February 2011

Caleidoscopio 15 febbraio

Katja Centomo"Caleidoscopio" giunge - in onda sulle frequenze di "Radio1", "occupate" dalle ore 12.35 dalla programmazione radio di "RaiVd'A" - alle ventitreesima puntata sotto la conduzione di Christian Diémoz.
La prima delle interviste sarà a Didier Bourg, discendente di "émigrés" valdostani a Parigi, realizzatore di una serie di reportage sulle grandi famiglie valdostane stabilitesi nella Capitale francese e parleremo anche del sito dell'UVP (Union Valdôtaine de Paris, che fu una "mutuelle" e che di conseguenza nulla ha a che fare con il Mouvement).
Sempre a Parigi c'è, in questo periodo, Pierre Lucat, attore valdostano nel cast della pièce "Ithaque" di Botho Strauss in un prestigioso teatro di Nanterre.
Michela Ceccarelli ha visitato per la sua rubrica l'esposizione fotografica di Stefano Sarti su Auschwitz, mentre Diémoz in "Un libro, un disco" si occupa del libro a "101 cose da fare in Valle d'Aosta almeno una volta nella vita" di Katja Centomo (Newton Compton Editori).
Buon ascolto in FM e in AM!

Il Santo degli innamorati

CaricatureSan Valentino, come tutti i Santi, vive di leggende. Vescovo di Terni nel 197 d.C., ha due versioni, altrettanto cruente, per la sua fine: lapidato o lapidato e poi decapitato. Questa storia terribile del martirologio, cioè la casistica vasta e sanguinosa delle fini cruente e delle torture efferate sui martiri cristiani, mi ha sempre impressionato sin dai tempi del catechismo.
Fatto sta, come accennavo lo scorso anno perché la ripetitivà degli eventi fa parte della nostra vita, Valentino è stato arruolato dalla Chiesa per rappresentare gli innamorati per sradicare la licenziosa festività dei "Lupercali" (dei che proteggevano dai lupi) e che dava vita a celebrazioni "a luci rosse".
Valentino, invece, serviva per rimettere tutto in carreggiata: in effetti oggi il tasso erotico è azzerato (tranne che ad Arcore, dove un anno fa la celebre Ruby - che ora non dirà più di essere la nipotina di Hosni Mubarak... - scoprì il "bunga bunga" proprio il giorno di San Valentino: per questo propongo la vignetta francese qui sopra, piuttosto esplicita...).
Con franchezza "il giorno degli innamorati" si è trasformato nella solita fregatura consumistica. Per evitare musi è meglio attrezzarsi con regalino e cena romantica. Non sarà sempre e per tutti l'amore la molla della partecipazione a San Valentino, ma almeno fa girare l'economia.

La bizzarra situazione italiana

Giuliano Ferrara durante la manifestazioneIl termine italiano "mutanda" ha un'etimologia semplice e ben nota: deriva dal gerundivo latino "mutandus" (del verbo "muto-as-avi-atum-mutare"), che significa - direi per ragioni comprensibili in termini d'igiene personale - "da cambiarsi"
In Italia, sfidando l'etimologia che spingerebbe al... cambiamento, il sulfureo Giuliano Ferrara, noto giornalista di origine comuniste familiari e personali e già Ministro del primo Governo Berlusconi, guida la crociata anti-Procura di Milano, inalberando provocatoriamente mutande stese sul palco, scelte come simbolo della violazione della privacy del Premier. In fondo un atto d'amore per i supporter di Silvio Berlusconi.
Mio fratello Alberto, ma a me è capitato molte volte, mi raccontava di due tizi in funivia che spiegavano - e questa resta la forza dei favorevoli al Primo Ministro, pronti ad immolarsi  - che tutto quel che gli capita è dovuto al diffuso senso d'invidia dei molti mediocri verso un uomo di successo. Osservo solo che ogni replica è inutile quando intervengono la fede (con la "f" minuscola) e il culto della personalità, cui si aggiunge la micidiale propaganda dei media di proprietà e controllati dal Cavaliere.
Annoto, infine, che - dall'altra parte della barricata - la grande manifestazione al femminile nelle piazze di domenica è stata un segnale mica da ridere per un'opposizione sinora soporifera, ma forse questa volta c'è qualche cosa in più in questa bizzarra situazione italiana.

