April 2011

Come nasce una tragedia

L'accesso italiano al Tunnel del Monte BiancoChiunque abbia seguito, con ruolo pubblico o da semplice cittadino, le vicende del rogo nel traforo del Monte Bianco del 1999 non può che essere rimasto addolorato dalla tragedia, ma anche vivamente colpito dalla catena di avvenimenti, su cui si è pronunciata la Magistratura francese, che portarono purtroppo all'evento.
Sin da quando diventai parlamentare europeo, ma specie nel momento in cui assunsi maggiori responsabilità quale Presidente della Commissione Trasporti, spinsi sull’acceleratore per l'adozione di una direttiva europea che creasse un quadro giuridico stabile per avere maggior sicurezza nelle gallerie stradali.
Ma certo, come un macigno, pesava sempre una riflessione riguardante quell’intrico di cose fatte e non fatte, di cui mi occupai ripetutamente prima come deputato a Roma e poi appunto a Bruxelles e lo feci alla ricerca, nel limite del possibile, di quegli elementi utili per capire che cosa avvenne con ragionevole certezza in quel giorno fatidico, dopo il quale nulla fu più come prima e non solo per i familiari delle vittime.
Ora trovo degli stimoli interessanti in questo articolo, che parte dal Monte Bianco e da quegli eventi drammatici per effettuare riflessioni più vaste attraverso un vero e proprio approccio sistemico, che evidenzia sbagli e incomprensioni che sfociano alla fine in una "crisi", vale a dire, quasi sempre, in una vicenda improvvisa e luttuosa.
Penso che sia utile ogni elemento di approfondimento per renderlo esemplare affinché casi come questi non si ripetano e la ricostruzione è interessante proprio per quanto detto e non detto, per le cose trascurate o omesse, per i rapporti talvolta grotteschi fra i due Stati e altro ancora. La stessa transazione conclusiva della parte civilistica nel contenzioso sul rogo da parte della Regione, per la quale io avevo previsto un’asticella ben più alta, ha chiuso in modo tombale gli aspetti processuali, ma - come dicevo - lascia, assieme alla nota sentenza penale, una scia di ammonimenti che è bene applicare in ogni attività che comporti dei rischi.
La prevenzione non è mai sufficiente, anche se può essere considerata un'incombenza pesante e costosa.

Niente soldi

Un esempio di ferrovia elettricaConosco Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, dai tempi in cui era radicale. E' un napoletano svelto di comprendonio e lesto di favella, passato senza colpo ferire dalla scuola di Marco Pannella alla multicolore corte di "ex" arruolata da Silvio Berlusconi.
Ieri, svelto e lesto come dicevo, rispondendo ad un opportuno atto ispettivo del deputato valdostano Roberto Nicco, ha seppellito la foga di elettrificazione dell'Ivrea-Aosta, capitanata da alcuni entusiasti. Cito un bel pezzo - a costo di andare lungo - dell'intervento del ministro Vito: «(...) Nella stessa tabella del contratto di programma è previsto un finanziamento di 40 milioni di euro per la progettazione esecutiva e la realizzazione del collegamento diretto della linea Chivasso-Aosta con la linea Torino-Milano, conosciuto come "Lunetta di Chivasso", e per altri interventi diffusi. L'attivazione della "Lunetta di Chivasso" è pianificata per l'anno 2016. La progettazione preliminare dell'elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta con sistema 3 chilovolt è stata completata a giugno 2010 ed è stato avviato, presso il Ministero dell'ambiente, il procedimento di verifica e di assoggettabilità, ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n.152 del 2006, e di valutazione d'incidenza, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n.357 del 1997. Il Ministero dell'ambiente, con provvedimento del 18 febbraio 2011, ha disposto l'esclusione del progetto dalla procedura di valutazione di impatto ambientale. Secondo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la progettazione preliminare dell'elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta ha preventivato in 81 milioni di euro la spesa di realizzazione dell'intervento che non ha, al momento, nessuna copertura finanziaria sia per la progettazione definitiva, sia per la realizzazione. I tempi stimati per la realizzazione dell'intervento di elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta sono di circa quarantatré mesi.(...) Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti evidenzia che la modernizzazione della linea ferroviaria Aosta-Chivasso è inserita fin dal 2006 in tutti i documenti di programmazione stipulati tra la Regione autonoma Valle d'Aosta e il Governo italiano e che nella rimodulazione dell'intesa istituzionale-quadro 2010, in corso di rielaborazione tra la regione e il Governo, l'opera continua a conservare il suo carattere di strategicità, peraltro confermato anche dall'Allegato infrastrutture alla Decisione di economia e finanza all'attenzione del Parlamento».
Insomma: per ora sul progetto niente soldi da Roma e chi pensa di stornarli dalla "lunetta" (mai piaciuta ai pendolari eporediesi) dovrebbe sapere che il Bilancio dello Stato è rigido e non consente passaggi al volo.
Ma aggiungerei due aspetti: dubito che il costo indicato sia veritiero perché troppo basso, come spesso fanno le Ferrovie, e confermo qui come esperti seri abbiano negato per scritto la fattibilità tecnica di posizionare, nelle sagome delle attuali gallerie, quanto necessario per elettrificare, indicando semmai l'obbligo di nuove gallerie. E poi, ammesso che ciò sia possibile e che ci vogliano "solo" tre anni e mezzo per il lavoro, questa chiusura rischia di essere letale. Perché non esplorare l'unica strada vera: quella di migliorie sulla linea e l'uso di treni con la doppia alimentazione diesel e elettrica per circolare sino ad Ivrea e dopo Ivrea?
E non mi si dica che problemi di omologazione delle motrici "bifuel" sono più complessi di un'elettrificazione dell'intera linea che non ha i soldi per essere realizzata!
E aggiungo, per chiarezza, che "battere cassa" alla Regione, in tempi di "vacche magre", non sarebbe logico per una linea che è statale.
Spero solo che questa appello al buonsenso non mi trasformi in una "bestia nera" dell'elettrificazione, perché sono pronto ad essere convinto, a condizione di sciogliere i nodi principali.

