August 2011

Uno stop all'acquisizione di Deval

La vecchia sede 'Deval' e 'Vallenergie'Ho letto le motivazioni tecnico-giuridiche dell'Antitrust sull'acquisto di "Deval" da parte di "Cva". Conosco il dossier, in uno scenario diverso dall'attuale (compreso il mutare del mercato elettrico e gli errori grotteschi nelle bollette di "Vallenergie"), quando l'Enel ci disse - in verità avevamo offerto meno soldi - di voler soprassedere alla vendita «per non creare un precedente».
Sull'impostazione dell'acquisto per ora sfumato nessuno mi ha mai chiesto un parere. Questo da un lato fa parte del carattere del presidente Augusto Rollandin che non ha mai ragionato in una logica di squadra ma di "one man show" e dall'altro "Deval" doveva cadere come una pera matura nelle mani di "Cva" (e dunque della Regione) come dote "politica" del matrimonio con il Popolo della Libertà, rassicurante nello slogan "faso tuto mi" nei rapporti con Roma e la poltrona di presidente di "Deval" era, come noto, nel mirino di Giorgio Bongiorno, già coordinatore del partito.
Ora lo "stop" cui immagino seguirà un "go", come contromisura dopo aver letto le carte. Non credo basterà solo la modifica della legge regionale sugli sconti elettrici, su cui l'Antitrust ha chiesto modifiche proprio per "aprire" a più competitori questo "vantaggio" al consumatore, oggi limitato solo a chi compra dalle due "società locali" "Cva" e "Vallenergie".
Vedremo cosa avverrà e spero che eventuali suggerimenti possano essere ascoltati.

Ci si arrangiava...

Una campagna tedesca per la prevenzione dell'AidsSesso. La mia generazione, da adolescenti, brancolava nel buio. I genitori, liberal come i miei, che pure mi lasciavano il guinzaglio lungo, di spiegazioni tecniche sul tema niente di niente.
Immagino che ci fosse in loro un certo imbarazzo ad affrontare l'argomento e contassero sulla forza descrittiva del passaparola fra coetanei. Ma in realtà le notizie del passaparola erano, alla fine, distorte come avveniva con il celebre gioco del "telefono senza fili" con l'eccezione di una nostra compagna che ci spiegava in terza media i contenuti espliciti e didattici dell'"inserto chiuso" di "Due più", mentre un compagno sbandierava un giornaletto porno, "Caballero", piuttosto impressionante. Per cui ci si arrangiava, procedendo davvero a tentoni nella parte pratica della nostra educazione sentimentale.
Oggi i giovanissimi - lo verifico con i due figli adolescenti ("lui" e "lei" per avere l'intero campionario) - paiono anch'essi naïf com'ero io, anche se l'educazione sessuale nelle scuole fornisce loro utili rudimenti teorici.
L'argomento più difficile, che mio padre aveva risolto con grezze metafore animali agevolate dalla professione veterinaria, è la questione capitale di come proteggersi da malattie e paternità indesiderate. Io - padre moderno - avvio discorsi e spiegazioni, rapidamente stoppati dalla mia figliolanza, scocciati entrambi dalla mia goffaggine, dando a intendere che «sanno».
Beata gioventù!

