January 2011

La soddisfazione di un progetto realizzato

La copertina del libroMi sono sempre occupato della cultura walser e ho scritto di mio pugno il testo in vigore dell'articolo 40 bis del nostro Statuto che dal 1993 ha riconosciuto questo particolarismo nel quadro delle istituzioni valdostane e poi, nel 1999, con la legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche, sono stati riconosciuti per legge anche i walser delle viciniore vallate piemontesi. Un giorno varrà la pena di capire se e come a questo riconoscimento giuridico sia seguito un reale miglioramento della situazione.
La storia dei walser - ho un pochino di patrimonio genetico di quell'origine dovuto alla mia bisnonna - non è tuttavia interamente assorbente del Monte Rosa, la "mia" montagna essendo di Verrès ed essendo stato mio padre per oltre cinquant'anni veterinario della Val d'Ayas.
Per questo, quale membro della "Fondazione Internazionale Monte Rosa", avevo segnalato una necessità: facciamo un libro "generalista" sul Monte Rosa, come ne esistono già sul Monte Bianco o sul Gran Paradiso. Il "parto" non è stato semplice, ma con autori importanti, come Luigi Zanzi, Enrico Rizzi, Laura e Giorgio Aliprandi, Augusta Vittoria Cerutti, Vittorio De la Pierre e Saverio Favre, siamo giunti alla fine dell'impresa.
E non c'è nulla che offra maggior soddisfazione di un progetto realizzato e ora il voluminoso libro intitolato "Il Grande Monte Rosa e le sue genti" è nelle mie mani e chi lo leggerà troverà informazioni interessantissime. Per chi vuole avere informazioni di sintesi consiglio di vedere lunedì 10 gennaio negli spazi televisivi di "RaiVd'A" un programma che "racconta" il libro.

Un abbraccio, Angelo

Angelo Vicari al lavoroCon Angelo Vicari, morto a Tenerife nelle scorse ore, se ne va non solo il decano dei giornalisti professionisti valdostani, ma anche un pezzo di storia dei cronisti di "nera" che operarono fra gli anni Sessanta e Ottanta, quando i giornalisti in Valle erano quattro gatti.
Angelo, nato a Cogne nel 1930 ma in parte valsavarein e personaggio di una certa "vecchia Aosta", era un giornalista "cane da trifola", che univa la sua naturale bonomia e la voglia di far festa (e di giocare a belote con gli amici di sempre...) ad una ricerca della notizia a tutte le ore, forte di una voglia di comunicare che andava al di là di tutto.
La sua carriera è stata principalmente legata alla "Gazzetta del Popolo", quotidiano della sinistra democristiana, che aveva pagine locali quando "La Stampa" non aveva ancora un'edizione valdostana. Angelo, negli uffici di via Losanna, si occupava della "nera", forte di una rete imbattibile di conoscenze grazie alle quali nulla gli sfuggiva, ben cosciente di quanto la cronaca nera fosse, allora come oggi, elemento di grande interesse per l'opinione pubblica.
Sempre sorridente, ma capace di incazzature solenni, chiuso il giornale, era stato assunto alla "Rai", dove si era divertito sino alla pensione con un lavoro nuovo e a noi "ragazzi" faceva morire dal ridere perché affrontava la telecamera con naturalezza mista a ingenuità.
Resta negli annali della "Rai" di Aosta l'intervista in un campeggio, che andò anche in nazionale, con Angelo che intervistava dei turisti con in testa, a coprire la pelata, un fazzoletto da muratore con i nodi che lo riparavano dalla calura.
Poi se ne andò dalla Valle, vivendo avventure a Santo Domingo, poi negli Stati Uniti e infine alle Canarie, dov'è morto.
Tornerà per riposare al cimitero di Cogne.

Profumo (o veleni?) d'auto nuova

Tre 'arbre magique' tra cui la fragranza 'auto nuova'Ho un'auto nuova e, come tutti i maschi, sono inebetito. Leggevo tempo fa una battuta che diceva grosso modo che per una donna il profumo che potrebbe avere più successo con gli uomini è il "profumo di auto nuova". Per caso scopro che viene commercializzato un "Arbre Magique", un deodorante da auto, proprio al "profumo di auto nuova".
Mentre smanetto su Internet alla ricerca delle caratteristiche del prodotto, per farmi due risate, incappo in un sito specializzato in auto.
Il contenuto spaventa: "il classico "profumo" che si avverte al loro interno è invece un micidiale cocktail di sostanze tossiche volatili. Attento, la tua macchina nuova sta cercando di avvelenarti. Non è la trama sommaria di un film dell’orrore, ma il risultato di uno studio svolto in Australia dalla "Csiro - Commonwealth scientific and industrial research organization" (l'ente pubblico per la ricerca scientifica e industriale), il cui risultato non sembra dare adito a dubbi: quel particolare odore di "auto nuova" che si avverte a bordo dei veicoli appena acquistati, è invece quello di un micidiale cocktail di sostanze velenose. In particolare vi si trovano: benzene, una sostanza tossica cancerosa, acetone, un irritante per le mucose, etilbenzene, noto agente tossico sistemico, isomeri di xilene, altri agenti tossici legati ad anormalità a livello fetale.
«In media questi effluvi durano circa sei mesi. E in questo periodo sarebbe opportuno poter guidare sempre con una buona circolazione d'aria in auto, o, potendo, con i finestrini aperti», spiega Steve Brown, responsabile proprio dell'unità di ricerca sulla qualità dell'aria alla "Csiro". «Altrimenti si rischiano malattie anche serie»"
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Con tutto il rispetto: che mondo del "piffero", pure l'auto nuova mi smitizzano!

