July 2011

Anche i sardi si arrabbiano

Ugo Cappellacci e Silvio BerlusconiCi sono dei legami antichi fra la Valle d'Aosta e la Sardegna. Non solo per quella parte di storia comune sotto lo stemma dei Savoia, ma basta pensare a certe similitudini dei rispettivi Statuti d'Autonomia speciale o al fatto che un grande sardista come Emilio Lussu fu relatore alla Costituente del nostro Statuto o basta ricordare le pagine sulla Valle d'Aosta scritte dal sardo Antonio Gramsci o le discussioni sui rispettivi autonomismi che ho fatto più volte con il Presidente Francesco Cossiga, fierissimo di essere sardo.
Ho sempre lavorato con i sardi nei diversi ruoli che ho avuto, specie con i presidenti di Regione. Ricordo discussioni interessanti con Renato Soru e, al "Comitato delle Regioni", lavori in comune con l'attuale presidente, Ugo Cappellacci.
Mi colpisce perciò l'annuncio proprio di Cappellacci (e anche della Presidente del Consiglio, Claudia Lombardo) di voler lasciare il suo partito, il Popolo delle Libertà, per le continue violazioni del Governo Berlusconi dell'Autonomia speciale dell'isola.
A far traboccare il vaso alcune scelte in tema di trasporti marittimi, i ritardi nelle norme d'attuazione e l'impugnativa alla Corte Costituzionale di una norma sulle entrate e sui precari.
Una situazione interessante che si aggiunge - per fare un esempio di un'altra autonomia speciale - alle dichiarazioni del senatore sudtirolese Oskar Peterlini sul "processo lungo", ennesimo regalo al Premier e ai suoi guai giudiziari. Altro che accorciare i tempi dei processi!
«Dopo la sconfitta delle elezioni amministrative e del referendum il Governo continua a emanare leggi ad personam con un'arroganza incredibile».
Così Peterlini, che aggiunge: «ho ricevuto il mio mandato dai cittadini e lo userò contro questo Governo che, con la corruzione e gli scandali, infanga le istituzioni e provoca l'ira della popolazione contro la politica».
La genuflessione verso il PdL, cara ad alcuni esponenti politici valdostani, appare ormai isolata.

La montagna sullo schermo

Eloise BarbieriIeri, giornata niente male in un mese di luglio da dimenticare per le cattive condizioni del tempo, ho passato buona parte della giornata al buio. Con un evidente rimpianto per il paesaggio unico della conca del Breuil-Cervinia, che vista da "Les neiges d'antan", noto locale aperto dall'albergatore-artista Maurizio Bich (ora gestito dai figli), ha una visuale del tutto originale.
Ero al buio, come giurato, per vedere sette film partecipanti al "Cervino CineMountain - Festival internazionale del film di montagna" per la selezione di uno dei premi in palio per una rassegna originale, visto che è una specie di riassunto della cinematografia di montagna attraverso i vincitori di tutti i premi più importanti.
Le proiezioni (ormai sono dvd!) sono state interessanti perché hanno mostrato, pur nel campione ristretto, come l'alpinismo sia sempre più un affare commerciale (genere spedizione sull'Everest) oppure impressionante performance sportiva di grandi singolarità che battono record e stupiscono in parete.
Non è facile parlare della montagna attraverso il linguaggio cinematografico e televisivo senza scadere nello scontato o nel dêjà vu.
Tra l'altro sarà questo il tema di una serata da me presentata a Courmayeur, al Jardin de l'Ange, il 3 agosto con la regista Eloïse Barbieri.

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