January 2011

Un freezer della politica

Ruby in discotecaTi svegli al mattino e ti dici: «Ne ho solo accennato, ma non ne ho parlato». Ti metti davanti al computer e pensi - di fronte al fatto che a non parlarne sembri scemo visto che sul blog le cose importanti le annoti da anni - a quale tono adottare: scherzoso, serioso, cronachistico...
Confesso come sul "caso Ruby", che d'improvviso è rispuntato con aspetti di evidente gravità, ho un vero e proprio voltastomaco ad occuparmene specie ora che in parte il dibattito è assorbito da quelle procedure parlamentari che sono interessantissime per la loro parziale misteriosità per l'opinione pubblica, ma che ho ben compreso nel lungo periodo di lavoro parlamentare.
Mi deprime l'idea del solito teatrino che ormai vige in Italia: berlusconiani ed antiberlusconiani, i primi disponibili a digerire qualunque cosa «perché il popolo è sovrano» ed i giudici «comunisti», i secondi afflitti dalla sindrome della sconfitta e eccitati come dei tifosi ogni volta che sembra che «l'uomo nero» stia per cadere.
Certo è che le prime pagine dei giornali - oggi come tante altre volte - con le posizioni contrapposte da "guerra fredda" dicono tutto e il contrario di tutto di una vicenda, comunque la si veda, triste e squallida per l'Italia, che appare sempre più un Paese paralizzato senza classe politica e tutto teso a ruotare attorno al "fattore B".
Guardare avanti, voltare pagina, ricentrare la discussione: tutto appare impossibile come bloccato in una sorta di fissità, un freezer della politica.

Per non dimenticare

Didier BourgSarò anche quest'anno all'Arbre de Noël di Parigi, festa che da alcuni anni si svolge all'Espace Reuilly, in un piccolo teatro del Comune.
Sono quasi venticinque anni che ci vado e, pensando a che cosa è stata in passato l'émigration valdôtaine nella Capitale francese, è sempre triste constatare un'ovvietà: più passano le generazioni e più un processo di distacco fra le generazioni più giovani e la terra d'origine si manifesta e, ogni anno, in occasione della festa, diventa triste constatare la dipartita di una serie di "decani" storici e un generale invecchiamento dei partecipanti. Spuntano talvolta alcune famigliole con bambini per prendere i giocattoli in distribuzione per i più piccoli, ma sono apparizioni fugaci e nello spazio comune antistante la sala - fra un accenno di ballo e qualche bevuta al bar - ci sono soprattutto persone anziane.
Forse l’unico elemento di novità contro questo effetto oblio e il rischio che molti stentino - anche a causa di antiche querelles in seno alle associazioni dell’emigrazione - a ricordare le proprie origini e abbandonino i momenti di aggregazione sta nel sito uvparis.org che ha dato una visibilità sul Web ad una serie di attività e di ricordi.
Ho già raccontato di come la Rete abbia consentito, in tutti i Continenti, a persone d'origine valdostana di scoprire quelle origini del proprio cognome di cui avevano perso il fil rouge.
Personalmente credo molto anche nella necessità, prima che sia davvero proprio tardi, di raccontare delle storie dell'emigrazione fino a quando le famiglie, per cominciare quelle parigine, sono in grado di rintracciare con sicurezza i fili fattisi sottili della propria partenza dalla Valle con i legami mantenuti e le vicende vissute Oltralpe.
"RaiVd'A", approfittando della capacità filmica di un émigré molto attivo, Didier Bourg, inizierà da febbraio il racconto di vita - per non dimenticare - di alcune grandi famiglie valdostane a Parigi e la loro straordinaria epopea.
Vi informerò della messa in onda.

Grazie di cuore!

Le statistiche mensili del 2010«Sito, sito delle mie brame, chi è il più cliccato del Reame?»
Mi par di capire che l'interesse di avere un blog sia quello di avere una buona frequentazione e, visto che alla fine non mi sento in concorso con nessuno ed auguro a tutti i blogger il più vivo successo, mi limito a darvi qualche numero. So di correre il rischio del «chissenefrega», ma comunque può avere - anche per chi scrive per aggiustare il tiro - una sua utilità, precisando che mi sono stati dati da chi si occupa tecnicamente del sito e dunque li riporto.
Nel 2010 conto 1.924.832 hit, dato che misura gli utenti attivi e pare che il dato sia lusinghiero e me ne compiaccio. Le visite, ma noi conteggiamo un solo visitatore per ciascun indirizzo IP (tipo chi usa l'IP della Regione e non si moltiplica) sono state 56.178.
Analizzando altri dati che vi risparmio si evidenzia che: i visitatori si sono abituati a leggere ogni giorno, pur variando il tempo di contatto fra chi passa velocemente e chi resta di più. Per i maniaci del ramo ogni mese supero il gigabyte (a dicembre 2,28 giga).
Insomma, se dall'aspetto quantitativo passiamo a quello qualitativo, vorrei ringraziare tutti coloro che, incontrandomi per strada, mi raccontano le loro impressioni sul sito.
Ciò evidenzia, al di là delle cifre, un vostro interesse e ringrazio anche quelli che accedono al sito dall'Unione europea, dagli Stati Uniti e dal Canada. Chissà chi sono quelli che entrano dalle Filippine!
Grazie di cuore!

Il Premio Saint-Vincent di giornalismo

Bruno Vespa, uno dei premiatiSono spiaciuto di non essere stato invitato, domani al Quirinale, al "Premio di giornalismo di Saint-Vincent". Era moltissimi anni che ci andavo e l'occasione è risultata sempre interessante. Immagino che il dimagrimento della delegazione valdostana sia dovuta a motivi di risparmio e dunque condivisibili.
Per altro, va detto che pian pianino quella premiazione così prestigiosa ha perso quota, avendo ormai la Presidenza della Repubblica aperto le sue sale in contemporanea per le premiazioni di diversi premi di giornalismo, oscurando quel "Saint-Vincent" che avrebbe meritato di essere un "unicum", pensando al fatto che è nato nell'immediato doopoguerra e gode di grande prestigio. Ma ormai, purtroppo, la scelta è stata fatta e serve anche al Presidente Giorgio Napolitano per esprimersi sull'informazione e sono certo che sarà l'occasione per difendere i giornalisti dalle accuse di queste ore di fomentare il "caso Ruby", quando invece mi sembra che attaccanti e difensori si equivalgano (anche se Silvio Berlusconi ha codificato l'uso del messaggio autoprodotto).
Due annotazioni: il "Saint-Vincent" mi riporta indietro al 1978, quando vinsi la sezione giovanile del premio e mi trovai in una trasmissione televisiva con Jader Jacobelli e con un giovane direttore del "Tempo" di Roma, Gianni Letta.
Allora avevo già ampiamente deciso che il mio lavoro sarebbe stato quello del giornalista.
E poi annoto come ormai la logica "bipartisan" sia la chiave del Premio: quest'anno i premi principali vanno infatti a Bruno Vespa ed Enrico Mentana, cui si aggiunge Antonio Padellaro direttore de "Il Fatto quotidiano". In particolare Mentana, superbo conduttore e direttore del telegiornale di "LA7", pratica un giornalismo diametralmente opposto all'inossidabile Bruno Vespa, che appartiene ad una generazione che uscirà dal video solo per l'eterno riposo.

I "villaggi fantasma"

Una panoramica di PerlozAngelo "Pino" Bettoni, il grande, originale e conosciuto artigiano-artista, ha raccontato - non a caso a qualche giorno dalla "Fiera di Sant'Orso", ieri sera negli spazi televisivi di "RaiVd'A" - della sua vita e della sue passioni. Un ritratto esemplare nel documentario, partecipato e "caldo" di Eloïse Barbieri, che ha avuto il pregio di presentare un personaggio e la sua verve artistica e di ambientare questo "portrait" nel contesto di un fatto tristemente noto.
Mi riferisco al crescente stato di spopolamento e di abbandono in cui versano numerosissimi villaggi, specie ma non solo nella cosiddetta "moyenne montagne". Cresce il numero dei centri abitati di straordinario valore architettonico dove o non abita più nessuno o la presenza umana è ridotta al lumicino, spesso solo fugace presenza estiva.
Il programma raccontava della situazione di alcune frazioni del Comune di Perloz, uno dei casi di un "Comune diffuso" con un territorio vasto e numerosi "hameaux". La situazione di abbandono colpisce anche quando sono serviti da una strada arrivata o troppo tardi o forse inutile quando i villaggi sono comunque a quote elevate e distanti dall'accogliente e attrattivo fondovalle, ormai alternativo al tradizionale mondo rurale in via di estinzione e alla sua cultura di presidio della montagna, buona per i ricordi.
Il fotografo Gianfranco Bini, di recente diventato "Ami de la Vallée d'Aoste" aveva ritratto, quasi mezzo secolo fa, molti abitanti dei paesini della montagna, nella zona di Ayas, definendoli, anche nel commento di Sandrino Béchaz, "Lassù gli ultimi".
Oggi, in molti casi, quegli "ultimi" non ci sono più e siamo privi di reali strumenti per evitare, laddove si è distanti dalle grandi stazioni e dagli interessi edilizi, la proliferazione dei "villaggi fantasma".

Sconti e confronti

I saldi in FranciaI "saldi" attirano, specie in tempo di crisi, quando un acquisto viene scientemente rinviato aspettando il ribasso di prezzo.
In Valle il periodo dei "saldi", anche se mi pare che si ragioni di anticipare la data, ma andrebbe modificata la legge regionale, comincia dopo le vacanze natalizie, quando si suppone che il flusso turistico sia finito e si possano a quel punto scontare le merci.
Il fatto che nelle Regioni vicine i saldi inizino prima crea una concorrenza che non favorisce il commercio locale in un periodo in cui le persone si sono abituate a muoversi per cercare prezzi convenienti, come dimostrato da tutti i valdostani che si incontrano a far shopping nelle grandi città a noi vicine o in quei "templi" dei consumi che sono gli outlet.
Eppure restano aspetti che colpiscono. Sono in queste ore a Parigi dove i saldi investono un sistema commerciale imponente, che corrisponde ad una città e suoi conglomerati in cui vivono 12 milioni di persone e che resta la meta turistica più importante in Europa con 45 milioni di visitatori l'anno! Ebbene i saldi qui non sono piccoli sconticini ma svendite importanti e convenienti che riguardano anche le "marche" italiane e alla fine i prezzi di prodotti italiani - provare per credere - costano di meno qui in Francia. Grazie all'euro in comune il confronto è ormai immediato e banale e temo che sul fronte prezzi, compreso l'agroalimentare e la ristorazione, ogni comparazione fra l'Italia e gli altri Paesi europei non sia a vantaggio del "sistema Italia", specie con il Nord dove i prezzi sono più elevati.

Una diversificazione fallita

Mucche al pascolo in montagnaIl fallimento, ormai accertato, del tentativo di dar vita ad una "filiera carne" è un fatto negativo per la zootecnia valdostana e non solo per le risorse pubbliche impiegate nell'operazione.
L'idea nasceva dalla necessità di trovare un nuovo sbocco per un allevamento del bestiame che ruota attorno al latte e i suoi prodotti, specie la "Fontina". Se è vero che questa è sempre stata la vocazione per la piccola e rustica razza bovina valdostana, si era pensato che, con gli appositi accorgimenti dalle tecniche d'allevamento sino ai tagli di carne giusti, si sarebbe potuto intercettare il gusto del consumatore valdostano e dei turisti alla ricerca di prodotti genuini e facilmente tracciabili.
Per i prodotti alimentari il consumatore è sempre disponibile a spendere il proprio denaro, anche se si trattava di sfatare i pregiudizi verso la carne locale, considerata «dura» o «troppo rossa» e si è inseguita la speranza di poter competere con i prezzi e la qualità in un settore assai combattuto e specializzato. 
Ora la speranza di questa "diversificazione" si è infranta contro le logiche di mercato e a poco varrà sapere se e chi si sarebbe potuto impegnare di più.

