May 2011

Una candidatura scricchiolante

Una panoramica di DurbanLe Olimpiadi invernali del 2018 saranno assegnate il prossimo 6 luglio a Durban. La tedesca Monaco di Baviera, la francese Annecy e la sudcoreana PyeongChang (la favorita con un budget stratosferico) hanno partecipato in queste ore al "Comitato Cio" a Lausanne per aggiornare le loro candidature in vista della decisione finale.
La candidatura dei nostri vicini francesi è stata seguita in Valle con scarso interesse. Va detto che la "corsa" ai Giochi Olimpici è stata caratterizzata da mille problemi e da una crescente tiepidezza, se non contrarietà, delle popolazioni interessate.
Ricorda - come esempio - Gurvan Le Guellec su Le Nouvel Observateur :"Le maire de Chamonix, Eric Fournier, en "abominable pragmatique" peu sensible à la poésie olympique, a dû taper du poing sur la table pour ne pas hériter d’un stade de slalom, aménagé sous l’aiguille du Midi, en pleine zone boisée et avalancheuse. Et il s’en est fallu de peu (d’une manif d’agriculteurs en l’occurrence), pour que le village olympique dévolu aux skieurs alpins ne soit pas édifié sur les dernières terres agricoles de la vallée du Mont-Blanc, pourtant cruciales au maintien du pastoralisme".
E le conclusioni dell'articolo sono altrettanto interessanti: "La montagne française a besoin d’un grand débat. A-t-elle besoin de jeux olympiques? Pour la fête, le rêve, l’émotion, oui peut-être. Pour se développer durablement, on peut en douter".

Parlare con la Lega

La Lega è un interlocutore politico. Il fatto che in Valle d’Aosta non abbia mai sfondato è fenomeno facilmente comprensibile, che non cambia la realtà di un movimento politico "giovane", che ha finito per contare persino di più dei voti che ottiene nel delicato equilibrio di sopravvivenza politica del PdL e dunque di Silvio Berlusconi.
La "Lega Lombarda" nacque, come noto, su spinta di Bruno Salvadori, che conobbe un giovane Umberto Bossi, che venne fulminato dalle idee federaliste in un ambiente politico lombardo che aveva tagliato ogni rapporto con la prestigiosa storia del "suo" federalismo, specie dopo la scomparsa del nobile Partito d'Azione, "ucciso" nel periodo della "guerra fredda" dal rozzo scontro fra DC e PCI.

Cabina di regia

Altre cabineLeggo con interesse che nella politica valdostana nasce un nuovo soggetto, la "cabina di regia", di cui faranno parte il presidente della Regione e i capigruppo di maggioranza del Consiglio.
Si tratta di un organismo nuovo, la cui definizione è stata usata in passato in "burocratese" per indicare a diverso titolo la nascita di piccoli gabinetti ("cabina" e "gabinetto" hanno la stessa origine linguistica), non intesi naturalmente come "cesso" o "vespasiano" ma come gruppo ristretto di decisori.
Immagino che "regia", oggi termine applicato normalmente ai film e ai programmi televisivi come coordinamento dello spettacolo, sia da intendere qui, onorando il bilinguismo, con il termine francese di "régie", che in francese appunto vuol dire la gestione di un'impresa di interesse pubblico e con una logica estensiva si giunge fino ad una Regione autonoma.
Anche se lo Statuto speciale non pare dar vita a questa struttura, la sua nascita va egualmente salutata con interesse e la paternità penso vada data al PdL valdostano che, malgrado questa settimana non sia stata brillantissima per il partito di Berlusconi dopo l'esito delle elezioni amministrative, deve aver riflettuto in Valle sul fatto che, almeno in ambito locale, la miglior difesa è l'attacco.
Nata come operazione di allargamento della maggioranza per rendere più solidi i numeri in Consiglio e anche per la ricca dote che la sposa avrebbe portato in dono, l'attuale compagine della maggioranza regionale - in risposta alle accuse dell'eccesso di burocratizzazione - crea una nuova, seppur informale, struttura. Buon lavoro.