Tutti pazzi per gli sposi

William e KateConfesso la mia totale catatonia e il vivo disinteresse per il matrimonio fra il principe William e la fidanzata Kate, che è oggetto di morbosa attenzione mediatica per il "matrimonio del secolo". Un'espressione quest'ultima notoriamente menagrama, già usata per la povera Diana, mamma dello sposo, quando impalmò il principe Carlo, in perenne attesa di avere una chance se dovesse morire la regina, che forse è un cyborg.
Sono repubblicano e, con il dovuto rispetto per i popoli che amano i loro re o regine, considero quel che resta della monarchia un cascame della storia che andrà in esaurimento naturale. So bene che anche in Europa le monarchie sono più di quelle che si pensino (sette solo nei Paesi dell'Unione europea!), ma il loro ruolo è quasi solo rappresentativo.
Vi è poi un ruolo ulteriore: quello di alimentare la stampa pettegola, anche se in questo hanno  ormai, come emuli, alcuni vertici politici, che si rendono ridicoli, nel gossip quotidiano, come i rampolli delle case regnanti.
Per altro la fortuna in Italia, magari con qualche broglio, ha fatto sì che a vincere - grazie al voto del Nord - sia stata la Repubblica, pensando a che razza di eredi maschi ha seguito quella degnissima persona che fu Umberto di Savoia, firmatario del decreto luogotenenziale che diede alla nostra Valle nel 1945 la prima forma d'autonomia.
Gli sposini inglesi piacciono: sono telegenici, lui sposa una "plebea", lei dovrà subire un entourage familiare da incubo. Devo aggiungere che il periodo depressivo invita alla fuga nelle favole, che è rimasto l'unico rifugio per i bimbi quando sono piccoli, pensando all'horror che insanguina quotidianamente i telegiornali e purtroppo non basta cambiare canale.
Insomma ho cominciato agro e finisco con un sorriso, pensando ai colleghi giornalisti di "cronaca rosa", che si occupano di tronisti e veline, che sono dei cafoni da competizione. Almeno principi e consorti sanno usare la forchetta.

Il complesso dell' "ex"

Questa settimana ho accompagnato una scolaresca di Saint-Vincent in visita al Parlamento europeo a Strasburgo. Me lo aveva chiesto la scuola, essendoci fra gli studenti anche mia figlia Eugénie, e l'ho fatto volentieri e senza rovinare la gita scolastica a mia figlia, facendomi vedere l'essenziale per accoglierli e per spiegare loro alcuni rudimenti di storia dell'integrazione europea.
E' la prima volta, dopo l’esperienza di parlamentare europeo, che torno in questo bellissimo palazzo di vetro e cemento alla periferia della città alsaziana, scelta dai padri fondatori dell'Europa come sede dell'Assemblea parlamentare, oggi Parlamento europeo.