Caleidoscopio 11 gennaio

Stefano Unterthiner al lavoro"Caleidoscopio", con l'incisiva conduzione di Christian Diémoz, prosegue il proprio cammino negli spazi radiofonici di "RaiVd'A", ogni martedì dopo la "Voix de la Vallée".
Torna in trasmissione il fotografo naturalistico Stefano Unterthiner con la moglie Stéphanie per il recente libro, assai interessante, che racconta dei cigni selvatici (un documentario su come è stato realizzato questo reportage andrà prossimamente in onda negli spazi televisivi di "RaiVd'A").
Inoltre, per la serie "Non solo politica" in una logica pluralistica, sarà Raimondo Donzel a raccontare della sua grande passione per la poesia. Nella sua rubrica, Michela Ceccarelli si occuperà dei rifiuti, mentre Diémoz, in "Un libro, un disco", recensirà "Tàppa Lo Ba" di Gianni Torrione, che era già stato sentito nel programma.
Garantisco la particolare cura nella scelta della programmazione musicale.

Il Maghreb come esempio

La battaglia per il pane ad AlgeriLa "Garzantina" è sintetica ma precisa: "Maghreb o Magreb, regione dell’Africa settentrionale situata tra il Mediterraneo e il Sahara, comprendente Marocco, Algeria, Tunisia, e anche Mauritania e Libia ("Grande M."). Deriva il suo nome dall'arabo al-Maghrib («là dove tramonta il sole»), termine con il quale, nell'antichità, gli arabi designarono i territori islamizzati a ovest dell'Egitto".
La numerosità di immigrati in Valle d'Aosta, specie marocchini e tunisini, ci obbliga ad approfondire la realtà di quei Paesi e della cultura che esprimono per capire se e come conviveremo con il patrimonio - loro e nostro - di idee e valori e i rispettivi usi e costumi.
Quello che sta capitando in queste ore in Tunisia è significativo dei tempi: alla mancanza di democrazia, che va sempre tenuta presente, si somma una crisi economica che, ridotta all'osso, vuol dire, anche per una serie di ragione complesse come avviene per le speculazioni sui cereali o per la storia dei biocarburanti, un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, anzitutto del pane.
Gli esperti della FAO avevano detto che questo sarebbe avvenuto e la questione è aperta e in peggioramento.
Naturalmente la maggior severità nelle norme sull'immigrazione nei Paesi occidentali - scelta piena di buone ragioni - aumenta la disperazione di chi non ha più una via di fuga e di speranza. Per questo dovremmo occuparci di più  dei Paesi poveri e della loro crescita economica e degli spazi di democrazia.

Tra scarsa produttività parlamentare e grandi incertezze

La Camera dei deputati vuota"L'Italia delle vacanze esagerate". Così intitola il "Corriere della Sera" di oggi un articolo, annunciato in prima pagina, di Dario Di Vico, che si lamenta del lungo periodo di vacanze natalizie, considerato ormai incompatibile con crisi e modernità.
Lo stesso Di Vico mette le mani avanti nell'inizio dell'articolo, segnalando come "non mi attirerò molti consensi". In effetti sui "diritti acquisiti" bisogna essere cauti e forse, alla fine, a potersi permettere il lunghissimo sistema fra vacanze e ponti sono meno di quanto si pensi.
Quel che non funziona resta l'incertezza della politica italiana, che si trascina fra alti e bassi. Questo è davvero uno scandalo: l'incertezza genera sfiducia e la sfiducia in tempo di crisi è una pessima medicina.
Chiunque ne abbia voglia, può andare a vedere la "produttività" del Parlamento in questa Legislatura: siamo di fronte a dati esangui di una situazione istituzionale con troppe incertezze e questo pesa sul piano interno e sulla credibilità internazionale.
Non a caso il leader del partito sudtirolese SVP, Richard Theiner, contesta questa situazione di sfilacciamento - ormai giocata tutto su una sorta di balletto fra acquisto di parlamentari e possibile allargamento della maggioranza - e, rompendo gli indugi, chiede di andare alle urne.

