August 2011

Incredibile!

I banchi vuoti della Giunta regionaleE' semplicemente ridicolo e risibile - e dunque non va neppure preso sul serio - che con un decreto legge lo Stato possa ridurre da trentacinque a venti il numero dei consiglieri regionali della Valle.
Non è neppure una questione di merito ma anzitutto di metodo: mai e poi mai una legge ordinaria dello Stato può incidere sullo Statuto d'Autonomia, che è di rango costituzionale e dunque per modificare anche una virgola ci vuole una legge costituzionale. La questione è indiscutibile e sarà già il Parlamento - nell'esame di costituzionalità - a stralciare la norma.
Lo stesso vale per gli ulteriori tagli finanziari in violazione della recentissima norma d'attuazione sul riparto fiscale, che al posto di essere un punto d'arrivo è ormai il punto di partenza.
Poiché di "Berlusconi e company" già era nota l'ignoranza istituzionale e il bieco centralismo, resta evidente quanto il federalismo leghista brancoli nel buio, dopo una manovra che umilia sotto diversi profili la democrazia locale.
E questa umiliazione è ingiustificata: nessuno discute la necessità della manovra, ma di alternative per trovare i soldi ce n'erano, eccome!

Buon Ferragosto, che resta...

Il decreto 138 pubblicato sulla Gazzetta UfficialeFerragosto - godetevi la giornata di riposo! - è una delle festività salvate dal pasticciaccio sulle feste nazionali della manovra finanziaria.
Infatti sono sopravvissute - per grazia ricevuta - le festività concordataria (date cioè legate a celebrazioni cattoliche concordate con il Vaticano), che rientrano in accordi internazionali, per cui sono "intoccabili", se non con lunghe procedure. Dunque a sparire saranno anzitutto le feste laiche del 25 aprile ("Festa della Liberazione"), del 1° maggio ("Festa del Lavoro") e  del 2 giugno ("Festa della Repubblica").
Spariscono in più le festività "locali" legate ai Santi Patroni - compreso San Grato per Aosta - che prevedevano giorno di riposo nei singoli Comuni (si salva solo Roma perché festività concordataria).
Dove finiscono le festività "soppresse"? La dizione in Finanziaria è incomprensibile, le prime dichiarazioni parevano farle finire il lunedì, ora tutti dicono la domenica più vicina, ma se così fosse va modificato il fumoso comma 24 dell'articolo 1 del decreto legge 138, esempio mirabile di mille altre "perle" del famigerato decreto legge.
Segnatevi questo numero - 138 - perché nessuno di noi lo dimenticherà facilmente per quel che ci costerà come singoli e come comunità. Un decreto che, almeno questo è evidente, segna per sempre la fine del berlusconismo.

Il pericolo sulle strade

Il rottame dell'auto francese travolta sulla A26 dal Suv contromanoNon ho una conoscenza tale del diritto penale per capire se sia davvero necessario, come ha detto ieri il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni (ma lo aveva già fatto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi), l'inserimento di un nuovo reato, "omicidio stradale", per punire chi, in modo crescente, uccide delle persone sulle strade.
Certo è che la storia dell'albanese che ha fatto contromano una trentina di chilometri in autostrada, rientrando ubriaco all'alba da una festa sul mare, uccidendo nell'alessandrino quattro turisti francesi - in un terribile frontale cui sono sfuggite decine di altre auto in transito, in una sorta di tremenda "roulette russa" - ha riportato il tema in prima pagina. Non tanto per la dinamica, per me davvero incredibile, di qualcuno che viaggia per un percorso così lungo contromano, quanto perché l'assassino (perché di questo si tratta) non è al momento stato arrestato.
In Francia questa vicenda che ha visto protagonista questo "chauffard" (come si dice in francese) ha colpito moltissimo l'opinione pubblica, che è rimasta incredula sul fatto che l'automobilista non sia finito in galera, cosa che sarebbe avvenuta di certo Oltralpe, dove da tempo si discute dell'aumento di incidenti stradali mortali con un forte "giro di vite".
Io viaggio molto in auto e cerco di farlo con prudenza e sono quotidianamente testimone di persone sconsiderate che scambiano le strade per un autodromo. Non è solo un fatto repressivo, ma anche di educazione alla guida. Abitando di fronte alla strada statale, vedo ogni giorno automobilisti o motociclisti che passano a velocità folle, come se si trattasse di una vera e propria gara. Ma davvero non pensano ai rischi per loro e per gli altri?

