April 2011

Temperature da record

Due tipi da spiaggia sorpresi per le vie di AostaDal punto di vista della socialità, l'attuale canicola è una manna. «Che caldo!» diventa il passe-partout da conversazione e giuro di essermi sentito dire quei must che restano «non ci sono più le mezze stagioni» o anche «con questo caldo ci ammaleremo tutti» (la menagrama in oggetto aveva ragione: ho un raffreddore che ora appare grottesco con questo tempo!).
Invidio poi coloro che, senza scrupoli, adeguano il guardaroba alle massime ferragostane, esibendo in quattro e quattro otto ciabatte da spiaggia e bermudoni in piazza Chanoux ad Aosta con lo sfondo dell'Emilus che sfrigola per  il disgelo brusco, che ha ammazzato la stagione dello sci.
Ma l'aspetto più simpatico resta la statistica che consente la comparazione con il passato. Così si scopre che ad Aosta aveva fatto così caldo trentasei anni fa.
Rapido calcolo e scopri che si trattava del 1974. Pur non avendo alcuna memoria reale, mi immagino - visto che facevo quinta ginnasio - che, con quel caldo, sarò salito a scuola da Verrès ad Aosta con il mio motorino "Beta 50", che avrò messo i "Ray-Ban" d'ordinanza e infilato i jeans a zampa d'elefante con annessi stivaletti che allora mi piacevano e che oggi troverei da vero tamarro.
Colonna sonora? Guardando l'hit parade di allora, vado a colpo sicuro con due brani: "Angie" dei Rolling Stones e - credo che il fatto che mi piacesse sia un reato ormai prescritto - "Rimani" di Drupi. Bei tempi!
Sul giochino passato presente si basa, con mio figlio Laurent che ha oggi quei miei stessi quindici anni, la trasmissione "Generazioni allo specchio" il sabato dopo le ore 16 sulle frequenze di "Top Italia Radio".

Per niente facile

Questa storia dei migranti non è solo una questione razionale, fatta di leggi e regolamenti.
E' una questione di pancia, che investe giudizi e pregiudizi culturali e paure antiche della "diversità", che non è per altro un tema a senso unico, vale a dire per noi verso di "loro" ma anche viceversa. Per cui anche il politico più accorto finisce, nel trattare questo argomento, per camminare sulle uova con un rischio di patatrac elevatissimo.

Caleidoscopio 12 aprile

Paolo Nespoli nello spazioAvevo confuso i prossimi due numeri di "Caleidoscopio": mi scuso con voi e con il conduttore Christian Diémoz ed ho svelato che lavoriamo in contemporanea su due programmi.
Questa è la trasmissione di martedì 12: l'apertura è tutta dedicata allo spazio, e al suo mondo ignoto e affascinante, con il collegamento radio che ha recentemente visto per protagonisti gli alunni dell’istituzione scolastica "Saint-Roch" di Aosta e l'astronauta italiano Paolo Nespoli (paziente e simpatico) a bordo della stazione spaziale internazionale.
Ci occuperemo poi  della salute degli stambecchi della Valle d'Aosta, partendo da quel "Flocon de neige" - stambecco albino - che ne è il rappresentante più illustre (e che ha passato ottimamente l'inverno), di cui ci parlerà Paolo Oreiller, dirigente dell'Assessorato regionale all'agricoltura e risorse naturali. Michela Ceccarelli, nella sua rubrica, racconterà la mostra, visitata per noi con qualche perplessità, di Dora Campagna e le sue "copie" di dipinti famosi, mentre "Un libro, un disco" sarà dedicato a "Au temps des saisons" di Marco Gal di "Musumeci editore", che racconta dei lavori agricoli in Valle due secoli fa.
Appuntamento alle ore 12.35 circa sulle frequenze "Rai" di "Radio1", "occupate", in quello spazio, da "RaiVd'A".

