July 2011

Scrivere a mano

Un'idea alternativa per le penne BicChissà che cosa ne penserebbe Marcel Bich, l'imprenditore francese di origine valdostana (in verità nato a Torino nel 1914), che, ottenendo i diritti di brevetto dall'inventore argentino-ungherese László József Bíró (morto in povertà), cui apportò delle migliorie, commercializzò nel mondo la "biro Bic", togliendo l'acca. Lo conobbi ad una festa a Châtillon, paese d'origine della famiglia (lasciò alla Regione il castello d'Ussel), quando era ormai anziano, prima della sua morte avvenuta nel 1994. Aveva riscoperto il piacere delle sue radici valdostane.
Da lui, svelto d'ingegno, mi sarebbe piaciuto avere un commento sulla progressiva scomparsa della scrittura a mano, sostituita da metodi - sempre più sofisticati - di scrittura elettronica, oggi lanciatissimi sui sistemi vocali.
Quando ho cominciato le elementari avevamo ancora il buco per l'inchiostro sul banco, oggi limito la scrittura manuale a firme, appunti veloci (se devo parlare a braccio) e compilazione di residui formulari cartacei.
Un cambiamento epocale su cui forse lo stesso Bich non indulgerebbe più di tanto e d'altra parte la commercializzazione di massa della sua "Bic" aveva seppellito i metodi precedenti di scrittura.

Il passeggino risciò

Il passeggino di Alexis e di altri colleghi...Leggo nel dizionario etimologico che il termine "passeggino" è stato usato, per indicare il mezzo di trasporto dei bambini piccoli, per la prima volta nel 1958, mio anno di nascita. Il precedente, ormai in disuso, era "carrozzina", che risaliva invece al 1887.
Fatto sta che il "passeggino" è davvero figlio del "boom economico" del dopoguerra e ha raggiunto livelli davvero sofisticati, come i "fuoristrada" che si incrociano lungo i sentieri durante le gite in montagna.
Osservo un fenomeno crescente, dovendo come padre attempato di un neonato frequentare il mondo che ruota attorno ai pargoletti. Si tratta dell'uso sempre più allungato del passeggino per bambini assolutamente in grado di camminare - che so di 5, 6 anni e talvolta di più - che sono spinti, come fossero clienti su di un risciò, da familiari stremati.
Nuova frontiera dei vizi e dei capricci, di cui ho più volte detto da questa mia pagina in cui ci siamo intrattenuti, con l'aiuto di alcuni frequentatori, sul degrado dell'educazione.
L'altra sera, con degli amici, discutevamo delle punizioni di certi maestri di una volta, talvolta con una vena di sadismo degna di miglior causa, ma perlopiù interpreti di un'educazione severa che aveva un suo perché.
Oggi ci sarebbero petizioni e denunce contro le "violenze".

Farniente

Manifestazioni contro la crisi in GreciaI rischi che l'Italia si trovasse in braghe di tela come la Grecia erano nell'aria da mesi. Situazione grave, sempre negata, che invece è servita come spauracchio per un'approvazione della Finanziaria così rapida da non avere precedenti nei lavori parlamentari. Caso esemplare di come la verità sia emersa senza che nessuno sinora abbia pagato le bugie precedenti.
Le grandi sconfitte della manovra sono le Regioni, che ne escono con le ossa rotte, come parabola finale di un decennio di retorica del «regionalismo ormai federalismo». Balle, purtroppo.
Male ne escono anche le "Speciali", come ben spiegato nel documento unitario delle Regioni e non solo dal sottoscritto. Per operare i "tagli" non si è tenuto conto delle procedure garantistiche degli Statuti speciali e nel nostro caso degli accordi recentissimi che avevano portato al nuovo "riparto fiscale" con norma d'attuazione, come conseguenza - negativa per le nostre finanze - del sedicente "federalismo fiscale". Ora si aggiungono ulteriori "tagli" e nuovi lacci e lacciuoli assai nocivi per la nostra Autonomia speciale, che esce umiliata per la mancanza di elementari principi d'intesa. Immagino che si dirà che «Tout va très bien, Madame la Marquise!», prendendosi questa nuova legnata con composta "nonchalance" o, come si dice sempre in francese, con un italianismo, nella logica del "farniente".