La beatificazione del Papa polacco

Papa Wojtyla a Les CombesDura circa un'ora e venti minuti lo "speciale", intitolato "Un Papa diventato Santo", in onda domenica su "Rai3" negli spazi televisivi di "RaiVd'A", a partire dalle ore 9.45 del mattino nella stessa giornata della sua beatificazione.
Si tratta di una versione molto allungata del programma andato in onda ieri sera, con un buon successo negli ascolti, e che ripercorre la lunga storia delle visite di Giovanni Paolo II in Valle d'Aosta dal 1986 al 2004.
Chi guarderà la trasmissione mi noterà, all'arrivo del Papa in piazza Chanoux ad Aosta, mentre sgattaiolo con un microfono portatile, quella sera del 6 settembre del 1986. Ero là per la telecronaca "Rai" della prima visita papale in Valle e l'indomani feci la diretta in nazionale della messa celebrata nel prato di Montfleury (dovetti studiare parecchio per non fare sbagli).
Negli anni successivi, per le dieci vacanze papali, ho avuto il privilegio di incontrare il Papa, nei diversi ruoli pubblici che ho ricoperto, e ho delle bellissime fotografie del fotografo ufficiale del Vaticano anche con i miei figli piccolissimi.
Il giudizio storico sul papato di Karol Wojtyla spetta certo a persone ben più esperte di me. Riascoltando i suoi discorsi ufficiali per montare il programma mi hanno, tuttavia, colpito due cose. La prima è la straordinaria accuratezza con cui veniva costruiti i suoi interventi pubblici: nessuna personalità in visita nella nostra Regione autonoma ha mai approfondito con tanto acume nei discorsi la realtà valdostana. La seconda, che ho commosso alcuni telespettatori che mi hanno scritto, è l'impressione del lento e inesorabile deperimento del Papa polacco colpito dalla malattia. Un uomo energico e brillante si trasforma in un anziano malato e sofferente e questo aspetto, specchio della fragilità umana, non può che colpire, qualunque sia - come dicevo - il giudizio sul suo Pontificato.

Igiene mentale

Si scrivono tanti smsUna ventina di anni fa iniziò la sperimentazione degli "sms" (acronimo dell'espressione in inglese "short message service"), che oggi ci fanno quotidiana compagnia sui nostri telefonini, dando vita ad un linguaggio sincopato ed ammiccante con uso anche di "emoticon" (tipo le faccine) e animando una vita sociale extracorporea.
Ricordo persino i tempi - beata gioventù... - in cui ogni spedizione di messaggio era un fatto rarefatto e quasi iniziatico per il ristretto novero dei possessori di cellulari. Qualcuno potrà confermare che i primi tempi - io avevo un "Nokia Communicator" - appariva alquanto maleducato ad un incontro o ad un convegno scrivere sul palmare o messaggiare. Si creava un certo imbarazzo, come se si violasse una regola del galateo.
Oggi, quando parli in pubblico, a parte lo squillare di telefonini con le suonerie le più inverosimili, noti tra in platea e anche fra chi siede vicino a te una varietà di comportamenti attorno a ricezione o spedizione di sms o mail in un grande affannarsi sui diversi tipi di tastierine. I più sofisticati navigano beatamente su Internet, i più alienati si baloccano con i giochini. 
Giuro d'aver visto ragazzini in gruppo (la compagnia, come si diceva un tempo) che in silenzio fra di loro, snobbando la socialità in carne e ossa, si concentrano sui telefonini, sprofondati nell'atonia di una vita virtuale.
Per questo trovo esemplare che, come diceva un vecchio slogan di un amaro "contro il logorio della vita moderna", durante la gita scolastica di mia figlia - cui accenno qui a fianco - sia scattata una regola: la sparizione anti-alienazione, durante la giornata, del telefonino d'ordinanza.
Si tratta di pura igiene mentale, cui bisognerebbe volontariamente sottoporsi.

Tanto rumore per nulla

Domenico Scilipoti, creatore di Iniziativa responsabileLa decisione di usare i "Tornado" italiani per bombardare la Libia farà cadere il Governo? Potrebbe davvero essere che la politica estera conduca dritti filati ad elezioni politiche anticipate?
Malgrado la faccia feroce della Lega che da giorni esterna critiche e traccia distinguo sulla guerra, alla fine ci sarà un italianissimo «volemose bene» con mozione d'indirizzo in Parlamento scritta in politichese puro e sorrisi per tutti perché la si potrà leggere per dritto o per rovescio.
L'attuale motto della Repubblica dovrebbe essere la celebre espressione di Francesco Guicciardini, usata a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento, «o Franza o Spagna, purché se magna» in vista anche del rimpasto nell'Esecutivo.
In tempi di "scilipotismo" - l'opportunismo mascherato da senso di responsabilità - e di una politica in cui, come non mai, "les affaires sont le affaires", tutto ciò è normalissimo e che nessuno disturbi il manovratore, anche se il treno sfreccia verso un baratro.
Come scriveva Indro Montanelli: "La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi".
A complicare il quadro l'opposizione, che dovrebbe rappresentare l'alternativa, indulge in divisioni e spicca la richiesta tempestiva di Valter Veltroni, in piena campagna per le amministrative, di un regolamento di conti nel Partito Democratico. Boh!

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