato elementi di cultura valdostana.
Il paradosso sta nel fatto che, attraverso televisione e computer, hanno acquisito nozioni geografiche - per limitarci al punto - sul mondo intero e mi crollano sulle informazioni a due passi da casa.
Ovviamente nei prossimi mesi saranno vittime di un breve corso intensivo, avendo concordato sul fatto che si tratta di qualche cosa di utile!
Commenti? La mondializzazione è una straordinaria opportunità a condizione di non perdere di vista la punta dei propri piedi.

Il caldo che incombe

Una zanzara durante il suo passatempo preferitoIn queste ore di terribile afa nel fondovalle, è stata messa a dura prova la scelta consapevole che ho fatto di non mettere in casa dei condizionatori d'aria, neppure in camera da letto, per evitare la morsa della calura.
Uso senza problemi l'aria condizionata in auto e in ufficio, dove altrimenti morirei di caldo, ma a casa mantengo la linea antica e poco energivora della penombra nelle stanze e del gioco di correnti d'aria. Scelta che è risultata difficile in questa estate ballerina fra alti e bassi che stroncherebbero chiunque, perché va bene che il clima continentale ci caratterizza, ma l'attuale mutevolezza è così capricciosa da stupirci. Dopo temperature "fresche", ecco che incombono quelle torride, accompagnate dal regalo della presenza di zanzare voraci, indifferenti ai veleni.
Sarà che ormai esiste un senso di saturazione per la situazione finanziaria, di disgusto per la politica, di insicurezza per la cronaca nera, di paura per le brutture nel mondo che il fatto che ci si metta la meteo pazza ci impedisce la banalità di una qualche certezza.

La solita storia

Alessia Cervelli, miss Valle d'Aosta 2011Sui concorsi di bellezza c’è chi la pensa in un modo e chi in un altro: basta essere almeno chiari sul contenuto, che resta, malgrado ogni operazione di maquillage, una questione di "misure". D'altra parte non c'è mai stata - ammesso che abbia un senso - "Miss intelligenza", che premierebbe anche una bruttina, perché la miss (signorina in italiano) resta imbevuta dalla logica "tette e culi". Anzi, ogni volta che si fanno test di cultura generale servono per il divertimento del pubblico, che può giocare con il più classico dei cliché: la "bella oca".
Se fossi una donna, chiederei l’abolizione dei concorsi di bellezza, che restano egualmente squallidi a livello locale come intercontinentale. Ma poiché mi pare che il fenomeno più che diminuire si stia espandendo - basta vedere alcuni concorsi tutti valdostani di quest'estate - mi sia consentito notare come, per l'ennesima volta e malgrado le promesse di Patrizia Mirigliani («bisogna che tutte le Regioni siano davvero rappresentate»), patron di "Miss Italia" in una logica ereditaria, le valdostane restino in panchina, non meritevoli d'attenzione.
Infatti la fascia della  Valle d’Aosta sarà indossata da una diciannovenne torinese, Alessia Cervelli ("nomen omen" a smentire il solo sex appeal?).
Si tratta ormai di una prassi normale quella di "piazzare" una piemontese al posto di una valdostana (sembra di parlare di bovine...), come se le nostre ragazze interessate fossero dei "cessi", cosa che possiamo tranquillamente escludere.
Ma le vie dei concorsi di bellezza sono infinite.

"Tagli" per tutti

A premessa vorrei dire che, da giovane, ho fatto il sindacalista dei giornalisti (sempre lavorando) e che mi sono confrontato nella successiva attività politica con grande rispetto con i sindacati e anche con stima per alcuni sindacalisti, avendo comunque un legame "politico" privilegiato con il "Savt - Syndicat autonome valdôtain travailleurs".
Per altro è noto che i sindacati confederali ed anche una buona parte degli autonomi, pur con geometrie variabili per i mutamenti del sistema dei partiti, sono stati legati (si è parlato di "cinghia di trasmissione") ai partiti politici.
Questo è avvenuto dal dopoguerra ad oggi e il percorso è notorio e pure logico. E basta scorrere la biografia dei leader sindacali in carica per avere conferma che racconto la verità.