La centralità del Consiglio Valle

I banchi del Consiglio ValleSuppongo che nelle prossime ore, per analogia con quanto già fatto dal Parlamento nazionale, anche il Consiglio Valle, altrimenti "fermo" sino a metà settembre come da lunga tradizione e soprattutto secondo le norme in vigore, deciderà di accorciare questa pausa.
La scelta è certamente opportuna per due ragioni. La prima è che è bene capire come la crisi italiana e internazionale finirà per "scaricarsi" anche sulla nostra Valle, che non vive in un altro mondo, ma anzi l'interconnessione della nostra Autonomia speciale con gli altri sistemi politici e finanziari non consente, ammesso che ci sia mai stato, un effetto "isola felice".
La seconda è che, pur vivendo in epoca di grande protagonismo degli esecutivi, perché l'opinione pubblica pretende dai Governi a qualunque livello dinamismo e rapidità, il nostro resta - da Statuto - un sistema parlamentare e la centralità del Consiglio Valle funziona se per primi a crederci sono i consiglieri regionali, me compreso.
Il moltiplicarsi di manovre finanziarie, che si stratificano l'una sull'altra con "provvedimenti legislativi monstre" che hanno invertito la tendenza del recente passato di poche e chiare norme contro la logica di "assalto alla diligenza", rende il quadro di riferimento difficile e ormai esiste, per comprimere la nostra Autonomia finanziaria e politica, il "passepartout" del "Patto di stabilità" europeo. Attraverso quella che ora si chiama "governance economica", le ondate di tagli e misure di contenimento investono come delle ondate il nostro "Welfare" valdostano e non esiste di fatto una diga di contenimento che eviti tutto ciò.
Se mai ce ne fosse bisogno, gli avvenimenti di queste settimane, con le preoccupazioni evidenti che crea, dovrebbero essere l'occasione per ribadire la fragilità dell'Autonomia speciale non a caso denunciata subito da chi criticò i limiti del nostro Statuto d'autonomia sin dalla sua approvazione. Oggi bisogna avere chiaro che i nostri diritti non sono privilegi e che il "bacio della pantofola" del governante di turno (diverso dalla necessaria interlocuzione politica) finisce per indebolire la nostra credibilità.

Guardare al domani

Con la morte di Renzo Vuillermoz, scompare – e qui gli rendo omaggio, ricordando il suo modo diretto di affrontare i temi - un'altra delle figure di spicco dell’imprenditoria valdostana. Penso a personaggi come Piero Enrietti ed Efisio Noussan, espressione di quell'entusiasmo del dopoguerra, specie dei mitici anni Sessanta, che aveva portato alla nascita di attività economiche a dimostrazione di una rete di imprenditori locali pronti ad affrontare il mercato.
Sono storie singolari le loro, che meriterebbero forse, assieme a molti altri, il racconto attraverso una serie di ritratti che finirebbero per essere esemplari di un’epoca in cui l'entusiasmo e la voglia di "intraprendere" erano il contraltare al baratro del fascismo.

Gli alieni fra di noi

Il divertente film 'Planet 51'La notizia dei continui avvistamenti di dischi volanti è la conferma della speranza che da un altro mondo arrivi qualcuno che, al posto di farci secchi, ci aiuti a risolvere quella matassa ingarbugliata di problemi che rende grama la vita di questi tempi.
Per altro - con la sola eccezione del povero "ET" («telefono, casa», che creava oggettivi problemi di comprendonio) - la maggior parte dei film che, dalla nascita della cinematografia ad oggi, si sono occupati degli alieni li hanno dipinti come cattivoni pronti a conquistarci. Anche perché normalmente si darebbe per scontato che quelli che arrivano sino a qui sono più intelligenti e più sviluppati di noi e dunque ci tratterebbero come noi facciamo con le talpe o con gli scarafaggi.
Forse, però, ha ragione quella corrente massimalista che osserva che è inutile costruire scenari più o meno catastrofici, perché gli alieni in realtà sarebbero già fra di noi, opportunamente celati.
Qualche dubbio, non per darmi delle arie, io l'avevo avuto di questi tempi. Potrei denunciare alle autorità apparenti esseri umani, in diversi settori, che mi sembrano sospetti.
Ho notato l'esistenza di persone oneste, corrette ed educate. Gente che non strilla, non inveisce, fa la fila e usa le posate. Ci sono persino persone che leggono i libri, accudiscono i figli e fanno sport. Pensate che ne conosco anche che si informano, reclamano i loro diritti e fanno delle proposte intelligenti.
Alieni, senza dubbio, di cui noto la presenza anche in Valle. Fortuna che è stato chiuso Collegno, il manicomio piemontese dove finivano i matti valdostani, altrimenti avrei rischiato di finirci io, visto che magari questa mia scoperta degli alieni fra di noi potrebbe essere solo una paranoia.

