May 2011

Pioggia benefica

Il fumo dai boschi di Saint-DenisNon bisognava essere Nostradamus per capire del grave rischio incendi che gravava sulla Valle per via della siccità.
L'altro giorno comparavo ad occhio la portata del Ru d'Arlaz sulla collina fra Saint-Vincent e Emarèse ed era evidente la diminuzione fra lo stesso periodo del 2010 e quest'anno: c'è davvero da preoccuparsi per l'arsura che rischia di assetare la Valle. Poi ieri, partendo da Saint-Denis ma diffondendosi in una zona assai impervia ma arrivando nei pressi di case (due purtroppo sono andate distrutte), si era sviluppato un grosso incendio che si era fatto minaccioso con una gigantesca nuvola di fumo. Sarà interessante capire, nell'accurata casistica del grande esperto di incendi valdostano Giancarlo Cesti, quali siano le origini del rogo.
Poi, caso fortunato, la natura ha disposto una bella pioggia battente sull'incendio limitandone la diffusione e sulla nostra montagna riarsa che rifiorirà dopo quest'acqua attesa e benefica.
Oggi il primo che mi dice «piove!» con aria sconsolata si beccherà una mia ramanzina.

Aspettando i cambiamenti

I grandi del mondo durante la passeggiata dopo il G8Il "siparietto", ieri a Deauville durante il "G8", di Silvio Berlusconi si commenta da solo. Il Presidente del Consiglio, in assenza di colloqui bilaterali (gli Stati Uniti non glielo avrebbero proprio concesso) e questo la dice lunga sull'isolamento internazionale dell'Italia, ha tentato un breve dialogo - rivelatosi un monologo - con il Presidente americano Barack Obama sulla «quasi dittatura» dei giudici di sinistra in Italia.
Un riferimento che in quella sede c'entrava come i cavoli a merenda e la reazione silente del suo interlocutore - con una faccia imbarazzata da manuale di mimica facciale - non ha bisogno di commenti e conferma come per Berlusconi sia sempre più imbarazzante sedere in certi tavoli.
Nel mio piccolo di alcuni ambienti europei, nel breve volgere di pochi anni verso di lui si è passati dalle battute generalmente scherzose e canzonanti per questo personaggio "impolitico" a un imbarazzo che si è trasformato in costernazione fino ad una manifesta ostilità.
Avevo cercato di dirlo ai miei compagni di partito in occasione dell'embrassons-nous con il partito berlusconiano in Valle, ma la realpolitik degli "sghei" (quattrini) aveva avuto il sopravvento e se sul tema ero egualmente intervenuto in Consiglio Valle è perché la spregiudicatezza, comprensibile nelle alleanze politiche, si deve fermare sulla soglia della decenza.
Per cui, di fronte a certe derive che preannunciano chissà quali rivolgimenti se non subito in un tempo ragionevole, mi sento a posto con la mia coscienza o, più semplicemente, in armonia con le mie convinzioni.

L'arresto di Mladic

L’Europa, intesa come Unione europea, resta attrattiva e non a caso, sulla soglia dell’ingresso, ci sono la Croazia e l'Islanda (della Turchia per ora non si parla più).
Ma anche la Serbia accarezza l'idea di proseguire le procedure per rientrare in uno dei prossimi "allargamenti" nel quadro del processo d’integrazione europea.
Ma esisteva un blocco da parte dell’Unione europea, che trovava insopportabile che i serbi nascondessero il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, ricercato con l’accusa di genocidio per l'uccisione di migliaia di musulmani nel luglio del 1995 a Srebrenica.
Detto fatto: dopo quindici anni di protezione, Mladic è stato arrestato ieri e verrà finalmente processato e questo consentirà alla Serbia di aprire, senza più questo grosso problema politico irrisolto, le trattative con Bruxelles.