Lo spiritismo

Il libro sullo spiritismo di BrofferioLeggo di un fantasma, nelle vesti ottocentesche di una bimba, fotografato in un museo di Napoli. Io non credo nei fantasmi, anche se da ragazzino - come molti - ho avuto un periodo in cui, per divertimento con gli amici, facevamo dello spiritismo, specie con il piattino in movimento sulle lettere dell’alfabeto a dialogare con gli "spiriti".
Smettemmo per paura una volta che mio cugino Luca, indicato come il nostro medium in trance, finì in uno stato pietoso, mentre cercava di materializzare un "ectoplasma".
Nella vecchia biblioteca di famiglia, smembrata fra i fratelli Caveri, c'era un libro, rilegato in rosso, che mi faceva un pochino di paura, intitolato "Per lo spiritismo" di Angelo Brofferio, che ho scoperto poi essere stato un successo editoriale nella sua epoca.
Questo Brofferio - da non scambiare per il noto patriota piemontese vissuto qualche anno prima - è stato un precursore della psicologia moderna e dedicò questo volume ad un fenomeno allora in gran voga (nelle famiglie borghesi, in assenza della televisione, si faceva dello spiritismo) e studiato anche da scienziati seri, tipo la celebre Marie Curie, che si appassionarono in particolare alle gesta di una celebre medium ottocentesca, Eusapia Palladino.
Pur avendo uno spirito ribelle a queste storie di fantasmi, confesso una vicenda personale. Ero poco più che ragazzo, quando una notte - svegliato da un rumore in cortile nella casa di Verrès - vidi con i miei occhi un piatto smaltato che si muoveva da solo, rovesciato, sull'asfalto. Quel piatto, che usavamo per il cibo del cane, era stato di proprietà della zia Eugenia, allora di recente mancata. Sceso a controllare, mi venne idea che fosse la zia che voleva dirci qualcosa. Svegliai mio padre, che - serafico e volterriano com'era - mi disse: «diremo qualche preghiera».
L'indomani mattina, nella polvere del lunotto della mia auto, c’era una firma: "Eugenia". Roba da infarto e non fu l'unica "comunicazione" della zia.

Sbatti il "mostro" in prima pagina

Dominique Strauss-KhanDominique Strauss-Khan è stato prosciolto dalle accuse di stupro e, visto che mi sembra che non abbia avuto trattamenti di particolare favore dalla giustizia americana, penso che il verdetto non lasci spazio a dietrologie, sapendo che nello stesso giorno si è espresso - e ogni comparazione con il sistema italiano è deprimente - un giudice di primo grado e un altro d'appello. Punto e basta. 
A parte la combinazione di una sentenza che avviene lo stesso giorno della conquista di Tripoli da parte dei "ribelli" e di un terremoto a New York, eventi che hanno attenuato l'eco della notizia, resta evidente un meccanismo sempre più distorto e perverso dell'informazione grande e piccola...
Strauss-Khan, anche per colpa della grancassa dell'accusa, ha subito nel breve volgere di poche ore un processo sommario su giornali e televisioni con una condanna che appariva senza speranza. Non si trattava solo di stroncare la carriera del brillante direttore del Fondo mondiale, ma di "bruciare" la candidatura più forte alla Presidenza della Repubblica francese.
Sarà il tempo a dirci se l'immagine piuttosto grottesca del vecchio tombeur de femmes e non immacolata sotto il profilo dei comportamenti sarà comunque letale per il suo rientro in politica, ma quel che risalta è proprio la sproporzione fra la gogna mediatica e l'esito della Giustizia. 

La "ricchezza" delle Alpi

La mappa delle minoranze linguisticheFa sempre piacere quando qualcuno si occupa delle minoranze linguistiche sulle Alpi, tema di cui mi sono occupato molte volte nella mia attività parlamentare ai diversi livelli. In effetti lo studio, ma soprattutto la frequentazione "sul campo" delle minoranze, mi ha comunicato con chiarezza come la civiltà alpina abbia nelle minoranze - piccole o grandi che siano - un punto di forza e di giunzione, una volta ridotta al lumicino la stupidità nazionalistica che avrebbe voluto cancellare ogni diversità. Anzi, la mia tesi ben nota è che un giorno verrà in cui, in una logica europea, cancellate davvero le separatezze delle frontiere che oggi incidono ancora moltissimo, si capirà meglio la grande opportunità offerta dalle minoranze. Vorrei, solo per fare un esempio, che i miei amici walser apprezzassero che cosa significhi oggi poter far parte della grande realtà germanofona in evidente progresso in Europa.
Ma, tornando al punto, nell'ultimo numero della "Revue de géographie alpine" c’è un interessante articolo su "Minorités linguistiques autochtones des Alpes italiennes". Pur con qualche ingenuità giuridica, giustificata dalla difficoltà di capire certe sottigliezze del diritto italiano, i quattro autori (Ernst Steinicke, Judith Walder, Roland Löffler e Michael Beismann) incrociano i contenuti della legge di tutela della minoranze linguistiche storiche (la 482 del 1999 che seguii passo a passo) con alcuni aspetti demografici di grande interesse.
La tesi più importante è espressa in questo breve stralcio: "la repopulation, depuis 1990, des régions montagneuses élevées périphériques est un processus complètement nouveau. La migration d'agrément amène des réfugiés urbains vers les diverses vallées alpines où ils ont une influence sur la structure ethnolinguistique. Ce processus affecte les plus petites minorités autochtones linguistiques, qui sont susceptibles de disparaître tout à fait graduellement".
Se leggerete il testo nella sua completezza, si verificherà in sostanza questa tesi: la forte immigrazione, sempre meno assimilabile mano a mano che la minoranza è più piccola, tende a stravolgere le caratteristiche di particolarismo preesistenti. Le trasformazioni sono naturalmente un fenomeno noto dell’evoluzione culturale, per cui bisogna prenderne atto, ma va accompagnato da misure di protezione e tutela - di cui per primi siano convinte le popolazioni interessate per evitare arzigogoli giuridici che agiscano nel vuoto - perché gli stravolgimenti non siano come il napalm e brucino in tempi rapidissimi un patrimonio millenario.