Tagli, tagli, tagli

La Finanziaria dell’estate 2011 si occupa dei "tagli" agli eletti. Lo fa sotto due profili: il primo, pur incostituzionale, immaginando una calo del numero degli eletti nei Consigli regionali e di conseguenza nelle Giunte, il secondo fissando un numero di mille abitanti come soglia al di sotto della quale far scattare accorpamenti obbligatori con i Comuni viciniori.
Visto il vivo interesse che queste imposizioni arbitrarie hanno suscitato, vorrei qui fare qualche osservazione. Partendo da un assunto: abbiamo competenza esclusiva su entrambe le materie e nessuno può imporci niente. Come atteggiamento psicologico, senza farci troppo condizionare dall'esterno, ricordiamo che questa storia dell'abolizione dei "piccoli" può essere una facile semplificazione da guardare con sospetto quando si è una minuscola Regione autonoma come la nostra.
A buon intenditor...

Tempo di funghi

Funghi porciniL'altro giorno mio fratello Alberto - avvocato civilista dall'aplomb anglosassone - mi ha telefonato in preda all'entusiasmo. Per un secondo ho pensato che avesse vinto al "Superenalotto" o a qualcosa del genere e invece l'entusiasmo era per un bottino nei boschi della Val d'Ayas. Alla ricerca di funghi, si era imbattuto in un porcino di grandi dimensioni, sette etti, di cui mi ha fatto una descrizione precisa e gioiosa.
Storie analoghe, di questi tempi, le viviamo tutti, essendo - a quanto pare - la stagione propizia e ho già gustato deliziosi porcini fritti, che sono per il mio stomaco la fine che considero migliore.
La ricerca di funghi è un'attività socialmente interessante. C'è il cercatore solitario, conoscitore e spietato, che da solo o con amici fidati percorre i boschi, conoscendo i posti migliori - e il punto preciso della possibile crescita della preda - come un navigatore satellitare. E, all'opposto, c'è il gruppo di amici che approfitta dell'uscita per una scampagnata tutti assieme e spesso il fungo più bello lo trova il neofita baciato dalla fortuna.
Poche storie: il rinvenimento di un fungo emoziona. Ricordo da bambino quando ti trovavi faccia a faccia con un porcino: era un batticuore.
Il fungo ha un che di misterioso: passi dieci volte nello stesso posto e non lo vedi per il suo mimetismo e poi, magari d'improvviso, si svela. Ricordo le lezioni di mio padre per distinguere buoni e cattivi. In fondo la micologia, in questo distinguo, può essere usata come metafora applicabile agli esseri umani...

Meglio formichina

Un disegno di Fabio Vettori per il 150esimo dell'Unità d'Italia con le sue famose 'formiche'«Ciao, sono un autonomista e federalista. Tu chi sei?»? Si incontrarono al centro del bosco delle Idee, entrambi impegnati in una passeggiata.
«Io – così rispose l'interlocutore – sono un nazionalista e centralista. Piacere!».
Iniziarono a camminare fianco a fianco, conversando.
«Le mie radici – spiegò l'autonomista – sono qui in Valle d'Aosta. Vorrei che il mio Paese, la Valle, fosse sempre più libero e autonomo, che poi per un federalista vuol dire – pur nella logica della sussidiarietà – avere il massimo d'indipendenza politica».
L'altro gli rispose: «Indipendenza, ma dai! Cosa vuol dire? Che senso ha pensare così in piccolo. Dobbiamo pensare in grande e l'Italia è un grande Paese. Noto un evidente provincialismo nelle tue parole».
La replica arrivò secca: «Provinciale per nulla! Io mi sento assolutamente europeista e sono fiero di essere valdostano. Per questo ho scelto di aderire ad un partito locale, perché ritengo che, per piccolo che sia, riesca ad esprimere, dove necessario, il mio modo di essere e di ragionare».
«Locale, locale! Vedi – lo interruppe il nazionalista – questa tua idea è ridicola. Io faccio parte di un grande partito che ha un leader illuminato, che comanda a Roma e inalbera un simbolo straordinario: la Libertà!»
«Interessante, davvero. Ma – osservò l'autonomista – io penso, lo dico sommessamente, che la forza nel futuro sarà conciliare la democrazia locale con il disegno dell'Unione europea. Gli Stati nazionali sono ormai moribondi e parlare di "libertà" è come etichettare una scatola vuota».
Non lo avesse mai detto, l’altro si arrabbiò: «Scatola vuota un corno! Noi facciamo parte di un disegno, siamo tanti e siamo grandi. Voi siete come delle formichine ed è bene che vi comportiate bene, altrimenti NOI vi schiacciamo».
«Formichine, formichine. Bella definizione!»
E si allontanò sorridendo.