L'eccesso di canzoni in inglese

La location di Radio Italia in SardegnaNel club in Sardegna, dove sto vivendo gli ultimi scampoli di vacanza, trasmette in diretta, in questo mese di luglio, "Radio Italia".
Questa emittente, nata nel 1982 e sviluppatasi nella logica "solo musica italiana", è ormai una delle radio private di maggior successo in Italia. Da tempo prevede la ritrasmissione via satellite in alcuni Paesi con comunità italofone e con la diffusione sul web copre un potenziale pubblico nel resto del mondo.
In Francia dall'inizio degli anni Novanta, con successive modifiche di legge, nelle trasmissioni radio è necessario rispettare "quote" di canzoni e artisti francofoni per evitare un eccesso di invasività dell'inglese a salvaguardia della nota "diversità culturale". Anche se proprio ultimamente c'è stata una polemica sul fatto che le emittenti si concentrerebbero sulle poche hit in francese a discapito del resto della produzione.
In Italia nulla del genere è stato fatto dal legislatore e l'inglese, pur incomprensibile ai più, dilaga da anni nella radiofonia italiana con un'esterofilia talvolta risibile. "Radio Italia" è stata un antidoto nato dal mercato stesso e non imposto dal legislatore.
Per la salute del nostro francese in Valle e dello stesso francoprovenzale sarebbe interessante che le emittenti locali ("RaiVdA" lo fa nei ristretti spazi radiofonici a disposizione anche, per essere onesti, a seguito di obblighi convenzionali) si muovessero di più nella diffusione di autori valdostani e della vasta discografia francofona.

Dove il cielo è sempre più blu

Piazza Chanoux con la pioggia a luglioPossiamo raccontarcela come vogliamo, ma che il il tempo sia bello o brutto in una vacanza conta parecchio. E se bisogna scegliere si va, rubando l'espressione di un'ironica canzone del rimpianto Rino Gaetano, dove "il cielo è sempre più blu". A meno che, ovviamente, non si sia appassionati di trombe d'aria o monsoni.
Non ho la competenza per capire se i miei ricordi di estati senza nubi, magari con qualche temporale, in Valle d'Aosta e in Liguria - fra vacanze in montagna e al mare - corrispondano, rispetto ad oggi, ad una realtà scientifica di mutamento climatico. Magari sono i ricordi infantili e giovanili che rendono tutto bello, meteo compresa, nella memorie di allora.
Eppure certi periodiacci estivi di oggi mi sembrano davvero incidere molto sui successi del Nord e della zona alpina, compresa la sfortuna da fine settimana che, come una sorta di maledizione, colpisce con millimetrica puntualità il sabato e la domenica, facendo assurgere il lunedì in giornata di bel tempo fissa per un inspiegabile contrappasso da "travet".
Purtroppo non c'è nulla da fare di concreto, ma risulta interessante leggere che i grandi gruppi turistici, malgrado la "botta" attuale dell'Egitto e della Tunisia, continuino a costruire o a convenzionarsi con villaggi in Paesi esotici dove margini di guadagno e bel tempo vanno a braccetto.

Una difficile stagione

Classica immagine vacanzieraAgosto è in politica, da sempre, una sorta di "rompete le righe". Per cui immagino che Silvio Berlusconi non veda l'ora di traguardare gli ultimi spinosi passaggi parlamentari per giungere poi a settembre.
La logica del giorno per giorno ormai prevale e ciò è comprensibile, avendo ormai da tempo avviluppato i propri destini imprenditoriali all'avventura politica - comunque straordinaria, qualunque giudizio si dia - che cominciò all'inizio degli anni Novanta.
A dargli manforte nella filosofia di resistere ad ogni costo ci pensa l'opposizione che oscilla fra pensieri di collaborazione - «per il bene del Paese», come si diceva una volta - a fronte della grave crisi economico-finanziaria e vampate protestatarie in cui al Cavaliere non viene risparmiato nulla. L'oscillare del pendolo crea, a mio modesto avviso, una situazione di totale incomprensione nell'opinione pubblica cui sfugge la ratio del passaggi fra la logica istituzionale e la ghigliottina.
In questa sorta di vuoto pneumatico, una specie di apnea che crea ipossia, l'Italia vivacchia. E l'analisi compiaciuta di alcuni articoli di stampa sul "caso belga", dove da quattrocento giorni si vive bene con un Governo in «ordinaria amministrazione» per l'incapacità di formare un nuovo esecutivo per le liti fra fiamminghi e valloni, sembra preludere ad una stagione in cui anche da noi si possano allegramente buttare a mare i politici, in quel tutt'uno di "casta" che va preso con le pinze perché qualunquismo e populismo partoriscono mostri. Ma chi lo dice, ammonendo di non fare di «tutta un'erba un fascio», risulta sgradevole difensore dell'indifendibile e della corporazione cui appartiene.
A ben vedere una situazione confusa e nebbiosa che preoccupa.

I celebri "tagli"

"Tagli": questa la logica, davvero ossessiva, di questi ultimi anni.
Arrivati all'osso, resta poco da sgranocchiare e bisogna fare attenzione perché se è vero che alcuni Stati rischiano la bancarotta, altrettanto vero è che alcuni eccessi di abbandono del "sociale" fanno cadere quei vincoli di coesione senza i quali siamo allo sfascio.
In attesa della grande riforma, quella federalista (vera e non d'etichetta), che porterebbe vantaggi e responsabilizzazione, mi limiterò ad alcune proposte per alimentare un dibattito che sta a cuore a molti.