Caleidoscopio 24 maggio

Daniele De GiorgisEccoci alla locandina di "Caleidoscopio", giunto alla trentasettesima puntata del magazine del martedì di "Radio Rai Vd'A", condotto da Christian Diémoz che in premessa indaga nella storia la stessa data di trasmissione scorrendo annali in Italia, nel mondo e ovviamente in Valle.
All'inizio un tema importante con l'intervista a Roberto Natale, presidente della "Federazione nazionale della Stampa italiana", che si esprimerà sulla libertà d’informazione.
E’ poi la volta di Daniele De Giorgis, giovane sindaco di Lillianes ed autore del volume "Noire – Autobiografia di un disastro" dedicato all'alluvione del 2000, cui abbiamo chiesto, a raffronto con quei fatti, della sua esperienza di amministratore.
Michela Ceccarelli, nel suo spazio di trasmissione, dirà di alcune pagine lette durante il festival "Babel" (in particolare un inedito di Fabrizio Zoja), mentre "Un libro, un disco" è dedicato a "Anuk" di Enrico Camanni e Daniele Ollier, in libreria per l'editore "Liaison".
Inizio alle ore 12.35 circa su "Radio1", ricevibile in tutta la Valle d'Aosta.

Sui referendum

Alcune papere su un corso d'acqua valdostanoIn attesa che il mio Movimento politico decida sui referendum (meglio tardi che mai), non ho problemi ad esprimermi in vista del 12 e 13 giugno.
Sappiamo che resteranno tre quesiti, dopo il prevedibile stop della Cassazione a quello sul nucleare, "tatticamente" evitato dal Governo con una moratoria decisa proprio per evitare il "sì" popolare al blocco di ogni progetto di centrale atomica (per poi - così è stato detto da Silvio Berlusconi in persona - ripensarci (sic!) quando sarà finita l'ondata emotiva causata da Fukushima). E poi l'afflusso alle urne sul nucleare, garantendo il quorum che rende valida la consultazione, avrebbe impallinato quel che resta dello scudo del "legittimo impedimento" pro Premier con un referendum cui - primo mio "sì" - sono favorevole.
Veniamo ai due referendum legati al tema dell'acqua, che sono, primo quesito, "modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica", mentre il 
secondo è sulla "modifica della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito".
Attenzione a chi dice: «cosa c'importa di questi referendum, visto che all'articolo 2 del nostro Statuto d'autonomia fra le competenze primarie della nostra Regione autonoma c'è la lettera "m" che cita "acque pubbliche destinate ad irrigazione ed a uso domestico"» e che ho difeso anche alla Camera.
Verissimo, ma il referendum si occupa, con queste due iniziative, soprattutto di materie concernenti la "concorrenza", materia esclusiva in capo allo Stato, smontando di fatto - se si raggiungesse il quorum e vincessero i "sì" - anche quella sentenza rischiosissima per noi della Corte Costituzionale (la 325 del 2010) rispetto all'assetto interamente pubblico che la Valle si sta dando in nome della non "rilevanza economica" dell'acquedottistica e della gestione dell'acqua nel nostro territorio montano.
Una non "rilevanza economica", basata su una decisione che la mia Giunta assunse con forte senso di responsabilità, che la Corte, seguendo le norme comunitarie, considera però - non occupandosi di noi, ma formulando un indirizzo generale - del tutto eccezionale in relazione ad un servizio di interesse economico generale qual è l'acqua.
Giuridichese? No, assolutamente. Ne va della qualità e del prezzo di una risorsa come l'acqua sul nostro territorio, il cui impiego ha plasmato parte della "civilisation valdôtaine". Per questo voterò favorevolmente.