Quando c'era il "lento"

La magia del 'lento'Per la generazione precedente alla mia la definizione era, testimoniata anche da una canzone di Rita Pavone del 1964 ("Il ballo del mattone"), "il ballo della mattonella", inteso davvero come dondolamento sul posto. Per la mia, più semplicemente, il "lento", protagonista indiscusso delle speranze di conquista (ma, come sempre, a scegliere erano le ragazze), specie estive, prima che i social network consentissero – come avviene per i ragazzi odierni – di tastare il terreno.
Ho stampato nella memoria – era l'estate del 1974 a Porto Maurizio – uno dei primi miei "lentacci" con una ragazza di Bergamo, Silvia, sulle note strazianti di "Bella senz'anima" di Riccardo Cocciante o penso ai "lenti" di quei tempi – al già citato "Galion" di Champoluc – con la suggestione della fluorescenza e dei bianchi sfolgoranti grazie alla "lampada di Wood" (c'era chi indossava appositamente solo una camicia bianca su abbronzatura d'ordinanza per creare un effetto fantasmagorico nel bianco dell’occhio e dei denti).
Il "lento" era attentamente soppesato anche nelle feste in casa, che allora si usavano molto con montaggio di impianti stereo e apparecchiature volanti con luci stroboscopiche. Al momento dovuto, dopo gli "shake" (altra definizione d'antan), partivano, come le frecce di Cupido, i "lenti" con illuminazione ridotta all'essenziale e tu, con il batticuore, partivi verso la ragazza oggetto delle tue attenzioni (dipendeva poi tutto dal «sì» all'invito e dalla successiva corrispondenza alla "stretta") e il "test" era appunto probante per un "flirt" (o "filarino").
Mio figlio Laurent, che è della generazione che verifica le possibilità sulle chat e evita così clamorose "facciate", vive un momento in cui dice in sostanza «beati voi, che vi divertivate più di noi» e mostra una qualche curiosità per la pratica, ormai in naftalina, del "lento".
Io naturalmente, nel tristemente polveroso terreno del "laudator temporis acti", riempio la nostalgia di particolari gustosi per farmi bello del glorioso passato. In fondo, però, lo compatisco davvero di non provare l'emozione del "lento".

Lacrime, sangue e bugie

L'incontro tra Napolitano, Berlusconi e TremontiLetti i giornali, alla luce dell'evidente scherzoso post quotidiano, non si può non tornare - e avrete pazienza se lo faccio, ma non vorrei dare l'impressione di essermi trasferito su Marte - sulla manovra economica.
Il Presidente Giorgio Napolitano, grande vecchio della politica italiana che vigila su di un Governo sempre più litigioso e diviso (ieri, scritto persino da "Il Giornale", quotidiano berlusconiano, Berlusconi e Tremonti hanno bisticciato al Quirinale nello studio del Presidente!), ha dettato la linea: fare in fretta.
Immagino che da Bruxelles abbiano sollecitato il Capo dello Stato al suo ruolo di "persuasione morale" sull'Esecutivo, che pareva propenso a far passare Ferragosto e, invece, dovrebbe esserci già oggi il Consiglio dei Ministri per l'approvazione dell'atteso decreto legge che sarà, come si dice sempre ormai in queste occasioni, ricordando una celebre frase di Winston Churchill, «lacrime e sangue».
Le ipotesi che circolano sono di tagli e sacrifici senza precedenti per la vastità dell'azione e pesanti senza alcun dubbio anche per i valdostani, che immagino che in larga maggioranza possano condividere il mio pensiero e cioè che per anni siamo stati presi per il naso sul fatto che «i conti sono a posto» per scoprire poi che siamo sull'orlo del precipizio. Le bugie hanno le gambe corte.
Fa sorridere che i giornali dedichino pagine e pagine ai particolari delle decisioni, mentre lo stesso ministro Giulio Tremonti abbia, in Parlamento, detto pochissimo con la scusa che «le Borse sono aperte» e con un tono irriverente verso le opposizioni che sembra stridere con gli appelli ad atteggiamenti "bipartisan".

Provincia di Aosta?!?

La prima targa automobilistica della 'provincia di Aosta'Se le agenzie di stampa non hanno sbagliato nel citare - da bozze in circolazione a Roma - le trentasette Province da sopprimere con meno di 300mila abitanti, speriamo che al Consiglio dei Ministri si accorgano che la "Provincia di Aosta" è già stata felicemente soppressa nel 1945.
Mi auguro davvero che la notizia, inquietante e ridicola allo stesso tempo, risulti una "bufala", anche se non mi stupirebbe, visto lo stato della situazione. Sarebbe un bel segno di rispetto per la nostra Autonomia speciale.
I nostri paesi penso, invece, che siano al riparo della soppressione dei Comuni sotto i mille abitanti grazie alla nostra competenza esclusiva, ottenuta nel 1993 con una modifica da me proposta allo Statuto e senza la quale saremmo stati investiti anche noi dai tagli. Ma nel resto della montagna italiana questa scelta avrà ricadute terribili.
Commenteremo meglio la Finanziaria e mi auguro solo che anche in Valle non ci siano timori o censure e che si faccia una bella comparazione fra promesse e fatti.

Chi non tace non acconsente

Un'esemplificazione del leader nazionale del PdlFra le ragioni che mi fecero dire di "no", nelle riunioni dell'Union Valdôtaine all'ingresso nella maggioranza regionale del PdL, c'era anche la considerazione che questa alleanza ci avrebbe indeboliti, rendendo imbarazzanti le critiche ad un "Governo amico" e si trattava, essendo un partito personalista, dello sdoganamento di Silvio Berlusconi in persona e poi i suoi esponenti locali ormai dominano la nostra scena politica senza alcun complesso, avendo tra l'altro imposto in Regione nientedimeno che una "cabina di regia" per prendere le decisioni importanti.
Chi mi ascoltò nei miei interventi può confermare che allora parlai anche delle bugie sulle reali condizioni finanziarie italiane sotto osservazione in Europa e non gioisco particolarmente di aver previsto i fatti e constato che le mani in tasca degli italiani sono state messe e i contratti con gli elettori stipulati in televisione si sono dimostrati "carta straccia".
Poiché «chi tace acconsente», io non acconsento e il giudizio politico sulla manovra non può avere sfumature e fa sorridere chi sostiene che va tutto inghiottito senza fiatare per spirito patriottico, perché la casa brucia. Ma l'incendio chi lo ha appiccato?
E' vero, invece, che ci vorrà qualche giorno, dopo aver visto il testo definitivo del decreto legge, per capire bene le ricadute plurime sul "sistema valdostano" delle scelte governative e non bastano formulette di salvaguardia di pure stile (apodittiche secondo la Corte Costituzionale, quando sono tipo: "Fatte salve...") per essere tranquilli. La specialità va difesa articolo per articolo e anche partecipando alle riunioni importanti a Roma.
Vedremo bene, più avanti, i contenuti puntuali.

Ennesimi tagli al carcere

La delegazione del Consiglio Valle in visita alla Casa circondariale di BrissogneNon so quante volte son stato in visita al carcere di Brissogne da quando sono un eletto e dunque nell'arco di quasi venticinque anni. Ci sono stato anche oggi con alcuni colleghi consiglieri, pensando a quanto dobbiamo essere grati a quella testa matta di Marco Pannella, che protesta da mesi - con tutti che lo applaudono per poi non fare niente - contro la disperata situazione nelle carceri italiane.
E' interessante seguire nel tempo la parabola di questa prigione - che vede pochissimi detenuti locali - sotto alcuni profili. Anzitutto la significativa popolazione carceraria, che testimonia, pur nell'assenza di un'eccessiva drammaticità, che anche da noi esiste il problema italiano di sovrappopolamento rispetto agli standard europei. Il secondo è la forte percentuale di extracomunitari che, oggi scesa al 63 per cento, resta sempre importante. Il terzo è l'emergenza sanitaria con Roma che ha impugnato la legge regionale di regionalizzazione del servizio, facendo una stupidaggine che ricade sulla salute dei carcerati che stentano ad avere cure e medicine.
Ma il punto cardine sono i soldi. La Finanziaria di ieri non taglia nell'edilizia carceraria vera e propria (senza nuove strutture tutto andrà in tilt), ma di certo riduce le spese correnti. Così mancheranno nelle carceri ancor di più i soldi per spese elementari e non c'è neppure da raschiare il fondo del barile, perché il barile non c'è più. Uno Stato che svapora.
P.S.: Putroppo che avessi ragione lo dimostra il fatto che, dopo la visita, è mancata l'acqua e lo stesso direttore ascrive i guasti all'impianto alimentato dai pozzi ai "tagli" delle Finanziarie.

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