Faccia da evasore

L'evasore fiscale dello spot televisivoLo spot televisivo "statale" per mettere alla berlina la figura dell'"evasore fiscale", raffigurato come una specie di parassita, in coda ad un elenco di parassiti "veri", suppongo avesse lo scopo voluto di impressionare.
Il viso dell’evasore fiscale, in un solco lombrosiano in cui le fattezze del viso sarebbero in grado di mostrare la propensione a delinquere, è quello di un giovanotto dalle orecchie un po' a punta e con la barba lunga. Chissà con quale logica visto che l'evasore forse, nell'immaginario, ha più le fattezze di un "cumenda" attempato, di un giovane manager "glamour", di un professionista "fighetto", di un ruvido idraulico o magari di un commerciante rubizzo.
Quello scelto, alla fine, sembra più un giovane camorrista o uno della narcotici che si deve infiltrate da qualche parte.
Scelte della pubblicità, che finiscono per rendere l'"idealtipo" di chi froda il Fisco differente dalla realtà, che è quella invece assai triste da constatare della normalità più assoluta. Forse il prototipo dell’evasore doveva essere quello che è, talmente normale da essere "senza volto".
Certo che – come ho già avuto di dire e tocca ripeterlo, dopo la batosta annunciata dalla Finanziaria ferragostana – "girano" e come "girano" a pensare che chi ha il prelievo alla fonte dei propri redditi si trova sempre e regolarmente ad essere strizzato in un'Italia dove la tassazione ha livelli folli. Mentre chi evade trova sempre il modo di destreggiarsi fra leggi e leggine, facendo fesso lo Stato (nel nostro caso, visto il riparto fiscale, fregando la nostra Regione autonoma ed è pure peggio!) e tutti quelli che pagano le tasse con triste e "imposta" (qui nel significato di imporre, ma vuol anche dire tassazione...) regolarità.

L'occupazione pacifica

I giardini della stazione di AostaIl giardino o parco pubblico, specie in Aosta, ha una sua dimensione storica. Si tratta di aree ben definite nella mappa della città e in molti paesi della Valle esistono aree simili più o meno antiche, magari annesse a castelli.
Oggi, quando si parla d’integrazione, un tema delicato del rapporto, spesso problematico, con le nuove ondate migratorie che investono anche la Valle, si fanno discorsi teorici molto importanti. Sono stato promotore di studi sul tema, perché un fenomeno lo si capisce solo se lo si studia e lo si osserva, comparativamente, guardando quanto è stato fatto dagli altri nel delicato rapporto reciproco, fatto di un incrocio di diritti e doveri.
Chi mi conosce sa che ritengo questo problema uno dei temi delicati del futuro: gli atteggiamenti di chiusura o peggio ancora xenofobi non servono in una Valle nella quale, senza far discorsi idealisti di eccessivo spessore, la situazione demografica obbliga a sistemi intelligenti di regolazione dell’immigrazione per evitare che i flussi siano frutto della casualità o peggio ancora dei maneggi di certe mafie.
L'altro giorno, con uno scarno sms, mio figlio Laurent mi ha scritto: "Gli immigrati hanno invaso i parchi pubblici!" e poi più tardi mi ha indicato lui stesso le panchine sulle quali c'erano persone stese.
E' un fenomeno che ho notato io stesso parecchie volte e mi pare che oggi si potrebbe quasi tracciare una sorta di carta geografica delle etnie e delle professioni in diversi giardini, grandi o piccoli, della città.
Il parco pubblico diventa luogo d’appuntamento, di tempo libero o di riposo con gruppi di persone che, legittimamente, si trovano fra loro per farsi compagnia e per reciproca solidarietà. Questo ritrovarsi assieme è lo stesso meccanismo di difesa e di riconoscimento reciproco adottato dalle comunità valdostane di prima emigrazione a Parigi piuttosto che a New-York.
Tuttavia, per chi osserva dall’esterno, senza essere ipocriti o buonisti, questa logica, che siano gruppi di giovani extracomunitari della stessa etnia o badanti provenienti dallo stesso Paese, finisce per essere avvertita con qualche forma di timore o di scocciatura da parte del resto della popolazione. Mio figlio ha espresso sinteticamente un pensiero comune e lo ha fatto senza malizia, avendo tra l’altro notato lui stesso che, specie d'inverno, questo avviene anche nella Biblioteca regionale di Aosta e anche in altre biblioteche della Valle.
Non ho risposte: capisco comunque che questa "occupazione" degli spazi pubblici va in qualche modo risolta, dialogando con gli interessati.

