April 2011

Suonare la carica

Il sottoscritto durante la Commissione EducSe la politica fosse esclusivamente amministrazione - o solo una questione di redistribuzione di soldi pubblici - allora sarebbe ben triste cosa, che destinerebbe il politico ad essere niente altro che una specie di superdirigente.
Ci riflettevo dopo aver avuto la soddisfazione di veder approvato in Commissione al "Comitato delle Regioni" il mio rapporto sulle minoranze linguistiche in Europa. Finita una prima scrittura e avuti diversi confronti e incontri, il varo del testo definitivo mi fa piacere e penso che sia bene confermare un interesse della nostra comunità di essere "traino" in questa tematica, che porta riconoscimenti politici e morali e un ruolo di cui essere fieri.
Certo la prospettiva non è semplice: l'Unione europea è piena di minoranze linguistiche grandi e piccole e ogni Stato membro, con diverso grado d'intensità, assicura forme di riconoscimento e di tutela. Con il "Trattato di Lisbona", finalmente, c'è un quadro di riferimento comunitario, ma la Commissione è molto tiepida in questa materia perché sa bene che iniziative forti verrebbero cassate dal Consiglio e cioè dagli Stati.
Ma tra breve sarà possibile, con iniziativa diretta dei cittadini, proporre direttive utili per l'Unione europea e qui si apre uno spazio politico enorme, che potrebbe portare ad una straordinaria mobilitazione, con raccolta di firme, in tutta Europa. Quando le istituzioni sonnecchiano, a suonare la carica devono essere i cittadini e la cosiddetta "società civile".

La persona sbagliata

Vittorio Arrigoni manifesta in barcaLeggete il suo sito "Guerrilla Radio" e capirete perché Vittorio Arrigoni (che si firmava "Vik da Gaza City") - barbaramente ucciso nella Striscia di Gaza da estremisti palestinesi - non può essere definito un "pacifista". Il suo odio virulento nei confronti d'Israele era pervicace, ideologico e imbevuto di un'acrimonia che con il pacifismo nulla ha a che fare e la sua scelta di campo in favore di Hamas era ben chiara, leggendo i suoi post, e ciò vuol dire parteggiare per dei terroristi (non dei "partigiani") che predicano l'uso della violenza e vogliono la distruzione dello Stato d'Israele.
Si tratta - intendiamoci bene - di una posizione che rende ancora più terribile la sua morte, perché Arrigoni evidentemente non solo "si sentiva" filopalestinese ma "teneva" in modo viscerale per l'ala più antisemita e dunque il suo assassinio suona come una scelta stupida e illogica per quel gruppetto di estremisti islamici che lo hanno strangolato, dopo averlo torturato (ovviamente Hamas accusa Israele...).
Per cui, eliminata tutta la retorica, resta il rispetto per la scelta di vita di Arrigoni, che aveva abbracciato una militanza difficile e pericolosa e, mondate da ingenuità e esagerazioni, certe sue denunce sugli eccessi e la cecità di Israele nei confronti dei palestinesi vanno prese sul serio perché le mancate soluzioni politiche creano drammi e ingiustizie e la violenza chiama violenza.
Ricordo un incontro ad Aosta, tanti anni fa, con un Ambasciatore israeliano a Roma che volle conoscere in dettaglio la nostra autonomia speciale, conscio che senza una soluzione "costituzionale" nel rapporto fra israeliani e palestinesi lo spazio sarebbe stato occupato dai "falchi" dei rispettivi schieramenti e questo purtroppo è avvenuto con la scia di sangue che è arrivata fino ad Arrigoni.
E' terribile pensare come avrà tentato di spiegare sino all'ultimo ai suoi rapitori di aver scelto la persona sbagliata.

C'est la vie

Brutta aria nel mondo ed è scarsamente consolatorio il fatto che la storia dell’umanità sia piena di vicende terribili.
Pensate a questa espansione progressiva dell'estremismo islamico che come un "cancro" sta divorando una parte del mondo. Vi è un termine che riassume la follia di un certo pensiero ed è "martire", che indica le persone che, con pratiche terroristiche, si immolano per la loro religione specialmente contro noi occidentali.
Si tratta della traduzione dell'arabo di "shahid", che significa appunto "testimone" e ha lo stesso significato del termine cristiano "martire".