Caleidoscopio 31 maggio

Roberto Giacobbo alla libreria 'Mondadori' di AostaL'ultima puntata di maggio del magazine radiofonico del martedì di "Rai Vd'A", condotto da Christian Diémoz, si apre nel segno con l'intervista al giornalista, conduttore e autore televisivo Roberto Giacobbo, che ha legato indissolubilmente il suo nome a trasmissioni nel segno del mistero e talvolta del sensazionalismo.
Quindi daremo spazio alle auto d'epoca assieme ad Antonio Giornetti, presidente del Club Auto Moto d'Epoca Valle d’Aosta ("Cameva" in acronimo), che ci parlerà della prossima edizione della gara storica di auto "Aosta - Gran San Bernardo".
Michela Ceccarelli, nella sua rubrica, svelerà i contenuti di un libro sulla "Vecchia Valle d'Aosta" realizzato dal professore di scuola superiore Maurizio Bal.
Infine, Diémoz in "Un libro, un disco" recensisce "Inseguire la vita" di Maria Pia Acanfora, una testimonianza molto toccante di una madre che si trova di fronte alla tossicodipendenza del figlio, pubblicata dalle "Edizioni Vida".
Appuntamento alle ore 12.35 circa su "Radio1". Mancheranno due trasmissioni alla pausa estiva.

Andar per cantine

Calici di vino"Cantine aperte", con numerose possibilità di visita e degustazioni in cantine valdostane, consentirà agli amatori del vino di verificare i progressi della nostra piccola viticoltura.
Credo che sia sotto gli occhi quanto è avvenuto in questi decenni. Mi segnalava a questo proposito un amico i festeggiamenti per il "Doc" di Donnas, il primo vino valdostano ad ottenere quarant'anni fa la denominazione e dunque possiamo dire che proprio quello potrebbe essere considerato un momento simbolico di riscatto.
La logica è quella del passaggio dall'autoconsumo al mercato.
Un mercato sempre più difficile e saturo in cui la qualità - o forse, ma parlo di me stesso, il rapporto fra qualità e prezzo - conta moltissimo a fronte di un riscaldamento climatico che crea nuove zone di produzione.
L'Europa vigila sul crescente surplus e il tentativo di creare eccezioni per le produzioni montane è nobile a condizione di non allargare troppo le zone, perché criteri di perimetrazione di manica larga possono danneggiare i "veri" vini di montagna.
Ma lasciar spazio al mercato vuol dire anche essere coscienti che certi aiuti al settore - mi riferisco alle cooperative - rischiano di piacere sempre meno a Bruxelles e dunque bisogna consentire ai privati desiderosi di affermarsi di fare la loro strada.

Quei gusti...

Una bancarella di frutta frescaOggi e in tutte le stagioni la visita a un negozio di frutta e verdura o ad un analogo reparto di una grande o media distribuzione offre una varietà di scelta un tempo impensabile. Il mercato globalizzato consente di superare la stagionalità dei prodotti e finisce per essere solo una questione di prezzo.
Poi naturalmente su come l'aspetto corrisponda al gusto si potrebbe a lungo disquisire, perché i sapori non si inventano e certi rimpianti sono giustificati e pure la legittima ribellione agli eccessi del consumismo.
D'altra parte ho avuto la fortuna di essere della generazione degli orti sotto casa e della frutta stagionale. Ho una specie di mappa mentale di dove trovavo fragoline e i mirtilli di bosco, le more e le ciliegie...
Mi è rimasta l'abitudine, pensando alle lunghe estati passate ad Imperia in cui mi capitava usualmente di andare al mercato all'ingrosso dei fruttivendoli, di guardare - se li trovo - mercati e mercatini nei Paesi che ho visitato.
Si capiscono un sacco di cose.

Elogio della puntualità

Orologio d'antanE' sempre molto difficile distinguere che cosa nei nostri comportamenti sia frutto dell'apprendimento e dell'influenza dell'ambiente culturale che ci circonda e che cosa sia  portato indelebile del patrimonio genetico che ci imbeve come eredità. E' probabile che sia un mix difficile da distinguere.
Ci pensavo rispetto alla puntualità, pregio - ma sarà poi tale? - che mi riconosco. 
Mi raccontava il rimpianto Laurent Ferretti, pozzo inesauribile di racconti della "vecchia Aosta", che gli abitanti del Borgo regolavano l'ora al passaggio mattutino di mio nonno René (1867-1948) che si recava all'Ospedale Mauriziano di cui era direttore amministrativo, dopo il forzato collocamento a riposo dalla carriera prefettizia imposto dal fascismo. Mio papà mi ha trasmesso o appunto solo assecondato la medesima disciplina da lui ereditata, che comporta un vivo disagio in caso di ritardo.
Così nella Roma della politica mi sentivo sempre un po' fesso, essendo la puntualità mitigata di default da alcuni minuti di ritardo, mentre a Bruxelles si oscilla fra la logica stringente del Parlamento europeo (se hai un minuto di intervento in aula e "sfori" viene staccato il microfono) e la conduzione delle Commissioni in genere a seconda della nazionalità. Succedetti ad un greco alla presidenza di Commissione, che aveva instaurato il quarto d'ora accademico per l'inizio dei lavori e io riportai subito la puntualità e questo suscitò il vivo disagio - con grottesca richiesta di parola sul punto («come mai iniziamo in orario?») - dei colleghi greci!
E da noi in Valle? In Consiglio Valle ci si attiene abbastanza all'orario, mentre nelle manifestazioni e negli incontri si assiste ad un lassismo generale, come se il ritardo fosse già insito nell'invito, segnalando in sostanza un orario di inizio che già si sa verrà derogato.
Una complessiva perdita di tempo...