Tagliare i Ministeri anziché spostarli

il ministro Giorgia MeloniL'idea che i milanesi si impressionino, in vista del ballottaggio per le elezioni comunali, per lo spostamento a Milano proposto dalla Lega, di due Ministeri dimostra un'evidente ingenuità.
La Milano di oggi, erede di una storia profonda e di un grande patrimonio culturale, credo che se ne faccia un baffo di "scippare" a Roma due carrozzoni burocratico - amministrativi.
Peraltro, per quanto la delocalizzazione o, se preferite, il decentramento di strutture statali in modo "stellare" in tutta Italia possa avere un suo perché, il federalismo "vero" i Ministeri li chiude perché ad occuparsi di certe materie o è inutile o spetta alle Regioni.
L'esercizio è semplice: si posso sopprimere un certo numero di Ministeri senza conseguenze. Possono essere chiusi senza alcuna ricaduta: "Riforme per il Federalismo" (Ministro Umberto Bossi), "Attuazione del Programma di Governo" (Ministro Gianfranco Rotondi) e "Semplificazione amministrativa" (Ministro Roberto Calderoli).
Esempio di inutilità sono il Ministero della Gioventù (Giorgia Meloni), mentre erano stati soppressi con referendum sia il Turismo (rinato per dare una poltrona a Michela Brambilla) che le Politiche agricole (ora affidato al... "responsabile" Saverio Romano) e dunque si possono far sparire senza problemi ed anche il Ministero della Salute (Ferruccio Fazio) si occupa di materie regionali o comunali.
Ma "potature" non ce ne saranno, anzi aumenteranno ulteriormente i Sottosegretari!

Fra dolore e gioia

Chiara Sciarrini, la mamma della povera ElenaLa vicenda di Teramo della piccola Elena, la bimba di due anni "dimenticata" in auto per ore dal papà - convinto di averla lasciata all'asilo - e morta per i danni così causati, colpisce specie per la dinamica chiunque abbia figli o nipoti.
Si discute del perché sia avvenuto, pensando certo al dolore indicibile della bimba, già ben presente a quell'età, e lo strazio della famiglia, anzitutto il padre di certo roso da tremendi sensi di colpa e "perdonato" dalla mamma in uno straziante messaggio in televisione.
I genitori hanno accettato la donazione di organi della loro figlia: un gesto nobile e importante, che consente con qualcuno che la perde di dare la vita a malati in lista d'attesa in una "staffetta" fra vita e morte che è segno di civiltà.
Ma proprio dicendo di civiltà e di rispetto delle regole sia chiaro che la legislazione vigente in Italia, di cui sono stato uno degli autori, obbliga all'anonimato nel rapporto donatore - ricevente per tutta una serie di ragioni di buonsenso.
In Italia questo obbligo purtroppo non si applica ed è non solo una violazione di legge ma anche un errore perché nel gesto di dare e di ricevere ci sono ovvie ragioni di privacy e di intimità in un incrocio che turba fra il dolore di una perdita e la gioia per una speranza contro la malattia.

Pensieri in libertà

Schede elettorali durante lo spoglioQualcuno ha commentato che il mio atteggiamento rispetto ai recenti esiti elettorali sia stato stato quello di un uomo "felice". Il termine è sinceramente inadatto per una serie di ragioni.
La prima: mi interessa poco di ridurre tutto nell'essere pro o contro il berlusconismo e chi mi segue conosce ormai le mie idee. Saranno i tempi della storia a darci un giudizio compiuto di un'avventura politica ormai al capolinea. Rispetto ad una situazione di "paralisi" italiana e una sua immagine ormai grottesca, se qualcosa si muove è bene esserne lieti. Non penso che siamo ad un punto d'arrivo, ma semmai in prossimità di un punto di partenza ricco di sorprese e rimescolamenti. E' positivo prenderne coscienza anche in Valle dove in troppi sono silenti sul tema.  
La seconda: da tempo ritengo che la politica non debba mai avere la presunzione di perseguire la felicità. Basta e avanza il "buon Governo" e avere progetti seri per il futuro contro il "tiriamo a campare". Il tasso d'odio inutile che imbeve il confronto politico italiano è illogico e comporta una spesa eccessiva di energie e un accecamento rispetto ai veri problemi da affrontare.
Terza ragione: che sia chiaro che non esiste per me - fuori dalla Valle d'Aosta, che resta il mio interesse primario senza logiche di chiusura - un'adesione a questo o a quello schieramento politico. Ciò non esclude alleanze, simpatie, affinità e la considerazione che un disastro in Italia ci condurrebbe alla rovina, perché lo scudo protettivo dell'autonomia speciale non è sufficiente. Ma fare sistema e dare coesione alla nostra comunità è una precondizione per essere forti nelle difficoltà e ciò presuppone un dialogo e non - anche in questo caso - il silenzio.

