February 2011

Diritti non piaceri

Un bilancia, simbolo di equilibrioLa democrazia è fatta di negoziazioni e di sistemi giuridici e istituzionali che fissino regole di comportamento dei diversi attori, compresi gli eletti, i loro partiti di riferimento e chi è chiamato a ricoprire cariche di Governo.
Nel caso della Valle d'Aosta, la "legge fondamentale" è lo Statuto d’autonomia, che è basato sulle norme votate dalla Costituente e che risalgono al 1948. Ci sono poi stati degli aggiustamenti importanti, direi dei miglioramenti - tutti da me seguiti alla Camera dei deputati - nel 1989, nel 1993 e nel 2001. Quest'ultimo quasi in parallelo con quella riforma costituzionale sul regionalismo, che ha confermato la "specialità" attraverso una riscrittura del 116 della Costituzione (da allora la nostra Regione autonoma ha una dizione bilingue "Valle d'Aosta - Vallée d’Aoste").
Questo insieme, a fondamento dell'"ordinamento valdostano", cui si possono aggiungere le norme d’attuazione e l'insieme della legislazione regionale, crea diritti e doveri per la nostra comunità e per lo Stato, cui si sono aggiunti sempre di più nel tempo gli obblighi comunitari e l'Unione europea come interlocutrice.
Diritti e doveri, scrivo non a caso. Vorrei intrattenervi sui diritti, che in una democrazia sono da distinguere dai "piaceri", dalle "raccomandazioni", dal "benvolere" e da tutti i sinonimi che volete adoperare. Nel quadro di una negoziazione politica, che può creare quadri favorevoli o sfavorevoli, amicizie o inimicizie, rallentamenti o "sveltimenti", l'autonomia speciale è un diritto e come tale va considerata da chi vuole interpretare le speranze dei valdostani. Se l'idea fosse che per ottenere qualcosa bisogna mostrare acquiescenza, sottomissione o persino "leccaculismo", allora l'immagine risulterebbe fortemente distorta e non parleremmo di un clima democratico e di certezza del diritto nel rapporto corretto fra istituzioni.

Caleidoscopio 22 febbraio

Pietro Capula, patron della Gps standardProsegue il cammino settimanale di "Caleidoscopio", la trasmissione radiofonica del martedì di "Rai Vd'A", condotta in studio da Christian Diémoz e che si occupa di "varia umanità". Ho preso l'abitudine di darvi una parte del sommario per invitarvi all'ascolto del programma.
La prima intervista è con Pietro Capula, amministratore delegato della "Gps Standard" di Arnad, una delle aziende più innovative in Valle nel campo delle nuove tecnologie.
Toccherà poi alla guida alpina di Valpelline, Ferdinando Rollando, che si trova da qualche settimana in Afghanistan, in circostanze avventurose, per realizzare un progetto sull'insegnamento dello sci, voluto dalla "Foundation Aga Khan".
La rubrica di Michela Ceccarelli è dedicata, invece, ai Carnevali valdostani a pochi giorni dall'inizio vero e proprio del periodo carnevalesco.
La rubrica di Diémoz "Un libro, un disco" proporrà la recensione di "Il tempo che torna" di Guido Rey, il celebre alpinista e scrittore torinese amico di Edmondo de Amicis. Appuntamento alle ore 12.35 su "Radio1".

Una festa di carta

La prima legge dell'Italia unificata di Vittorio Emanuele IIRicordiamo i fatti: il 17 marzo del 1861 venne promulgata ufficialmente la prima legge dell'ottava legislatura (il conteggio era iniziato a partire dall'8 maggio 1848, dopo lo Statuto albertino), la prima dell'Italia unificata. Si legge nel testo: "il re Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi successori il titolo di re d'Italia".
La scelta di questa data per ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia, dato storico inoppugnabile, appare ovvia, ma sul fatto di considerarla "festa nazionale" ieri il Governo ha incassato il "no" dei Ministri leghisti, che dovevano lanciare al proprio "pueblo" un elemento di dissenso dopo un'accondiscendenza sempre più imbarazzante e con qualche mistero, che prima o poi verrà a galla, verso Silvio Berlusconi.
Intendiamoci: il decreto legge sulla festività è quantomeno tardivo e mostra uno stato confusionale e la festa "si appoggia" per la copertura finanziaria alla temporanea sospensione dei benefici per il 2011 del 4 novembre quale "festività soppressa" (un arzigogolo degno della legislazione borbonica più che... sabauda).
Ma quel che conta, comunque si veda il 17 marzo, è che la tiepidezza verso la data è così manifesta da non essere mai stata considerata degna di essere una festa nazionale per la Repubblica italiana. Per cui, chi oggi gongola per questa data, dovrebbe chiedersi perché non facesse parte del "Pantheon" delle celebrazioni patriottiche, che già in Italia - cartina di tornasole di un senso dello Stato flebile - interessano più per i possibili "ponti" che per il loro contenuto.

Nostalgia da pioggia

Roberto Vecchioni vincitore a Sanremo con la Rodriguez e la Canalis (foto Maurizio Scovero)La nostalgia - sarà la pioggerellina di oggi - è una brutta bestia. Per cui stamattina mi lambiccavo attorno al "Festival di Sanremo" e alla manifestazione gemella, il "Disco per l'estate", nata nel 1964 e spentasi a Saint-Vincent, dopo una ventina d'anni d'onorato servizio a beneficio del binomio canzoni-promozione della Casa da gioco. Ogni tentativo di fare rivivere la manifestazione valdostana, in un intrico di diritti sul titolo, è fallita e, per altro, la scomparsa del "Festivalbar" dimostra i costi colossali di queste kermesse canore.
Sanremo sopravvive fa momenti buoni e momenti grami, ma probabilmente se si guardassero i conti temo che ci sarebbero sorprese in negativo proprio fra costi e benefici, pensando tra l'altro a come il mercato della musica (un tempo si sarebbe detto discografico) sia cambiato e come sia cambiata anche la televisione.
Certo è che la vittoria di Roberto Vecchioni (confesso: d'intesa con i miei figli, con cui ci siamo divertiti a guardare il "Festival" fra errori, orrori e varie amenità, abbiamo mandato per la sua canzone due sms) mostra come i telespettatori siano come la popolazione italiana, vale a dire in progressivo invecchiamento e la televisione generalista combatte per tenersi stretti i "seniores". Questo ha premiato il vecchio cantautore "intellettuale" milanese e la sua rassicurante canzone "déjà vu".

Guarda che luna!

La fantastica luna piena del 20 febbraioUna straordinaria luna piena, in queste ore, non è passata inosservata nel cielo.
Bisogna sforzarsi di osservare la Natura e non apparire indifferenti alle sua bellezze. Si tratta di un'esperienza arricchente e chi vive in Valle ha il privilegio ogni giorno di poter osservare scenari e angoli che colpiscono, stupiscono e talvolta commuovono.
Ognuno lo fa con il suo bagaglio culturale. Ricordo come all'inizio degli anni Novanta contestai la nuova legge italiana sui Parchi che esaltava la natura non "antropizzata", cioè non soggetta ad "alterazioni" umane. Un pensiero da usare con intelligenza e senza ideologismi in Europa, dove l'uomo ha forgiato il paesaggio ed è sempre l'uomo a "leggere" la natura. Certo questo non deve avvenire in una visione sterilmente "antropocentrica", ma nella considerazione che anche noi "siamo" componente della Natura. Ciò naturalmente ci obbliga a essere responsabili e a combattere errori e orrori "contro" l'ambiente.
Ma, intanto e senza troppi giri di parole come di fronte a qualcosa che ti colpisce al cuore, guarda che luna!

I silenzi sulla Libia

Gheddafi padre e figlio in un poster protetto dalla polizia libicaHo il rimpianto, quando ero già ragazzo, di non essermi fatto raccontare bene dal mio nonno materno, Emilio Timo nato e cresciuto nell'entroterra di Imperia, le sue avventure di guerra in uno squadrone di cavalleria nel 1911 in Libia e poi, fino a diventare ufficiale, nella prima guerra mondiale.
Lo dico ai giovani che mi leggono: parlate di più con i vecchietti prima che sia troppo tardi. Noi, come nipoti, il nonno lo ascoltavamo distrattamente da bambini, per cui i ricordi delle battaglie raccontate tornano alla memoria confusi e sovrapposti.
Ma della Libia arriva da quel passato la crudezza dei racconti degli scontri e l'esotismo delle avventure.
Quel Paese, che ha subito il nostro colonialismo, ha avuto dal 1969 un dittatore, feroce e ambiguo (bastino gli acclarati legami con il terrorismo internazionale e che lui, ebreo di madre, sia antisemita manifesto), Muammar Gheddafi, "sdoganato" anche dall'Italia in un crescendo d'accondiscendenza che ha nel petrolio la sua chiave di lettura ed è culminato negli indegni spettacoli romani di pochi mesi fa.
Per questo esponenti governativi italiani, verbosi e propositivi per la Tunisia e l'Egitto e infine plaudenti per la "cacciata" di anziani dittatori, ora tacciono attendendo gli eventi, mentre una repressione feroce schiaccia la protesta.

Il puzzle

L'elenco degli interventi al CdrIl giorno in cui i valdostani dimenticassero l'esistenza di un'"altra" Europa di cui noi stessi facciamo parte, allora sarebbero guai.
Ci riflettevo ieri, presentando ai colleghi del Comitato delle Regioni il mio "documento di lavoro" sulle minoranze linguistiche (segnalando il caso che voleva che ieri, 21 febbraio, fosse per l'Unesco la "Giornata internazionale della lingua Madre", come in italiano è stato tradotto "maternelle", che in verità sarebbe "materna").
Mi ha sinceramente colpito il collega Sergio Soave, mio collega deputato in passato e storico di professione (ricordo il bel libro su Federico Chabod), che inaspettatamente ha richiamato alla Commissione "Educ" il mio impegno di sempre per le minoranze linguistiche.
Niente di straordinario, ma semplicemente il mio dovere, perché se gli eletti valdostani pensassero solo al nostro giardinetto di casa ci troveremmo alla fine in una sorta di sterile isolamento, mentre l'"altra" Europa di cui parlo è fatta proprio dai tanti popoli autoctoni e storici che attraversano il Vecchio Continente con particolarità linguistiche e culturali che creano, così l'ho definito nel rapporto in costruzione, un "puzzle" che somma alle lingue nazionali un insieme di lingue regionali e minoritarie che fondano un multilinguismo che non ha eguali per la sua ricchezza. Basta scorrere le lingue citate nella "Carta europea delle lingue regionali e minoritarie" del Consiglio d'Europa, pioniere nella difesa delle minoranze, per capire come questo fenomeno sia ricco come l'ordito di un fantasioso tappeto.
La bozza di lavoro ha avuto il gradimento dei colleghi con qualche mugugno di due colleghi francesi, che - imbevuti del giacobinismo d'Oltralpe - hanno segnalato la preoccupazione che non si tengano in conto le "lingue nazionali" e che l'Europa metta il naso in questioni che riguardano i singoli Stati. Una visione passatista, visto che il "Trattato di Lisbona" in vigore esalta la diversità culturale e linguistica e impedisce ogni discriminazione fondata sulla lingua o sull'appartenenza ad una minoranza.

Il futuro imprevedibile

Un grafico della borsaE' una triste constatazione: gli economisti non avevano previsto niente della terribile crisi che ha colpito l'economia mondiale e nessuno storico, sociologo o politologo ha capito per tempo che cosa si stesse preparando - e lo stiamo vivendo dal vivo grazie alla rapidità delle nuove tecnologie - in alcuni Paesi arabi e neppure il destino dei loro dittatori tronfi. 
Facciamocene una ragione, perché tutti coloro che si erano illusi e pensavano di essere riusciti ad azzeccare sistemi previsionali, statistici o modelli più o meno elaborati, così come metodi induttivi, deduttivi o comparativi sono alla fine rimasti in braghe di tela, vedendo teorie elaborate svaporare di fronte ad una realtà imprevista.
Per altro la Storia è come la vita, piena di azzardi, varianti, alti e bassi, che smentiscono meccanicismi causa-effetto e l'illusione di poter dire quel che capiterà. Quando si è nel flusso degli avvenimenti - esemplari sono i mesi concitati della storia valdostana dopo la Liberazione - è difficile capire e questo rende onore a chi rischia in proprio affrontando le incognite del futuro.
Certo, "a bocce ferme" tutto è diverso e gli avvenimenti storici sono smontati e rimontati come i meccanismi di un orologio, ma questo è facile farlo quando i fatti e le circostanze hanno svelato collegamenti e concatenamenti e tutto appare ben più nitido di quanto apparisse al momento in cui gli eventi si erano prodotti e capirne gli sviluppi era un azzardo.
Ricordo, pensando a vicende di cui ho memoria personale, il crollo del Muro di Berlino e l'effetto domino nell'est Europa o mi riferisco al collasso del sistema dei partiti con "Tangentopoli".

«Niet»

noNella vita politica c'è sempre qualche rimpianto di progetti che ritenevi validi e che sono stati cancellati in quattro e quatt'otto. Ne cito alcuni con breve commento.
La "Porta della Valle d'Aosta", dopo la dismissione della fabbrica chimica dell'Union Carbide al confine con Carema, era una bella progettualità - con contatti interessanti per la sua realizzazione - che è finita nel cestino senza approfondimenti in barba al cammino già compiuto con pareri tecnici seri e autorevoli.
La pista "Guida sicura" - sparita nel nulla - che doveva sorgere a Nus, in una vasta area sulla Dora, che aveva avuto anch'essa uno studio apposito, comparativo con quanto già esistente, che aveva mostrato uno spazio enorme anche per le prospettive future degli obblighi per le patenti e per corsi di guida sulla neve.
Di recente è stata soffocata in culla anche la "Scuola elicotteristica" al "Corrado Gex", che rientrava in un accordo con "Finmeccanica" e con "Agusta", e che avrebbe dato respiro al nostro aeroporto e valorizzato le professionalità che a vario titolo si sono formate in Valle per il volo d'elicottero in zona "ostile" e per il soccorso in montagna.
Altro esempio di accantonamento senza una discussione reale: la piccola metropolitana sotterranea, buona anche per contenere le tubazioni del teleriscaldamento, ha... sotterrato l'ipotesi di una funivia, il "Cablò", che collegasse l'area Cogne (con parcheggio autostradale di "Aosta centro"), mentre gli impianti a fune si stanno moltiplicando in tutto il mondo perché non inquinanti e graditi come attrazione e perché i collegamenti "en plein air" sono preferiti a quelli sotterranei.
Potrei continuare l'elenco ma sarebbe sterile. Quel che conta non è chiedere a me, come ad un oste, «se il mio vino è (era) buono» quanto capire se certi "niet" abbiano giustificazioni reali, come è giusto che sia per chi sopravviene a governare con sue idee e suoi progetti, oppure se si tratti più di scelte pregiudizialmente "contro".
Sarebbe una visione miope dell'amministrazione ancora prima che della politica.

Crimini contro l'umanità

Alcuni ribelli libici con un carroarmatoLeggo le agenzie di queste ore dalla Libia e non posso che provare dolore di fronte alla gravità degli eventi cui corrisponde la clamorosa impotenza della diplomazia internazionale.
Ieri, in Consiglio Valle, ho votato a favore di una mozione assai generica, ma non poteva essere altrimenti, per un impegno complessivo. Non sono intervenuto perché trovo sempre difficile, nel pieno rispetto del nostro "parlamentino", occuparmi di materie di largo orizzonte. Concordando con chi ha parlato, per altro, mi sembrava ridondante aggiungere qualche cosa.
Ma indigna questa palude di "dico e non dico" in cui sprofonda in casi come questi la diplomazia internazionale fra una riunione e l'altra con i leader del mondo che traccheggiano, come se aspettassero di capire meglio quel che capiterà, ma con l'ambiguità di dire a mezzavoce come la caduta dei dittatori è cosa ottima, ma certo gli estremisti islamici e i flussi impazziti d'immigrati clandestini...
Considerazioni sacrosante e che condivido, tuttavia non giustifica affatto l'inazione attuale rispetto soprattutto ai raid aerei. Realizzare una "no-fly zone", cioè una zona di non volo, che impedisca queste stragi non è un fatto straordinario, ma gli Stati Uniti hanno tirato in ballo, forse con un pizzico di malizia, Francia e Italia.
Sono certo che alla fine il dittatore cadrà, ma i crimini contro l'umanità che sta compiendo andrebbero fermati subito.

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