Tra acqua e misfatti italiani

Nichi VendolaIncontro Nichi Vendola stamattina al Comitato delle Regioni, dove si è riunita la "Commissione Enve" (Ambiente) per discutere di diversi argomenti, fra i quali un parere di iniziativa sull'acqua su cui torno tra breve.
La prima battuta non poteva che essere sul titolone di oggi de "Il Giornale", che pubblica una foto di Vendola con degli amici su di una spiaggia naturista nel 1979, credo che quella immagine ripresa da distante di un Vendola giovane nudo al mare sia simbolo o minaccia del fatto che se si scende sul "personale", allora ce n'è per tutti nella battaglia campale alla difesa del Premier. Per il poco che conta, ho detto al Presidente della Puglia che certe sortite sono stupefacenti.
Quando un giorno la situazione italiana diventerà normale con una dialettica politica dedicata ai problemi e non ai destini personali, potrebbe essere normale dire che Vendola era a Bruxelles come relatore del parere "Il ruolo degli Enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell'acqua", come chiesto dalla Presidenza ungherese.
Intervenendo nel dibattito, ho ricordato come le zone montane europee siano strategiche e decisive per l'approvvigionamento d'acqua e come i cambiamenti climatici in atto - con la scomparsa dei ghiacciai piccoli e medi all'orizzonte 2030 - influiranno mica poco in zone come la nostra (ho citato esplicitamente il Monte Bianco). Per cui è bene ricordare il ruolo delle zone montane e la necessità di tutelare i diritti storici dei montanari. Senza mai dimenticare l'importanza dell'acqua potabile che "offrono" alla pianura e come la stessa pianura deve investire denaro a beneficio dell'equilibrio idrogeologico della montagna per non vedersela crollare addosso con le alluvioni. L'idroelettrico, invece, resta una grande risorsa se non si esagera nello sfruttamento.
La sostanza, comunque, in vista anche di un referendum sull'acqua che si svolgerà in Italia, è che il sistema dell'acqua deve essere considerato un servizio di interesse generale e non finire nelle mani di logiche speculative di mercato.

Ritratti in pillole

L'aeroporto di BruxellesLo spirito d'osservazione e un'innocua curiosità servono a rendere interessante anche l'andata e ritorno in aereo "Torino - Bruxelles", che potrebbe stremare per la sua banale ripetitività negli anni.
La bimba con l'orsetto al controllo passeggeri è una delizia. Avrà tre anni e non si capacita che il suo peluche debba essere messo sul nastro che lo passerà ai "raggi X". La mamma la convince che all'amichetto non capiterà nulla. Si rassegna, lo abbraccia e lo mette in un contenitore di plastica. Lo riprende dall'altra parte dei controlli e sento che mormora: «Bravo: sei stato coraggioso!».
Alla stessa porta si presenta una signora con, ai piedi, dei monumentali stivali borchiati. «Deve toglierli», osserva un addetto ai controlli. Lei, direi spagnola, nicchia, discute e poi si rassegna. Scesa dai trampoli sembra minuscola, una farfalla. Li riprende e li rimette in un batter d'occhio e se ne va, statuaria, fasciata nei suoi jeans.
Un giro nei negozi, ingannando l'attesa. Appesi dappertutto i cuori rossi di San Valentino, che oggi saranno già vecchi. Una coppia, lui avanti con l'età e lei giovanissima, sono nel reparto lingerie. Lei, con strilli acuti, appoggia sul corpo dei body di pizzo assai appariscenti per provarli. Lui annuisce e commenta in francese, dando la sua preferenza ad un modello nero e rosso. Direi che non sono padre e figlia.
Nei bagni c'è un signore dall'aria compita, un addetto alla pulizia, che mi fa segno che gli orinatoi in piedi sono chiusi al pubblico. Entro in un bagno ed esco poco dopo. Mentre mi lavo le mani, mi sorride e mi spiega che «sta cambiando le mosche». Resto interdetto e lui mi mostra con il dito l'adesivo della mosca nel water di ceramica che serve a noi, uomini fessi, per far pipì centrando un obiettivo.
Sono seduto distante, ma osservo, di schiena, una bella signora anziana con uno di quegli chignon elaborati che si vedevano un tempo. Nella mano sinistra stringe dei fogli e con la destra sembra disegnare per aria delle melodie. Una direttrice d'orchestra, mi immagino. Quando mi avvicino all'uscita scopro che con grandi svolazzi sta scrivendo delle parole crociate. Niente musica...

E la nave va...