La necessaria vigilanza

Un Tir mentre attraversa il Traforo del Monte BiancoLeggo di tanto in tanto, ma gli anni passano senza che la questione si chiuda, che ormai al Traforo del Monte Bianco le apparecchiature per il controllo dell'interdistanza fra i mezzi in transito sono pronte all'uso.
Per ora chiunque transiti - e a me capita di farlo abbastanza spesso - si accorge che nessuno all'uscita ferma auto o TIR che ti viaggino subito dietro, mentre l'eccesso di velocità è certamente tenuto d'occhio e chi eccede viene fermato per essere multato dalle pattuglie in servizio.
Si tratta di passare finalmente - e dopo tante promesse e sperimentazioni di cui sono stato testimone - dal semplice rilevamento alla sanzione del mancato rispetto della distanza di sicurezza di 150 metri, indicata lungo il tunnel da una serie di luci blu e che, da una banale verifica durante il transito, risultano snobbate da parecchi utenti.
Lo scopo del mantenimento della distanza, previsto anche dalle normative europee di riferimento, è quello di evitare una delle cause delle molte concause che nel 1999 portarono al tragico e luttuoso rogo nel traforo, dove nel tempo le misure di sicurezza si erano allentate per massimizzare i profitti.
Un rispetto rigoroso delle norme è l'unica cosa da fare, al di là delle dotazioni tecnologiche ovviamente d'avanguardia, per evitare nuovi incidenti.

Nord-Sud

Emmanuel Le Roy LadurieLeggo su "Le Monde" un articolo di Emmanuel Le Roy Ladurie, ottuagenario storico dell'Academie des sciences morales et politiques.
Il titolo spiega tutto: "Nouvelle géopolitique de la Méditerranée. Une vieille Europe fascinée par la vitalité politique du Sud". Si tratta di capire il legame profondo fra nord e sud attraverso il Mediterraneo, riferendosi infine ai rivolgimenti in atto in alcuni Paesi del Nord Africa.
C'è un passaggio - nel descrivere la pulsione verso il Sud del Nord - che sintetizzo e vi propongo: "Le Nord, toujours: en Italie, Cavour, politicien piémontais (...) détruit sans scrupule lors de notre Second Empire toutes les principautés et petites monarchies péninsulaires au profit de la vorace dynastie savoyarde; elle s'installe sans complexe à Rome et contrôle tant bien que mal un espace considérable qui s'étend du Val d'Aoste à Lampéduse et Pantelleria".
Il tema, al di là della citazione della Valle che Ladurie conosce come studioso del clima, è interessante e innesca una breve riflessione. Se il distacco dalla Savoia del 1860 "isola" la Valle d'Aosta da un contesto transalpino che era caratteristica di "longue durée" nella storia valdostana e fa della Valle una minoranza linguistica, la discesa al Sud - nella logica dello Stato unitario a partire dal 1861- ci fa entrare, a rimorchio dei Savoia, in un contesto di uno Stato vasto e per molti aspetti "diverso" e così i legami tradizionali mutano in profondità. Pensiamo a come ciò abbia creato legami impensabili proprio con il sud d'Italia con conseguenze evidenti a fronte di fenomeni assai incisivi sul nostro tessuto sociale, com'è avvenuto con la massiccia immigrazione meridionale e ora, tenendo conto degli opportuni distinguo, con gli immigrati che arrivano da Paesi di diverse sponde del Mediterraneo, dall'Albania al Maghreb.
Segno, appunto, che la storia non si ferma ai territori geografici sempre fermi sulla stessa longitudine e latitudine. Perché, a dispetto di questa fissità fisica, queste "regioni" (e le comunità appunto anch'esse cangianti) mutano, invece, seguendo i cambiamenti della geopolitica. Ciò  pesa sulla nostra cultura e anche sulla natura della nostra attuale autonomia, specie in previsione del futuro.

Piccole cose esemplari

La pista ciclabile tra Saint-Vincent e ChâtillonPer il suo valore esemplare, osservo con curiosità, perché ci vado spesso a correre, i destini del pezzo di pista ciclabile che collega Saint-Vincent a Châtillon.
Costruita di recente dalla Comunità montana, come avvenuto in altri tratti lungo la Dora, fa parte della nota e condivisibile progettualità che mira ad avere nella vallata centrale una "spina dorsale" per sportivi e ciclisti (che credo - metto già le mani avanti - non siano compatibili con i cani che i padroni non mettono al guinzaglio).
Ho cominciato a percorrere la pista quando era nuova di trinca e l'impressione era che dovesse essere ancora rifinita. Ma pian piano in questo ultimo anno la pista, al posto di essere completata, ha subito evidenti danneggiamenti nell'asfaltatura (segnalati con un cartello stradale, come se qualcuno si ponesse un problema di responsabilità in caso di incidente), una generale incuria ad esempio per l'eccesso di deiezioni animali lungo la strada (e in bici una "busa" nel posto sbagliato può essere causa di un bel capitombolo).
Ma quel che stupisce è il susseguirsi di furti nelle palificazioni lungo la sponda della Dora: c'è chi ha spaccato il cemento per portarsi via i legni con un vero e proprio atto vandalico. Ed è bene ricordare come il senso civico assomigli ad una temperatura che si misura dalle piccole cose.
Strutture "en plein air" di questo genere pongono dunque problemi di guardiania e di costante manutenzione, trattandosi di manufatti sportivi a tutti gli effetti e non di marginale viabilità secondaria.

Evitare l'antieuropeismo

Il Presidente Napolitano all'incontro europeo di BudapestQuando Giorgio Napolitano era mio collega al Parlamento europeo, specie a Strasburgo per le sedute della plenaria, più di una volta ho discusso con lui del futuro dell'Unione, avendo sempre avuto la conferma di avere a che fare con un europeista convinto.
Per cui non mi stupisce affatto che nelle scorse ore il Quirinale abbia rimbrottato il Governo per arginare la deriva antieuropeista che si sta imboccando, specie con le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che, lamentandando l'interpretazione europea negativa sui permessi temporanei, ha adombrato un disimpegno italiano dal processo d'integrazione europea.
Può anche darsi che l'Europa sia stata "fredda" su questa emergenza italiana (sulla quale come Capo della Delegazione italiana mi son sforzato al Comitato delle Regioni di avere uno spazio di confronto sul tema nell'ultima riunione), ma un Paese membro non può interpretare il "Trattato di Schengen" a seconda dei propri desideri e resto convinto che ci sia stato un atteggiamento contradditorio del nostro Governo: un forte allarmismo su di un'"invasione" di immigrati clandestini cui non sembra aver corrisposto una strategia realmente comprensibile per i nostri partner europei e con la Commissione europea.
Semmai l'insieme degli avvenimenti ci conforta al contrario: l'Unione europea è l'unica vera dimensione per affrontare seriamente la questione dell'immigrazioni con le sue implicazioni pratiche ma anche di politica estera e soprattutto di contrasto alla criminalità organizzata degli "scafisti".

C'è poco da ridere

Luca Cordero Di MontezemoloE' probabile che il mio comprendonio non sia particolarmente sviluppato.
Eppure basta una lettura attenta dei giornali (esemplare oggi sul "Corriere della Sera" l'editoriale "Un litigio permanente" di Pierluigi Battista) per capire che qualche cosa si sta preparando nella politica italiana.
Segnali, come la "caduta" di Cesare Geronzi dalla Presidenza delle "Generali" e l'improvvisa accelerazione della "discesa in campo" di Luca Cordero di Montezemolo, dimostrano come, a dispetto del lungo trascinamento della situazione apparentemente paralizzata, «eppur si muove» e fra veleni e sospetti si consuma il passaggio da una stagione politica ad un'altra. Una stagione che avrà ripercussioni anche in Valle d'Aosta.
Esemplare di questa situazione è proprio il processo con la folla plaudente - in scena a Milano ogni volta che Silvio Berlusconi appare a Palazzo di Giustizia con una "claque" simile a quelli che vanno alle gite in pullman per comprare le pentole - che credo non esista in nessun Paese al mondo e in questo l'Italia ha doppiato anche i tanto citati regimi sudamericani con il loro "caudillo". Così come, altrettanto plastica, è l'immagine di un'Italia isolata nell'Unione europea con un crescente imbarazzo di tutti.
Purtroppo, a dispetto delle barzellette a raffica, che sembrano una rassicurazione simile alla "coperta di Linus", ormai c'è poco da ridere.

Una visione profetica

La targa a ricordo della visita papale a CourmayeurMentre in Italia c'è chi "spara" sull'Europa, mi sono ritrovato, preparando un ampio special per RaiVd'A su Giovanni Paolo II in occasione della ormai prossima beatificazione, a rivedere quel suo mirabile intervento, pronunciato sul Mont Chetif di fronte alla vista straordinaria del massiccio del Monte Bianco.
Era il 7 settembre del 1986, anno del bicentenario dalla prima salita sul "tetto d'Europa", ed il Papa polacco - in visita in Valle per la prima volta - pronunciò lassù durante l'Angelus un discorso europeistico per alcuni versi profetico. Di fatto parlò di un'Europa più vasta di quella che allora si conosceva come se, speranza o vaticinio, si immaginasse già, in cuor suo, la caduta del muro di Berlino e la rottura  di quella "cortina di ferro" che imprigionava sotto il giogo del comunismo sovietico i popoli dell'Est e del Centro Europa, compresa la sua amatissima Polonia.
Karol Wojtyla ebbe un ruolo decisivo per la caduta, come un castello di carte, degli Stati del cosiddetto "socialismo reale", spianando la strada all'allargamento dell'Unione europea del 2004.
Circostanze - certo gioiose - che il Papa venuto dall'Est ha potuto vedere poco prima di morire e colpisce che avesse preconizzato questo disegno politico di "riunificazione" proprio sulle nostre montagne. 
Quelle vette, tanto amate, che "salutò" in quel 2004 nell'ultima estate della sua vita terrena, quando appunto l'Europa aveva finalmente ritrovato la sua dimensione storica. È uno dei tanti spunti di riflessione per evitare di straparlare sull'Unione europea e di svilire il significato profondo, pur con tutti i suoi difetti, dell'Europa politica.

Giornalismo

Silvio Berlusconi e Bruno VespaAppartengo ad una corporazione, quella dei giornalisti e confesso un crescente imbarazzo per un sistema che cambia malamente. Ho cominciato nel lontano 1979 a fare questo lavoro "in regola" e nel 1982 sono diventato professionista, nono iscritto all'Albo e dunque fra i più "anziani" in Valle.
So bene che la "neutralità" del giornalista è una panzana, perché ciascuno porta nella sua attività le proprie idee e le proprie convinzioni, ma questo non ha niente a che fare con l'indipendenza di giudizio e l'onestà intellettuale. Essere "faziosi" per partito preso un tempo era impensabile nelle forme grottesche assunte quest'oggi.
Il "caso italiano" disegna un mondo sbilenco in cui un Premier gigante nel settore informativo ha creato la situazione in cui in molti campano di "faziosità", come si trattasse di una medaglia e più gridi e più fai carriera in qualunque schieramento di questa guerra mediatica. I giornali - e figurarsi i telegiornali - diventano una bandiera e quando prendi in mano un quotidiano o schiacci un canale con il telecomando sei già catalogato, come un tempo avveniva solo con la stampa di partito. Non sono "Alice nel Paese delle Meraviglie", osservo solo che troppo spesso l'indipendenza e le elementari regole deontologiche cadono nel vuoto. Così per "capire" bisogna usare il buonsenso simile a lenti correttive di una realtà distorta e sembra ingenuità invocare banali regolette come evitare di "impastare" fatti e commenti o verificare con attenzione le fonti e la loro qualità.
Anche questo vorrebbe dire essere un Paese normale.

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