Morti sul lavoro

Un omaggio ai lavoratori scomparsi davanti alla Thyssenkrupp di TorinoL'omicidio volontario è un reato grave perché è stato compiuto con intenzione, sapendo cioè di farlo. A peggiorare la situazione si può aggiungere "con dolo eventuale", che significa aver coscienza del rischio che si corre in determinate circostanze e si decide di affrontarlo lo stesso.
Questo il nocciolo della sentenza contro Harald Espenhahn, l'amministratore delegato del gruppo siderurgico tedesco "Thyssenkrupp", che è stato condannato alla pena di sedici anni e mezzo per la morte, nel 2007, di sette operai dello stabilimento di Torino del gruppo. In sostanza: sapeva bene che i suoi dipendenti rischiavano la vita e non ha fatto nulla per impedirlo, diventando un assassino quando la tragedia si è sviluppata.
Tra l'altro ricordo che amici esperti nelle lavorazioni siderurgiche - e in Valle ce ne sono di eccellenti per la nostra storia industriale - mi avevano spiegato in dettaglio la catena di errori che ha portato quel giorno a Torino alla tragedia e alle morti in circostanze orribili.
E' vero che siamo in primo grado, ma la sentenza, in materia di sicurezza del lavoro, apre un capitolo nuovo e accresce di fatto le responsabilità dei capi delle aziende. Immagino che la settimana prossima in aziende come la "Cogne acciai speciali", che ha cicli produttivi simili alla fabbrica torinese, ci saranno riunioni apposite per valutare la sentenza.
Se è vero, infatti, che la normativa sulla sicurezza, in buona parte di fonte europea, è complessa e articolata, la giurisprudenza non è banale, specie quando chiarisce la catena delle responsabilità e accresce, come dicevo, il peso delle responsabilità per le figure di vertice.
Per altro, in un'Italia dove le morti sul lavoro restano elevate, non ci possono essere sconti.

Caleidoscopio 19 aprile

Mauro Paillex e le sue foto realizzate con l'iPhone"Caleidoscopio", il contenitore radiofonico di "Rai Vd'A", prosegue nella sua programmazione il martedì fra le ore 12.25 e le 13 su Radio1 in attesa che arrivi la programmazione estiva, ampiamente anticipata dalle temperature di queste ore.
La trasmissione, condotta in studio da Christian Diémoz, si apre con un medico-fotografo, Mauro Paillex, che racconta dela sua mostra con foto scattate con l'iPhone, vera chicca per chi – come me – si sente iPhoniano.
Il secondo ospite è l'editore Nicola Alessi, che racconta dei suoi libri e dell'evoluzione della lettura e soprattutto dei lettori.
Michela Ceccarelli, nel suo spazio di approfondimento, affronta un tema tutt'altro che banale, "Il coraggio" nelle sue diverse declinazioni, attraverso una mostra in corso ad Aosta.
Infine lo stesso Diémoz si occupa, nella sua rubrica "Un libro, un disco", di "Trilogie d’histoires sans fin" di Germaine Lugon (per la collana "Corpo sedici" delle edizioni "Le Château").
Come sempre, argomenti vari che spero interessino l'ascoltatore.