Un voto per l'arresto

Alfonso Papa alla CameraGran botta alla Camera per Silvio Berlusconi con il "sì" (319 contro i 293 "no") all'arresto di Alfonso Papa. La scelta tattica dello scrutinio segreto si è dimostrata un boomerang ed il voto ha una evidenza politica che va al di là del caso in esame.
Con poche eccezioni - su fatti di evidentissima gravità - la Camera si è sempre dimostrata restia a concedere un arresto, considerandolo un fatto straordinario. Io, ad esempio, nei molti anni a Montecitorio non lo avevo mai visto.
Ma questa volta il segreto nella votazione elettronica aveva un bersaglio: il Governo, schierato a favore di Papa, con una sola scelta di diversità che la Lega ha voluto dimostrare nel concreto, dopo un certo batti e ribatti alla vigilia.
Ora cosa capiterà? Nulla.
Il Premier, come ho già scritto, cercherà di tirare avanti. Certo è che anche altri voti hanno dimostrato che chi chiede di andare al voto ha delle valide ragioni per chiederlo. Ma l'estate incombe in questa fine travagliata di uno stagione politica che non assicura per ora delle svolte.
Certo chi crede in una lunga durata del berlusconismo arrischia davvero la sua scommessa o, più semplicemente, ci spera.

Stare molto attenti

Pericoli in arrivo?Dopo tanti anni di politica, si sviluppa una specie di sesto senso in determinate circostanze. Attorno alla questione dei "tagli della politica" si riapre la discussione (di cui mi occupo io stesso nel "Calepin" qui a fianco) su dove adoperare le forbici.
Le più a rischio, con un referendum all'orizzonte dei finiani, restano le Province, la cui inutilità è preclara. A rischio sono anche i Comuni più piccoli - ricordo che un tempo si immaginò come soglia per la soppressione quella dei cinquemila abitanti! - e da questo punto di vista la nostra competenza statutaria in materia non dovrebbe preoccuparci, ma dovrebbe comunque spingere sull'acceleratore della razionalizzazione e della gestione comune dei servizi nei Comuni "polvere" (come vengono definiti gli Enti locali minuscoli).
Ma l'impressione che più colpisce è questo discorso ripreso in queste ore (ad esempio dal presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ma anche da autorevoli leghisti, come il presidente della Provincia di Varese, Dario Galli) della riduzione drastica delle Regioni con l'accorpamento a quelle viciniore delle Regioni più piccole.
E' vero che noi siamo tutelati da norme di rango costituzionale e che oggi - di fatto - sul nostro status esiste anche un ruolo eventuale di tutela dell'Unione europea, ma bisogna fare attenzione all'aria dei tempi e non sottovalutare certi rischi.
Quando ero deputato, partecipai in prima persona alle discussioni sulla riscrittura dell'articolo 116 della Costituzione, quello che sancisce la "specialità", e vi assicuro che determinati timori non si dimostrarono già allora niente affatto infondati.
E' vero che ormai si profilano le elezioni politiche anticipate e non sarà questo Parlamento ad occuparsi di "grandi riforme", ma è bene stare molto attenti al dibattito in corso.

Un libro istruttivo

Elena LoewenthalQuando esci da un ospedale, il sentimento per tutti - se stai bene in salute - è sempre lo stesso: una sorta di sospiro di sollievo e la considerazione, quasi un fioretto, di non lamentarsi della quotidianità di fronte ai possibili orrori della malattia.
Esiste questa rimozione della malattia: come camminare in punta di piedi per non svegliarla e ognuno ha i suoi modi per esorcizzarla quando c'è un dolorino o all'indicazione del medico di fare delle analisi. Così come mi sento terribilmente imbranato nella visita ad un amico malato alla ricerca della parola giusta.
Ecco perché una delle letture estive, periodo in cui magari c'è più tempo per qualche libro, mi ha colpito: l'insieme dei racconti di Elena Loewenthal (qui ho raccontato la storia del papà partigiano in Valle) sotto il titolo "La vita è una prova d'orchestra" dell'Einaudi.
Non è un libro facile proprio per la premessa che ho fatto. Si parla infatti delle malattie e i ringraziamenti dell'autrice - messi all’inizio e non alla fine - sono già il segno di cosa seguirà. E quel che segue sono le storie di una ragazza inchiodata nel letto come un vegetale dopo un incidente, dell'attesa di un rene per i dializzati, del lavoro negli ospedali e della scelta dei volontari, della vecchiaia e del cancro, così come di altre malattie. Forse un pugno nello stomaco, costruito con quella minuzia che la Loewenthal ha sempre mostrato nei suoi romanzi.
Una scelta istruttiva, come dice una frase della scrittrice: «Nella malattia, dentro la vita».

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri