February 2011

Il malfunzionamento della Giustizia

Silvio Scaglia ad Antagnod con un carabiniereLe vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi (che secondo Gianfranco Fini mira all'"impunità", nascondendosi in sostanza - questa la tesi - dietro un concetto del voto popolare come "copertura" di qualunque cosa) hanno influenzato tutto il percorso della sua carriera politica da quando è «sceso in campo» ad oggi.
Ci sono state leggi "ad personam" per attenuare o rinviare i guai con la giustizia del Presidente del Consiglio e ancora oggi quando si discute delle riforme della Giustizia (uso la maiuscola per l'ampiezza dell'impegno...) è facile verificare che le proposte sono riportabili sempre al solito punto.
Questa circostanza purtroppo finisce per falsare un dibattito serio sulle riforme davvero necessarie. Ci riflettevo dopo la fine degli arresti domiciliari di Silvio Scaglia, trascorsi tra l'altro nella sua casa di Antagnod, frutto certamente del caso ma che ha confermato, anche in una circostanza drammatica della sua vita, il suo legame affettivo con la nostra Valle.
Scaglia, inquisito in una complessa vicenda, era rientrato volontariamente in Italia, come si dice in queste circostanze «per collaborare» ed invece per un anno, malgrado appelli di tutti i generi che mostravano l'infondatezza della misura, è stato prima in galera e poi ai domiciliari.
Sarà il Tribunale di Roma a decidere se è colpevole o innocente per i reati di cui è accusato, ma il suo è un caso esemplare del malfunzionamento della giustizia e credo che ciascuno di noi, per esperienza personale o per casi noti, potrebbe raccontare di come le cose non funzionino e dunque le riforme non sarebbero solo utili ma risultino indispensabili.
Purtroppo il dibattito, in questa fase storica, è falsato sin dall'inizio.

Internet: un oceano gigantesco.

In Francia il wi-fi è ormai normalità... Internet mantiene un lato pionieristico non ancora esaurito, che costringe a continui aggiornamenti e non consente soste nel suo cammino evolutivo. Anche se è bene non diventare maniaci e compulsivi, essendo la vita vera quella reale e i più giovani devono esserne coscienti, così come bisogna essere cauti con il rischio di finire travolti dalle novità in un mercato che gioca sulla logica del continuo rinnovamento e del contenuto irrinunciabile.
Mi sembra di rivivere, con tutti i limiti del confronto ma riferendomi al clima d'entusiasmo, una stagione unica come quella della nascita delle emittenti radio e televisioni private (si diceva ingenuamente "libere") in Italia.
Ma Internet, invece, è una rete gigantesca e incomparabile, implicando il mondo intero e gli attori-spettatori che vi partecipano sono un numero sterminato.
La connessione è simile ad una finestra sempre aperta su panorami mutevoli. Pian piano mi sto abituando agli indispensabili ambienti wi-fi (collegamento senza fili): in Regione la rete è diffusa negli ambienti di lavoro e da poco a casa ho un collegamento rapido e veloce via radio con "Hi2", società valdostana che ha fatto bene ad investire in questo settore in espansione.
I contenuti offrono, invece, un oceano gigantesco e incontenibile dove si incrociano le lingue, si mischiano i temi con potenzialità enormi, basti pensare a tutti quegli strumenti informativi che si sono dimostrati utili anche nella recente protesta in alcuni Paesi arabi.
In Valle, proporzionalmente, il "fenomeno Internet" ha una certa ricchezza di proposte e "navigare" ha smesso da tempo di essere un fenomeno elitario. Per una piccola comunità è una grande opportunità.

Caleidoscopio 1° marzo

Pierpaolo LamacchiaEnnesimo cambio di mese, nel cammino che porterà "Caleidoscopio", sotto la conduzione di Christian Diémoz, verso la pausa estiva. Il programma radiofonico del martedì di "Rai Vd'A" arriva così alla venticinquesima puntata. 
Si comincia la scaletta con il racconto del colonnello degli alpini Pierpaolo Lamacchia, rientrato alla fine del 2010 al "Centro Addestramento Alpino" di Aosta, dopo un periodo di sei mesi in Afghanistan.
Sarà poi il turno di Salvatore Borsellino, cui spetta un emozionante ricordo del fratello magistrato, quel Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992 in una stagione politica ancora fitta di misteri.
Spetterà in seguito a Michela Ceccarelli, nel suo spazio di approfondimento culturale, il compito di narrare dell’immaginifica esposizione "Tesori in soffitta" in corso al Forte di Bard, mentre la rubrica "Un libro, un disco" proporrà - sempre con il commento di Diémoz - la recensione di "Lo retor de Dzan Fin et Dzan Fou" di Raymond Vautherin, edito dalla "Tipografia valdostana".
Appuntamento attorno alle ore 12.35 sulle frequenze di "Radio1".

La legge sui toponimi

Un esempio di toponimo a Saint-VincentSono stato relatore in Consiglio Valle di una legge novellata sulla toponomastica.
Un argomento da non sottostimare affatto, perché i luoghi ci parlano da ogni angolo della nostra Valle attraverso i nomi che i valdostani di tutte le epoche hanno dato alle diverse località con ingegno e fantasia e con stratificazioni linguistiche che ci riportano all'alba del popolamento del nostro Paese con tutte le influenze successive.
Di queste definizioni, che sono naturalmente in continuo movimento perché non esiste una fissità museale, bisogna essere attenti custodi proprio per questi aspetti culturali e le evidenti implicazioni storiche.
Ho avuto modo di intervenire in aula e quella che vi riporto è la registrazione del mio intervento, che mi auguro possa risultare interessante per i frequentatori del mio sito.


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La povera Yara

Alcune troupe televisive davanti alla casa dei coniugi GambirasioIl rinvenimento del corpo di Yara Gambirasio chiude, in modo drammatico, un caso di cronaca nera molto seguito negli ultimi tre mesi, dopo che la ragazzina era scomparsa senza lasciare tracce. 
Gli elementi per una ossessiva morsa mediatica c'erano tutti e in effetti i primi giorni sembravano ripercorrere un copione collaudato sin dal tempo del delitto di Cogne e recentemente ripetuto per l'assassinio della giovane pugliese Sarah Scazzi.
Ma questa volta, dopo un appello dei genitori al mondo dell'informazione, gli eccessi di attenzione e di scandalismo si erano allentati non solo per buonismo dei media ma per un'oggettiva difficoltà di alimentare una storia in un ambiente sobrio e riservato del bergamasco, specie se rapportato al bailamme di Taranto. Ancora ieri il "giornalista" Fabrizio Corona è entrato senza autorizzazione nella casa della povera Sarah, alimentando il suo personaggio di "maudit" che trova purtroppo committenti e ammiratori: se fosse capitato a Bergamo lo avrebbero spellato vivo.
Ribadisco che la "cronaca nera" è una delle basi del giornalismo e nessuno discute il lavoro dei cronisti cui corrisponde un interesse del pubblico per le notizie grame e tristi. Quel che non è sopportabile è l'escalation del sensazionalismo e del cattivo gusto.

I lati oscuri dell'alpinismo

La tragedia della montagna che ha colpito in queste ore una guida del Cervino, Roberto Rossi, è di quelle che addolorano anche per la dinamica.
Mentre scendevano fuori pista, dopo essere stati depositati da un elicottero, una placca di neve "soffiata" investe la guida e suo padre Arrigo, che perde la vita nell'incidente.
Un fatto tremendo pensando che proprio il papà aveva trasmesso quella passione per la montagna che il figlio aveva concretizzato nella scelta di diventare un professionista del settore.

Le mucche meglio degli uomini

Una mucca simpaticaMio padre era un instancabile battutista: appena aveva un'occasione si esibiva in una battuta scherzosa o salace e io da ragazzino mi vergognava mortalmente perché dal guizzo nei suoi occhi avevo imparato a prevedere il momento in cui lo avrebbe fatto e mi imbarazzava da morire (oggi lo stesso fenomeno ce l'hanno i miei figli che mi ammoniscono della serie «non dire cretinate»).
Spesso poi papà raccontava barzellette che arricchiva periodicamente con un repertorio di cui mai ho conosciuto l'origine, come una specie di inesauribile Gino Bramieri, e che, quando era ottuagenario, avevano raggiunto livelli da "luci rosse". Un classico di battutaccia, era quella, a partire da una certa età e chiamandosi lui Sandro, «sono in sandropausa».
I suoi scherzi, come veterinario, erano proverbiali e lo accompagnavano in quel mestiere che si era scelto, abbandonando gli studi di Giurisprudenza dopo aver visto i campi di sterminio e d'internamento in Germania fra il 1943 e il 1945, a soli vent'anni. «Le mucche - sentenziava magari alla fine di aneddoti agghiaccianti sul lager - sono meglio degli uomini», spiegando la scelta di lasciare il Diritto per la Veterinaria.
Mi hanno raccontato un suo numero classico: mucca con mal di pancia. Se trovava il soggetto giusto lo svolgimento era il seguente. Alzava la coda della mucca e fingeva di guardare nel sedere, mentre piazzava il malcapitato, ovviamente il fesso di turno, davanti al muso della bestia, invitandolo a guardare in bocca all'animale. «Mi vedi?» chiedeva. L'altro ovviamente diceva: «No, non ti vedo». «Bene - concludeva - allora è indigestione!».
Oppure quel tizio di Antagnod, che anni dopo diede purtroppo di matto. Papà aveva saputo che non era stata accolta la sua richiesta di entrare nella latteria turnaria e addirittura, votando con le fave nere per il "no" e con quelle bianche per il "sì", si era prodotto un risultato tranchant: più fave nere che votanti! Mio padre si era trovato a visitare una mucca della sua stalla e, dopo aver finto un lungo cogitare, aveva sadicamente concluso: «Deve avere delle fave... nere sullo stomaco!».
Con il passare degli anni mi accorgo - maledizione! - che anch'io, in certe circostanze, non riesco a trattenermi dalla frasetta scherzosa e faccio malissimo perché in politica non si dovrebbe fare. Per altro, ho ereditato anche la sua "medicina del sorriso" come antidoto contro i veleni della vita e lo ringrazio per questo.

Stupefatto dal neologismo

Il vaporetto a VeneziaPensavo di averle sentite tutte, ma vi racconto di una parola che mi ha stupefatto.
Sono stato ad un seminario in una Venezia carnevalesca (piena di francesi!) per parlare d'Europa, ma il mio intervento "generalistico - regionalista" (ho parlato pochi minuti come contraltare ad interventi fiume), inserito in una discussione tutta veneta.
E' sempre interessante vedere come su certi terreni - tipo politica di programmazione o misure anti-crisi - si muovono gli altri, specie un colosso come il Veneto dove i dati economici e occupazionali restano critici e la ripresina tribola (un solo intervenuto era invece ottimista, ma il pubblico scettico rumoreggiava).
Annotazione clamorosa: in Veneto crollano gli iscritti all'Università con le famiglie sconcertate per quella "fregatura" (detto da un Prof) del "3+2", laurea di primo livello e laurea magistrale.
E il neologismo? Eccolo: «nordestino», cioè del Nord Est! Mi sono presentato all'utilizzatore del sostantivo o dell'aggettivo, secondo l'uso, dicendogli «Buongiorno, sono un "nordovestino"». Chi di neologismo ferisce di neologismo perisce.
Il Professore mi ha guardato e mi ha detto lapidario: «Il Nord-Ovest non è come il Nord-Est"». Sono perfettamente d'accordo, ma non mi sembrava il caso di infilarmi in un lunga discussione: dovevo prendere il vaporetto.

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