Un sistema da prendere a... calci

Lo stadio 'Artemio Franchi' di Firenze vuotoSono anni - e lo dico senza snobismo - che non seguo più il calcio per una sorta di delusione crescente, resa più forte dai periodici dubbi che ci sia qualcosa di "taroccato" nei risultati.
Come quasi tutti, ho giocato a pallone da ragazzino, senza particolari doti ma divertendomi moltissimo, ho avuto un periodo - specie per le figurine - di conoscenza enciclopedica del calcio, sono andato allo stadio a vedere qualche partita importante, ho tifato davanti alla radio e poi di fronte alla televisione. Da giovane giornalista ho seguito qualche sport, ammettendo l'incompetenza tecnica sul calcio e non occupandomene mai, specie di fronte a colleghi esperti come il grande Livio Forma (per ascoltarlo mi sintonizzo talvolta su "Tutto il calcio minuto per minuto").
Ho avuto a che fare con il calcio per l'ultima "coda" dei ritiri in Valle e ho capito che è un mondo che stento a capire, analogamente a certe vicende intricate del calcio locale.
Ora di fronte allo sciopero-serrata dei calciatori mi arrendo. Non so neppure che cosa dire di questo ambiente pieno di enfants gâtés, che guadagnano spesso più di quanto è dovuto per il cancro dei procuratori che, lavorando a percentuale, hanno fatto lievitare i costi e l'indebitamento delle società calcistiche è evidente. Per non dire del paradosso di uno Stato che si grava di spese pazzesche per contenere i violenti che orbitano attorno ad alcune tifoserie.
Ora si arriva ad un punto di non ritorno e l'assai probabile revoca all'ultimo minuto dello sciopero - troppi soldi in ballo! - non cambierà la delusione.

Estate calda

Il sottoscritto al lavoro in sala commissioniNormalmente per la politica il mese di Agosto è sonnacchioso. Tanto che basta scorrere i giornali degli anni passati per vedere che, in assenza di "ciccia", i giornali si attaccavano ad un caso di cronaca nera, montandolo come si fa come la panna.
Quest'anno, invece, sia la politica internazionale che la politica interna, viste certe circostanze, non sono andate in vacanza.
Dopo mesi sottotraccia, la guerra in Libia sembra giunta al tornante decisivo. La cattura di Gheddafi potrebbe chiudere il cerchio. Per l'Italia, malgrado la grancassa di queste ore, ci sarà il confronto con la realtà: la forte compromissione con il regime gheddafiano e i "cacadubbi" sull'intervento occidentale peseranno e fa bene chi, come "La Stampa", ricorda che la Francia si è posta in una posizione differente, che premierà anche in affari l'interventismo.
Nella politica interna, a parte la soddisfazione che oggi in Consiglio Valle, seppur solo in Commissione, si parlerà della Finanziaria varata il 13 agosto (e dirò quel che penso), resta il fatto che su questa "supermanovra" si sta sviluppando un dibattito che finirà per avere un peso politico non banale. Per la prima volta nel Popolo della Libertà si è sviluppato un dibattito e si vedrà se e quanto Giulio Tremonti potrà reggere sulla linea di non toccare il decreto legge. Così come si capirà, una volta per tutte, dove porta il movimentismo della Lega, ammesso che ci sia una linea.
L'opposizione vivacchia, direi più aspettando gli autogol della maggioranza che affermando proprie scelte. D'altra parte il passaggio è stretto: una scelta ostruzionistica, comprensibile nei contenuti, ritarderebbe la manovra con effetti rovinosi sull'economia.
Questa Finanziaria avrà ricadute negative sulle Valle d'Aosta e non si può far finta di niente. Tempi grami.

P.S.: oggi si è riunita la seconda Commissione del Consiglio. Le posizioni, specie la mia, sono note. Questa manovra ha aspetti disastrosi ed invasivi per la nostra Valle. Il resto è fumo!

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