Caleidoscopio 25 gennaio

I banchi della 'Foire' preparati nella notte"Caleidoscopio", settimanale radiofonico di "RaiVd'A" condotto da Christian Diémoz, è giunto a metà del cammino della sua programmazione e lo fa con una puntata incentrata quasi interamente sulla imminente "Foire de Saint-Ours" di Aosta, prevista per domenica e lunedì prossimi. 
A presentare l'appuntamento millenario sarà la voce di Roberto Vallet, direttore dell'Institut Valdôtain de l’Artistanat de Tradition, cui seguiranno le osservazioni su Fiera e dintorni di Marinella Vaula, direttrice della rivista "Images".
La storia della Chiesa del Borgo, dedicata non a caso a Sant'Orso, sarà al centro della rubrica di Michela Ceccarelli, che parlerà della realizzazione filmica nel quadro di "Cadran Solaire".
La rubrica "diémozziana", "Un libro, un disco", infine, esaminerà "Voyage en Guinée" di don Ivano Reboulaz, in libreria per i tipi di "Le Château", unico tema diverso rispetto alla Fiera.
Inizio della trasmissione su "Radio1" attorno alle ore 12.35.

Il suonatore d'organetto

Un suonatore di un tipico organettoSarà che il mio vero mestiere è sempre rimasto, anche quando l'attività politica era all'apice, quello del giornalista, ma sono sempre stato divertito del rapporto che la politica ha con il sistema dell'informazione.
Premettiamo che in nessuna delle due attività ci sono solo personalità geniali: la media non è elevatissima e lo dico senza sicumera. Anzi osservo fenomeni di abbassamento della qualità culturale, che un tempo pareva una precondizione preferibile.
Tuttavia, a fronte delle vicende concrete, politici e giornalisti si trovano talvolta a disputare feroci partite polemiche in cui, come a tennis, il tentativo è quello di uno smash nel campo dell'avversario.
Il "caso Ruby" è esemplare. C'è chi dice che in fondo ogni amplificazione del caso è, alla fine, colpa dei giornalisti che amano rovistare nella spazzatura e invadere la privacy.
A parte che è vero che ci sono giornalisti ormai votati al servilismo o a "libro paga" per inzuppare la penna nel veleno, non si può negare che spesso siamo di fronte a niente altro che al dovere d'informare anche quando spiace o scoccia. La libertà di stampa è un caposaldo e solo chi ha perso il senso della realtà può pensare che il mondo debba essere fatto solo di scimmie ammaestrate.
Sarebbe piacevole per il "suonatore d'organetto" di turno, chiunque esso sia e a qualunque schieramento appartenga, che tutti ballassero allo stesso ritmo, ma è una prospettiva triste e insensata e chi lo ritiene il migliore dei mondi possibili prima o poi batterà il naso.

Omo su de tera

Dante e Virgilio attraversano la palude StigiaCapita, nel rovistare in vecchie carte, di trovare delle lettere scritte da degli amici, quando in passato la lettera era uno strumento usuale.
Oggi tutto è diverso: la lettera è un fatto raro ed è legata più a felicitazioni o a partecipazione a qualche evento. Vale invece la posta elettronica o addirittura l'sms con un linguaggio diverso più breve e più secco, che va subito al sodo, togliendo premesse e conclusioni.
Ci pensavo ieri quando, più meno nello stesso istante, mi è arrivata una mail di un amico che non sentivo da tempo che è venuto qui nel sito e mi ha scritto un e-mail «ho letto il tuo curriculum e devo dire che non è niente male», poi un sms, come un fulmine «l'evanescente profilo che hai assunto non è consono alla tua intelligenza e alla tua cultura. "Omo su de tera"...»
Vedete come sono le cose: dall'agro al dolce ma con osservazioni che ti fanno riflettere.
Credo in effetti che la mia posizione pubblica di oggi non sia delle più semplici da spiegare soprattutto a chi ti sia amico e vorrebbe che mi smarcassi dai rischi di una "palude Stigia" in cui ci si trova imprigionati dal conformismo e da decisioni assunte senza un reale confronto. Il caso in corso è quello dell'ingresso del PdL nella maggioranza regionale, di cui ieri per la prima volta si è parlato al Gruppo dei consiglieri dell'UV e dove ho espresso tutte le ragioni per le quali ritengo inopportuno un passo di questo genere e certo avrò occasioni per spiegare le mie ragioni.
Ma il paradosso è che mentre si avviano procedure democratiche per assumere una decisione, leggi altrove di incontri brevi o lunghi in cui il Presidente della Regione con esponenti "pidiellini" sembra perseguire tout seul l'allargamento apparentemente non ancora deciso...
Così, a maggior ragione, rifletti su certi messaggi.

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