In un fotomontaggio, Perry Mason e Silvio BerlusconiForse il post qui sotto dimostra più di altro come in questo momento io sia per l'astrazione. Nel senso che, pur essendo in politica da quasi venticinque anni, provo in questo periodo una forte difficoltà a vivere questa stagione politica e adempio a certi obblighi - come non parlare del prossimo processo a Silvio Berlusconi? - con lo stato d'animo buono per un'estrazione dentaria.
Il mio pensiero, nel puzzle delle cose scritte in tanti anni, è del tutto noto e penso di aver sempre detto come la pensavo, ma senza quei rancori e quegli estremismi che ammorbano l'aria e che provengono dagli uni o dagli altri in questo caos che è l'Italia di oggi. Io stesso in fondo, per aver detto che non sono per l'ingresso del PdL nella maggioranza regionale in Valle, sono diventato oggetto di lancio di "freccette" da parte dei "filoberlusconiani" e ciò mostra la temperie dell'epoca attuale in cui a qualunque dissenso si reagisce con odio e questo è stato un limite strutturale dell'"antiberlusconismo" di un certo stampo, esattamente speculare a quello dei sostenitori del cavaliere.
Un "muro contro muro" che prima o poi bisognerà superare, perché intanto fellinianamente "E la nave va..."
Con logica "zen" credo che oggi la cosa migliore sia aspettare questo benedetto processo e gli altri processi già in corso per altre vicende senza gridare a "dimissioni!" da una parte e al "golpe giudiziario!" dall'altra.
Testimonio, comunque e senza ipocrisie, come la nostra credibilità internazionale sia ai minimi storici, ma pare che questo argomento non sia così rilevante in una logica italiana avvitata su se stessa e in cui a Berlusconi sono legati un numero enorme di destini, assolutamente non comparabili agli avvenimenti che portarono alla caduta di Bettino Craxi, con cui - ogni tanto e non sempre in modo azzeccato - si propone un parallelo storico.

Un'interlocutrice autorevole

Cecilia MalmstromNon sarà facile per l'Italia "scaricare" troppe responsabilità sull'Unione europea per gli sbarchi di immigrati ripresi a Lampedusa, dopo i moti che hanno interessato alcuni Paesi come Tunisia e Egitto.
L'interlocutrice europea la conosco bene: la Commissaria degli Affari Interni si chiama Cecilia Malmstrom ed è una svedese simpatica e ironica e di grande spesso politico e culturale. Siamo stati assieme nello stessi Gruppo al Parlamento europeo, quello dei liberali e democratici, ed eravamo diventati amici e chiacchieravamo spesso in francese, visto che lei ha anche una laurea alla Sorbona.
Cecilia appartiene alla tradizione scandinava delle donne in politica con un curriculum impressionante (in Svezia le "veline" non entrano in politica e non fanno carriera) e una capacità di lavoro enorme. L'Europa, attraverso la sua azione, farà certo il suo dovere, com'è giusto che sia, perché di certo l'Italia si trova in prima linea per quello che è un problema comunitario da condividere. Pesa il fatto che l'Italia avesse cercato di convincere il resto d'Europa che un rapporto privilegiato (e assai costoso) con Gheddafi avrebbe risolto il problema degli sbarchi, ma così non è stato e sui metodi di "contenimento" del dittatore libico c'è da rabbrividire.
Fa bene il Ministro Roberto Maroni a non sottovalutare il rischio che la situazione degli sbarchi si faccia esplosiva ed è necessario distinguere i casi di chi chiede asilo politico da chi invece sbarca come semplice clandestino. Lo pretende con chiarezza il diritto internazionale.

Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte

Elisabetta Canalis, Gianni Morandi e Belen Rodriguez (foto Maurizio Scovero)Il Festival di Sanremo è come le stagioni e c'è un periodo dell'anno in cui arriva, con i suoi alti e bassi che seguono l'evoluzione della società italiana. Per una generazione come la mia ha rappresentato un appuntamento rassicurante, come il sorgere del sole.
Io sono nato nel 1958 e credo che non ci sia nulla di più simbolico che pensare che qualche mese prima un giovane Domenico Modugno cantasse quel "Volare" (in realtà "Nel blu dipinto di blu") che è diventato uno dei motivi più noti e cantati in tutto il mondo. E poi, da bambino, le serate in bianco e nero di fronte alla televisione ed il Festival che si materializzava in casa, dentro il mangiadischi rosso, con i 45 giri comprati da mio fratello. "Se piangi, se ridi" di Bobby Solo, che vinse il Festival del 1965, o "Zingara" di Iva Zanicchi, che vinse nel 1969, sono canzoni che conosco a memoria, perché ascoltate infinite volte.
Poi gli anni Settanta, aperti dalla vittoria di quella straordinaria coppia che furono Adriano Celentano e Claudia Mori con "Chi non lavora non fa l'amore". Io facevo le Medie e nelle gite scolastiche salivamo sul pulman con quella pubblica pubblicazione che usciva dopo il Festival con le parole di tutte le canzoni, che cantavamo a squarciagola. In realtà, guardando quel decennio, ti accorgi di come vincitori risultino personaggi sconosciuti, spesso autentiche meteore. Mentre gli anni Ottanta hanno cantanti simbolo come Alice o Eros Ramazzotti. In quegli anni, almeno per me, il Festival era straordinarie serate televisive in cui si passava il tempo con gli amici a sbeffeggiare cantanti e presentatori.
Poi nel 1995 la sorpresa di trovarmi, con alcuni colleghi parlamentari, a cantare (si fa per dire...) sul palco dell'Ariston, quel cinema-teatro, deludente a vedersi, che la televisione trasforma in un palcoscenico rutilante. Oggi Sanremo non è più quel fenomeno incredibile del dopoguerra, ma resta un "classico", mostrando il volto di un'Italia sempre più vecchia se quel Gianni Morandi che presenta il Festival è lo stesso che campeggiava, all'inizio degli anni Sessanta, su un disco che ho ascoltato mille volte "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte..."
A quell'età il latte lo andavo a prendere davvero.

Questione di vacche

Un momento di un combat svizzero"La finale cantonale des combats de reines c'est fini. Désormais, la finale sera nationale".
Questa è la Svizzera! Non che scandali e scandaletti non agitino la tranquillità della Confederazione. Ma che nel vicino Vallese, forse il Paese più somigliante alla nostra Valle come tratti distintivi della popolazione perché i savoiardi - vittime della "francesizzazione" - hanno perso molte similitudini del passato, questa storia delle reines faccia notizia offre una luce di speranza, pensando alle bieche e temo irrisolvibili vicende italiane.
Il quotidiano vallesano "Le Nouvelliste" spiega ai suoi lettori: "La nouvelle a provoqué quelques remous dans le milieu de l'élevage. Le président de la Fédération d'élevage de l'hérens, qui est une fédération suisse et non seulement valaisanne, apporte un éclairage apaisant. «L'utilisation du terme "finale nationale" est d'abord une question d'unité marketing», indique Martial Aymon. «Pour la première fois cette année, nous organisons une grande fête de la race d'Hérens sur deux jours. Le Conseil d'Etat, qui apporte son soutien à l'événement, tient à ce que nous appelions ces journées "fête nationale"»".
Visto che lo scorso anno ha "combattuto" una mucca proveniente da fuori del Vallese, esattamente da Grindelwald (ma qualificandosi in un'eliminatoria vallesana), la preoccupazione è che il carattere "nazionale" potesse in qualche modo dar vita ad un allargamento dei "combat" fuori dal territorio della Repubblica-cantone.
Ma i tradizionalisti possono star tranquilli, come spiega "Info Hérens": "Le but de cette manifestation tend aussi à instaurer le leadership du Valais dans le monde de la race d'Hérens qui s'élargit tous les jours un peu plus hors de nos frontières cantonales".

Quel topolino...

La montagna ha partorito il topolino. Chi abbia seguito in questi anni il dibattito vastissimo sulla riscrittura della vecchia “legge sulla montagna” del 1994 non può che deprimersi di fronte al testo unificato in approvazione alla Camera dei Deputati.
L’esperienza parlamentare mi ha insegnato a guardare subito i soldi a disposizione previsti in una legge: i sei milioni di euro per ciascun anno sono un gocciolina rispetto alle necessità della montagna italiana, direi quasi offensivi. E lo stesso stato d’animo risulta dalla pochezza dei 13 articoli complessivi che, pur riprendendo parzialissime suggestioni della bella proposta di legge del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, sono un modesto elenco di proposte che non incidono affatto, come doveva essere, sulla montagna italiana. Non ci sono elementi innovativi, anzi direi tranquillamente che si torna indietro con una visione miope dei problemi in campo.

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