Riavviata la Paritetica

Dario FrassyParto per Roma, dove torna a riunirsi, dopo uno stop di quattro mesi, la "Commissione Paritetica Stato - Valle d'Aosta", che aveva lavorato alacremente in poco più di un anno dalla sua costituzione.
La pausa forzata era dovuta ai tagli di bilancio per le trasferte a causa di uno svarione statale nell'applicazione troppo rigida delle norme sui "tagli", ma anche a seguito della scelta del Popolo della Libertà valdostano di chiedere al Governo la testa del loro iscritto Dario Frassy. Una decisione che è stata condivisa a Roma e da cui è scaturita la necessità di ricomporre la Commissione con il tempo necessario per la sostituzione.
Frassy, come noto, non si è allineato all'interno del suo partito ad Aosta sull'accordo con l'Union Valdôtaine. Un eretico, proprio come il sottoscritto, e ci ritroviamo uniti in questo insolito destino, malgrado la vita politica ci avesse sempre divisi sin da ragazzini.
Il decreto con cui subentra a Frassy la dirigente ministeriale Patrizia Palmisani dice, in un burocratese oscuro, malgrado l'incipit da elettricista: "alla luce dell'esigenza di un ricambio nell'ambito della componente di parte statale anche al fine del contenimento della spesa". Insomma, Dario, ma quanto ci costavi...
Ovviamente scherzo, essendo quello dei soldi nient'altro che un pretesto, diventato elemento aggiuntivo rispetto alla principale "esigenza di ricambio", espressione delicata per una decisione "politica" di avvicendamento che impatta su di una Commissione che ha rango costituzionale.
Il lavoro della Commissione riprenderà sul tema "Ordinamento linguistico", che ogni volta che è stato affrontato in passato - per una curiosa combinazione - è caduta per elezioni anticipate. In discussione anche "Archivi Storici", che venne bloccata al Consiglio dei Ministri dall'allora Ministro Sandro Bondi per le solite logiche antiautonomiste.
Vedremo come va.

Il giovane è mobile

Una marea di giovani (foto Pasquale Modica)Mio padre a vent'anni è stato spedito in treno con destinazione Auschwitz, mia madre si è sposata a diciannove anni e hanno avuto entrambi la chance di diventare ottuagenari.
Certo giovani lo erano e con tutta evidenza: non c'era bisogno di disquisire troppo sull'età e su quel termine "giovane" (giovane industriale, giovane amministratore, giovane politico), che sembra oggi, invece, allargarsi come una fisarmonica. Chi oggi è giovane, magari eterno adolescente, una volta era già largamente considerato adulto.
Comprensibile la forbice: quando io avevo ventotto anni ero il deputato (maschio) più giovane a Montecitorio ed a quarantatré ero il più giovane fra i Presidenti di Commissione al Parlamento europeo. Questo per dire di come il concetto di giovane sia mobile e lo si può capire con l'uso di dati ufficiali.
Per meglio definire il concetto di giovane e vecchio si è possibile, ad esempio, adoperare il concetto di "speranza di vita alla nascita". In Italia è stato nel 2010 di 79,1 anni per gli uomini e 84,3 per le donne, in leggera crescita rispetto ai dati del 2005, 78,1 e 83,7, rispettivamente per ciascuno dei due sessi.
Il progresso è notevole se si considera che, sempre mediamente, nel 1880 in Italia la speranza di vita alla nascita era di 35,4 anni (era dieci anni di meno in epoca romana!), divenuti 42,8 nel 1900, 54,9 nel 1930 e 65,5 nel 1959.
Se si guarda la demografia futura della nostra Valle, in linea con il reato dell'occidente, all'orizzonte  dei prossimi decenni gli anziani saranno sempre più vecchi (evviva, se ci sarò in buona salute!) e con una grande incidenza percentuale sulla popolazione totale.
I cinquantenni insomma, saranno... giovani e i giovani "veri" saranno quattro gatti per via del crollo demografico.
Che pasticcio!