Una convocazione opportuna

Andrea Rosset in Consiglio ValleSono contento che, fra una settimana, la seconda Commissione del Consiglio Valle si riunirà per discutere, sentendo i parlamentari valdostani e il Presidente della Regione, sull'ormai famoso decreto legge 138, che nel cuore dell'estate si è configurato come una manovra finanziaria senza precedenti a fronte di un punto a capo epocale per l'economia e la politica in Italia.
Il mare resta in tempesta e cresce la preoccupazione, ma invocare l'emergenza come alibi buono per qualunque cosa è un'inaccettabile semplificazione e non consente di nascondere le omissioni e i ritardi di chi ci rassicurava sui conti italiani e ora invoca l'unità nazionale e paradossalmente si sente più forte.
Ero fra coloro che avevano detto che non si poteva pensare che l'Assemblea regionale aspettasse settembre e il presidente della Commissione, Andrea Rosset, ha corrisposto alle speranze mie e di altri colleghi, fissando questa riunione agostana, utile per un confronto che non avvenga solo sui giornali, ma si tenga nella sede istituzionale per eccellenza per "fare sistema".
Ha ragione infatti chi dice che durante la conversione in legge del decreto saranno possibili alcuni cambiamenti ora solo in discussione e che bisogna essere prudenti nei giudizi, ma se si deve agire in questo periodo - su di un decreto che già è vigente! - bisogna che anche il Consiglio lo faccia attraverso la Commissione che si occupa della materia finanziaria, guardando le conseguenze ad ampio spettro su di noi.
Capisco che ogni approfondimento si presti a code polemiche, ma il bello delle norme di legge è che nella gran parte dei casi parlano da sole. E certe norme previste sono, in questa occasione, terribilmente eloquenti. Accettare i sacrifici è un dovere, ma in democrazia le scelte vanno condivise.

I "combats" senza frontiere

L'arena 'Croix noire' durante la finale della 'Bataille'Sono molto fiero di essere stato, quando ero un giovane telecronista, il primo a fare la "diretta" della "Bataille des reines". Vi assicuro che non è per nulla banale, specie per alcuni "tempi morti" dei combattimenti e perché bisogna accompagnare spiegazioni tecniche agli aspetti "sociologici" che ruotano attorno all'evento.
La manifestazione della "Croix Noire" è il culmine di tutte le eliminatorie nelle diverse zone della Valle e riflette elementi antichi della civiltà rurale. Un mondo contadino sconvolto da grandi cambiamenti ancora in corso e che ha nei "combats" un elemento di continuità, pur modernizzato, con il passato.
Avevo letto dell'intenzione di organizzare, per cominciare nel Canton Valais, una finalissima internazionale con vacche svizzere, valdostane e savoiarde. La data dovrebbe essere il 12 maggio 2012 a Bagnes e leggo dei problemi sanitari per portare le nostre bovine, che dovranno essere sottoposte a misure di quarantena con analisi perché purtroppo da noi, malgrado decenni e decenni di risanamento del bestiame, certe malattie infettive non sono state sradicate e sarà bene lavorarci per non avere brutte sorprese dall'Unione europea.
I combattimenti "internazionali" faranno in futuro tappa anche in Valle e cementeranno rapporti di amicizia e collaborazione utili non solo per le reines ma anche per affrontare il tema spinoso, se non drammatico, del futuro dell'agricoltura di montagna.

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