Senza assoluzioni

La lapide del piccolo Devid BorghiNessuno sa perché nasciamo qui o altrove e non è tutto risolvibile con il miscuglio prodigioso dei semi maschile e femminile. Nascere in un certo posto non è per nulla banale, visti i Paesi in cui la mortalità infantile è solo la punta di un iceberg.
Quando parliamo di un bimbo, diciamo che è frutto di quello che romanticamente chiamiamo "amore", sapendo però in cuor nostro che non sempre è così.
Non dappertutto, dicevamo, ma neppure tutti considerano una vita una gioia, ma può essere solo il frutto del caso o delle circostanze e le creature non sono - e intendiamoci non è solo questione di povertà - sempre come una luce nella vita di chi li ha accolti.
Ho qui di fronte a me un bimbo, amato e fortunato, che ha la stessa età di quel Devid (scritto così) morto per strada di stenti e gelo nella "civilissima" Bologna, vittima di un caso di degrado dei parenti "barboni"
Come sia possibile che ciò avvenga dove i servizi sociali funzionano e dove c'è ancora una società civile lascia stupefatti e addolorati per quell'anima candida piombata dal cielo e ritornatoci troppo presto senza aver coscienza del rimorso che morderà ogni giorno, senza possibili assoluzioni, i colpevoli di questo orrore.

Una guida alpina valdostana a Kabul

Ferdinando RollandoMi arriva una mail della bizzarra guida di Valpelline Ferdinando Rollando, che in passato ogni tanto mi veniva a trovare a Bruxelles e con il quale - su determinati argomenti - ho fatto scintille. Ma la cosa incredibile è come Rollando riesca sempre ad imbarcarsi in avventure curiose, che a prima vista paiono inverosimili.
Questa volta scrive per raccontare che fino al 9 aprile lavorerà al progetto di avviamento dello sci in Afghanistan della "Aga Khan Foundation - Akf" (la Fondazione di Karim Aga Khan IV non nuova nell'occuparsi di problemi della montagna).
Scrive: "mi trattano bene, mi considerano bene, mi hanno offerto un'occasione per fare bene".
Aggiunge, precisando che il racconto continuerà: "l'arrivo all'aeroporto è sorprendente: più piccolo di quello di Alghero, come aeroporto, ma con distese di campi con elicotteri ed aerei scassati tutt'intorno. Una volta fuori dall'aereo, lo "scassato" prende il sopravvento: dai carrelli portabagagli alle strade.
I miei 66 chili di attrezzatura sono arrivati, dopo lunghe trattative a Torino, Roma e Dubai: 75 euro da Torino s Roma; 390 euro ed Roma a Dubai; 110 euro da Dubai a Kabul.
Sono influenzato e stanco. Sono stato negli uffici della "Akf" e (con il mio capo Ian Mac William) ho già infranto quasi tutte le regole imposte dalla varie organizzazioni internazionali, compresa la nostra. Abbiamo passeggiato e abbiamo preso il taxi ... grazie Ian.
Dalla prima vista è quasi tutto rotto, a parte le auto dei funzionari ONU che vivono barricati nel loro compound ... prometto di raccontavi di più e di fare foto"
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E' certo un'immagine originale e diversa dell'Afghanistan ed una forma di cooperazione - legata allo sci - di cui non avevo mai sentito parlare!

Tuona la valanga

L'elicottero del Soccorso alpino valdostano con i soccorritori che cercano sotto la valangaFa impressione pensare a come, ogni anno, riferendoci solo alle Alpi, ci siano così tanti sciatori a morire sotto le valanghe. Come se, vero paradosso, tutte le spiegazioni e raccomandazioni non servissero, tant'è che sono morti sotto la neve fior di esperti e professionisti della montagna, vittime spesso di sottovalutazione o di distrazione.
Ma la valanga non perdona: ho in mente immagini di vita vissuta, quando sciavo fuori pista, di come d'improvviso un pendio amico possa diventare pericoloso. Ho ben presente diversi filmati - penso a quelli assai istruttivi dell'Aineva ("Associazione interregionale neve e valanghe", di cui la Valle d'Aosta fa parte) - che mostrano valanghe e slavine (parole che sono un sinonimo, se non che la slavina è una valanga più piccola) e le loro conseguenze distruttive, che fanno parte di buona parte delle cronache storiche dei nostri Comuni di montagna (con Giosué Carducci: "Su le dentate scintillanti vette Salta il camoscio, tuona la valanga Da’ ghiacci immani rotolando per le Selve croscianti").
Basta, per altro, scorrere l'elenco degli interventi del Soccorso alpino valdostano - non solo con riferimento a sciatori finiti sotto una valanga - per capire quanta prevenzione e quanta educazione sia ancora necessaria per "formare" chi va in montagna e ha a che fare con un ambiente che comporta dei rischi.

Maledetta influenza!

Sale la febbreFebbre da cavallo, da essere preoccupato e da rallentare anche il sito: per anni l'antinfluenzale mi ha protetto, mentre quest'anno - sarà cambiato il ceppo? - mi sono preso una solenne fregatura, dopo essere stato sempre contro gli scettici grande paladino della vaccinazione.
E' sempre utile verificare, specie di fronte alla febbre alta, la nostra tremenda fragilità che offre sostanza al celebre detto "la salute prima di tutto!"
Così per la prima volta in vita mia ho preso, per fortuna perché ero uno straccio, un giorno di "mutua", disertando il Consiglio Valle.
Pare che l'influenza impazzi e vien da dire che gli esperti non ci pigliano mai: ci preoccupano con aviarie e affini e poi inciampiamo nell'aggressività dell'influenza "normale"!

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