Il lutto in casa Ferrero

Pietro FerreroHo già raccontato qui dell'affezione verso la Valle d'Aosta del "decano" della "Ferrero", Michele, l'ottantaseienne figlio del fondatore del gruppo industriale, considerato oggi l'uomo più ricco in Italia e con un grande patrimonio anche nelle classifiche mondiali.
Suo padre - il fondatore - era Pietro, lo stesso nome del giovane Pietro, ormai espressione della terza generazione, che è morto ieri in Sudafrica, con un evento doloroso che colpisce di certo il cuore di un'azienda che ha voluto restare familiare ed è finora sfuggita alla tentazione della quotazione in borsa che sposterebbe i centri decisionali chissà dove rispetto ad Alba, snaturando l'impresa.
La "Ferrero" è un caso di scuola, di come partendo da un prodotto locale (l'invenzione della "Nutella") e da un mercato domestico piemontese, si è poi diventati una multinazionale dell'alimentare, moltiplicando con intelligenza i prodotti e aggredendo tutti i continenti.
Ecco perché, al di là della solidarietà umana per la morte di uno degli eredi e la tragedia di una padre che seppellisce un figlio, resta l'interesse per come si possano costruire imprese importanti partendo da zero.
Lo "spirito imprenditoriale", senza protezioni o sovvenzioni pubbliche, funziona bene quando ci sono idee e talenti.

Legittimo sospetto

La più grande centrale nucleare europea, a Leibstadt, in SvizzeraSarà vero che solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma questa storia dello stop al nucleare decisa dal Governo Berlusconi o è un voltafaccia o è una furbata.
Per alcuni anni in modo strisciante e poi in modo manifesto lo slogan è stato: "senza il nucleare non si va da nessuna parte" e la scelta appariva importante, strategica, determinante e altrettante definizioni roboanti a seguire. Poi il terremoto e lo tsunami giapponesi, con le vicende ben note delle centrali di Fukushima, sono arrivati come una batosta per questa "primavera" filonucleare e da qui la scelta del "no". Questo il voltafaccia versione "buonista".
Parliamo ora della furbata. Ci sono le amministrative e la paura del nucleare poteva essere negativa per i risultati delle urne e dunque si era scelta la moratoria di un anno per calmare le acque e come antidoto per sdrammatizzare il voto del 12 e 13 giugno sul referendum sul nucleare. Ma i sondaggi devono aver detto che un anno di sosta non bastava e i cittadini - poffarbacco! - sarebbero andati a votare sull'onda emotiva e questo sarebbe risultato decisivo non solo per affondare il nucleare, ma
anche, consentendo di raggiungere il quorum, per far approvare un altro dei referendum e abrogare quel che resta della legge nota come "legittimo impedimento" dopo la sentenza della Corte Costituzionale questo sarebbe stato pericoloso per la "tutela" di Silvio Berlusconi nei processi, facendo venir meno uno strumento, pur spuntato, per prendere tempo nei processi e ogni settimana è preziosa.
Ecco perciò spiegata la leggina che rende apparentemente ormai tramontata l'ipotesi nucleare, così quel referendum non si terrà, facendo venir meno la seccatura di un "no" alle centrali nucleari e quella spinta al voto per gli altri referendum (i restanti due sono quelli per una gestione pubblica dell'acqua). In ballo, insomma, c'è la legislazione "ad personam" sulla giustizia e un pronunciamento popolare sul tema.

Polpette di Ceroni

Silvio Berlusconi e Remigio Ceroni"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".
E' l'unico articolo della proposta di legge costituzionale presentata alla Camera dal deputato del Popolo della Libertà Remigio Ceroni (che non è neppure membro della Commissione Affari Costituzionali!) che punta a modificare, sostituendolo con il testo di legge, nientepopodimeno che l'articolo 1 della Costituzione. Come se le Costituzioni si cambiassero con una frasetta...
Tutti gridano ad una specie di golpe del deputato di Ascoli Piceno, perché nella scelta ci sarebbe una specie di polemica indiretta verso Magistratura e Quirinale, affermando una supremazia del Parlamento contro questi "poteri" che limiterebbero il "legislativo" e le azioni del "Capo".
Calma ragazzi, e l'indignazione è meglio applicarla a ben altro in questa stagione tribolata che prelude a cambiamenti. Basta leggere il testo per capire che il promotore è un analfabeta di diritto costituzionale e che più che una proposta eversiva è una norma scritta con i piedi e priva di costrutto.
Fossi Silvio Berlusconi, che mira da sempre a forme di forte presidenzialismo, farei polpette del povero Ceroni, che si godrà poco il suo quarto d'ora di celebrità.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri