May 2011

Caleidoscopio 10 maggio

Alessandra FulginitiLa prossima puntata del contenitore radiofonico del martedì di "Rai Vd'A", condotto in studio da Christian Diémoz, si apre con l'intervista a Alessandra Fulginiti, rappresentante del gruppo di imprenditori che, qualche anno fa, ha dato vita a "Valgrisa", società che si ispirata da alcuni anni alla secolare tradizione d'abbigliamento in Valle con l'uso significativo di prodotti locali.
Sarà poi la volta di Meo Déanoz, appassionato cercatore di minerali, che ripercorrerà le opportunità offerte dalla nostra regione in questo settore, partendo dalla sua esperienza personale.
Michela Ceccarelli approfondirà la figura di un medico impegnato a far fronte all'emergenza sanitaria derivante in Afghanistan, mentre "Un libro, un disco" sarà dedicato da Diémoz a "Doni di Madre Terra" di Marco Leone, per i tipi di "ArabaFenice".
Appuntamento alle ore 12.35 circa, sulle frequenze di "Radio1" negli spazi di "RaiVd'A".

Europa 2020

La presentazione del Festival con il sindaco Matteo RenziAttorno alla "Festa dell'Europa", fissata per il 9 maggio, ricordando quel giorno del 1950 in cui il ministro francese degli affari esteri Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa organizzata, si animano ormai una miriade d'iniziative. E' bene che sia così in un momento in cui, sotto i colpi della crisi finanziaria e con lo scenario internazionale in ebollizione, l'Europa politica scricchiola.
In Valle, eccettuato un gradito invito del Comune di Donnas, nella regola del "nemo propheta in patria", l'ufficio regionale "Europe Direct" (che pure ho creato..) non mi ha invitato da nessuna parte, benché al momento io resti l'unico valdostano presente in una istituzione comunitaria, il "Comitato delle Regioni". Chissà se sono "ordini dall'alto" o semplice indolenza.
La più importante manifestazione europeista è stata così per me all'Università di Firenze. Il tema è quel dibattito diffuso su "Europa 2020", che focalizza i temi da affrontare nei prossimi anni.
Provo una sintesi. I "comandamenti" sono dieci.  
I tre primi in classifica sono: crescita intelligente con conoscenza e innovazione, crescita sostenibile più efficiente sotto il profilo delle risorse e crescita inclusiva con alto tasso d'occupazione. Le sette iniziative conseguenti, ridotte in pillole sono così declinabili: ricerca e innovazione, efficienza dei sistemi d'insegnamento, Internet ad alta velocità, efficienza energetica, formazione durante tutta la vita, lotta alla povertà.
Un programma ambizioso, ricordando le parole di Jacques Attali che segnala il fallimento della precedente "strategia di Lisbona", quando se la prende con "une sorte de mystification bureaucratique, dont personne n'a jamais pensé, à partir du jour où il a été écrit, qu'il fallait l'appliquer".

Ricordi d'oratorio

La Collegiata di Saint-Gilles a VerrèsL'altro giorno, per motivi familiari, ho fatto un giretto attorno alla "Collegiata di Saint-Gilles", l'enorme complesso che ospita la parrocchia di Verrès, dominando il paese assieme al castello in una simbologia duplice che fa parte della nostra storia e così i destini degli Challant e della chiesa locale si sono a lungo incrociati.
Lì ogni angolo mi parla della mia infanzia, in un tempo in cui i bambini giravano in libertà avanti indietro in bicicletta e l'oratorio era il punto di riferimento. Da quei locali (con ping pong, biliardo e calciobalilla) si accedeva alla canonica, regno di noi chierichetti e devo dire che l'incarico delle letture in chiesa fu un fatto che mi colpì grandemente.
Verrès è una delle parrocchie rette dai canonici lateranensi e dal loro sito traggo i cenni storici fondamentali: "Risale all'Alto Medioevo la fondazione della canonica S. Gilles, i cui canonici, retti da un prevosto (da qui il nome di Prevostura), vivevano in comunità seguendo la Regola di Sant'Agostino. Nei primi del 1900, per volere di Papa Pio X, i canonici di St.-Gilles si unirono ai Canonici Regolari Lateranensi che ancora oggi reggono la parrocchia".
Mi ha colpito, nel racconto dell'attuale parroco don Giuseppe Busnardo, l'odierno funzionamento dell'oratorio grazie anche ad una legge regionale di finanziamento della mia Giunta che discutemmo a fondo, riconoscendo il ruolo sociale degli oratori.
Da segnalare il fatto, come è giusto che sia ovviamente, che l'oratorio è aperto a bambini di altre religioni, ormai presenti in paese e si dimostra uno dei meccanismi d'aggregazione della vita della comunità.

Il magico mondo dei rifiuti

Le istruzioni su un cassonetto"Differenziata", che rottura! Sono anni che, ritenendola un dovere, mi sforzo di applicarmi, dotandomi già in casa di pattumiere utili per la necessaria distinzione e, subito dopo la spesa, liberandomi da tutti gli incredibili eccessi del packaging, che caratterizzano qualunque tipo di prodotto. 
Va detto che recenti disposizioni - per un cambio di impegno nella raccolta nella zona di Saint-Vincent dove abito - mi hanno ulteriormente alfabetizzato, facendomi fare un salto di qualità nell'apprendimento del magico mondo dei rifiuti (di cui Napoli è la capitale al contrario) e delle regole talvolta misteriose del "triage". Nascono discussioni domestiche del genere: «Ma questo "coso" dove diavolo lo butto?!?».
Tuttavia, inutile raccontare storie: applicarsi per bene implica uno sforzo notevole. Per questo spero che ci siano in futuro - tenendo conto  dei costi d'esercizio del futuro impianto di pirolisi, tecnologia di cui non mai si era parlato a suo tempo nelle memorie tecniche - degli elementi di "premialità" per chi si applica davvero.
Unico modo per combattere i soliti furbi che, fatte le disposizioni, studiano non come applicarle, ma come scansarle.

Festeggiamo

Il piccolo Alexis 'europeista'Nel mio piccolo e nel giorno giusto, volevo ricordare che oggi è la "Festa dell'Europa".
Penso che oggi come oggi, essendo l'Unione europea un nano politico, sia più facile professare, come molti politici valdostani ormai fanno come moneta corrente, un velato antieuropeismo, anche perché l'Europa è considerata un'entità astratta con cui è facile prendersela in ogni occasione. Magari in certe occasioni è una foglia di fico per coprire le proprie nudità.
So bene e potrei elencarli a lungo i difetti dell'Europa odierna e anche aspetti negativi che hanno pesato sulla qualità della nostra autonomia, per converso però potrei segnalare quanto di positivo ci è venuto dalle istituzioni comunitarie. Un bilancio certo ondivago, ma che non deve farci perdere la visione più vasta e ci deve indurre semmai a riprendere una battaglia autenticamente federalista. Il mio pensiero più volte espresso è semplice: troppi federalisti, nessun federalismo, anche in chiave europea.
E la visione più vasta sta tutta nell'europeismo dei padri fondatori della nostra autonomia, fin dalle visioni profetiche contenute nella "Dichiarazione di Chivasso" del 1943, che per i montanari delle Alpi è fonte continua di ispirazione e vaccino contro ogni centralismo statale.
La pace che regna nei Paesi europei fondatori della Comunità e allargatasi ai nuovi Stati in un'accelerazione forte e anche turbolenta nella "governance" comunitaria è l'elemento più forte a conferma di una convivenza che, una volta sfilacciata, farebbe ricadere il Vecchio Continente in un passato di incomprensioni e orrori.
Per i nostri figli potrebbe essere un incubo.

L'emozione del "Giro"

Wouter Weylandt, lo sfortunato ciclista morto al GiroLa morte violenta del ciclista fiammingo Wouter Weylandt, ieri al "Giro d'Italia", colpisce e addolora, in uno sport fatto davvero di grande fatiche, ma pieno di storie da raccontare.
Il "Giro" è e resta una costante della propria vita, anche se oggi lo seguo distrattamente nelle cronache giornalistiche. C'è stato un tempo, da bambino, in cui non perdevo le cronache radiofoniche e poi, più avanti, le lunghe dirette televisive del pomeriggio. In fondo il "Giro" corrispondeva sempre alle ultime settimane di scuola e dunque era una specie di premessa all'estate. E sempre d'estate, sulle piste in sabbia sulla spiaggia (magistralmente costruite con tanto di muraglioni), avevo da bambino le mie biglie in plastica con i campioni preferiti in fotografia.
Ricordo, però, la viva delusione di quando vidi la prima volta il "Giro" - non so bene che anno fosse - piantato lungo via circonvallazione a Verrès in preda ad un'emozione febbrile. Affascinato dalla "carovana" che precedeva i ciclisti, visto che lanciavano piccoli regalini, rimasi male del fatto che il "gruppo" passò ad andatura sostenuta e tutto finì in quattro e quattr'otto con evidente delusione.
Chissà che cosa mi aspettavo!

Roma trema

Un cartello esposto a RomaChiunque sia stato a Roma di questi tempi avrà notato un certo nervosismo per la notizia, che si è sparsa da qualche mese, su di una sorta di previsione-profezia di un personaggio, morto da una trentina d'anni, tale Raffaele Bendandi.
In documenti scritti avrebbe annunciato un terremoto distruttivo proprio per quest'oggi nella Capitale, che è zona sismica ma disastri non ce ne sono, in verità, mai stati. A Roma dell'annuncio tutti ridono, ma sarei davvero curioso di capire quanti in queste ore - non si mai - andranno a farsi una gitarella fuoriporta e le cronache locali testimoniano di questa tendenza alla "fuga"
I "portavoce" dello scomparso, cui il mondo scientifico non concede neppure un grammo di credibilità, orbitano attorno all'osservatorio storico geofisico di Faenza, dedicato al Bendandi, nato in quella cittadina e fondatore di quella struttura.
«Questo Osservatorio - scrive la dottoressa Paola Lagorio, che lo dirige - sottolinea che quella frase attribuita a Bendandi è una leggenda metropolitana. Questa attribuzione è stata ripetutamente smentita da questo Osservatorio...".
Insomma neppure i "discepoli" del Bendandi, che pensava di prevedere i terremoti con una teoria confusa e fantasiosa, considerano il tam-tam fatto su Internet fondato su qualche documento davvero esistente.
E allora? E' venuto il momento di assumere seri provvedimenti verso chi ha creato apprensioni di vario genere con un rischio di panico nel conto alla rovescia in attesa del "giorno X", che passerà senza colpo ferire.
Trilussa ci avrebbe scritto una bella poesia!

Una brutta siccità

Il lago di GruyèreI meteorologi televisivi, tranne le persone serie come il mio amico Luca Mercalli e il suo staff, sono garruli quando annunciano il bel tempo e depressi quando annunciano la pioggia, come se si sentissero in colpa. Il maltempo, in questa nostra società cittadina, è considerato una rottura, specie in Italia.
Da settimane, invece, nelle vicine Francia e Svizzera parlano dei rischi crescenti della siccità, che ho visto di persona con lo stato in cui versa il lago di Gruyère, nel Cantone di Friburgo, quasi  del tutto scomparso. Come distruggere un'immagine da cartolina! 
Ma naturalmente non è solo una questione paesaggistica perché ci sono danni palpabili nel settore agricolo e incognite varie per la penuria d'acqua. Ne discutono persino qui a Bruxelles, da dove scrivo, rimpiangendo - penso solo in parte - la pioggia del passato.
Anche da noi la mancanza di precipitazioni, nonostante qualche rara pioggia, sommata al caldo che è stato talvolta torrido, potrebbe far danni seri e basta guardare la natura attorno a noi, comprese le zone d'alta montagna d'alpeggio, per capirlo. Bisogna stare di certo attenti anche al pericolo incendi perché, con questo secco, basta davvero poco.
Non cadrò nell'ovvietà di maledire l'assenza delle mezze stagioni, ma da copione la primavera dovrebbe essere un periodo buono per le piogge e foriero di un clima umido, ma non è quanto avvenuto quest'anno.
Non siamo ancora a livello di "danze della pioggia" (un tempo in verità e senza scherzi  le messe propiziatorie erano la normalità) ma auguriamoci che qualcosa cambi, altrimenti saranno guai.

Gli Stati nazionali non sono immortali

Elio Di RupoLa crisi politica in Belgio ha da mesi superato il record di instabilità, visto che si è votato il 13 giugno di un anno fa e da allora i veti incrociati fra le due comunità linguistiche, fiamminghi e valloni, non hanno sortito la nascita di alcun Governo. Immaginarsi come si divertono i comici francesi, con le loro barzellette sui belgi, che sono le stesse nostre sui Carabinieri.
Ora  potrebbe riavvicinarsi un nuovo tentativo, questa volta dato per vincente, del socialista Elio Di Rupo, figlio di immigrati italiani, che è perfettamente bilingue, pur essendo leader socialista della parte francofona.
Perché non si vota? Lo spauracchio sono gli estremisti fiamminghi, che vogliono l'indipendenza, e che in caso di elezioni aumenterebbero i voti e il Belgio si avvierebbe alla separazione. Di Rupo dovrà fare un ultimo tentativo: aumentare il tasso di federalismo per evitare la fine del Paese. Ho già scritto qui che, a mio avviso, piuttosto che vivere come separati in casa, fra liti e incomprensioni, meglio il divorzio. In Europa ci sono già stati casi analoghi (Cecoslovacchia) e ne arriveranno altri perché gli Stati nazionali sono creature giovani e non immortali.
Ma le istituzioni europee, ormai radicate a Bruxelles, guardano con apprensione agli sviluppi della crisi, perché la Capitale belga e anche dell'Unione non è facilmente "divisibile" e cresce l'idea di un "distretto europeo", una sorta di zona franca politica, nel nome dell'Europa.

Discussione al CdR

Joaquin AlmuniaLo spagnolo Joaquin Almunia, attuale Commissario europeo alla concorrenza e politico socialista di lungo corso con un invidiabile curriculum, è venuto per la prima volta al "Comitato delle Regioni".
Si sta occupando di rinnovare la normativa europea in materia di servizi pubblici nel loro rapporto con i principi di concorrenza, tema delicatissimo anche per la nostra Valle, esistendo un meccanismo assurdo che può portare a chiudere servizi importanti o a limitare misure compensative a sostegno dell'economia.
In aula ho interloquito con Almunia e ho avuto l'onore di essere citato nelle repliche.
Riassumo le mie tesi: l'importante è per le Regioni avere chiarezza nelle norme per sapere come comportarsi, ricordando come i servizi che si occupano della concorrenza in Commissione spesso siano troppo rigidi; è bene capire come i principi di concorrenza si debbano attenuare nelle zone svantaggiate (articolo 174 dei Trattati) come quelle di montagna per far vivere le comunità; in zone "marginali" la liberalizzazione e i principi di concorrenza rischiano di rendere difficili servizi pubblici come poste, telecomunicazioni, energia, trasporti, rifiuti e bisogna evitare che cadano sotto la scure della concorrenza settori come sanità, scuola, politiche sociali.
Almunia, nella risposta, ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte: i servizi di interesse generale devono garantire l'eguaglianza dei cittadini e garantire ai territori "difficili", come quelli montani, i servizi universali; regole intelligenti di liberalizzazione non vogliono dire "tout court" privatizzazione; utile è rivedere gli orientamenti sugli aiuti di Stato su base regionale per consentire "eccezioni"; l'Europa potrebbe decidere di essere garanzia per mettere in chiaro la base non comprimibile nei livelli e nella qualità del servizio pubblico, che oggi spetta, a seconda dei casi, a Stato e Regioni.
Insomma: nulla di semplice, ma bisogna farsi sentire e mai pensare che certi tecnicismi siano astratti. Può voler dire non avere più l'ufficio postale, non avere il segnale telefonico o Internet in certe zone o immaginare che si giunga a gare d'appalto in settori "sociali" impensabili.

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