Aspettando la Finanziaria

Una delle sedi di 'Standard and Poor's'Sui giornali esteri la notizia del "declassamento" dell'Italia della grande società di rating "Standard and Poor's" ci ha fatto subito mettere in graduatoria fra i Paesi, come la Spagna, che a causa della loro situazione di Bilancio - specie del debito pubblico - rischiano grosso.
Quando scrivevo qui sotto dei rischi che il "sistema valdostano" potesse essere travolto dal crollo dell'Italia, fra crisi economica e credibilità della politica, ai minimi storici mi riferivo anche a questo.
Personalmente trovo però che si continui a sottostimare il vero problema per l'Italia e di riflesso per il sistema di democrazia locale italiano. In passato la vera batosta sui bilanci regionali e sulla reale possibilità di spesa delle Regioni è arrivata dalla rigida interpretazione, spesso anche di comodo come copertura ai "tagli", del "Patto di stabilità" di origine europea. Due mesi fa, questo "patto" è stato arricchito da un accordo draconiano sulla "governance economica", il cui impatto "lacrime e sangue" sulle finanze pubbliche è stato calcolato in queste ore dalla Corte dei Conti con conseguenze devastanti sui tagli e sui risparmi che incideranno anzitutto sullo Stato sociale.
Parlando di questo nuovo accordo al "Comitato delle Regioni", avevo notato come in nessun modo questa intesa fosse stata preceduta da una reale concertazione con il sistema autonomistico europeo a dimostrazione di un'inquietante mancanza di applicazione del tanto citato principio di sussidiarietà.
In soldoni la riforma del "Patto di stabilità" (che doveva essere, a ben vedere, «di stabilità e di crescita») prevede meccanismi di rientro dal debito pubblico che - senza essere dei chiromanti - apparirà nella ormai solita Finanziaria estiva, di cui ora non si parla perché inciderebbe sull'esito dei "ballottaggi" nei grandi Comuni.

Fra il serio e il faceto

Il mitico 'Beta'Sarà il fatto che il passato è sempre più ridente del presente o esiste davvero una reale possibilità che gli adolescenti odierni siano un pochino più imbranati - a dispetto della vulgata che vorrebbe esattamente il contrario - di quanto fossimo noi quando avevamo la loro stessa età?
L’interrogativo si pone osservando - spero che non sia un'impressione solo soggettiva - l'approccio verso il motorino a quattordici anni. Le cose per me, nella primavera del 1973, andarono così: compiuti i quattordici anni alla fine dell'anno precedente cominciai (non c'era bisogno del patentino e neppure mettevamo il casco…) a pressare mio padre in vista dell'estate successiva, sostenendo che senza il cinquantino ero un uomo morto. I patti furono: «tu non ti fai rimandare e io ti compro la moto che vuoi», vale a dire il mitico "Beta 50 cross".
Venni rimandato e - me l'ero cercato - passai mogio mogio gli ultimi giorni di scuola, sino a che dopo il pranzo di classe (penso svoltosi a Busseyaz) rientrai a casa, dove mio padre mi fece l'incredibile sorpresa di regalarmi egualmente il motorino. Una sorta di incancellabile lezione morale.
Nessuno dei due miei figli adolescenti, Laurent che viaggia verso i quindici anni e Eugénie che si approccia ai quattordici, pare interessato a prendere il "patentino" e ad avere il motorino e questo crea in me un vero e proprio attonimento.
Per me il motorino aveva un significato principale: accrescere la mia indipendenza e questo di fronte al fatto oggettivo che mai i miei genitori mi avrebbe scarrozzato avanti indietro in macchina per le mie necessità.
Dunque più colpa nostra che li viziamo che loro. Ma certo che, maledetta nostalgia, aggirarsi con il vento nei capelli...

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