Primi pensieri a caldo

Giuliano FerraraSi accelera la fine del berlusconismo, dopo l'esito elettorale. Anche se non penso sarà un'uscita banale e il periodo si preannuncia come travagliato.
Il nervosismo delle scorse ore, a dispetto degli appelli alla calma e dell'ostentazione di sicurezza, era la dimostrazione di un lavorio sotterraneo con punte di iceberg ben visibili, come gli articoli assai esemplificativi di Giuliano Ferrara.
Lo "spin doctor" a corrente alternata del Premier dice cose sgradevoli ma veritiere. Quando un leader diventa scomodo - fenomeno improvviso a dispetto spesso delle previsioni - è un "fuggi fuggi" che rende solo il "capo". Così, nel caso in esame, per la prima volta nel centro-destra si è cominciato a discutere del "dopo" con scenari del genere direttorio per la gestione del PdL o addirittura di primarie per la scelta della leadership per le elezioni politiche del 2013.
Ma la più grande incognita resta il malessere leghista e le due anime della Lega, quella filogovernativa e quella movimentista per ora regolata da Umberto Bossi in persona. Anche questo è destinato a finire in un periodo ragionevole.
Il centro-sinistra gioisce e dopo molte batoste è comprensibile, ma «se Atene piange, Sparta non ride», perché lo stato di agonia della politica italiana rischia di non avere confini troppo precisi.
Commenteremo meglio nelle prossime ore (appuntamento su "Top Italia Radio"domani, martedì 31, alle ore 9.15). Ma, intanto, posso ricordare che, rispetto al berlusconismo e al flirt con l'UV che qualcuno in Valle ha sponsorizzato, lo avevo detto?

La transizione

Silvio BerlusconiSilvio Berlusconi sapeva perfettamente della sconfitta che lo aspettava. Chi come lui adopera da sempre i sondaggi anche questa volta li aveva in mano, forse non esattamente rappresentativi della débâcle, vista la faccia terrea - malgrado il fondotinta - che esibiva nel viaggio ufficiale in Romania.
In un Paese normale, dopo aver lui stesso trasformato queste amministrative in un test politico per il Governo, questa mattina il Premier salirebbe al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni, avendo ripetuto per anni, in modo ossessivo, che «gli italiani mi vogliono!».
Ma questo non avverrà e anzi Berlusconi, come una belva ferita, si prepara a "resistere, resistere, resistere". In un clima di veleni e di congiure di Palazzo, di cui è ricca la storia italiana, i Ministri leghisti hanno gridato la loro fedeltà, sordi agli appelli dei loro iscritti che ho sentito ieri con le mie orecchie su Radio Padania (resta da capire se sarà davvero così...).
Berlusconi prova a rimanere in piedi e cercherà in tutti i modi di raccattare i voti per la difficile fiducia alla Camera con un'ultimo sforzo per accontentare i "responsabili" (mai definizione è stata così sbagliata, trattandosi di mercenari trasformisti).
Triste deriva, l'ennesima ma ormai l'ultima, per Silvio Berlusconi che teme che per lui e le sue fortune imprenditoriali e patrimoniali - che fu già la ragione del suo ingresso in politica - tutto possa finire perché travolto da uno tsunami.
Speriamo che la transizione verso un rimescolamento molto forte della politica italiana, con cui la stessa Valle dovrà fare i conti per gli accordi in essere della maggioranza che governa la Regione con parte dell'establishment berlusconiano, non duri troppo.

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